Sunday 22nd Jul 2018

L'amico Giuseppe Berinato, che da una vita cura i rapporti fra gli italiani del Sud Africa, Multichoice e la Rai, ci ha trasmesso la lettera di una "utente" e la risposta del direttore di Rai World Piero Corsini, al quale dobbiamo dare atto di non essersi astenuto dall'intervenire in prima persona. Purtroppo non possiamo dare la nostra opinione sui programmi Rai perché da alcuni anni abbiamo disdetto l'abbonamento a Multichoice. Ci sembra tuttavia di poter dire, da osservatori disinteressati, che è difficile dialogare quando le risposte dall'altra parte sono soprattutto intorno al tema che "certe scelte sono obbligate". Forse occorrerebbe cambiare interlocutori e fare le nostre rimostranze a coloro che impongono queste "scelte obbligate", quasi come fossero redivivi "Minculpop".
 
La lettera della signora Fontanella
 
Buongiorno Joe,
Prima di tutto volevo ringraziarti per l’interesse che hai mostrato nei confronti di chi come me è nauseato dalla programazione televisiva RAI in questo paese.
Non voglio sembrare pedante ma la cosa che più mi infastidisce è la  totale assenza di rispetto che i dirigenti RAI a Roma hanno nei nostri confronti quando continuano a trasmettere programmi visti e rivisti da anni (Linda e il Brigadiere, Il Marreschiallo Rocca, La Squadra ecc) trascurando completamente la messa in onda di programmi di attualità.  Dico questo perchè quando la visione del palinsesto giornaliero si blocca su una determinata ora o giorno (succede molto spesso) ci vogliono giorni prima che qualcuno in RAI se ne accorga. Questo dimostra la totale assenza di controllo da parte dei dipendenti RAI,  a cui non interessa nemmeno sapere che i programmi della mattina sono ripetuti nel pomeriggio e quelli del pomeriggio ripetuti  la notte.
Ci considerano dei perfetti imbecilli che hanno bisogno di ascoltare una notizia più di due volte e per tanti giorni consecutivamente.
Per non parlare poi dei Telegiornali che nello spazio di 1 ora ci vengono propinati per ben due volte. Prima il TG3 alle 19.00 (il pensiero comunista non deve mai mancare) e poi il TG1 alle 20.00.
 
Il calcio poi è un capitolo a parte poichè ci viene propinato in tutte le salse e a qualsiasi ora. Il canale RAI dovrebbe essere ribattezzato RAI SPORT percheè dal sabato pomeriggio per tutta la domenica e anche il lunedì e martedì non si parla e non si vede altro che  calcio. Hanno il coraggio di trasmettere partite con l’Albinoleffe e qualche altra squadra di serie C che non interessa nessuno.
Ci fanno sciroppare tutti i giorni programmi come Community o Ciao Francesca che, con la scusa che sono prevalentemente indirizzati agli emigranti, ci parlano dei pizzaioli e gelatai sparsi in tutto il mondo, degli stemmi araldici  come se la gran parte degli emigranti si sia lasciato il castello di famiglia prima di partire per terre straniere.
Forse è tempo che a questi dirigenti RAI si dica che gli emigranti non esistono più, ci sono solo italiani residenti all’estero e che di certo non hanno  bisogno della loro commiserazione. I nostri nonni e i nostri  genitori, al tempo della grande emigrazione, avrebbero voluto  ritrovarsi accanto alcune delle istituzioni italiane ma non hanno trovato nessuno. Sono stati lasciati a loro stessi in paesi con lingue e tradizioni diverse  riuscendo altresì con il lavoro e la forza di volontà ad inserirsi perfettamente nei paesi di accoglienza.
Oggi invece, dopo decenni di silenzio da parte delle istituzioni italiane, la RAI ci deve far sentire ancora una volta emigranti a cui non dovendo nessun rispetto si può far vedere tutto ciò che in Italia non viene trasmesso o viene bocciato alla prima programmazione.
Voglio precisare che personalmente, per collegarmi con il canale RAI, pago mensilmente la sottoscrizione o canone alla DStV di R 939.00 che sono  circa 60.00 Euro  e se i dirigenti RAI dicono che il segnale viene dato alla MNet “free of charge” questo non permette loro di considerare il pubblico sudafricano come degli accattoni a cui si dà solo gli avanzi.
Ti ringrazio ancora per tutto quello che potrai fare per cambiare questa situazione.
Cordiali saluti.
 
