Monday 19th Nov 2018

ROMA - “La sensibilità umana è molto suscettibile sulla difesa del possesso”, ma il settimo comandamento – “Non rubare” – non si riferisce solo “al tema del furto e al rispetto della proprietà altrui”. D’altra parte “non esiste cultura in cui furto e prevaricazione dei beni siano leciti”. No, la settima parola si presta ad una “lettura più ampia” cioè “focalizzando il tema della proprietà dei beni alla luce della sapienza cristiana”. Così Papa Francesco ha introdotto in udienza generale la sua riflessione sul settimo comandamento.

“Nella dottrina sociale della Chiesa si parla di destinazione universale dei beni”, ha ricordato il Papa. “Che cosa significa? Ascoltiamo che cosa dice il Catechismo: “All’inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell’umanità, affinché se ne prendesse cura, la dominasse con il suo lavoro e ne godesse i frutti. I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano”. E ancora: “La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio”. La Provvidenza, però, - ha aggiunto – non ha disposto un mondo “in serie”, ci sono differenze, condizioni diverse, culture diverse, così si può vivere provvedendo gli uni agli altri”.

“Il mondo – ha sottolineato – è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari. Eppure molti vivono in una scandalosa indigenza e le risorse, usate senza criterio, si vanno deteriorando. Ma il mondo è uno solo! L’umanità è una sola! La ricchezza del mondo, oggi, è nelle mani della minoranza, di pochi, e la povertà, anzi la miseria e la sofferenza, di tanti, della maggioranza”.

“Se sulla terra c’è la fame – ha ammonito il Santo Padre – non è perché manca il cibo! Anzi, per le esigenze del mercato si arriva a volte a distruggerlo, si butta. Ciò che manca è una libera e lungimirante imprenditoria, che assicuri un’adeguata produzione, e una impostazione solidale, che assicuri un’equa distribuzione. Dice ancora il Catechismo: “L’uomo, usando dei beni creati, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede, non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri”. Ogni ricchezza, per essere buona, deve avere una dimensione sociale. In questa prospettiva appare il significato positivo e ampio del comandamento “non rubare”. “La proprietà di un bene fa di colui che lo possiede un amministratore della Provvidenza”. Nessuno – ha sottolineato – è padrone assoluto dei beni: è un amministratore dei beni. Il possesso è una responsabilità: “Ma io sono ricco di tutto…” – questa è una responsabilità che tu hai. E ogni bene sottratto alla logica della Provvidenza di Dio è tradito, è tradito nel suo senso più profondo”.

“Ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Questa – ha rimarcato il Papa – è la misura per valutare come io riesco a gestire le ricchezze, se bene o male; questa parola è importante: ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Se io so donare, sono aperto, allora sono ricco non solo in quello che io possiedo, ma anche nella generosità, generosità anche come un dovere di dare la ricchezza, perché tutti vi partecipino. Infatti se non riesco a donare qualcosa è perché quella cosa mi possiede, ha potere su di me e ne sono schiavo. Il possesso dei beni è un’occasione per moltiplicarli con creatività e usarli con generosità, e così crescere nella carità e nella libertà”.

“Cristo stesso, pur essendo Dio, “non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso” e ci ha arricchiti con la sua povertà. Mentre l’umanità si affanna per avere di più, Dio la redime facendosi povero: quell’Uomo Crocifisso ha pagato per tutti un riscatto inestimabile da parte di Dio Padre, “ricco di misericordia”. Quello che ci fa ricchi – ha sottolineato ancora Papa Francesco – non sono i beni ma l’amore. Tante volte abbiamo sentito quello che il popolo di Dio dice: “Il diavolo entra dalle tasche”. Si comincia con l’amore per il denaro, la fame di possedere; poi viene la vanità: “Ah, io sono ricco e me ne vanto”; e, alla fine, l’orgoglio e la superbia. Questo è il modo di agire del diavolo in noi. Ma la porta d’entrata sono le tasche”.

“Cari fratelli e sorelle, ancora una volta Gesù Cristo ci svela il senso pieno delle Scritture. “Non rubare” vuol dire: ama con i tuoi beni, approfitta dei tuoi mezzi per amare come puoi. Allora la tua vita diventa buona e il possesso diventa veramente un dono. Perché la vita – ha concluso – non è il tempo per possedere ma per amare”. (aise)

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