Sunday 16th Jun 2019

Roma - Salute e attenzione agli stili di vita, importanza all’istruzione e alla formazione, ma anche sicurezza verso la criminalità. Sono questi i valori cui aspirano gli italiani, mentre la crisi ha messo a repentaglio i rapporti sociali e la fiducia nelle istituzioni.

E’ quello che emerge dal Rapporto sul Benessere equo e sostenibile dell’Istat, da cui risulta che dei 12 domini del benessere equo e sostenibile ottiene il punteggio più alto la salute, mentre quello più basso va alla politica e alle istituzioni, ciò dimostra un certo distacco dei cittadini verso la cosa pubblica.

Nelle valutazioni emergono importanti differenze tra generazioni e livelli di istruzione. I giovani tra i 18-29 anni attribuiscono più importanza alle relazioni sociali (con una distanza dell’0,7% rispetto ai più anziani), alla ricerca e innovazione così come sono soddisfatti della propria vita (attestandosi entrambi al +0,6%). Mentre i più anziani, dai 65 anni in su, danno più importanza alla sicurezza personale (con una distanza di 0,4 rispetto ai più giovani), così come le persone con un livello più basso di istruzione (con una distanza rispetto ai laureati di 0,4) che sono più vulnerabili. Chi ha, invece, almeno una laurea mostra più sensibilità per temi come l’innovazione (+0,9), il paesaggio (+0,7), e considerano rilevanti per il proprio benessere la politica ed il lavoro (entrambi +0,6) rispetto a chi ha al massimo la licenza media.

Nel complesso delle misure del Bes la situazione è in miglioramento: quasi il 40% degli indicatori, infatti, rivela una variazione positiva rispetto all’anno precedente, mentre sono inferiori ma significative le percentuali che peggiorano (31,8%) o rimangono stabili (29,1%). I domini con maggiori andamenti positivi sono: Innovazione, ricerca e creatività, (86%), Benessere economico (80%), Lavoro e conciliazione dei tempi di vita (67%). A presentare maggiore criticità nel breve periodo è il dominio delle relazioni sociali (con oltre un terzo degli indicatori in peggioramento).

A livello territoriale si conferma un gradiente Nord-Sud, già osservato nei precedenti rapporti. Appare, inoltre, generalizzato, un miglioramento degli indici su lavoro, benessere economico e ambiente, mentre arretrati l’istruzione, le relazioni sociali, la politica e la soddisfazione della vita.

Tra le novità di questo Rapporto Bes c’è la sezione di due approfondimenti tematici: il primo analizza la relazione tra Benessere soggettivo e altri indicatori di benessere concentrandosi su 3 fasi (prima, durante e dopo la crisi economica del 2013); il secondo fa un’analisi delle diseguaglianze verticali per regione in alcuni domini del Bes. Il principale determinante del benessere soggettivo è costituito dalla salute, che, invece, diminuisce nel 2013, l’anno di maggiore crisi economica, quando la percentuale di soddisfazione per la propria vita ha raggiunto livelli minimi. Nei tre periodi considerati si conferma un’associazione tra disponibilità risorse economiche, buone condizioni abitative e soddisfazione per la propria vita. Dalla crisi la sfera delle relazioni sociali acquisisce maggiore influenza sulla soddisfazione della vita, sia nel 2013 sia nel 2017 il volontariato, come la partecipazione sociale, corrispondono ad un maggiore benessere soggettivo.

Le disuguaglianze verticali tra le Regioni sono presenti nel reddito, negli anni di istruzione e soddisfazione per la vita. Nel Mezzogiorno si riscontrano sempre diseguaglianze maggiori, però nel confronto tra le graduatorie regionali ci sono diversi casi che non seguono strettamente il gradiente Nord-Sud: come nei livelli di reddito c’è una forte disuguaglianza tra Lombardia e Lazio; Marche e Umbria per quanto riguarda la soddisfazione per la vita; la Toscana, infine, per la salute.

Nel 2017 si interrompe il trend di crescita della speranza di vita, la maggiore longevità femminile si accompagna a condizioni più precarie di salute. Un maggiorenne su 5 è sia in eccesso di peso che sedentario, però l’attività fisica, rispetto alla difficoltà di affermazione degli altri stili di vita salutari, fa un’eccezione perché scende al 37,9% le persone che non praticano nessuna attività.

