Monday 19th Nov 2018

Roma - Con 1.500 euro Bolzano rimane la provincia con il primato degli
stipendi medi più alti fra gli occupati alle dipendenze: erano 1.476 euro nell’ultima rilevazione.
Seguita da Varese con 1.459 euro (rispetto ai 1.471 euro del 2017). Bologna sale al terzo posto
con 1.446 euro (erano 1.424 euro l’anno scorso). Ci sono, poi, Como con 1.442 euro (1.449 euro
nel 2017) e Milano con 1.431 euro (in crescita rispetto a 1.409 euro). Quest’ultima provincia sale,
dunque, di cinque posizioni nella classifica aggiornata dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti
del Lavoro contenuta nel terzo rapporto nazionale “Le dinamiche del mercato del lavoro nelle
province italiane”.

Si tratta di retribuzioni più alte rispetto alla media nazionale (1.324 euro) e
sono, per la metà delle province, collocate tutte al Nord della Penisola. Per trovare la prima
provincia del Mezzogiorno con gli stipendi medi più elevati bisogna scendere fino al 56° posto
dove, con 1.288 euro, c’è Benevento.

La provincia con le retribuzioni più basse, invece, è Ragusa
con 1059 euro (erano 1.070 nell’ultimo report 2017). Il gap è del 30% rispetto a Bolzano. Ci sono
poi Crotone con 1.118 euro (in discesa rispetto a 1.139 euro), Barletta-Andria-Trani con 1.121 euro
(in miglioramento rispetto ai precedenti 1.112 euro), Lecce con 1.130 euro (rispetto ai 1.107 euro
dell’anno scorso).

La ricerca completa è stata presentata a Milano nell’ultima giornata della nona
edizione del Festival del Lavoro, organizzata dal Consiglio nazionale e dalla Fondazione Studi
Consulenti del Lavoro.

Il report entra nel dettaglio dello squilibrio tra tasso d’occupazione
maschile e femminile, quest’ultimo strettamente correlato allo sbilanciamento nella suddivisione
del carico familiare tra donne e uomini. La disponibilità e il costo dei servizi di cura per i bambini,
che sono molto differenziati nelle due aree del Paese, rende poco conveniente lavorare in
presenza di figli a carico, poiché il costo dei servizi sostitutivi può superare lo stipendio o ridurlo
drasticamente.

Il tasso d’occupazione femminile più elevato, come nel 2017, è nella provincia di
Bologna dove due terzi delle donne sono occupate (66,7%), mentre quello più basso si registra a
Foggia dove lavorano meno di un quarto delle donne (23,4%). Tassi d’occupazione femminile
superiori al 60% si registrano anche a Bolzano (65,9%) e Firenze (64,3%), mentre poco più di un
quarto della popolazione femminile lavora a Napoli (26,0%). A Caltanissetta (24,4%), Crotone
(24,3%) e Foggia (23,4%) tre donne su quattro, invece, non lavorano.

Il tasso di occupazione maschile è, al contrario, molto più elevato: la provincia di Bolzano si colloca al vertice della
classifica con 8 uomini occupati su 10 (79,8%), mentre a Reggio Calabria lavora meno della metà
della popolazione maschile (45,5%), seguita da Benevento (48%) e Palermo (49,8%).

La ricerca, nell’analizzare a fondo i dati sull’occupazione e sulla disoccupazione, fornisce un’analisi molto
dettagliata anche sul fenomeno dei giovani con un’età compresa fra i 15 e i 29 anni che non
lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione (Neet). Nel 2017 erano 2,1 milioni
(1,1 milioni donne e 1 milione di uomini), in calo di 25 mila unità (-1,1%) rispetto al 2016. La
flessione maggiore si registra nelle regioni del Centro (- 3,4%), rispetto a quelle del Nord (-0,8%)
e del Mezzogiorno (-0,7%). Il tasso di Neet diminuisce di soli 0,2 punti percentuali rispetto al
2016 (24,3%): il valore di questo indicatore nel Mezzogiorno (34,4%) è superiore di 14,7 punti
percentuali rispetto a quello del Centro (19,7%) e di 17,7 punti rispetto a quello del Nord (16,7%). - (NoveColonneATG)
 

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