Monday 10th Dec 2018

Alessandra Giada Dibenedetto - 
 
L’ 11 e 12 luglio Bruxelles ospiterà il Summit NATO dei Capi di Stato e di Governo. Questo tipo di incontri sono finalizzati a dare la direzione strategica alle attività dell’Alleanza e rafforzare le partnership. Inoltre, sono generalmente seguiti dalla pubblicazione di comunicati ufficiali contenenti le principali decisioni prese e, quindi, la strategia NATO per gli anni successivi. Il Summit precedente si era tenuto a Varsavia nel 2016 e aveva visto l’introduzione di nuove politiche e iniziative importanti. Tra i risultati più rilevanti, vi era il lancio del concetto di proiettare stabilità oltre i confini NATO e l’adozione di un approccio a 360° che guardasse a tutti i fronti e tutte le fonti di instabilità. Inoltre, era stato approvato il dispiegamento di quattro battaglioni negli stati Baltici e nella Polonia orientale, come risposta alla annessione russa della Crimea nel 2014. Per quel che concerne il versante sud, invece, si era deciso di continuare a supportare le Forze di Sicurezza afgane attraverso fondi dedicati e attività addestrative. Inoltre, a Varsavia la cooperazione tra la NATO e l’Unione Europea (UE) era stata rafforzata con la firma di una Dichiarazione Congiunta che intensificava la loro collaborazione in sette aree di priorità strategica. In aggiunta, i Paesi alleati si erano accordati sul supportare la missione UE nel Mar Mediterraneo meridionale-centrale, EUNAVFOR MED operazione Sophia1 . Tale dichiarazione si è poi concretizzata nel lancio, a novembre 2016, dell’operazione NATO Sea Guardian2 . Infine, il Summit del 2016, ha riaffermato l’impegno della NATO a mantenere una combinazione di forze convenzionali e nucleari per garantire la deterrenza e aumentare, allo stesso tempo, la resilienza. 

È evidente che le decisioni prese durante i Summit NATO sono di grande rilevanza per la futura postura difensiva dell’Alleanza, quindi il Summit di Bruxelles di questa estate sarà un altro punto di svolta nella storia della NATO. È importante notare che l’imminente Summit sarà tenuto nel nuovo quartier generale della NATO a Bruxelles. L’edificio, tuttavia, ha già ospitato un incontro speciale dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi alleati a maggio dello scorso anno. Quest’ultima riunione era stata l’occasione per dare il benvenuto al Presidente statunitense in carica, Donald Trump, e il Primo Ministro montenegrino (Paese, il Montenegro, che sarebbe divenuto pochi giorni dopo il 29simo membro NATO) e riaffermare l’unità dell’Alleanza nell’affrontare minacce comuni e mantenere la pace. In particolare, l’incontro era centrato sul ruolo della NATO nella lotta contro il terrorismo, il raggiungimento di una più equa condivisione degli oneri all’interno dell’Alleanza (anche data la pressione del Presidente Trump sull’argomento) e l’ulteriore implementazione dell’approccio ‘a doppio binario’ nei confronti di una assertiva Russia. 

Al fine di individuare i possibili punti in programma per il Summit di Bruxelles, è necessario guardare ai precedenti incontri bilaterali e ministeriali che hanno avuto luogo nei mesi passati. Il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, infatti, ha avuto una fitta agenda di appuntamenti con i vari Primi Ministri e Capi di Stato per discutere i singoli coinvolgimenti e contributi di ogni Paese all’Alleanza, definire le priorità e avviare i preparativi del Summit. Per citare alcuni esempi, a giugno Stoltenberg ha incontrato il Cancelliere tedesco Angela Merkel e la loro conversazione ha coperto una vasta gamma di argomenti tra cui la NATO readiness force, la lotta contro il terrorismo e la spesa per la difesa. Nello stesso mese il Segretario Generale si è recato in visita ufficiale in Italia, dove ha incontrato il recentemente nominato Primo Ministro Giuseppe Conte e i Ministri della Difesa e degli Affari Esteri. In tale occasione il focus è stato sull’impegno NATO di proiettare stabilità e adattarsi alle minacce provenienti dal fronte sud. A maggio, invece, Stoltenberg ha avuto, tra gli altri, due appuntamenti chiave nella sua agenda: un viaggio a Parigi ed uno a Washington. Durante la sua visita in Francia, il dialogo con Macron è stato centrato sulle sfide attuali, con particolare attenzione alla minaccia cibernetica, e al processo di ammodernamento della NATO. Degno di nota è il meeting alla Casa Bianca tra il Segretario Generale e il Presidente statunitense Trump, durante il quale i due leader hanno affrontato il tema del raggiungimento di una più equa condivisione degli oneri all'interno dell'Alleanza e discusso di Siria, Iran e Russia.
 
