Sunday 22nd Jul 2018

Questa è una notizia che interessa soprattutto gli asmarini ma che dovrebbe interessare tutti gli italiani perché non esisterebbe l'Eritrea se gli italiani di Crispi non si fossero spinti a conquistare Asmara nel 1889 per dare anche all'Italia un impero coloniale. Dopo di allora gli eritrei non fecero più parte dell'Impero "abissino" degli imperatori Menelik e Haile Sellassie, ma tornarono a farne parte nel 1952 con il referendum che mise fine all'amministrazione fiduciaria britannica seguita alla sconfitta italiana del 1941. Dapprima Eritrea ed Etiopia furono riunite in forma federale, ma putroppo nel 1962 l'imperatore Haile Sellassie decise l'incorporazione degli eritrei nell'impero etiopico e subito cominciò la ribellione eritrea che divenne poi guerra e che dopo trent'anni si concluse con il riconoscimento dell'indipendenza eritrea. Qui di seguito le tappe recenti del disgelo.

Bandiere etiopi sventolano ad Asmara per la visita di Abyi Ahmed

Roma - 7 luglio - (askanews) – Bandiere etiopi sventolano all’entrata dell’aeroporto internazionale di Asmara, lungo le strade e davanti alla sede del municipio della capitale eritrea, a suggerire l’imminente visita del premier etiope Abyi Ahmed. Le foto, postate sui social media eritrei, sono state rilanciate dal quotidiano indipendente etiope Addis Standard, affermando di aver appreso da diverse fonti che il premier sarebbe atteso domani ad Asmara, ma al momento non ci sono conferme ufficiali.

Il governo etiope aveva annunciato alla fine di giugno, durante la missione ad Addis Abeba del ministro degli Esteri eritreo, Osman Saleh, e del consigliere del presidente eritreo, Yemane Gebreab, che il premier Abyi si sarebbe recato “presto” ad Asmara.

“Dopo quasi due decenni di ostilità Etiopia ed Eritrea stanno dando alla pace una nuova possibilità dopo la decisione dell’Etiopia di accettare l’accordo di Algeri” che mise fine al conflitto del 1998-2000, ha commentato Addis Standard. E sull’account Twitter del sito di informazione eritreo Tesfanews, si legge: “A 20 anni dalla guerra di confine del 1998-2000, gli abitanti di Asmara sono testimoni del primo segnale certo di ‘pace e normalizzazione’ dei rapporti con la vicina Etiopia”.
 
Premier etiope a Asmara, “abbraccio fraterno” con presidente Isaias

Roma - 8 luglio - (askanews) – I leader di Eritrea e Etiopia si sono incontrati ieri per la prima volta dopo 20 anni di ostilità: il presidente eritreo Isaias Afewerki ha accolto ad Asmara, con “un abbraccio fraterno”, il premier etiope Abyi Ahmed, giunto nella capitale eritrea per portare avanti il dialogo “volto a garantire una pace duratura tra i due popoli”. L’arrivo ad Asmara è stato trasmesso in diretta dalla televisione eritrea EriTv: dopo l’abbraccio tra i due leader sotto la scaletta dell’aereo, Abyi ha sfilato per le strade di Asmara in direzione del palazzo presidenziale, tra i canti e i balli della folla festante e sotto le bandiere dei due Paesi che da sventolavano in città.

“Questa storica visita ufficiale e il summit che si terrà tra i due leader è il primo di questo genere da 20 anni. Annuncia una nuova era di pace e di cooperazione”, ha scritto su Twitter il ministro dell’Informazione eritreo, Yemane Gebremeskel, che ha poi rimarcato “gli eventi spartiacque di questo storico momento: l’abbraccio fraterno dei leader; Ethiopian Airlines che atterra ad Asmara dopo 20 anni; gli abitanti di Asmara escono in piena forza per dare il benvenuto alla delegazione”.

Stesso tono da parte del capo di gabinetto di Abyi, Fitsum Arega: “Il premier Abiy Ahmed è stato ricevuto con molto calore dal presidente Isaias Afewerki e da un incredibile numero di persone quando è giunto ad Asmara per questa storica visita che offre una grande opportunità per andare con decisione verso la pace per il bene dei nostri due popoli”. Poi ha aggiunto: “Le nostre due nazioni condividono una storia e un legame come nessun altro. Ora possiamo superare due decenni di sfiducia e muoverci in una nuova direzione”.