Gli indicatori dell’istruzione si mantengono inferiori alla media europea, dopo 10 anni di interrotta diminuzione è in crescita l’uscita precoce dai sistemi di istruzione (14% dei giovani 18-24 anni), il digital divide penalizza gli anziani, che hanno competenze digitali avanzate solo nel 3% dei casi, ciò comporta un’esclusione generalizzata dai vantaggi della società dell’informazione. I livelli di istruzione aumentano ad un ritmo più lento della media europea (72,2%), ma con un divario più ampio per le donne.

Restano difficili le condizioni del Sud: in Sicilia la disoccupazione raggiunge il 40, 8%, un valore dieci volte superiore rispetto a quello della provincia di Bolzano. Anche il benessere economico è inferiore alla media europea del 1,7%, ed, in particolare, alle media dell’area Euro del 7%. Il reddito pro capite delle famiglie ammonta a 21.804 PPA (Parità del Potere d’Acquisto) tornando ai livelli del 2010-2011. Si registra una lieve flessione della quota di persone a rischio povertà con il 20,3%, mentre è in peggioramento nel 2017 l’incidenza di povertà assoluta, che si basa sulla spesa per consumi, riguardando il 6,9% delle famiglie e l’8,4% degli individui.

Si riscontra, confermato pure nell’ultimo anno, anche un progressivo impoverimento delle relazioni sociali in tutte le ripartizioni geografiche. Con un nuovo minimo nel 2017 per quello che riguarda la partecipazione politica, con il 59,4%, peggiora anche la quota di popolazione che dichiara di avere amici e parenti su cui contare con l’80,4%, la diminuzione in particolare si concentra nel Mezzogiorno.

Se diminuisce la fiducia dei cittadini nel Parlamento e nei partiti politici, aumenta in positivo quella verso le istituzioni di vigilanza e soccorso, come le Forze dell’ordine ed i Vigili del fuoco. In miglioramento i tempi di giustizia civile, con una riduzione della durata media dei procedimenti stabiliti nei tribunali ordinari, permane però una variabilità territoriale molto accentuata. Calano gli omicidi (0,6 per 100mila abitanti) e migliora leggermente la percezione della sicurezza. Bisogna però dare attenzione alle violenze di genere: l’80,5% delle donne è vittima di una persona che conosce, nel 2017 più di 49mila donne si sono rivolte a un centro antiviolenza.

Riguardo alla soddisfazione per la propria vita c’è una flessione nel 2017, meno soddisfatti le donne (38,6%) e gli anziani (33,9%). In lieve aumento chi ritiene che la propria vita migliorerà nei prossimi 5 anni (27,2%). Più positivi i giovani, al Nord e tra gli uomini.

Nel 2016 diminuisce la spesa dei Comuni per la gestione di beni e attività culturali, le amministrazioni comunali del Centro-Nord spendono quasi il triplo di quelle del Mezzogiorno. Le aziende agrituristiche sono sempre più diffuse (+3,3%), in leggera flessione l’indice di abusivismo edilizio, in calo anche la pressione sul paesaggio e sull’ambiente delle cave e miniere. Durante il 2017 peggiora la qualità dell’aria nelle città, le città più inquinanti si trovano al Nord.

Sono stabili, invece, le emissioni responsabili dell’effetto serra, aumenta la percentuale della raccolta differenziata, che nel 2017 raggiunge il 55,5% del totale e peggiorano però gli indicatori di rischio idrogeologico. La spesa in Ricerca e Sviluppo sul Pil è in aumento (+0,1%) nel 2016, come anche gli investimenti in prodotti di proprietà intellettuale, permane però un ampio gap con livelli degli altri Paesi europei. Migliora il saldo tra entrate e uscite dei giovani laureati italiani. Scende, infatti, il tasso migratorio della "fuga dei cervelli", il Nord si conferma l’area italiana che offre maggiori opportunità ai giovani con alto livello di istruzione (+7,7 per mille), nel Centro diminuisce, invece, la capacità di attrarre i giovani laureati (-2,9), mentre al Sud continua la perdita di giovani (-23 per mille).

Per quanto riguarda la qualità dei servizi il 7,6% delle famiglie dichiara molto difficoltà ad accedere ai servizi essenziali nel biennio 2015-2017. Segnali negativi per i trasporti: solo il 16,4% è molto soddisfatto dei servizi per la mobilità, particolarmente critica la situazione nel Lazio, dove la percentuale scende al 3,5% degli utenti. - (NoveColonneATG)

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