Risponde il direttore di Rai World Piero Corsini
 
Gentile signora Fontanella,
l’amico Berinato è stato così gentile da inoltrarmi (spero non gliene voglia) la sua mail.
Provo a risponderle, sperando di non tralasciare nulla.
Innanzitutto, vorrei assicurarle che, al contrario di quanto scrive, personalmente nutro il massimo rispetto (anzi, ci metterei anche molta ammirazione) per chi vive lontano dal proprio Paese; ciò detto, cercherò di andare per ordine.
Per quanto riguarda il blocco del palinsesto, suppongo lei si riferisca agli EPG, che NON dipendono dalla Rai, bensì dal distributore locale: il quale, lo sappiamo bene, è un altro problema, per l’alto costo dell’abbonamento. A questo proposito, mentre un piccolo (ma significativo) passo avanti è già stato fatto, confido che i colleghi Rai che si occupano della distribuzione possano spuntare condizioni ancora migliori.
Parliamo allora dei Tg: quella di offrire sia il Tg3 che il Tg1 (nonché il Tg2 e RaiNews) è una scelta precisa – ovviamente criticabile fin che si vuole – che risponde all’esigenza, manifestata da più parti e, da ultimo, nel Monitoraggio effettuato dal Ministero degli Esteri attraverso ambasciate e consolati d’Italia in tutto il mondo, di offrire un’informazione completa e pluralista.  A lei il Tg3 potrà non piacere, ma ci crede che per anni i miei predecessori sono stati accusati di essere anti-comunisti?
Veniamo al calcio: essendo sullo stesso fuso orario (almeno per alcuni mesi) rispetto all’Italia, il Sud Africa ne trae vantaggi ma ne paga gli svantaggi. Il vantaggio è che vede programmi in diretta, o comunque più a ridosso della messa in onda in Italia; lo svantaggio è che paga pesantemente lo scotto delle follie (almeno per me sono tali) del calendario della Serie A, che d’altra parte è seguitissima dalla maggior parte degli spettatori italiani nel mondo (almeno i maschi). Quanto alla serie C, credo si riferisca alla serie B, che è quella che trasmettiamo (una sola partita) quando la serie A si ferma. In questo caso, la scelta è dovuta al fatto che, trattandosi di squadre spesso di città o paesi minori, spesso coincidono con quelle zone da cui più numerosa è stata, purtroppo, l’emigrazione dall’Italia, il che significa che raccolgono a sé una larga tifoseria nel mondo.
A parte Cara Francesca, che non è più in palinsesto, mi spiace che non abbia colto (colpa nostra) che Community ha completamente ribaltato la prospettiva dei programmi tradizionali sugli italiani nel mondo: niente commiserazione, niente pietismo, niente valige di cartone, niente “spaghetti e mandolino” ma, al contrario, il tentativo di raccontare le mille facce e le mille esperienze della presenza dei nostri connazionali nei vari continenti. (Quanto all’araldica, non ci crederà ma è la rubrica su cui riceviamo più e-mail di spettatori che vogliono informazioni....).
Sempre su Community, mi dispiace che lei non tenga conto (forse non glielo hanno detto) che il programma viene replicato anche su Raitre (in una forma che prevede solo i filmati): la qual cosa ha avuto il merito di attivare – dopo vent’anni  e per la prima volta – la cosiddetta “informazione di ritorno” cui, ne converrà, chiunque viva fuori dall’Italia ha sempre tenuto moltissimo (giustamente, aggiungo io).
Quanto infine a Il maresciallo Rocca, Linda e il brigadiere e altri programmi, non mi sembra che Rai Italia “trascuri completamente la messa in onda di programmi di attualità”. Al contrario, se si guarda la programmazione dell’intera giornata, direi che, com’è logico e giusto, ce n’è per tutti i gusti.
Semmai, in vista del referendum del 4 dicembre, siamo stati costretti a modificare la programmazione per ospitare – come da obbligo di legge – i vari programmi di approfondimento nonché, a breve, le Tribune referendarie e i vari confronti tra le posizioni del “Sì” e quelle del “No”. Ripeto, è una scelta obbligata, rispetto alla quale non possiamo far nulla – senza contare che è nostro preciso dovere offrire informazioni che siano, come dicevo, il più possibile complete e pluraliste.
Ciò detto, è naturale che tutto sia perfettibile e migliorabile. Da questo punto di vista, e-mail come la sua sono uno stimolo prezioso e per noi indispensabile, così come lo sono stati gli incontri che ho effettuato la scorsa primavera a Johannesburg e Città del Capo (dove però temo di non averla conosciuta di persona).
Grazie davvero del tempo che ha dedicato a Rai Italia, e per ogni cosa non esiti a scrivermi.
Un saluto da Roma.
 
Piero A. Corsini
Rai World

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