Monday 10th Dec 2018

Iacopo Scaramuzzi - La Stampa - 

È necessario un «rinnovato impegno della Comunità internazionale» nel venire incontro alle «legittime aspirazioni» di israeliani e palestinesi e «riattivare il processo di pace» per «raggiungere la soluzione dei due Stati»: è l’auspicio emerso nel corso della quarta udienza che il Papa ha concesso dall’inizio del pontificato al presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Francesco è tornato a sottolineare l’importanza di preservare il «valore universale di Città santa per le tre religioni abramitiche» di Gerusalemme, dopo la controversa decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di spostarvi l’ambasciata Usa da Tel Aviv, annunciata a dicembre 2017 e realizzata lo scorso maggio, riconoscendola così come capitale di Israele.
 
Nel corso dei «cordiali colloqui» che Abbas ha avuto dapprima con il Papa e successivamente con il “ministro degli Esteri” della Santa Sede, monsignor Paul Richard Gallagher (il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin è in missione a Parigi), «ci si è quindi soffermati sul cammino di riconciliazione all’interno del popolo palestinese», si legge nella nota vaticana in riferimento al rapporto tra Olp e Hamas, «nonché sugli sforzi per riattivare il processo di pace tra Israeliani e Palestinesi e raggiungere la soluzione dei due Stati, auspicando un rinnovato impegno della Comunità internazionale nel venire incontro alle legittime aspirazioni di entrambi i popoli. Un’attenzione particolare è stata riservata allo status di Gerusalemme, sottolineando l’importanza di riconoscerne e preservarne l’identità e il valore universale di Città santa per le tre religioni abramitiche». 
 
Nel corso dei colloqui, ancora, «sono stati rilevati i buoni rapporti tra la Santa Sede e la Palestina e il ruolo positivo dei cristiani e dell’attività della Chiesa nella società palestinese, sancito dall’Accordo globale del 2015». Infine, «si è parlato degli altri conflitti che affliggono il Medio Oriente e dell’urgenza di favorire percorsi di pace e di dialogo, con il contributo delle comunità religiose, per combattere ogni forma di estremismo e di fondamentalismo». 
 
Francesco ha accolto il leader palestinese con un abbraccio e un bacio. Il colloquio a porte chiuse alla presenza di un interprete arabo della Segreteria di Stato vaticana è durato 20 minuti. Quando Francesco gli ha regalato il suo messaggio per la Giornata mondiale della Pace, Abu Mazen ha commentato: «Preghiamo per la pace in questa stagione di Natale». Il presidente palestinese, da parte sua, ha regalato al Pontefice argentino un libro sui rapporti storici tra Vaticano e Terra Santa ed una immagine di Gerusalmme: «Questa rappresenta lo spirito della città vecchia di Gerusalemme», ha sottolineato. 
 
Il presidente palestinese era accompagnato da una delegazione di sedici persone, tra le quali il ministro degli esteri Riyad al-Maliki, l’ambasciatore presso la Santa Sede Issa Kassissieh e l’ambasciatrice presso il Quirinale Mai Alkaila. Accomiatandosi dal Papa, Abbas gli ha detto: «Sono contento di questo incontro: contiamo su di lei».
 
L’agenzia stampa palestinese Wafa informa che Abbas «ha riferito al Papa degli ultimi sviluppi in Palestina e delle implicazioni della decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele muovendo la propria ambasciata nella città». Il presidente palestinese ha inoltre parlato al Papa «delle violazioni di Israele contro il popolo palestinese, la sua terra e i suoi luoghi sacri, in particolare a Gerusalemme». Il colloquio, infine, ha toccato anche il tema delle «relazioni tra Palestina e Santa Sede e le forti relazioni storiche tra di esse, e il presidente Abbas ha ringraziato il Papa per il suo sostegno alla causa palestinese».
 
In un’intervista con  La Stampa , Abbas - che dopo il Papa ha in agenda un incontro con il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e con il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte - ha spiegato: «Gli Stati Uniti di Trump non possono essere gli unici mediatori in Medio Oriente», ed ha aggiunto: «Lo scorso febbraio ho suggerito al Consiglio di Sicurezza dell’Onu che l’unica maniera per fare dei progressi è creare un meccanismo che includa tutti i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, del Quartetto ed altri. Anche l’Europa può avere un ruolo. E inoltre restiamo aperti a negoziati diretti: ho accettato più volte incontri con il premier Netanyahu, anche a Mosca su invito del presidente Putin, ma lui non si è mai presentato».

Si tratta della quarta udienza privata del Pontefice al leader palestinese, dopo quelle del 17 ottobre 2013, del 16 maggio 2015 e del 14 gennaio 2017, senza dimenticare la preghiera di pace nei Giardini Vaticani con l’allora presidente israeliano Shimon Peres e il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo nel giugno 2014, dopo il viaggio di Francesco in Terra Santa, e l’incontro con Abbas in Palestina. 
 
Papa Francesco ha ricevuto lo scorso 15 novembre il presidente israeliano Reuven Rivlin. Tra Mahmoud Abbas e il Papa, inoltre, vi sono state varie telefonate dopo la decisione statunitense di spostare l’ambasciata a Gerusalemme. La Santa Sede ha riconosciuto lo «Stato di Palestina» a gennaio del 2016.