Oltre ai brevemente menzionati incontri bilaterali, in vista del Summit di luglio, gli eventi di alto livello tenutosi a Bruxelles, soprattutto da inizio anno, danno una panoramica dettagliata delle attuali priorità in seno NATO. Quindi, sulla base delle decisioni prese e degli argomenti trattati in queste occasioni (ovvero la riunione dei Capi di Stato Maggiore della Difesa dei Paesi alleati di gennaio e l’incontro dei Ministri della Difesa NATO di febbraio e giugno) ciò che segue sono i possibili temi all’ordine del giorno sul tavolo del Summit di Bruxelles. Anzitutto, la NATO ha dichiarato di aver avviato il più grande processo di adattamento dalla fine della Guerra Fredda. Dato che le minacce alla sicurezza e le sfide che intaccano la stabilità dei Paesi alleati sono aumentate in numero e portata, l’Alleanza ha sentito la necessità di adeguare la propria risposta e intera struttura. Un chiaro esempio di tale processo è la creazione di due nuovi comandi, decisione già annunciata e che sarà pienamente implementata durante il Summit. Norfolk, in Virginia (Stati Uniti), ospiterà un Joint Force Command per l’Atlantico che sarà responsabile di assicurare che la NATO possa efficacemente portare avanti il pieno spettro delle sue attività nel nord dell’Atlantico, e in particolare, proteggere le linee marittime di comunicazione tra il Nord America e l’Europa. Mentre Ulm in Germania sarà la base del nuovo Enabling Command che si occuperà di logistica e mobilità militare nel territorio europeo. Inoltre, i Ministri della Difesa NATO hanno deciso di designare delle componenti di comando terrestre aggiuntive in Europa per migliorare ulteriormente il coordinamento e la risposta rapida sul territorio, e di creare un nuovo centro per le operazioni cibernetiche presso il Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa (SHAPE), in Belgio, per aumentare la difesa in ambito cyber 3. Decisioni circa le tempistiche e i livelli di staff verranno apparentemente prese al Summit di Bruxelles, occasione durante la quale maggiori dettagli sui nuovi comandi NATO potrebbero emergere.
 
Un altro dossier chiave già discusso ad alto livello NATO e che verrà, con molta probabilità, portato sul tavolo a luglio è la lotta contro il terrorismo. In primo luogo, i Paesi alleati hanno dichiarato che le attività della Coalizione Globale anti ISIS trasleranno ulteriormente da operazioni combat a sforzi volti alla stabilizzazione della regione. Tali sviluppi sono parte del più ampio progetto di proiezione di stabilità su tutti i fronti, in particolare sul confine sud della NATO. Infatti, l’Alleanza sta pianificando una nuova missione addestrativa, sotto richiesta del governo iracheno e della Coalizione Globale, per aiutare le Forze irachene a incrementare il proprio livello di prontezza operativa, grazie all’apertura di accademie militari e il coinvolgimento di alcune centinaia di uomini. L’obiettivo è di supportare le Forze irachene nella loro lotta contro il terrorismo e prevenire il riemergere dell’ISIS. Di fatto, lo scopo nel medio-lungo periodo è migliorare le tempistiche e l’abilità di risposta a possibili crisi future nella regione garantendo prontezza operativa attraverso pianificazione appropriata ed esercitazioni.  In Afghanistan, l’Alleanza manterrà la missione Resolute Support e pare ne aumenterà il dispositivo in termini di uomini e mezzi; inoltre i leader NATO dovranno accordarsi a luglio sulla possibilità di estendere i fondi per le Forze di Sicurezza afgane fino al 2024. In aggiunta, è importante evidenziare l’intenzione di sviluppare un pacchetto di attività di capacity building per la Tunisia e la Giordania al fine di rafforzare la stabilità in questi Paesi e nelle aree vicine anche attraverso un supporto per migliorare la sicurezza dei confini. I risultati del Summit indubbiamente sveleranno ulteriori dettagli in merito. A completare il quadro del progetto di proiezione di stabilità è il piano di dichiarare pienamente operativa l’hub della NATO per il fronte sud (NATO Strategic Direction South Hub), inaugurato lo scorso settembre presso comando NATO di Napoli (JFC - Joint Force Command). Il centro, attraverso il suo approccio olistico, che favorisce il dialogo e lo scambio di informazioni tra Paesi alleati, partner ed esperti, è responsabile per il monitoraggio degli sviluppi che hanno luogo a sud dei
confini NATO e di informare i leader strategici al fine di anticipare e superare possibili sfide emergenti dall’area.
 
