Sunday 21st Oct 2018

Jean-Pierre Darnis - 
    
Il lancio recente di quattro satelliti della costellazione europea Galileo dalla base di Kourou nella Guyana francese segna un passo decisivo per l’operatività del sistema di posizionamento europeo. Avviato nel 1999, con un costo di quasi 10 miliardi di euro, Galileo rappresenta un programma europeo rilevante e una spesa relativamente modesta se comparata ad esempio alle politiche di perequazione come la Politica agricola comune o la politica dei fondi strutturali e di coesione regionale.

Con 24 satelliti in orbita, Galileo raggiunge un’operabilità quasi completa: mancano ancora 6 satelliti, che verranno lanciati nel 2020. Entro la fine del 2018, la copertura di Galileo dovrebbe raggiungere il 99% del pianeta, permettendo il lancio di tutta una serie di applicativi innovativi.

Non solo un migliore Gps
Il sistema Galileo prevede un mix fra posizionamento e misurazione del tempo. La tecnologia si basa su satelliti messi in orbita geostazionaria, quindi punti fissi rispetto alla Terra, che combinano segnali radio e orologio atomico in grado di fornire una misurazione temporale ultra-precisa di questi segnali. L’integrazione fra la misurazione del posizionamento, tramite la distanza di onde radio emesse da quattro satelliti in orbita, e la datazione del segnale apre la possibilità a una serie di nuovi servizi di considerevole importanza.

Si tratta non soltanto di disporre di un “Gps migliorato” – ovverosia di un sistema di posizionamento più preciso di quello statunitense, con un segnale gratuito che permette una precisione nell’ordine del metro (mentre quello americano era di una decina di metri), ma anche di una serie di nuovi servizi ultra-precisi per utenze commerciali e pubbliche che possono costruire applicativi inediti, fondamentali per le nuove tecnologie di mobilità (per esempio la guida senza pilota).

La disponibilità di Galileo sulle nuove generazioni di smartphone dimostra l’espansione del mercato per il segnale europeo che sta peraltro registrando un boom nel 2018. Dopo un percorso sofferto, segnato dalle difficoltà delle decisioni politiche, amministrative, industriali ma anche dai problemi tecnici, Galileo sta emergendo come una realtà internazionale di riferimento, una vera e propria infrastruttura spaziale per l’oggi e il domani.

La valenza politica del programma
Bisogna però tornare sulla valenza politica del programma Galileo. Dalla decisione del 1999 in poi, i ritardi e le inefficienze sono stati numerosi, ma si sono poi oltrepassati questi scogli per mandare avanti il progetto. Si tratta di un programma veramente europeo, anche perché non sarebbe stato possibile da parte di nessuno dei singoli Stati membri – per motivi tecnici ed economici, ma soprattutto politici – realizzare da solo un tale sistema.

La creazione di un consenso politico e tecnologico intorno a Galileo con il ruolo forte della Commissione europea, la creazione di un’agenzia della Commissione Europea per la gestione del servizio (Gsa), la divisione dei compiti con l’Agenzia spaziale europea (Esa), ma anche le dinamiche fra i vari Stati membri rappresentano una serie di passaggi ormai sinonimo della solidificazione dell’assetto istituzionale e spaziale europeo di fronte al raggiungimento degli obiettivi.

Galileo è quindi il nome di un’Europa più integrata e sofisticata che esce dalle esperienze ma anche dagli errori del programma, con alle spalle un patrimonio di conoscenze umane di grande rilevanza. Galileo permette d’ora in poi il raggiungimento di una serie di traguardi tecnologici, con nuovi servizi in grado di imporsi nel mercato globale ad esempio per l’assistenza e il salvataggio, il che dà una percezione tangibile del ruolo dei programmi dell’Unione europea, di un’“Europa che c’è” che suona come una risposta all’euroscetticismo.

Ma Galileo segna anche passi estremamente importanti per l’Europa sullo scenario globale. Anche lì, essere riusciti a far avanzare il programma fa entrare l’Europa nel club delle potenze globali come Stati Uniti, Russia o Cina. Inoltre, Galileo ha rappresentato un fattore di crescita nelle relazioni con gli Stati Uniti. Per molto tempo, gli Usa avevano osteggiato un programma percepito come concorrente al Gps, ma il negoziato fra Bruxelles e Washington sull’attribuzione delle frequenze per Galileo, nonché il lavoro sul codice del segnale Galileo e la sua compatibilità con il Gps americano hanno fatto compiere passi avanti da un punto di vista tecnologico-politico, aumentando sia la credibilità sia il ruolo politico dell’Unione europea.
La questione del controllo del segnale Galileo, un sistema civile che però prevede un autorità di sicurezza per la parte riservata del segnale, permette anche di valutare la portata strategica di un tale programma, e quindi anche la relativa importanza rispetto a un Gps da sempre concepito nell’ambito delle politiche di difesa statunitensi.

Un’occasione di proiezione per l’ordine democratico europeo
L’esplosione del mercato degli smartphone e, soprattutto, dell’insieme degli applicativi che domani potrebbero non essere legati a questo tipo di piattaforme tecnologiche in quanto combinati con l’intelligenza artificiale, è il segno evidente della crescita esponenziale di un’economia basata sull’uso dei dati. Spesso è stato puntato il dito contro l’Europa per non essere riuscita ad ospitare nessuna piattaforma basata su Internet in grado di erogare servizi e dati a livello globale, come le varie Famga (l’acronimo che mette insieme Facebook, Apple, Microsoft, Google e Amazon) o le loro omologhe cinesi.

Galileo rappresenta una miniera di dati sofisticati controllati dall’Unione europea. Anche se non colma la debolezza dell’Europa per quanto riguarda le tecnologie delle informazioni, rappresenta un sistema che mantiene l’Europa in gioco e ne determina la capacità, non soltanto a mettere in moto un meccanismo economico profittevole basato sui dati Galileo, ma riflette anche il controllo e l’applicazione di norme giuridiche europee per la raccolta e la distribuzione di questi dati.

Questo permette di mantenere e proiettare l’ordine democratico europeo nel presente e nel futuro. Bisogna quindi avere in mente la portata dei progressi di Galileo che non soltanto giustifica un investimento europeo con una serie di ritorni economici, riuscendo a dare la prova tangibile di un’“Europa che esiste”, ma soprattutto crea una visione tecnologica che proietta l’Europa nel futuro digitale, anche come entità regolamentare e politica. Molti oggi chiedono all’Europa di investire di più in tecnologia, come ad esempio nell’ambito di un programma spaziale europeo che prevede sia la crescita di capacità di comunicazioni satellitari pubbliche (Govsatcom) che quella di sorveglianza di oggetti spaziali (Ssa). Se pensiamo a Galileo, certamente il gioco vale la candela.

Jean-Pierre Darnis è consigliere scientifico e responsabile del programma Tecnologia e Relazioni internazionali dello IAI, e professore associato all’università di Nizza (Twitter: @jpdarnis)

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