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Roma - "Per me è stato un grandissimo onore servire l'Italia qui da Palazzo Chigi e faccio a tutte e a tutti i migliori auguri per i prossimi mesi e i prossimi anni": così il Presidente del Consiglio uscente Paolo Gentiloni, salutando il 25 maggio i dipendenti e i collaboratori di Palazzo Chigi, accompagnato da un lungo applauso. Ad assistere in prima fila al commiato, tra gli altri, la sottosegretaria Maria Elena Boschi e il segretario generale di Palazzo Chigi Paolo Aquilanti.

Gentiloni, con il passaggio di consegne ormai imminente, lancia un messaggio a chi verrà dopo di lui, “l’unico messaggio – afferma - che è giusto mandare al governo che nei prossimi giorni sostituirà quello che ho presieduto”, ovvero quello di non “dilapidare il lavoro che è stato fatto in questi anni, perché risalire una china come per 5 anni l’Italia ha fatto non è semplice. È un lavoro che richiede perseveranza, costanza, impegno, sacrificio, professionalità: purtroppo per andare fuori strada non servono 5 anni, bastano pochi mesi e talvolta poche settimane. In giro per il mondo ci sono molti esempi di Paesi che hanno scelto strade che hanno portato molto rapidamente a situazioni difficili”. Il premier uscente esordisce affermando che “dovrebbe arrivare un nuovo governo, siamo stati in questi tre mesi in un’altalena anche se è una giornata in cui è opportuno salutarci”.

“Il mio mandato – ricorda Gentiloni - completa un percorso di tre governi: la XVII legislatura era nata in circostanze sia economiche che istituzionali a dir poco complesse, penso che dopo 5 anni si possa dire che noi lasciamo un Paese con più crescita, tutto sommato anche con più lavoro, con più diritti, con i conti in ordine, con più sicurezza, avendo inferto dei colpi molto importanti al traffico clandestino di esseri umani e avendo occupato il posto che compete all’Italia nel contesto internazionale, europeo, mediterraneo”.

“Questo lavoro – riconosce Gentiloni - certamente non ha cancellato le ferite, le cicatrici di una crisi lunghissima che è stata la più grave del nostro dopoguerra e il risultato delle elezioni è lì a ricordarcelo in modo molto serio. L’ultima cosa che deve fare chi governa è mancare di rispetto agli elettori – aggiunge il premier uscente - non c’è il minimo dubbio che i passi avanti fatti con gli ultimi tre governi di per sé non hanno eliminato le conseguenze di quelle ferite e di quelle cicatrici ancora aperte nella nostra società: bisogna prendersi cura di quelle cicatrici e di quella rabbia, del disagio, delle difficoltà economiche, delle paure che provocano ma bisogna stare molto attenti a prendersene cura senza dilapidare il lavoro che è stato fatto in questi anni, cercando di andare avanti mantenendo qualità, responsabilità, impegni nell’azione di governo”. - (NoveColonneATG)