Monday 15th Jul 2019

Nuovo formato grafico per il Messaggero di sant’Antonio per l’estero e un’inchiesta sull’emigrazione italiana di oggi in stile graphic journalism - Tra le storie di expat del numero di febbraio quella dei coniugi friulani Michela Sfiligoi e Attilio Dal Piaz, viticoltori in Sudafrica, e quella della padovana Marta Cacciavillani, curatrice e critica d’arte contemporanea a New York -
 
PADOVA - Con il numero di febbraio il “Messaggero di sant’Antonio” per l’estero ha un nuovo progetto grafico che caratterizzerà per il futuro la rivista. Un formato leggermente più stretto, foto più grandi e scelte con ancora maggior cura, apertura a nuovi linguaggi come il graphic journalism o la graphic novel, temi ancor più coraggiosi e di «frontiera», e le immancabili pagine dedicate ai nostri emigrati all’estero.

«Una veste nuova, ma la passione non cambia – scrive nell’editoriale fra Fabio Scarsato, direttore responsabile della rivista – Perché l’inedito formato grafico non muterà quella lettura della realtà in chiave evangelica, francescana e antoniana che ci contraddistingue».

Esempio di questo nuovo corso è la copertina “Cervelli in fuga” dedicata ai nostri expat e l’approfondimento “Mobiles, indagine sulla mobilità”, scritto da Giulia Cananzi e Mattia Moro (quest’ultimo autore anche dei disegni), che utilizza la tecnica del graphic giornalism. Il servizio illustra come stia cambiando la mobilità italiana negli ultimi anni e, in particolare, come il fenomeno dell’emigrazione nazionale si sia adattato, trasformato e rinnovato nel tempo.

Tra le storie di ormai ordinaria emigrazione nel numero di febbraio c’è quella di Marta Cacciavillani, raccontata da Nicoletta Masetto in “Il senso di Marta per l'arte”. Nonostante l’Italia detenga due terzi del patrimonio artistico mondiale, la curatrice e critica d’arte contemporanea, originaria di Padova, come molti giovani creativi di casa nostra, è stata costretta a espatriare. Oggi, a 26 anni, vive e lavora a New York, ma ha già ricoperto ruoli in diverse organizzazioni nel Regno Unito, negli States e curato una retrospettiva alla NYU di Abu Dhabi.

Che cosa spinge due friulani a lasciare la propria terra e trasferirsi in Sudafrica lo spiega Luisa Santinello in “Ripartire da Ayama”. È la storia dei coniugi Michela Sfiligoi e Attilio dal Piaz che dal 2008 vivono a Paarl, a 50 km da Cape Town, dove hanno aperto un’azienda agricola e vinicola: Ayama, per l’appunto, parola xhosa che significa “qualcuno su cui contare”. Perché, accanto a produrre vino, olio e frutta, dando lavoro a 23 persone, la coppia ha fondato un asilo-scuola per bambini svantaggiati che fornisce istruzione, cibo e trasporti. (Inform)
 

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