Monday 12th Nov 2018

Le emozioni hanno un’incidenza altissima sul rischio di attacco cardiaco, così come un’attività fisica stressante: esce il più grande studio mai realizzato sul tema -
 
Emanuela Di Pasqua - corriere.it -
 
Non ti arrabbiare, fa male alla salute: quante volte abbiamo sentito questa raccomandazione, constatando noi stessi gli effetti della collera sulla nostra mente e sul nostro corpo durante una lite, un alterco sul lavoro o la classica bagarre nel traffico con vene del collo gonfie? C’è un fondamento scientifico: arrabbiarsi può addirittura causare un infarto e gli attacchi d’ira ci espongono a un rischio più che raddoppiato di avere un attacco di cuore. Insomma, di rabbia si può morire. 
La rabbia fa male (ma quanto?)
È risaputo che ira e stress non fanno bene, ma ora una ricerca del Population Health Research Institute della McMaster University di Hamilton, in Ontario, dopo aver esaminato e monitorato un campione di 12mila pazienti al primo attacco cardiaco, quantifica il rischio di infarto in condizioni emotive negative. In particolare i ricercatori hanno indagato su cosa stavano facendo e cosa stavano provando i pazienti nell’ora precedente l’infarto e 24 ore prima, rilevando che sia un’attività fisica eccessiva che uno stato emotivo negativo possono incidere in maniera significativa, ancor più se a ridosso dell’evento e in misura maggiore rispetto ai tradizionali fattori di rischio quali la pressione sanguigna, l’obesità o un regime dietetico scorretto. Quando la collera ci invade fino al punto di avvertirla fisicamente, il cuore batte più veloce, la pressione si alza, le coronarie si stringono e aumenta la probabilità che placche aterosclerotiche si distacchino, formando dei trombi. 
Un campione ampio e trasversale
Il valore aggiunto di questo studio sta nel corposo e trasversale campione reclutato. In precedenza infatti altre ricerche avevano evidenziato un link profondo tra rabbia, stress o persino eccesso di felicità e rischio di attacco cardiaco, ma i dati riguardavano sempre un campione troppo piccolo e si riferivano a una popolazione appartenente ai Paesi occidentali. Questa analisi invece coinvolge una popolazione appartenente a ben 52 nazioni, di età anagrafica media di 58 anni e in prevalenza maschile e i dati si riferiscono a ben 262 centri sparsi per il mondo. 
Le emozioni che spezzano il cuore
È emerso specificatamente che il 13,6% dei pazienti un’ora prima dell’infarto era impegnato in sforzi fisici pesanti e il 9,1% lo era stato nelle 24 ore precedenti. Il 14,4 per cento dei pazienti invece aveva avuto un attacco di ira, di tristezza o era emotivamente sconvolto nell’ora precedente l’infarto e il 9,9 per cento aveva vissuto gli stessi sentimenti il giorno precedente. Infine gli attacchi erano stati registrati quasi sempre in un intervallo temporale che va dalle 6 di mattina alle 6 di pomeriggio. Dunque più l’emozione è vicina, più è elevato il rischio che spezzi il cuore. E del resto si usa dire «sono arrabbiato (o triste, o persino felice) da morire». E non è solo un modo di dire.

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