Per quel che concerne il fronte orientale, a Bruxelles l’attenzione dei leader NATO si concentrerà, senza dubbio, sull’attuale postura russa e la conseguente risposta dell’Alleanza. Dalle precedenti dichiarazioni ufficiali e prese di posizione della NATO, è possibile supporre correttamente che i Paesi alleati manterranno un approccio ‘a doppio binario’ che tiene aperta sia la finestra del dialogo4   che quella della prontezza operativa. Una novità al riguardo è l’annuncio fatto da Stoltenberg circa il lancio a luglio di una Readiness Initiative che verrebbe probabilmente integrata nel quadro del più strutturato di NATO Readiness Plan5. Altresì chiamata ‘Four Thirties’, l’iniziativa, in maniera ambiziosa, prevede la prontezza operativa in 30 giorni di 30 battaglioni meccanizzati, 30 gruppi di volo e 30 navi da guerra entro il 2020 per fronteggiare potenziali crisi.
 
Un altro dossier parte dell’agenda del Summit di Bruxelles sarà sicuramente quello della cooperazione NATO-UE, finalizzata a rafforzare la collaborazione tra le due organizzazioni in molte aree di interesse e materie di sicurezza comuni. Da affermazioni recenti sembra che ai margini del Summit una nuova Dichiarazione Congiunta verrà firmata, che seguirebbe il documento del 20166  sottoscritto dal Segretario Generale della NATO e dai Presidenti del Consiglio europeo e della Commissione europea. È possibile immaginare che il nuovo documento andrà ad aggiornare e rafforzare il precedente anche in vista dei progressi fatti nel corso degli ultimi due anni, e che sarà maggiormente centrato sui temi della mobilità militare, del controterrorismo e della difesa cibernetica. 
                                                         
Il NATO Readiness Action Plan è stato approvato durante il Summit in Galles nel 2014 e aggiornato nonché rinforzato in occasione del Summit successivo a Varsavia nel 2016. Per maggiori informazioni: https://www.nato.int/cps/ua/natohq/topics_119353.htm 6 La Joint Declaration NATO-UE del 2016 disegna sette aree di cooperazione tra le due organizzazioni e le azioni pratiche da intraprendere per migliorare la partnership strategica e la sicurezza generale e, quindi, evitare una mera duplicazione degli sforzi. A dicembre 2017 un totale di 74 azioni concrete era sul tavolo per implementare efficientemente la dichiarazione congiunta.

Da ultimo ma non meno importante, a Bruxelles i leader NATO discuteranno della ‘politica della porta aperta’, parte del continuo processo di ampliamento della NATO, e dei passi avanti fatti dai Paesi aspiranti. Al riguardo attenzione verrà dedicata alla Georgia e alla Macedonia. La prima ha implementato delle importanti riforme finalizzate al rafforzamento della democrazia e dello stato di diritto nel Paese, che hanno portato gli Stati NATO a confermare il loro impegno nell’eventuale adesione della Georgia all’Alleanza. Di conseguenza, si attende la presenza di una delegazione del Paese caucasico a Bruxelles in occasione del Summit. Per quel che concerne la Macedonia, la disputa con la Grecia circa il suo nome è stata l’ostacolo che ha per molto tempo impedito il dialogo con la NATO in vista di una sua probabile adesione. A seguito dell’accordo raggiunto tra i due Primi Ministri sulla questione, è possibile aspettarsi che gli Stati dell’Alleanza Atlantica prendano una decisione in merito.
 
