Thursday 27th Jul 2017

Camminare aiuta a rimanere in forma e ci regala benessere e salute. Ma secondo uno studio dell'università inglese di Warwick ne servono 15.000, l’equivalente di circa 11 chilometri. - 

Deborah Ameri - La Repubblica - 

Le applicazioni per il fitness e i braccialetti che tracciano l’attività fisica ce lo impongono da anni: 10.000 passi al giorno tolgono il medico di torno. O per lo meno è questo l’obiettivo giornaliero generalmente accettato per preservare la buona salute. In realtà non esistono prove o studi scientifici che corroborino questa teoria. Anzi. Una nuova ricerca, condotta dall’università inglese di Warwick, ha concluso che quei 10.000 passi non bastano affatto e che ce ne vorrebbero 15.000, l’equivalente di circa 11 chilometri, per proteggere il cuore e per scongiurare il rischio di infarto e di ammalarsi di diabete.   

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori guidati dal medico William Tigbe hanno studiato gli impiegati delle poste di Glasgow, in Scozia. Ne hanno selezionati 111, tra i 40 e i 60 anni, sia uomini che donne. Una parte di questi lavorava negli uffici, l’altra parte come postini, che girano a piedi la città per consegnare la corrispondenza. I ricercatori hanno misurato l’indice di massa corporea, il girovita, il livello di zuccheri nel sangue e il colesterolo di ogni partecipante e tutti, per una settimana, hanno dovuto indossare un dispositivo che tracciava i loro movimenti. I risultati, pubblicati sul Journal of obesity, affermano che gli impiegati schiavi della scrivania avevano la tendenza ad avere un più alto indice di massa corporea, di colesterolo e di glicemia.

Per ogni ora, oltre le cinque ore, che gli impiegati rimanevano seduti, si aggiungeva lo 0,2% in più di rischio di sviluppare una malattia cardiaca. Al contrario, i postini che passavano ore camminando per la città vantavano generalmente parametri più in ordine e quelli che facevano 15.000 passi al giorno erano più in salute degli altri e non erano esposti a quasi alcuna percentuale di rischio cardiaco. Va sottolineato che lo studio ha osservato i soggetti solo per una settimana e non ha verificato se nel lungo periodo le persone a rischio hanno poi effettivamente avuto problemi di cuore.

«Ma le nostre conclusioni implicano che ci sono delle buone ragioni per alzarsi dalla scrivania e muoversi, anche di più di quanto molti di noi stiano già facendo», ha osservato Tigbe.

L’obiettivo dei 15.000 passi e degli 11 chilometri giornalieri, però, sembra poco realizzabile. «Non esistono numeri magici e bisogna usare il buon senso», commenta a Francesco Fedele, docente di cardiologia all’università La Sapienza.

Ma se gli 11 chilometri suggeriti dagli inglesi sembrano fuori portata, quanto bisogna muoversi?

«Consiglio di percorrere 3-5 chilometri continuativi, in media pianura, lontano dai pasti», risponde Fedele.

E quando la sedentarietà diventa tossica?

«Se un soggetto ha problemi venosi arteriosi meglio che non stia seduto più di un’ora di fila. Un soggetto normale, dopo 3-4 ore è meglio che si sgranchisca le gambe e riattivi la circolazione. Lo stare seduti intorbidisce tutte le funzioni dell’organismo. Ma stare in piedi non basta. Bisogna muoversi», conclude Fedele.

E va anche detto che la mancanza di attività fisica è solo uno dei molti fattori che, insieme alla predisposizione genetica, determinano il rischio d’infarto.