Friday 23rd Aug 2019

Antonio Amatulli –

La situazione politica in Italia è estremamente grave. E non saranno certo i toni da campagna elettorale di qui alle prossime elezioni autunnali a calmare le acque. Una campagna che già fa intravedere i contorni verbali e propagandistici da “vittoria mutilata” entro la quale verrà giocata.

Lo scontro istituzionale al quale abbiamo assistito nei giorni scorsi non ha precedenti. Molta la dietrologia in circolazione che ha addirittura immaginato strategie segrete di uscita dall’euro dei due partiti, e piani di default totale del debito pubblico e ritorno alla lira. Con, in politica estera, un deciso avvicinamento alla Russia. In sostanza, uno slittamento deciso da democrazia a democratura.

Al di là di ciò, quello che più fa riflettere è che l’elettorato italiano, tradizionalmente moderato, sembra indignarsi poco di come si siano concluse le trattative e della conseguente grave crisi politica e istituzionale apertasi, continuando a premiare la Lega – almeno questo dicono i sondaggi – principale artefice dello scontro e della rottura finale.

Questo è sicuramente indice di malessere diffuso ed esasperazione della nostra popolazione, con diciotto milioni di persone a rischio povertà o esclusione sociale (il 30% della popolazione residente), in aumento di due punti percentuali rispetto all’anno precedente. E con una disoccupazione giovanile che nelle regioni meridionali raggiunge punte del 58%. Ma potrebbe anche essere indice di quel fenomeno di desiderio di autorità che spira un po’ in tutto il mondo (dalla Cina alla Russia fino agli USA), minaccia concreta per le democrazie occidentali.

Nei prossimi mesi capiremo a che gioco le nostre forze politiche stanno giocando. Se la Lega tornerà nel Centrodestra con Berlusconi, pronta a governare con un profilo più istituzionale; se i grillini torneranno a corteggiare i propri elettori di tradizione riformista assai spiazzati dal procedere ondivago del partito negli ultimi mesi; se Lega e 5stelle trasformeranno l’accordo di governo in asse elettorale. A quel punto assisteremmo ad un cartello praticamente invincibile su tutto il territorio nazionale che si rifletterebbe in Parlamento con maggioranze bulgare di deputati e senatori mai viste in 70 anni di storia repubblicana. A quel punto potrebbero, ripresentando la stessa squadra di governo, chiudere la partita con Sergio Mattarella spingendolo a rassegnare le dimissioni, ed eleggere un nuovo capo di Stato di proprio gradimento. Con quel poco che resta degli altri partiti a tentare un’opposizione disperata.

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