Sunday 21st Oct 2018

Augusto Orsi da Locarno  -   

Da un divano all’altro, le disavventure di un uomo in cerca d’amore. Ogni coppia è  felice o infelice a modo suo. - 

Alla fine del film, che narra in modo effervescente di coppie di quarantenni in crisi esistenziale, resta, abbandonato in strada, il divano rosso,  oggetto feticcio del film e simbolo contraddittorio di  ozio, di riposo e di momenti di oblio. Chiara, la partner di Guido, la nervosetta guida turistica, detentrice di due lauree e che spiccica bene l’inglese, è partita per nuovi lidi : il Canada dove uscirà dallo stato di precariato cronico. Gli altri: coppie  e single, tutti un tantino nevrotici, restano e continuano a passare il tempo  tra amori duraturi e tradimenti fugaci. Sono tutti dei quarantenni non completamente maturi e cercano tra alti e bassi, un figlio in arrivo  e una relazione che  comincia e una che finisce, la loro strada in una  Roma caotica.

Il film si intitola metaforicamente L’ospite, mi scusi il regista per l’intrusione,  io lo denominerei  “Il povero Guido e il divano”! Infatti sono loro i protagonisti, gli altri e le altre sono tutte comparse più o meno brave di una vicenda corale dei giorni nostri che si svolge quotidianamente sul palcoscenico della vita sotto tutti i cieli.

Il Povero Guido, brillante negli studi, che col tempo pubblicherà anche  un saggio su Italo Calvino, frequenta congressi letterari, ma è affannosamente alla ricerca di un posto fisso, e intanto  fa delle supplenze in diversi ordini di scuola ad adolescenti che sovente se ne infischiano di autori come Ugo Foscolo e il sonetto Alla sera!

Chiara, la sua partner stabile, si dimena guidando visite  di turisti stranieri. È lei che innesca la miccia della separazione.  Ha bisogno di tempo per riflettere sulla loro relazione e allora vuole partire. L’ingenuo Guido con un impensato colpo di testa e parte prima lui. Così, non avendo più un appartamento, diventa l’ospite delle diverse coppie di amici e condivide  i loro problemi ma prova anche  il confort dei loro divani.

Inoltre nell’ingarbugliata vicenda del suo quotidiano ci sono anche i genitori. Il porto di salvezza al quale fa ritorno. Essendo un mammone, tra l’altro le mutande gliele compra ancora la mamma, condivide parte dei suoi guai amorosi con la genitrice un po’ invadente, mentre il padre, più distaccato, non si immischia, ma drasticamente gli dice di lasciare Chiara.

Basato su un dialogare frizzante e immagini azzeccate, L’ospite del fiorentino Duccio Chiarini, già presente con film a Venezia e a Berlino, risulta una commedia leggera, dal timido umorismo e sguardi  sociali   su vite di quarantenni  che può ben scacciare la noia in una  afosa serata estiva. Del film si dimentica anche il titolo ma non il volto dell’imbranato Guido ben portato allo schermo da Daniele Parisi. Anche Silvia d’Amico, la protagonista femminile, è brava e tiene bene la scena.

Passato in Piazza Grande in prima mondiale L’ospite ha fatto sorridere, ridere e anche pensare. L’ospite, coprodotto da Italia, Svizzera, Francia, è anche la prima coproduzione della giovane  e dinamica  ticinese Michela Pini.

Augusto Orsi

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