Friday 24th May 2019

Roma - Coco Chanel, Steve Jobs, il re delle aspirapolveri James Dyson o Roxanne Quimby, regina della cosmesi naturale: i grandi innovatori sono spesso anche grandi outsider, donne e uomini che partendo dai margini di un settore, con le loro idee e la loro tenacia, finiscono per rivoluzionarlo, trasformandolo per sempre.

Ma come ci riescono?

Con una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista americana Organization Science, un gruppo di studiosi è riuscito a distillare gli ingredienti chiave che guidano il percorso degli innovatori outsider attraverso diffidenze, difficoltà e sconfitte, fino al successo finale. Per farlo, si sono concentrati in particolare sulla vicenda di un grande inventore: John Harrison, che con il suo cronometro marino ha rivoluzionato la navigazione in alto mare.

Nel 1707, al largo delle Isole Scilly, non lontano dalle coste inglesi, si consumò una delle più grandi tragedie navali della storia: a causa di un errore nel calcolo della rotta, quattro navi da guerra si schiantarono contro le isole e affondarono portando alla morte di oltre duemila uomini.

Alla luce di questa tragedia, pochi anni più tardi, nel 1714, il parlamento inglese istituì un ricchissimo premio in denaro a favore di chiunque avesse risolto il problema della misurazione della longitudine in mare aperto.

A dispetto della competizione serrata da parte di alcune delle più brillanti menti del tempo, ad aggiudicarsi il premio fu il più improbabile dei contendenti: John Harrison, un falegname inglese autodidatta proveniente da un piccolo villaggio del Lincolnshire e senza alcuna formazione accademica. Harrison attaccò frontalmente l’establishment scientifico del tempo con una soluzione inedita per risolvere l’enigma della longitudine: un cronometro marino estremamente preciso e al tempo stesso capace di resistere alle difficili condizioni ambientali a bordo delle navi.

Come riuscì un outsider di umili origini a farsi ascoltare da nobili e scienziati, convincendoli che la sua idea ambiziosa poteva funzionare? Ad aiutare John Harrison, inizialmente, furono proprio le sue origini non aristocratiche e la formazione non canonica, che gli permisero di esplorare soluzioni non convenzionali al problema della longitudine.

"La mancanza di educazione canonica e formale di John Harrison – spiega Simone Ferriani, docente dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio – gli permise di sperimentare idee molto divergenti rispetto a quelle dominanti a quel tempo".

Una caratteristica che si ritrova anche nella vicenda di un'altra grande outsider: Coco Chanel. "Chanel – conferma Ferriani – era figlia illegittima di una lavandaia e di un venditore ambulante e attinse dalle sue umili origini per concepire alcune delle sue idee estetiche più radicali e iconiche, ad esempio la proverbiale predilezione per il bianco e nero, ispirata dai colori delle uniformi indossate negli anni di orfanotrofio".

Nonostante tutto questo, ovviamente, la vita dell'outsider è costellata di ostacoli e difficoltà. Il segreto del successo, in questo senso, è saper trasformare gli svantaggi in vantaggi. Lo seppe fare John Harrison, in una continua lotta con l'establishment che prosegui anche dopo i primi successi, e ci è riuscita anche Roxanne Quimby, imprenditrice statunitense che ha fondato l’impero della cosmesi naturale a marchio Burt's Bees.

"Marginalizzata e diseredata dalla famiglia per i suoi comportamenti eccentrici – racconta Gino Cattani, docente alla New York Universiy e coautore dello studio –, a poco più di trent’anni Roxanne Quimby si è trasferita nelle foreste del Maine. E qui è stata capace di trasformare la sua marginalizzazione in un’opportunità per sperimentare una serie di idee pionieristiche sull’uso sostenibile di risorse naturali a fini industriali".

