Saturday 20th Apr 2019

SOMMARIO: PER USCIRE DALLA CRISI – LE PRESUNZIONI DI BERLUSCONI - AUGURI A TRUMP – BUONA NOTIZIA -

Mentre il primo pensiero è di solidarietà ai tanti italiani terremotati per i quali non mi pare che la risposta pubblica centrale sia adeguata, per uscire dalla crisi all’Italia servono idee, programmi e persone serie. Il centro-destra deve chiedersi se vuole partecipare o meno al riscatto del Paese, ma per farlo deve innanzitutto trovare leader credibili, una piattaforma comune e decidere una linea politica.

Il tempo corre, i mesi passano, la crisi incalza e se tutto si riduce al “ritorno in campo” di Berlusconi avrà perso in partenza.

Trump inizia intanto una presidenza che va giudicata senza preconcetti e la nomina di Tajani al Parlamento europeo è una bella notizia, ma potrà fare poco se l’Italia  è ferma e vittima di troppe contraddizioni.

CENTRO DESTRA: LA PRESUNZIONE DI BERLUSCONI

Al massimo tra un anno si voterà per le elezioni politiche, c’è poco tempo e non andrebbe buttato via. Va votata subito una legge elettorale che assicuri una maggioranza, ma permettendo ai cittadini di scegliere direttamente le persone da eleggere, o la classe dirigente sarà sempre più inadeguata, mentre a tutti servirebbe un leader credibile e legittimato dal voto popolare.  

Il PD ha Renzi che presto tornerà in campo, i 5 Stelle faticano a trovare un leader che non sia lo stesso Grillo -  che però politico non è - mentre il centro-destra è purtroppo allo sbando.

L’intervista dei giorni scorsi di Berlusconi che conferma la sua volontà di una  personale, ennesima “discesa in campo” è per me sinonimo di prossimi ulteriori disastri e non tanto  – badate bene – per il valore del personaggio, ma soprattutto per l’ennesimo e clamoroso sbaglio di approccio.

Berlusconi non è (meglio, “non è più”) un leader, ma al massimo un patriarca  che rischia oggi di essere solo un formidabile tappo a qualsiasi tentativo di rinnovamento.

Una volta c’erano i partiti dove si cresceva passo passo, ora un sistema elettorale folle (e incostituzionale) “autonomina” i suoi dirigenti, ma se il leader non è credibile non può crearsi una coalizione intorno a lui e al massimo si raccolgono solo portaborse, pretoriani e “clientes” pronti a tradirlo – come in passato -  al primo passo falso.

Il metodo delle primarie “serie” per recuperare credibilità non vale solo per il leader nazionale, ma per tutte le candidature. La Sinistra e il Movimento 5 Stelle lo hanno capito, il centro-destra si sfascia perfino in ogni elezione comunale, scegliendo troppo spesso candidati  auto-referenziati e senza radicamento, incapaci  di vincere e - se eletti - spesso impossibilitati ad amministrare, non fosse che mancanza di credibilità e per le conseguenti risse  interne.

Va quindi scelto un metodo serio per selezionare candidature e leader e se Berlusconi  è così sicuro di essere il meglio del meglio abbia almeno l’umiltà di affrontare il confronto: se sarà il più votato avrà tutti i diritti di rappresentare lo schieramento, altrimenti si dovrà fare da parte, perché evidentemente sarà saltato fuori qualcuno più capace di lui a raccogliere consensi. D'altronde Berlusconi verifichi un qualsiasi sondaggio di opinione e ne avrà subito una amara ma comprensibile conferma!

Certo non può continuare a sostenere “Non c’è nessuno dietro di me” visto che - dopo aver massacrato la classe dirigente dell’allora neonato PDL alle politiche del 2013 non candidando molte persone valide e che avevano svolto bene il loro mandato per privilegiare amici e amici degli amici – eccolo che poi ha insistito e ad uno ad uno,  da Fitto ad Alfano, da Parisi a Toti, ha continuato sistematicamente ad uccidere politicamente tutti i superstiti o i potenziali emergenti.

In ogni segmento di centro-destra ci sono persone valide anche oltre ai leader della prima fila (penso a Zaia che è il governatore più benvoluto d’Italia, ma anche a Cattaneo di FI, alla Gelmini ecc.) ma servono  innanzitutto umiltà e volontà sincera di rinnovamento,

Soprattutto bisogna voler bene a questo nostro Paese per intraprendere un percorso simile, l’unico che alla fine potrebbe permettere al centro-destra di giocarsela alla pari e rischiare di vincere. Se invece si vogliono solo salvaguardare manipoli di yesman (o “yesgirl”)  andiamo avanti così, ma si corre al precipizio.

Visto poi che al centro-destra servirebbe anche una line apolitica comune (pro o contro l’Euro, pro o contro l’Europa, pro o contro la repubblica presidenziale?)  ciascun candidato-leader dello schieramento avrebbe così la possibilità non solo di farsi conoscere e valutare dal grande pubblico ma anche la necessità di spiegare come e con chi un domani collaborare visto che è impensabile che qualcuno in Italia arrivi oggi da solo al 51%.   

