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Roma - (askanews) – “Non possiamo permettere che i mari e gli oceani si riempiano di distese inerti di plastica galleggiante. Anche per questa emergenza siamo chiamati a impegnarci, con mentalità attiva, pregando come se tutto dipendesse dalla Provvidenza divina e operando come se tutto dipendesse da noi”. Lo dice Papa Francesco in un messaggio per la Celebrazione della IV Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato.

“Custodire ogni giorno questo bene inestimabile” dei mari e degli oceani “rappresenta oggi una responsabilità ineludibile, una vera e propria sfida: occorre fattiva cooperazione tra gli uomini di buona volontà per collaborare all’opera continua del Creatore”, scrive Bergoglio, sottolineando che “tanti sforzi, purtroppo, svaniscono per la mancanza di regolamentazione e di controlli effettivi, specialmente per quanto riguarda la protezione delle aree marine al di là dei confini nazionali”.

“Salvaguardare chi rischia la vita sulle onde in cerca di un futuro”

Salvatore Cernuzio - La Stampa -

Anzitutto un’amara constatazione: «Dobbiamo riconoscerlo: non abbiamo saputo custodire il creato con responsabilità». Da qui una preghiera «affinché le acque non siano segno di separazione tra i popoli, ma di incontro per la comunità umana» e un appello ai politici e chiunque occupi posti di responsabilità «perché sia salvaguardato chi rischia la vita sulle onde in cerca di un futuro migliore». Così Papa Francesco nel suo messaggio pubblicato in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, istituita da egli stesso nel 2015 e dedicata in questa quarta edizione al tema “L’acqua, particolarmente in due aspetti: il rispetto dell’acqua come elemento prezioso e l’accesso all’acqua come diritto umano”. 
 
Nel testo - diffuso in otto lingue - Francesco, dicendosi grato a quanti si impegnano a custodire la «casa comune» come pure ai «numerosi progetti» volti a promuovere lo studio e la tutela degli ecosistemi, un’agricoltura più sostenibile e un’alimentazione più responsabile, ammette che: «La situazione ambientale, a livello globale così come in molti luoghi specifici, non si può considerare soddisfacente». Ribadisce pertanto «la necessità di una rinnovata e sana relazione tra l’umanità e il creato», nella convinzione che «solo una visione dell’uomo autentica e integrale ci permetterà di prenderci meglio cura del nostro pianeta a beneficio della presente e delle future generazioni».
 
In particolare, Francesco richiama l’attenzione sulla questione dell’acqua, «elemento tanto semplice e prezioso, a cui purtroppo poter accedere è per molti difficile se non impossibile». Si parla di oltre 600 milioni di persone nel mondo costrette a bere acqua sporca, come affermato ieri da monsignor Bruno Marie Duffé, segretario del Dicastero per lo sviluppo integrale, nel briefing di presentazione della Giornata mondiale . Un dato allarmante a riprova del fatto che il mondo sembra aver dimenticato che «l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani». «Questo mondo - scrive infatti il Papa - ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità». 
 
Bisogna allora mettere in pratica soluzioni concrete, cominciando col «prendersi cura delle fonti e dei bacini idrici». «È un imperativo urgente», rimarca Bergoglio, «oggi più che mai si richiede uno sguardo che vada oltre l’immediato, al di là di un criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale». Urgono, quindi, «progetti condivisi e gesti concreti, tenendo conto che ogni privatizzazione del bene naturale dell’acqua che vada a scapito del diritto umano di potervi accedere è inaccettabile». 
 
Con lo stesso vigore, il Papa estende la riflessione sull’acqua alla questione di mari e oceani, sia per ciò che riguarda la loro salvaguardia e l’inquinamento, che il dramma delle migrazioni. Queste enormi distese d’acqua sono un «bene inestimabile», afferma, che «rappresenta oggi una responsabilità ineludibile, una vera e propria sfida». «Tanti sforzi, purtroppo, svaniscono per la mancanza di regolamentazione e di controlli effettivi, specialmente per quanto riguarda la protezione delle aree marine al di là dei confini nazionali. Non possiamo permettere che i mari e gli oceani si riempiano di distese inerti di plastica galleggiante. Anche per questa emergenza siamo chiamati a impegnarci, con mentalità attiva, pregando come se tutto dipendesse dalla Provvidenza divina e operando come se tutto dipendesse da noi», sottolinea Francesco. 
 
Indica, perciò, ai cristiani che celebrano oggi la ricorrenza quale preghiera rivolgere a Dio in questa Giornata per il Creato. «Preghiamo - scrive - affinché le acque non siano segno di separazione tra i popoli, ma di incontro per la comunità umana. Preghiamo perché sia salvaguardato chi rischia la vita sulle onde in cerca di un futuro migliore. Chiediamo al Signore e a chi svolge l’alto servizio della politica che le questioni più delicate della nostra epoca, come quelle legate alle migrazioni, ai cambiamenti climatici, al diritto per tutti di fruire dei beni primari, siano affrontate con responsabilità, con lungimiranza guardando al domani, con generosità e in spirito di collaborazione, soprattutto tra i Paesi che hanno maggiori disponibilità». 
 
«Preghiamo - insiste Francesco - per quanti si dedicano all’apostolato del mare, per chi aiuta a riflettere sui problemi in cui versano gli ecosistemi marittimi, per chi contribuisce all’elaborazione e all’applicazione di normative internazionali concernenti i mari che possano tutelare le persone, i Paesi, i beni, le risorse naturali» e «garantire uno sviluppo integrale nella prospettiva del bene comune dell’intera famiglia umana e non di interessi particolari». Preghiamo anche per «quanti si adoperano per la custodia delle zone marittime, per la tutela degli oceani e della loro biodiversità, affinché svolgano questo compito responsabilmente e onestamente». 
 
Il Vescovo di Roma non manca infine di rivolgere un pensiero alle «giovani generazioni», nell’auspicio che esse «crescano nella conoscenza e nel rispetto della casa comune e col desiderio di prendersi cura del bene essenziale dell’acqua a vantaggio di tutti». Speranza del Papa «è che le comunità cristiane contribuiscano sempre di più e sempre più concretamente affinché tutti possano fruire di questa risorsa indispensabile, nella custodia rispettosa dei doni ricevuti dal Creatore, in particolare dei corsi d’acqua, dei mari e degli oceani».