Sunday 16th Jun 2019

Augusto Orsi da Locarno -

Quest’anno gli schermi cinematografici natalizi, dopo il passaggio epocale del film di Vanzina,  “Natale a cinque stelle”, sguardo satirico  sugli attuali politici al governo in Italia, diretto da Marco Risi,  a Netflix, sono contesi da “Il ritorno di Mary Poppins” di Rob Marshall e il “Grinch” per la regia di Yarrow Cheney e Scott Mosier.

Impresa ardua per il film della Disney , tradizionale, grigio e statico per un buon tre quarti della sua durata di  2 ore e dieci, nel confronto con il frenetico, movimentato e dissacrante Grinch che centra,  haimè, con precisione i gusti e il trend un tantino nevrotici dei bambini e preadolescenti di oggi.  

Il sequel o remake che si voglia di Mary Poppins, l’amata nanny più celebre della storia del cinema, pur rinnovato sotto alcuni aspetti narrativi non essenziali,  non regge, a parer mio, al confronto con il Grinch,  l’amato odiato esserino verde invasore devastante di ogni tipo di schermo.  Mary Poppins è la storia di ieri, il Grinch è quella di oggi, narrata a bambini di oggi, sfruttando al massimo le strategie narrative e visive attuali. Staremo a vedere chi la spunterà. Non è detta l’ultima parola!

Mary Poppins, interpretata con freschezza, doti canore, ma staticità da Emily Blunt, ci cala nell’atmosfera grigia degli anni trenta molto deprimente di una Londra un tantino da Brexit, già solcata da auto che poi diverranno “vintage”, dove per motivi  di ambientazione storica il regista fa aleggiare spunti di proteste sociali tipo “suffragette” . L’elegante Viale dei ciliegi, dove al numero 17,  in una dimora  tutta british, abita il giovane vedovo, ingenuo e sprovveduto, Mr Banks con i suoi tre   ben educati pargoli Annabel, John e Georgie  molto stereotipati, si ravviva solo quando il simpatico Lin Manuel Miranda  nelle vesti di Jack,  seducente lampionaio, accende  i lampioni e rallegra i piccoli e incanta le donzelle con le sue spettacolari trovate. Le non floride  vicende finanziarie  della famigliola dell’ex banchiere Banks sono in brutte acque e potrebbero concludersi con lo sfratto, in quanto Mr Wilkins, mellifluo ma  perfido banchiere che, metaforicamente,   si camuffa da filantropo vorrebbe impossessarsi della casa. Ma qua, Mary Poppins, con la sua  praticità e perspicacia,  raddrizza la barca e fa si che i Banks  vivano felici e contenti come lo si può essere in un periodo di depressione.

In “Il ritorno di Mary Poppins”, che resta un film da vedere dai grandi, ma non dai piccoli, che si annoierebbero, le pregevolezze cinematografiche che veramente coinvolgono gli spettatori piccoli e grandi  sono il tentativo di fermare il tempo spegnendo Big Ben, con la travolgente scalata dei lampionai e la sinfonia dei colorati palloncini nel cielo  di Londra per sottolineare l’happy end, con il meritato successo di Mary Poppins nella sua missione da “Salvation Army”.

I due film visti nella stessa zona, ma in due cinema diversi, dicono: per Il Ritorno di Mary Poppins 7 spettatori, invece sala quasi  completa da 200 posti per il Grinch.

Augusto Orsi

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