FRANCESCO: ALZIAMO LO SGUARDO E APRIAMO IL CUORE

ROMA - “Oggi inizia l’Avvento, il tempo liturgico che ci prepara al Natale, invitandoci ad alzare lo sguardo e ad aprire il cuore per accogliere Gesù. In Avvento non viviamo solo l’attesa del Natale; veniamo invitati anche a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo – quando alla fine dei tempi tornerà –, preparandoci all’incontro finale con Lui con scelte coerenti e coraggiose”. Così Papa Francesco ha introdotto l’Angelus, recitato insieme ai fedeli giunti a San Pietro nella prima domenica di Avvento.

“Ricordiamo il Natale, aspettiamo il ritorno glorioso di Cristo, e anche il nostro incontro personale: il giorno nel quale il Signore chiamerà. In queste quattro settimane – ha ricordato il Papa – siamo chiamati a uscire da un modo di vivere rassegnato e abitudinario, e ad uscire alimentando speranze, alimentando sogni per un futuro nuovo. Il Vangelo di questa domenica va proprio in tale direzione e ci mette in guardia dal lasciarci opprimere da uno stile di vita egocentrico o dai ritmi convulsi delle giornate. Risuonano particolarmente incisive le parole di Gesù: “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso. […] Vegliate in ogni momento pregando”. Stare svegli e pregare: ecco come vivere questo tempo da oggi fino a Natale”, ha esortato il Papa. “Stare svegli e pregare”.

“Il sonno interiore – ha ammonito il Santo Padre – nasce dal girare sempre attorno a noi stessi e dal restare bloccati nel chiuso della propria vita coi suoi problemi, le sue gioie e i suoi dolori, ma sempre girare intorno a noi stessi. E questo stanca, questo annoia, questo chiude alla speranza. Si trova qui la radice del torpore e della pigrizia di cui parla il Vangelo. L’Avvento ci invita a un impegno di vigilanza guardando fuori da noi stessi, allargando la mente e il cuore per aprirci alle necessità della gente, dei fratelli, al desiderio di un mondo nuovo. È il desiderio di tanti popoli martoriati dalla fame, dall’ingiustizia, dalla guerra; è il desiderio dei poveri, dei deboli, degli abbandonati. Questo tempo è opportuno per aprire il nostro cuore, per farci domande concrete su come e per chi spendiamo la nostra vita”.

Il secondo atteggiamento per vivere bene il tempo dell’attesa del Signore, ha aggiunto, “è quello della preghiera. “Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”, ammonisce il Vangelo di Luca. Si tratta di alzarsi e pregare, rivolgendo i nostri pensieri e il nostro cuore a Gesù che sta per venire. Ci si alza quando si attende qualcosa o qualcuno. Noi attendiamo Gesù, lo vogliamo attendere nella preghiera, che è strettamente legata alla vigilanza. Pregare, attendere Gesù, aprirsi agli altri, essere svegli, non chiusi in noi stessi. Ma se noi pensiamo al Natale in un clima di consumismo, di vedere cosa posso comprare per fare questo e quest’altro, di festa mondana, Gesù passerà e non lo troveremo. Noi attendiamo Gesù e lo vogliamo attendere nella preghiera, che è strettamente legata alla vigilanza”.

“Ma qual è l’orizzonte della nostra attesa orante? Ce lo indicano nella Bibbia soprattutto le voci dei profeti. Oggi è quella di Geremia, che parla al popolo duramente provato dall’esilio e che rischia di smarrire la propria identità. Anche noi cristiani, che pure siamo popolo di Dio, rischiamo di mondanizzarci e di perdere la nostra identità, anzi, di “paganizzare” lo stile cristiano. Perciò – ha ribadito il Papa – abbiamo bisogno della Parola di Dio che attraverso il profeta ci annuncia: “Ecco, verranno giorni nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto [...]. Farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra”. E quel germoglio giusto è Gesù, è Gesù che viene e che noi attendiamo. La Vergine Maria, che ci porta Gesù, donna dell’attesa e della preghiera, ci aiuti a rafforzare la nostra speranza nelle promesse del suo Figlio Gesù, per farci sperimentare che, attraverso il travaglio della storia, Dio resta sempre fedele e si serve anche degli errori umani per manifestare la sua misericordia

Dopo l'Angelus, il Papa ha indirizzato un pensiero alla Siria.
“L’Avvento è tempo di speranza. In questo momento vorrei fare mia la speranza di pace dei bambini della Siria, dell’amata Siria, martoriata da una guerra che dura ormai da otto anni. Per questo, aderendo all’iniziativa di “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, accenderò ora un cero, insieme a tanti bambini che faranno lo stesso, bambini siriani e tanti fedeli nel mondo che oggi accendono le loro candele. Questa fiamma di speranza e tante fiammelle di speranza disperdano le tenebre della guerra! Preghiamo e aiutiamo i cristiani a rimanere in Siria e in Medio Oriente come testimoni di misericordia, di perdono e di riconciliazione. La fiamma della speranza – ha concluso Papa Francesco – raggiunga anche tutti coloro che subiscono in questi giorni conflitti e tensioni in diverse altre parti del mondo, vicine e lontane. La preghiera della Chiesa li aiuti a sentire la prossimità del Dio fedele e tocchi ogni coscienza per un impegno sincero a favore della pace. E che Dio, nostro Signore, perdoni coloro che fanno la guerra, coloro che fanno le armi per distruggersi e converta il loro cuore. Preghiamo per la pace nell’amata Siria”. (aise)

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