Secondo il quotidiano indipendente etiope Addis Standard, “il premier è accompagnato da due donne potenti in Etiopia: Muferiat Kemal e Keira Ibrahim, rispettivamente presidenti delle due camere del Parlamento, e dal ministro degli Esteri Workneh Gebeyehu”.

La visita ad Asmara arriva dopo la missione ad Addis Abeba, a fine giugno, del ministro degli Esteri eritreo, Osman Saleh, e del consigliere del presidente eritreo, Yemane Gebreab. Un dialogo ripreso dopo 20 anni di animosità e tensioni dopo che a inizio giugno il premier etiope, al potere dallo scorso aprile, aveva annunciato l’intenzione di rispettare l’accordo di pace di Algeri, che mise fine alla guerra del 1998-2000, e di applicare integralmente la demarcazione del confine tra i due Paesi decisa nel 2002 da una Commissione preposta. Un annuncio a cui il presidente Isaias Afewerki aveva risposto il 20 giugno, decidendo proprio l’invio di propri rappresentanti ad Addis Abeba “per valutare gli attuali sviluppi in modo diretto e approfondito così come per definire un piano per un’azione futura” a fronte della “cristallina direzione positiva messa in moto” dalla nuova leadership etiope.

Dalla fine del conflitto, costato la vita a quasi 80.000 persone, Eritrea ed Etiopia hanno vissuto una situazione di “né guerra né pace” a fronte del rifiuto opposto da Addis Abeba al riconoscimento del confine tracciato dalla Commissione Onu. Da allora la frontiera tra i due Paesi è stata altamente militarizzato con sporadici scontri al confine; l’ultimo solo nel giugno del 2016, quando Asmara disse di aver ucciso oltre 200 soldati etiopi, mentre Addis Abeba ammonì sulla propria “capacità di condurre una guerra totale”.

Etiopia, tappeto rosso e sorrisi per visita “storica” eritrea

Roma - 26 giugno (askanews) – Tappeto rosso, corone di fiori di benvenuto e tanti sorrisi per “la calorosa accoglienza” riservata dal premier etiope Abyi Ahmed alla delegazione eritrea giunta oggi ad Addis Abeba per “il primo contatto di alto livello dopo quasi due decenni di stallo”. “Un momento storico”, ha scritto il quotidiano indipendente Addis Standard all’arrivo del ministro degli Esteri eritreo, Osman Saleh, e del consigliere del presidente eritreo, Yemane Gebreab, nella capitale etiope. E sui social media si sono subito moltiplicati i messaggi di speranza per un vero disgelo tra i due Paesi del Corno d’Africa: “Tre mesi fa tutto questo sarebbe sembrato un sogno”, ha scritto su Twitter un membro della Forza aerea eritrea, auspicando che si arrivi alla “pace tra Eritrea ed Etiopia”. “Chi avrebbe immaginato tutto questo solo due mesi fa?”, gli ha fatto eco un’attivista etiope.
 
La visita arriva dopo l’annuncio di inizio giugno del premier etiope, al potere dallo scorso aprile, di voler rispettare l’accordo di pace del 2000 e applicare integralmente la demarcazione del confine decisa nel 2002 da una Commissione preposta. Un annuncio a cui il presidente Isaias Afewerki ha risposto il 20 giugno, decidendo l’invio di propri rappresentanti “per valutare gli attuali sviluppi in modo diretto e approfondito così come per definire un piano per un’azione futura” a fronte della “cristallina direzione positiva messa in moto” dalla nuova leadership etiope.

I due Paesi si trovano in una situazione di “nè guerra nè pace” dopo il conflitto del 1998-2000, costato la vita a quasi 80.000 persone, a fronte del rifiuto opposto da Addis Abeba al riconoscimento del confine tracciato dalla Commissione Onu. Un conflitto che era stato preceduto da diversi incidenti avvenuti subito dopo la conquista dell’indipendenza da parte dell’Eritrea, nel 1991, dopo 30 anni di guerra.

