Friday 19th Jul 2019

Andrea Ducci - corriere.it - 
 
Il governo prova a chiudere la partita su Alitalia. Lo schema è una nazionalizzazione velata dell’ex compagnia di bandiera, puntando sulla costituzione di una nuova società dove la maggioranza del capitale sarà in mano pubblica. In pratica a guidare il processo di rilancio del vettore, attualmente in procedura di commissariamento, dovranno essere Ferrovie dello Stato, con una quota del 35%, e il ministero dell’Economia, attraverso una partecipazione del 15%.

Un pacchetto che a ridosso del 15 luglio, scadenza fissata per la definizione della compagine azionaria, sarà ritoccato di quel tanto che basta per consegnare allo Stato la maggioranza. A confermarlo sono, del resto, fonti del ministero dello Sviluppo Economico, ossia il dicastero guidato da Luigi Di Maio, che in questo anno di governo si è fatto carico di trovare una soluzione per Alitalia. L’esito è tuttora incerto. A Di Maio preme ribadire che non ci sarà nessun rinvio rispetto alla scadenza di lunedì prossimo, ma al momento il ministro dello Sviluppo Economico non dispone di un elenco di proposte valide e sufficienti a rilevare il resto del capitale sociale della nuova Alitalia.

Alla certezza dell’impegno di Delta Airlines, che sottoscriverà una quota del 10%, fa da contraltare l’indeterminatezza sugli altri soci destinatari del restante 40% di azioni. Una quota mancante che vale in termini di ricapitalizzazione almeno 300 milioni di euro.

A farsi avanti alla luce del sole sono stati il presidente della SS Lazio Claudio Lotito, il gruppo Toto, titolare di concessioni autostradali con significative pendenze con l’Anas (controllata da Ferrovie), e German Efromovich, azionista della compagnia colombiana Avianca, che in Sud America ha da poco dichiarato bancarotta in Brasile, oltre che avviato una pesante ristrutturazione in Argentina. Candidati che per una ragione o l’altra non convincono né l’advisor Mediobanca, né la politica stessa. Proprio Di Maio parlando con i sindacati ha chiarito che Lotito deve dimostrare la sua solidità finanziaria.

Delta ha inoltre più di una riserva su Efromovich. Sullo sfondo resta l’ipotesi, più volte avallata dalla Lega, per l’ingresso nell’operazione di salvataggio di Atlantia, azionista di Autostrade e Aeroporti di Roma. Ma come noto la tragica vicenda del ponte Morandi a Genova ha spinto il M5S a considerare fortemente inopportuno il coinvolgimento del gruppo, controllato dalla famiglia Benetton. Talvolta i toni sono stati durissimi: Di Maio riferendosi a un’eventuale revoca delle concessioni di Atlantia ha definito «bollita» l’azienda, dunque una zavorra per Alitalia. Una manciata di giorni separa l’esecutivo dalla scadenza e nulla esclude che nella concitazione di una lunghissima trattativa possa giocare un ruolo anche Atlantia. Molto dipenderà dai rapporti di forza tra Lega e M5S, dalla posizione che vorrà assumere il premier Conte e, naturalmente da Atlantia.
 
Alcune cifre dell’attività di Alitalia intanto potrebbero andare a beneficio di chi si esercita sulla solidità del progetto di rilancio. Nel mese di giugno la compagnia ha registrato un aumento del 4,4% dei ricavi da traffico passeggeri rispetto al giugno 2018. In crescita anche i passeggeri trasportati, che a giugno sono saliti del 2,2%. Nel mese scorso Alitalia è risultata inoltre il vettore più puntuale in Europa.

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