Wednesday 26th Jun 2019

Roma – L’aumento del tempo dedicato al lavoro e la diminuzione delle ore di libertà sono diventati temi sempre più critici, soprattutto per la generazione dei millennials (ovvero i nati fra i primi anni Ottanta e la fine degli anni Novanta) cresciuta in un’epoca che ha visto aggiungersi a questi problemi l’egemonia della tecnologia e la costante presenza sui social network. Fattori che hanno determinato il delinearsi di uno scenario fortemente stressante e negativo, confermato da uno studio americano pubblicato su Forbes il 13 marzo, secondo cui il 66% dei nativi digitali ha ammesso di sentirsi affetto da “workaholism”, termine coniato nel 1971 dallo psicologo Wayne Oates nel libro “Confessions of a Workaholic: The Facts about Work Addiction” e che indica “la compulsione o l'incontrollabile necessità di lavorare incessantemente”.

Ma non è tutto, dalla ricerca è emerso che il 63% dei millennials ha rivelato di essere produttivo anche in malattia, il 32% di lavorare addirittura in bagno e il 70% di rimanere attivo nel weekend. E ancora, secondo un sondaggio pubblicato sul Washington Examiner, il 39% dei nativi digitali sarebbe disposto a lavorare perfino in vacanza, all’interno di una vera e propria “workcation”.

Ma cosa fare per combattere questa forma di dipendenza?

Gli esperti consigliano di perseguire un equilibrio consapevole fra i vari aspetti della vita, trovare un mentore che possa trasferire la propria esperienza e concedersi una pausa costruttiva al termine di ogni giornata lavorativa, ricordandosi che la qualità del benessere psicofisico è insostituibile. - (NoveColonneATG)

Lavorare da casa? Per gli italiani è un’abitudine salutare

Roma – Lavorare da casa incide positivamente sulla salute rispetto alla normale vita da ufficio: la pensa così l’84% degli italiani, secondo i quali il cosiddetto smartworking riduce lo stress, dà il vantaggio di lavorare in un ambiente confortevole e su misura e, perché no, permette di convertire il tempo risparmiato dal viaggio in una migliore gestione anche del proprio benessere.

È il dato che emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua sul welfare, pubblicata l’11 marzo, che ha indagato la percezione degli italiani sul rapporto tra salute e ambiente di lavoro. L'attività lavorativa, infatti, può condizionare in vario grado la salute dei lavoratori.

In ufficio, il principale fattore di rischio, a detta di più di un italiano su tre, è lo stress, con tutti i suoi possibili effetti sul benessere fisico e mentale. Seguono la postura e la sedentarietà, mentre solo il 9% si dice preoccupato dalle possibili conseguenze sulla vista. In un ambiente quale la fabbrica, o comunque per chi svolge un'attività più fisica, invece, il fattore che incide maggiormente sulla salute è il contatto, o l’esposizione, a sostanze chimiche potenzialmente nocive, seguito dall'eventualità di cadute e infortuni e dai pericoli connessi al sollevamento di pesi e alla movimentazione di carichi. - (NoveColonneATG)
 

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