Friday 24th May 2019

Servono nuovi posti di lavoro all’estero nelle sedi da riaprire - 

ROMA - “È ora di chiedere ai nuovi responsabili politici e amministratori al vertice del MAECI, e senza mezzi termini, la semplice riapertura – a costo zero - delle postazioni consolari già soppresse in nome di un risparmio perpetrato sulle spalle dei più deboli, e cioè degli italiani che per lavorare, hanno dovuto lasciare il Paese”. È quanto sostiene in una nota il Coordinamento Esteri della Confsal Unsa, secondo cui le nuove assunzioni previste dalla nuova legge finanziaria 2019 per la rete consolare “non bastano. Diciamo grazie e ricordiamo però che ora è giunto il momento di collocare le nuove assunzioni nelle sedi già soppresse e che queste vanno finalmente riaperte”.

Per il sindacato bisogna “uscire dal buio del medioevo, in cui la politica per gli italiani all’estero ha collocato in passato la ramificazione dei servizi consolari, con la perversione del principio di sussidiarietà e con la creazione di nuovi centri d’interessi, talvolta materiali, talvolta politici, attorno ai cosiddetti “servizi ai connazionali””.

Nella metafora medievale usata dal sindacato i Vassalli sono i Consoli Onorari perché “privi di deleghe adeguate, spesso completamente sopraffatti nell’affrontare le esigenze di comunità italiane che in taluni casi superano le trentamila unità. Poche ore di apertura mensili, per fungere spesso solo da passacarte e che in certi casi addirittura allungano i tempi di elaborazione delle pratiche consolari”.

I Valvassori sono invece “i Centri italiani di assistenza sociale come i Patronati ed Enti gestori di analoga natura alla disperata ricerca di una legittimazione sempre più scarsa all’estero, dove gli italiani ormai non hanno più bisogno di chi “gli fa la pratica di pensione””.

Infine, i Valvassini cioè “la solita cerchia di persone che ruota attorno ai consolati con interessi di varia natura. Soprattutto in Europa, dove vige il diritto al voto comunale attivo e passivo per i cittadini comunitari, l’uno o l’altro connazionale ha ben pensato di “mettersi a disposizione”, raccogliendo una domanda di passaporto o consegnando una carta d’identità. I conti potrebbero tornare con l’equazione “Una carta d’identità uguale ad un voto alle prossime elezioni comunali””.

Fuor di metafora, la Confsal Unsa Esteri lancia infine un “appello alla coerenza e non chiede altro: che sia ripristinata la dignità nell’erogazione dei servizi all’estero; che i servizi consolari siano sottratti alla strisciante privatizzazione evidentemente in atto; che si realizzi una seria decentralizzazione dei servizi resi da personale Maeci ben addestrato e ben attrezzato; che lo stato rioccupi gli spazi lasciati vuoti nell’erogazione dei servizi statali all’estero, mettendo fuori gioco tutti quegli “strascinafaccende” che cercano vantaggi dalla tragedia delle chiusure consolari”. (aise)

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