Nel 1962, infatti, l’imperatore etiope Haile Selassie aveva annesso l’Eritrea, allora “entità autonoma” federata con l’Etiopia, innescando la lotta per l’indipendenza, conclusasi nel maggio del 1991 con la conquista di Asmara. I combattenti del Fronte Popolare per la Liberazione dell’Eritrea (Eplf) hanno combattuto al fianco del Fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf) del defunto premier etiope Meles Zenawi, portando alla caduta il regime di Mengistu Haile Mariam. L’Eritrea è diventata ufficialmente indipendente il 24 maggio 1993, e, in virtù di un accordo tra Eplf e Tplf raggiunto durante la lotta contro Mengistu, ha ottenuto il controllo dei porti di Massaua e Assab. L’Etopia ha perso allora i suoi sbocchi sul mare.

Nel maggio 1998 ci sono i primi scontri tra forze etiopi ed eritree per un contenzioso su alcune centinaia di chilometri dei circa 1.000 chilometri di confine comune. L’Eritrea accusa l’Etiopia di aver cambiato a sua insaputa il tracciato del confine, rimasto poco chiaro fin dall’indipendenza; a sua volta Addis Abeba accusa Asmara di violare il proprio territorio, invadendo l’area di Badme. Due anni dopo, a seguito del fallimento di vari tentativi negoziali, le forze etiopi lanciano una vasta offensiva, arrivando a bombardare l’aeroporto di Asmara a fine maggio 2000.

Nel dicembre 2000 viene firmato ad Algeri un accordo di pace che mette fine al conflitto e istituisce una zona di sicurezza temporanea (Tsz), una zona cuscinetto di 25 chilometri lungo il confine, monitorata dall’Onu. L’accordo prevede anche l’istituzione di una Commissione per il confine che, in collaborazione con la Corte di arbitrato internazionale dell’Aja, ha il compito di demarcare la linea di frontiera. Le due parti accettanno che il verdetto della Commissione sia “finale e vincolante”.

Nell’aprile del 2002 la Commissione emette il proprio verdetto assegnando all’Eritrea la contestata area di Badme. L’Etiopia respinge la decisione, bollandola come “illegale, ingiusta e irresponsabile”, e sollecita “interpretazione, correzione e consultazioni” che la Commissione rifiuta. Da allora il confine tra i due Paesi è altamente militarizzato con sporadici scontri al confine; l’ultimo risale al giugno del 2016, quando Asmara disse di aver ucciso oltre 200 soldati etiopi, mentre Addis Abeba ammonì sulla propria “capacità di condurre una guerra totale”.
Dopo così tanti anni di guerra, animosità e tensioni si comprende lo stupore e la speranza che etiopi ed eritrei stanno esprimendo in questi ultimi giorni sui social media, soprattutto a fronte della risolutezza del premier etiope a “risolvere le differenze attraverso il dialogo, per il bene comune dei nostri due paesi”, come disse il giorno del suo insediamento davanti al parlamento.
 
“Mai nei miei sogni più sfrenati avrei pensato di poter assistere a tutto questo – ha scritto oggi su Twitter una donna eritrea postando la foto di Abiy e Saleh sorridenti all’aeroporto – spero che questa disputa lunga due decenni venga risolta una volta per tutte”. (con fonte Afp)

Presto l'Ethiopian Airlines ad Asmara e forse Massaua
 
Roma - 28 giugno -  (askanews) – La Ethiopian Airlines riprenderà presto i voli per l’Eritrea. Lo ha annunciato il premier etiope Abyi Ahmed durante la visita ad Addis Abeba di una delegazione eritrea.

“Artisti, siate pronti perché festeggeremo il prossimo capodanno (a settembre) sia ad Addis Abeba sia ad Asmara – ha detto il premier, citato dal quotidiano etiope Addis Standard – e agli etiopi che desiderano andare a Massaua per una passeggiata dico di prepararsi perché la Ethiopian Airlines inizierà presto a volare li”.

