Thursday 27th Feb 2020

 

PAPA: SIAMO SENSIBILI AI TANTI NAUFRAGHI DELLA STORIA

foto Osservatore Romano

 

ROMA\ aise\ - “Chiediamo oggi al Signore di aiutarci a vivere ogni prova sostenuti dall’energia della fede; e ad essere sensibili ai tanti naufraghi della storia che approdano esausti sulle nostre coste, perché anche noi sappiamo accoglierli con quell’amore fraterno che viene dall’incontro con Gesù. È questo che salva dal gelo dell’indifferenza e della disumanità”. Questa l’esortazione che Papa Francesco ha rivolto a tutti i cristiani al termine dell’udienza generale di in Aula Nervi. Proseguendo il ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli, il Papa si è soffermato, in particolare, sul passo “Non ci sarà alcuna perdita di vite umane in mezzo a voi”, sulle vicissitudini di Paolo tra Cirene e Roma: “La prova del naufragio: tra la salvezza di Dio e l’ospitalità dei maltesi”.
L’apostolo, da prigioniero, viene imbarcato per Roma: “la navigazione incontra fin dall’inizio condizioni sfavorevoli. Il viaggio si fa pericoloso”, ha spiegato il Papa. “Paolo consiglia di non proseguire la navigazione, ma il centurione non gli dà credito e si affida al pilota e all’armatore. Il viaggio prosegue e si scatena un vento così furioso che l’equipaggio perde il controllo e lascia andare la nave alla deriva. Quando la morte sembra ormai prossima e la disperazione pervade tutti, Paolo interviene e rassicura i compagni dicendo quello che abbiamo ascoltato: “Mi si è presentato […] questa notte un angelo di quel Dio al quale io appartengo e che servo, e mi ha detto: “Non temere, Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare, ed ecco, Dio ha voluto conservarti tutti i tuoi compagni di navigazione””. Anche nella prova, - ha quindi sottolineato Francesco – Paolo non cessa di essere custode della vita degli altri e animatore della loro speranza”.
Luca, il redattore degli Atti, “ci mostra così che il disegno che guida Paolo verso Roma mette in salvo non solo l’Apostolo, ma anche i suoi compagni di viaggio, e il naufragio, da situazione di disgrazia, si muta in opportunità provvidenziale per l’annuncio del Vangelo”.
Al naufragio segue l’approdo sull’isola di Malta: qui “gli abitanti dimostrano una premurosa accoglienza. I maltesi sono bravi, sono miti, sono accoglienti già da quel tempo”, ha osservato il Papa. “Piove e fa freddo ed essi accendono un falò per assicurare ai naufraghi un po’ di calore e di sollievo. Anche qui Paolo, da vero discepolo di Cristo, si mette a servizio per alimentare il fuoco con alcuni rami. Durante queste operazioni viene morso da una vipera ma non subisce alcun danno: la gente, guardando questo, dice: “Ma questo dev’essere un grande malfattore perché si salva da un naufragio e finisce morso da una vipera!”. Aspettavano il momento che cadesse morto, ma non subisce alcun danno e viene scambiato addirittura – invece che per un malfattore – per una divinità. In realtà, quel beneficio viene dal Signore Risorto che lo assiste, secondo la promessa fatta prima di salire al cielo e rivolta ai credenti: “Prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. Dice la storia che da quel momento non ci sono vipere a Malta: questa è la benedizione di Dio per l’accoglienza di questo popolo tanto buono”.
In effetti, ha proseguito Bergoglio, “il soggiorno a Malta diventa per Paolo l’occasione propizia per dare “carne” alla parola che annuncia ed esercitare così un ministero di compassione nella guarigione dei malati. E questa è una legge del Vangelo: quando un credente fa esperienza della salvezza non la trattiene per sé, ma la mette in circolo. “Il bene tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri”. Un cristiano “provato” può farsi di certo più vicino a chi soffre perché sa cosa è la sofferenza, e rendere il suo cuore aperto e sensibile alla solidarietà verso gli altri”.
Paolo, ha quindi rimarcato il Papa, “ci insegna a vivere le prove stringendoci a Cristo, per maturare la “convinzione che Dio può agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti” e la “certezza che chi si offre e si dona a Dio per amore, sicuramente sarà fecondo”. L’amore è sempre fecondo, l’amore a Dio sempre è fecondo, e se tu ti lasci prendere dal Signore e tu ricevi i doni del Signore, questo ti consentirà di darli agli altri. Sempre va oltre l’amore a Dio”.
“Chiediamo oggi al Signore di aiutarci a vivere ogni prova sostenuti dall’energia della fede; e ad essere sensibili ai tanti naufraghi della storia che approdano esausti sulle nostre coste, perché anche noi sappiamo accoglierli con quell’amore fraterno che viene dall’incontro con Gesù. È questo che salva dal gelo dell’indifferenza e della disumanità”, ha concluso Francesco che, infine, ha rivolto un pensiero e una preghiera per l’Australia distrutta dagli incendi: “fra voi c’è un gruppo dell’Australia”, ha detto il Papa rivolto ai fedeli. “Io vorrei chiedere a tutti di pregare il Signore perché aiuti il popolo in questo momento difficile, con quel rogo tanto forte. Sono vicino al popolo dell’Australia”. (aise) 

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