Tra le strategie di successo degli outsider individuate dai ricercatori, una riguarda la capacità di destreggiarsi tra pubblici diversi, approfittando di quelli più predisposti ad accogliere idee innovative. John Harrison si affidò al sostegno dei marinai e dei politici che, rispetto ai complessi calcoli proposti dagli scienziati del tempo, volevano soluzioni più pratiche e veloci. "Anche Steve Jobs – aggiunge Simone Ferriani – ha mostrato la stessa capacità: prima di fondare Apple, incontrò decine di venture capitalist, ma sempre senza successo. Fino a quando si imbatté in Mark Makkula, giovane e facoltoso ingegnere che vide potenziale laddove l’establishment della finanza vedeva solo ostacoli". Makkula fu il primo ad investire in Apple: una scelta che si sarebbe per lui rivelata immensamente profittevole.

Questa tenacia mostrata da Steve Jobs, che non si è perso d'animo nonostante decine di rifiuti, è un altro degli ingredienti essenziali nel profilo dell'innovatore outsider. Se torniamo alla vicenda di John Harrison, del resto, troviamo la stessa perseveranza fuori dal comune. "Nel dedicarsi industriosamente e incessantemente alla misurazione della longitudine, Harrison esibì una tenacia paragonabile al fanatismo", conferma Ferriani. "Non solo testò e sperimentò ostinatamente il suo ingegnoso strumento di misurazione per quasi cinquant'anni, ma scrisse anche una serie di testi accusatori per denunciare i soprusi del comitato di valutazione dominato dall’ortodossia accademica, e contrastarne così l’ostracismo".

Un altro esempio simile, sotto questo aspetto, è quello di James Dyson, fondatore dell'impero delle aspirapolveri Dyson. "Come Harrison, Dyson non era un insider del settore: veniva dal mondo del design", racconta ancora Gino Cattani. "E fu solo dopo quindici anni di test, rettifiche, aggiustamenti ossessivi e oltre cinquemila prototipi che riuscì a perfezionare il pionieristico aspirapolvere senza sacche di riempimento che lo avrebbe catapultato ai vertici dell’industria".

Perché un'innovazione abbia successo deve essere presentata nei modi e nei termini richiesti dagli interlocutori interessati. "John Harrison – spiega Simone Ferriani – era un’autodidatta senza educazione formale, incapace di esprimere per iscritto le proprie idee in uno stile fruibile dalla comunità scientifica a cui si rivolgeva. Si rivolse così a persone che potessero fare da ‘traduttori’, oltre che sostenitori, delle sue idee". Harrison riuscì ad attirare l'attenzione prima dell'esperto di meccanismi ad orologeria George Graham e in seguito del noto scienziato James Short, che lo aiutarono ad illustrare il suo caso di fronte al Parlamento, fino ad arrivare ad interessare direttamente il re, Giorgio III, appassionato collezionista di orologi e dispositivi meccanici, che sostenne il suo progetto davanti alla comunità scientifica.

Infine, c'è il tema dell'accesso. Per gli outsider una delle sfide più grandi è conquistare l'attenzione di chi ha l’influenza e le risorse per aiutarli. In questo senso, spesso l'opportunità arriva da un evento o una causa esterna, ad esempio il grande naufragio del 1707. "La tragedia navale delle Isole Scilly – dice Ferriani – fu la scintilla che accese l'attenzione dell'opinione pubblica sul problema della misurazione della longitudine in mare e che permise a John Harrison di entrare in scena".

Anche la vicenda di Coco Chanel, che parte nel primo dopoguerra, segue una dinamica simile. "La prima guerra mondiale – conferma Ferriani – ebbe l’effetto di accelerare l’emancipazione femminile, stimolando un contesto sociale altamente ricettivo nei confronti dello stile sobrio e sportivo di Coco Chanel, basato su semplicità, funzionalità e materiali più confortevoli, in netto contrasto con lo stile voluttuoso e barocco del periodo prebellico". Spesso, insomma, le stesse caratteristiche che sembrano penalizzare gli outsider si rivelano gli ingredienti decisivi per il successo. Ed è in proprio in questa capacità di trasformare gli svantaggi in vantaggi che emerge il volto di questi innovatori.

“È solo comprendendo le forze e le condizioni che plasmano questo percorso di trasformazione che gli innovatori di oggi possono apprendere come controllarle a proprio vantaggio, anche se il loro viaggio inizia dai margini del sistema" conclude Ferriani. - (NoveColonneATG)
 

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