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Dalla periferia di Napoli a Helsinki, dove dirige, a soli 44 anni, un intero dipartimento e un centro di ricerca universitari. È la storia del prof. Vincenzo Cerullo, scienziato impegnato nell'ambito delle nuove terapie immuno-oncologiche -
 
Da piccolo Vincenzo Cerullo fantasticava di diventare scienziato. Oggi, a 44 anni, questo napoletano originario di Melito ha finalmente coronato il suo sogno. Peccato che per farlo sia dovuto emigrare a migliaia di chilometri da casa… Dopo la laurea in chimica e tecnologie farmaceutiche all’Università Federico II di Napoli, infatti, il ricercatore si è trasferito a Houston, in Texas, dove ha svolto un Postdoc, salvo poi dirigersi con la moglie svedese a Helsinki nel 2009. «Immigrato, non parlavo una parola di finlandese – ricorda oggi al telefono Cerullo –! Eppure l’Università di Helsinki ha creduto in me, offrendomi la cattedra di professore ordinario alla facoltà di farmacia, oltre alla direzione di un intero dipartimento e di un centro di ricerca. Tutto a soli 44 anni. Quando mai in Italia capita una simile opportunità? A differenza del nostro Paese, la Finlandia vanta un sistema meritocratico e una mentalità elastica».

I vantaggi di questa lungimiranza sono lampanti. Vedere per credere i successi di Cerullo, che nel 2015 ha vinto un ERC Consolidator Grant per la sua attività di ricerca nell’ambito delle nuove terapie immuno-oncologiche. A dispetto dello stereotipo del genio solitario, il professore, però, ama il lavoro di squadra. Al suo fianco, infatti, opera un team di venti scienziati, dodici dei quali provenienti dall’Italia. «Gli italiani sono particolarmente motivati – osserva Cerullo –. Sembrano spinti da un senso di rivalsa, vogliono dimostrare il proprio valore. D’altra parte, vengono da un Paese in cui impazza una guerra tra poveri e dove non si scommette sull’educazione delle nuove generazioni».

Quando pensa all’Italia e al giorno in cui lasciò Napoli, Vincenzo si commuove ancora. «Da partenopeo doc, mi mancano il sole, la mozzarella e le mie radici» ammette. Ciononostante, la Finlandia resta «il Paese migliore al mondo per vivere». Uno Stato vicino alle persone, anche nelle difficoltà. Come quando, anni fa, il figlio Victor si ammalò di tumore e fu ricoverato in ospedale: «Anziché pagare per le cure e l’eccellente servizio, mia moglie venne stipendiata per restare accanto al bimbo» ricorda Cerullo. Ora Victor ha 8 anni e gode di ottima salute. Ma suo padre non dimentica. È felice di abitare in una nazione dalla qualità di vita altissima. Un luogo dove si vive in modo semplice, non c’è delinquenza, dove i figli vengono responsabilizzati fin da piccoli e dove vige «un sistema scolastico tra i migliori al mondo».

«Qui il mio stipendio non finisce nelle tasche di baby sitter, scuole private e compagnia bella… Qui i bambini rincasano da soli e i lavoratori escono dall’ufficio alle 16,30 per recarsi in palestra o a casa. In Finlandia la famiglia viene prima di tutto. Così, quando si lavora si rende il doppio. E nessuno fa a gara a rimanere sulla scrivania!». Una lezione che – è convinto Cerullo – in Italia non è ancora stata recepita. Per questo, ai giovani compaesani lo scienziato consiglia di: «Uscire dal Paese, fare un ottimo lavoro e poi tornare a casa per cambiare le cose».

Anche Vincenzo, di tanto in tanto, torna in patria, in veste di professore associato alla Federico II. Ma la sua prima casa resta Helsinki, dove, dal 29 ottobre, è partito un nuovo corso per Phd students dal titolo: «Creativity in science». «L’ho chiamato così perché sono convinto che la scienza abbia bisogno di un popolo più creativo – racconta –. L’obiettivo delle lezioni (tenute da docenti italiani, rumeni, finlandesi, indiani e seguite da un centinaio di studenti, divisi in gruppi di venti) è indagare la discrepanza tra il lavoro dello scienziato e il suo impatto sulla società. E poi – conclude Cerullo –, dal mio punto di vista il corso è un modo per ripagare la Finlandia di quanto mi ha dato. Noi italiani siamo creativi per natura e, in questo campo, abbiamo sicuramente una marcia in più». (Luisa Santinello - Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)