Se quanto sino ad ora descritto rappresenta alcuni dei dossier che verranno discussi e parte delle decisioni che probabilmente verranno prese a Bruxelles questa settimana, vi sono molti nodi che dovranno essere sciolti e altrettanti che presumibilmente rimarranno irrisolti. Primo nella lista è la questione del budget e l’impegno dei Paesi NATO di dedicare il 2% del PIL per la difesa entro il 2024. Nonostante il trend positivo di alcuni Stati membri in merito7 , molti altri sono ancora lontani dal raggiungere l’obiettivo. Il Presidente statunitense Trump, inoltre, ha posto sotto pressione gli Stati membri che non rispettano la soglia del 2%, andando così a complicare ulteriormente il quadro. Come già accennato, sin dai suoi primi approcci con la NATO, Donald Trump ha fortemente insistito sulla necessità che tutti gli Stati membri si impegnino fattivamente a raggiungere i livelli concordati di spesa per la difesa. Di recente, precisamente lo scorso mese, il Presidente statunitense ha inviato delle lettere ad alcuni Paesi NATO esprimendo la propria frustrazione nel notare che molti non hanno aumentato il proprio budget per la difesa e, quindi, non stanno adempiendo agli obblighi di sicurezza concordati con l’Alleanza Atlantica. Data l’imminenza del Summit, le parole pungenti riferite da Trump sono di grande rilevanza in quanto preannunciano la possibile postura che il Presidente sta assumendo in vista dell’evento. Dunque, la posizione che Trump manterrà a Bruxelles rimane ad oggi una incognita, soprattutto se si aggiunge che il Presidente ha più volte messo in discussione il ruolo degli Stati Uniti all’interno della NATO. Nonostante i commenti fatti dal Segretario Generale durante il suo discorso a Londra lo scorso mese, dove ha fortemente sottolineato il solido legame tra l’Europa e il Nord America, l’impegno attuale del Presidente statunitense rispetto alla NATO potrebbe presto essere messo alla prova, inclusa anche la possibilità di ritirare le truppe americane dal territorio europeo. Ad aggiungere benzina sul fuoco c’è poi l’incontro che Trump ha in programma con il Presidente russo Putin pochi giorni dopo il Summit; i risultati di questo dialogo bilaterale potrebbero ulteriormente andare ad intaccare la stabilità interna all’Alleanza Atlantica. 

Un secondo argomento che verrà affrontato a Bruxelles e che metterà alla prova la cooperazione della NATO con l’Unione Europea è quello della mobilità militare 8. Il tema, infatti, è diventato un aspetto chiave della collaborazione NATO-UE e necessiterà di un approccio approfondito e coordinato al fine di raggiungere congiuntamente l’obiettivo di muovere rapidamente le truppe sul territorio europeo. In terzo luogo, la NATO dovrà dimostrare la propria abilità di adattarsi alle sfide attuali e portare avanti il processo di ammodernamento per rafforzare la propria capacità difensiva e di deterrenza. D’altro canto, l’Alleanza dovrà divenire effettivamente in grado di proiettare stabilità oltre i suoi confini con un approccio a 360°9  che guardi a tutte le frontiere e, soprattutto, che preveda risposte differenti alle diverse minacce. Al riguardo, come  Stoltenberg ha dichiarato durante la sua visita in Italia, la NATO potrebbe valutare la possibilità di giocare un ruolo attivo in Libia. Tale impegno potrebbe concretizzarsi attraverso attività addestrative a favore delle forze locali che mirerebbero alla stabilizzazione del Paese con benefici effetti anche sulla gestione del fenomeno migratorio che tanto pesa a livello politico sulle relazioni tra gli alleati.
 
Per concludere, l’imminente Summit sarà un momento decisivo per la NATO in quanto potrebbe rinsaldare la fiducia e la collaborazione tra gli alleati o, al contrario, portare alla luce eventuali dinamiche divergenti fino ad ora rimaste sopite grazie al sapiente ruolo di mediazione del Segretario Generale.   

Comments powered by CComment