Monday 24th Apr 2017

Ah, beati vent'anni. Tutto era facile, tutto possibile. Quando Mauro Mignardi, che studiava in Italia e veniva in Asmara per le vacanze, mi disse che là si facevano i Giochi della Gioventù e che erano una cosa bellissima, gli dissi senza esitazioni: "Facciamoli anche qui". E qualche settimana dopo, appena finite le Olimpiadi di Roma, anche Asmara ebbe i suoi giochi olimpici in miniatura nello stadio del Collegio La Salle, a Gaggiret. Io, fra l'altro, vinsi per la rappresentativa dei lavoratori la finale dei 100 metri.

Figurarsi la mia reazione quando Romano Scacchetti, assicuratore di Carpi emigrato per qualche tempo all'Asmara, venne fuori con l'idea di fare un pesce d'aprile. Si era nell'ufficio del mio amico fraterno e suo rappresentante locale, Enzo Di Raimondo, in Corso Italia, che già aveva cambiato nome in Avenue Haile Sellassie I. "Tu che lavori al Giornale dell'Eritrea - mi chiese Scacchetti a bruciapelo - potresti darci una mano a fare un bel pesce d'aprile?". Non risposi nè sì nè no, ma "in che modo?". Poi escogitammo come giocare uno scherzo alla cittadinanza, senza neanche lontanamente immaginare cosa sarebbe successo.

Una cosuccia da nulla. Un brevissimo comunicato dell'Ansa, ovviamente falsificato, che diceva più o meno: "Domani alla tale ora farà scalo all'aeroporto di Asmara un volo charter diretto a Nairobi. A bordo vi saranno gli attori italiani Sofia Loren e Marcello Mastroianni, protagonisti di una nuova pellicola che sarà girata in Kenya. L'aereo ripartirà dopo una breve sosta e quindi gli attori non potranno allontanarsi dall'aeroporto". Un foglietto di tre righe che l'indomani mattina infilai senza fatica fra le carte che ingombravano la scrivania del direttore Angelo Barbieri. Poi tornai in tipografia a fare il mio lavoro.

Il rischio era che il comunicato, data la semplicità e la stringatezza del linguaggio, potesse passare inosservato. Ma no. Poco prima della chiusura della prima pagina il direttore venne proprio da me con il comunicato e mi chiese di farne una finestrella a piè di pagina. E così il giornale andò in vendita nel pomeriggio con quella notiziola in prima pagina che poteva benissimo non essere notata.

Verso l'ora indicata per l'arrivo del fantomatico volo, con l'inseparabile Mauro Mignardi sul sellino posteriore della mia Lambretta, il giorno dopo andai verso l'aeroporto a verificare se qualche concittadino avesse abboccato al nostro pesce d'aprile. A mano a mano che mi avvicinavo allo scalo cominciai a provare una sensazione di vuoto alla bocca dello stomaco. La strada dell'aeroporto, normalmente percorsa da poche macchine quando non era atteso il volo settimanale dell'Alitalia, sembrava diventata il corso principale della città. Già a più di un chilometro dall'aerostazione decine di macchine erano parcheggiate in sosta vietata e gli automobilisti che continuavano ad arrivare  erano in stato di panico perché non sapevano più dove lasciare le vetture.

"Porca miseria", dissi a Mauro, "mi sa che l'abbiamo fatta grossa!". E infatti cominciavano ad arrivare anche pattuglie della polizia, allarmate da questo improvviso e incomprensibile interesse della parte italiana della popolazione verso l'aeroporto. Girai la Lambretta e mi diressi a precipizio verso la città, fermando tutti gli automobilisti che incontravo per spiegare che si era trattato di uno scherzo e invitarli a non andare all'aeroporto. Macchè. Era come se li volessi fregare per avere un incontro in esclusiva con i due divi del cinema, anche se nel 1960 erano praticamente al principio della carriera.

"Qui - dissi a Mauro - fra poco capiscono che li abbiamo fregati e ci fanno a pezzi. Andiamocene finchè siamo in tempo". Intanto la polizia elevava centinaia di multe ed esortava la gente a tornarsene in città, senza riuscire a capire cosa fosse veramente successo.

La resa dei conti per me arrivò la mattina dopo, quando Barbieri uscì dalla redazione gridando il mio nome e venne in tipografia a chiedermi di spiegargli perché il comandante della polizia lo minacciava di chiudere il giornale e di mettere il colpevole, cioè lui, in galera per direttissima. Confessai la mia colpa e insieme andammo al comando di polizia a cercare di spiegare come un'intera città fosse caduta nel più semplice dei pesci d'aprile, causando un ingorgo stradale di proporzioni mai viste e un notevole dispiego di forze di polizia incerte sul da farsi.

Mi ritrovai davanti allo stesso capitano eritreo che non tanto tempo prima aveva minacciato di arrestarmi perché lo avevo attaccato in una cronaca sportiva per via di uno schiaffo che aveva mollato a un tifoso italiano che non aveva ubbidito al suo ordine di non continuare prendere in giro i campioni di calcio dell'Impero etiopico che stavano perdendo contro la squadra italiana. Il gesto, pur prepotente, era giustificato dal rischio di veder scoppiare una rissa in tribuna, ma il capitano aveva avuto il torto di prendersela con un tifoso che non poteva sentirlo perché era sordo come una campana.

"Di nuovo lei? - mi apostrofò -. Dovrei rinchiuderla e buttare via la chiave". Ma non lo fece. Al contrario, da quel momento i rapporti fra noi migliorarono. In fondo con le multe gli avevamo fatto incassare un bel po' di soldi.

Molti ex asmarini forse si chiedono ancora come mai quella volta l'aereo di Sofia e Marcello mancò di fare l'annunciato scalo all'aeroporto di Asmara.

Ciro Migliore