Monday 22nd Oct 2018

Domenico Agasso jr - La Stampa -
 
«Ieri, a Bari, con i Patriarchi delle Chiese del Medio Oriente e i loro rappresentanti abbiamo vissuto una speciale giornata di preghiera e riflessione per la pace in quella regione». Questo incontro è stato «un segno eloquente di unità dei cristiani». Papa Francesco lo afferma all’Angelus di ieri, 8 luglio 2018, in piazza San Pietro. Dalla finestra del Palazzo apostolico, davanti a 20mila fedeli (dato della Gendarmeria vaticana), il Pontefice sottolinea che ci sono «molti battezzati» che «vivono come se Cristo non esistesse: si ripetono i gesti della fede, ma ad essi non corrisponde una reale adesione alla persona di Gesù»; invece «ogni cristiano è chiamato ad approfondire questa appartenenza fondamentale, cercando di testimoniarla con una coerente condotta di vita, il cui filo conduttore» è «la carità».
 
Il Vescovo di Roma esordisce premettendo che «l’odierna pagina evangelica presenta Gesù che ritorna a Nazareth e di sabato si mette a insegnare nella sinagoga. Da quando se ne era andato e si era messo a predicare per le borgate e i villaggi vicini, non aveva rimesso più piede nella sua patria». Dunque «ci sarà stato tutto il paese ad ascoltare questo figlio del popolo - dice Bergoglio - la cui fama di maestro sapiente e di potente guaritore dilagava ormai per la Galilea e oltre».
 
Tuttavia, ciò «che poteva profilarsi come un successo, si tramutò in un clamoroso rifiuto, al punto che Gesù non poté operare lì nessun prodigio, ma solo poche guarigioni». 
 
La dinamica di «quella giornata è ricostruita nel dettaglio dall’evangelista Marco: la gente di Nazareth dapprima ascolta, e rimane stupita; poi si domanda perplessa: "da dove gli vengono queste cose", questa sapienza?; e alla fine si scandalizza, riconoscendo in Lui il falegname, il figlio di Maria, che loro hanno visto crescere». Pertanto il Figlio di Dio termina «con l’espressione divenuta proverbiale: "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria”».
 
Francesco osserva: «Ci domandiamo: come mai i compaesani di Gesù passano dalla meraviglia all’incredulità?»; perchè «essi fanno un confronto tra l’umile origine di Gesù e le sue capacità attuali: è un falegname, non ha fatto studi, eppure predica meglio degli scribi e opera miracoli». Così, invece di «aprirsi alla realtà, si scandalizzano. Secondo gli abitanti di Nazareth, Dio è troppo grande per abbassarsi a parlare attraverso un uomo così semplice!». Ecco, è «lo scandalo dell’incarnazione: l’evento sconcertante di un Dio fatto carne, che pensa con mente d’uomo, lavora e agisce con mani d’uomo, ama con cuore d’uomo, un Dio che fatica, mangia e dorme come uno di noi». Il Figlio del Signore «capovolge ogni schema umano: non sono i discepoli che hanno lavato i piedi al Signore, ma è il Signore che ha lavato i piedi ai discepoli. Questo è un motivo di scandalo e di incredulità, in ogni epoca, anche oggi», nota il Papa. 
 
E per Francesco il capovolgimento «operato da Gesù impegna i suoi discepoli di ieri e di oggi a una verifica personale e comunitaria. Anche ai nostri giorni infatti può accadere di nutrire pregiudizi che impediscono di cogliere la realtà. Ma il Signore ci invita ad assumere un atteggiamento di ascolto umile e di attesa docile, perché la grazia di Dio spesso si presenta a noi in modi sorprendenti, che non corrispondono alle nostre aspettative». Il Papa aggiunge: «Pensiamo insieme a Madre Teresa di Calcutta, per esempio. Una suorina piccolina - nessuno dava dieci lire per lei – che andava per le strade per prendere i moribondi affinché avessero una morte degna. Questa piccola suorina con la preghiera e con il suo operato ha fatto delle meraviglie! La piccolezza di una donna ha rivoluzionato l’operato della carità nella Chiesa. È un esempio dei nostri giorni».
 
Il Signore non si «conforma ai pregiudizi», quindi bisogna sforzarsi «di aprire il cuore e la mente, per accogliere la realtà divina che ci viene incontro». Si tratta di avere «fede: la mancanza di fede è un ostacolo alla grazia di Dio. Molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse - denuncia il Pontefice - si ripetono i gesti e i segni della fede, ma ad essi non corrisponde una reale adesione alla persona di Gesù e al suo Vangelo»; invece «ogni cristiano è chiamato ad approfondire questa appartenenza fondamentale, cercando di testimoniarla con una coerente condotta di vita, il cui filo conduttore sempre sarà la carità».
 
Jorge Mario Bergoglio invita a chiedere al Signore, «per intercessione della Vergine Maria, di sciogliere la durezza dei cuori e la ristrettezza delle menti, perché siamo aperti alla sua grazia, alla sua verità e alla sua missione di bontà e di misericordia, che è indirizzata a tutti, senza alcuna esclusione». 
 
Dopo la Preghiera mariana ricorda che «ieri, a Bari, con i Patriarchi delle Chiese del Medio Oriente e i loro Rappresentanti abbiamo vissuto una speciale giornata di preghiera e riflessione per la pace in quella regione. Rendo grazie a Dio per questo incontro, che è stato un segno eloquente di unità dei cristiani, e ha visto la partecipazione entusiasta del popolo di Dio». Francesco ringrazia «i Fratelli Capi di Chiese e quanti li hanno rappresentati. Sono rimasto davvero edificato dal loro atteggiamento e dalle loro testimonianze. Ringrazio l'Arcivescovo di Bari, fratello umile e servitore, i collaboratori e tutti i fedeli che ci hanno accompagnato e sostenuto con la preghiera e la gioiosa presenza».
 
Oggi ricorre la «Domenica del Mare», dedicata ai marittimi e ai pescatori: il Papa prega «per loro e per le loro famiglie, come pure per i cappellani e i volontari dell’Apostolato del Mare. Un ricordo particolare per coloro che in mare vivono situazioni di lavoro indegno; come pure per quanti si impegnano a liberare i mari dall’inquinamento». 
 
Il Pontefice a un certo punto dice senza leggere il testo scritto: «Vedo bandiere brasiliane... Saluto i brasiliani e coraggio! Un'altra volta ci sarà». Sono parole rivolte ai fedeli brasiliani in piazza San Pietro, molto verosimilmente riferendosi alla sconfitta subita dal Brasile ai Mondiali.
 
Il Pontefice si congeda augurando «a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci». 

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