Breve storia di Asmara
(da Wikipedia)

Asmara nacque nel XII secolo, dall'unione di quattro villaggi. Originariamente vi erano infatti quattro clan che occupavano l'area dove sorge oggi la città: i Gheza Gurtom, i Gheza Shelele, i Gheza Serenser e i Gheza Asmae. Incoraggiati dalle famiglie, i leader dei quattro clan decisero di unirsi per fronteggiare i banditi che imperversavano nell'area. Dopo la vittoria, la zona fu chiamata Arbaete Asmara, che in lingua tigrina significa: "I quattro sono uniti". Nonostante quella fusione, Asmara (il prefisso Arbaete cadde ben presto in disuso) continuò ad essere un villaggio di etnia tigrina, e tale rimase ancora a lungo: fu infatti solo a partire dagli anni ottanta del XIX secolo che la popolazione della località iniziò ad incrementarsi in maniera significativa, anche grazie all'attribuzione del ruolo di capoluogo della regione ed alla fondazione di un mercato locale per ordine di Ras Alula.
 
Un'altra leggenda narra che in queste zone la Regina di Saba avesse dato alla luce il figlio di re Salomone, Menelik I.
 
La città fu occupata dalle truppe italiane nel 1889 e divenne capitale della colonia nel 1897. Nel 1887 gli italiani, sotto la direzione dell'ingegnere Emilio Olivieri, costruirono la prima tratta della ferrovia che partendo da Massaua raggiungeva il forte militare di Saati, a poche decine di chilometri da Asmara. Successivamente, durante l'amministrazione del governatore Ferdinando Martini, la linea fu prolungata, sotto la direzione dell'ingegnere Francesco Schupfer, fino ad Asmara, raggiunta nel dicembre del 1911, passando attraverso la città di Ghinda. Fra gli edifici più tipici della prima fase edilizia si annoverano la chiesa della Beata Vergine del Rosario ed il teatro dell'Opera.

Fin dagli anni venti, grazie al governatore trevigiano Jacopo Gasparini, ma ancor più nel decennio successivo, il profilo architettonico della città mutò radicalmente, con la costruzione di nuove strutture ed edifici in stile razionalista e art déco, che portarono la città ad essere soprannominata "piccola Roma". L'edilizia degli anni venti e trenta, nonché la presenza coloniale italiana, sono ancora oggi ben rintracciabili, sia nei principali edifici della città, sia nel nome di numerosi locali pubblici ed esercizi commerciali ("Bar Vittoria", "Pasticceria moderna", "Casa del formaggio", "Ferramenta", "Casa degli Italiani").

Tra gli edifici più notevoli del periodo coloniale fascista da segnalare il cinema Impero, costruito nel 1937 e considerato uno degli esempi più emblematici in stile Art Déco, e la stazione di servizio Fiat Tagliero, un impressionante edificio in stile futurista costruito nel 1938 a forma di aeroplano e dotato di due incredibili "ali" autoportanti che destano viva impressione ancora oggi.

Il 1º aprile 1941, durante la seconda guerra mondiale, Asmara fu occupata, insieme al resto dell'Eritrea, dalle truppe britanniche del generale William Platt.

La permanenza delle truppe dell'Impero britannico ad Asmara si protrasse fino al 1952, anno dell'associazione dell'Eritrea, come unità federata dotata di ampia autonomia, all'Impero d'Etiopia. In quello stesso anno la città tornò ad essere capitale dell'Eritrea, e vi restò fino al 1960, allorquando l'Etiopia, in forma del tutto unilaterale e contro la volontà del popolo eritreo, iniziò a smantellare le strutture federali che univano i due Stati (per dare vita, nel 1962, ad uno stato fortemente centralizzato), declassando Asmara al rango di semplice capoluogo di provincia.

Il 31 gennaio 1975 iniziò la guerra di liberazione dal dominio etiopico con l'attacco alla città da parte del F.P.L.E. Il 24 maggio 1991 la città venne liberata definitivamente dalla dominazione etiopica dal F.P.L.E., la massima organizzazione patriottica eritrea, da tempo in lotta contro l'esercito di occupazione abissino presente sul posto. Il trionfale esito del plebiscito popolare per la definitiva separazione del Paese dall'Etiopia, che raccolse oltre il 98% di consensi, permise ad Asmara, nel 1993, di divenire la capitale di un'Eritrea repubblicana e indipendente.
 

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