Di fatto, così, con le “primarie” si voterebbe anche una linea strategica e il vincitore  avrebbe tutti i diritti e l’autorevolezza di portare avanti le sue scelte.

Possibile che sia così difficile capire che non valgono più i metodi, le situazioni e i personaggi di 25 anni fa? Non è solo una questione di umiltà personale, non capirlo significa avere già perso in partenza la speranza di tornare a governare il paese.

AUGURI A TRUMP:  NE HA PROPRIO BISOGNO

Donald Trump ha vinto a dispetto dei desideri dei sinistrorsi di mezzo mondo ed è quindi diventato per loro ancora più antipatico di quanto non fosse in campagna elettorale. Allora era considerato sostanzialmente un povero scemo al massimo capace di contare barzellette ai suoi sciocchi elettori, come erano stati ben ridicolizzati dalla democraticissima Hillary Clinton, ma è finita come si sa.

Da novembre ad oggi per certi “democratici” (e la gran parte della stampa italiana) accecati dai preconcetti Trump non ne ha quindi azzeccata una, avrebbe scelto  collaboratori inadeguati, provocatori o cretini,  sbaglia tutto in politica interna ed estera, è un pericoloso razzista.

Così se cento persone manifestano a New York foto e montaggi delle riprese  servono solo a dimostrare che c’è “l’altra America” a contare davvero, quando è solo una minoranza presuntuosa ed arrogante che è stata sconfitta alle elezioni.

Certo è difficile ammetterlo ed anzi è più semplice sostenere che solo gli hacker russi avrebbero fatto vincere Trump contro la povera Clinton, anche se  nessuno ancora ha capito come, quando e perché.

Questo “razzismo al contrario” per cui chiunque non sia in linea con i desideri dei nostri sinistrorsi radical-chic sta diventando insopportabile sotto tutte le latitudini, anche se la dice lunga su come a sinistra  si intenda la democrazia, ovvero che chi non la pensa come loro non avrebbe diritto di esprimersi e soprattutto di vincere. Adesso Trump è presidente e prima di giudicarlo forse bisognerebbe un minimo lasciarlo lavorare, anche perché alcune cose che sostiene sono – secondo me – tutt’altro che stupide.

Per esempio cercare di discutere con la Russia anziché sanzionarla, mettere paletti all’espansionismo economico della Cina  anziché subire ed ossequiarla, chiedere che anche i partner  europei si impegnino finalmente di più nella Nato.

Ma perché bisognerebbe emarginare Taiwan che è un paese democratico e blandire la Cina popolare che chiede di avere mani libere nel commercio ma non rispetta né i diritti umani, né l’ambiente, né tantomeno i diritti dei lavoratori?

E’ così offensivo Trump se dice la verità, ovvero che l’Unione Europea è diventata sostanzialmente una lunga mano tedesca? Sicuramente avrà  molti limiti, ma Trump è una persona pratica, non si perde – come l’Europa – in comportamenti incomprensibili.

Per tutti vale il rapporto con la Russia: cosa ci stanno perdendo le aziende d’Europa con le assurde sanzioni a Putin? La Russia va punita per la questione della Crimea che è stata sempre russa nella storia e non è certamente ucraina?

E allora perché altrettante sanzioni l’Europa non le impone a decine e decine di altri regimi certamente non democratici e ben più totalitari di Putin? E perché l’Europa (e l’ONU) non hanno finalmente il coraggio di dire “stop” alle discriminazioni feroci contro le donne nei regimi islamici?

Trump deve sicuramente dimostrare di valere e non essere un buffone, ma questi sono temi su cui chi gli urla contro tace da sempre, sottolineando tutta la propria ipocrisia.  

Abituiamoci d’ora in poi ogni sera a sorbirci la quotidiana razione di critiche a Trump, mentre Obama va in pensione dopo 8 anni che certo non hanno visto la proclamata svolta interna e durante i quali il premio Nobel per la pace (!)  ha messo sulle spalle del mondo la crisi siriana e quella libica dando di fatto spazio all’ISIS in decine di paesi africani, armando il terrorismo oltre ad aver fatto pagare agli altri la crisi finanziaria americana. Ma essere presidente nero faceva “figo” …e allora vai con gli applausi

LA BUONA NOTIZIA

L’elezione di Antonio Tajani a presidente del parlamento europeo è una buona notizia e premia l’Italia  oltre i suoi meriti. Tajani è una persona seria, coerente, non ha mai nascoste le sue idee e la sua appartenenza, iniziando come giovane monarchico e poi in Forza Italia. Sfiorò l’elezione a sindaco di Roma ed eletto in Europa nel 2004, è poi stato un ottimo Commissario europeo, prima ai trasporti e poi all’industria e all’imprenditoria, senza preconcetti e con professionalità.

Speriamo che – insieme a Draghi  - aiuti l’Italia in Europa, ma anche che l’Italia si metta in grado di farsi aiutare.

Un saluto a tutti                                                          
Marco Zacchera

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