Friday 20th Oct 2017

Nel 2001 andai in Etiopia ed Eritrea come "produttore" di un Dossier del TG2. La Rai aveva inviato da Roma la giornalista Paola Angelici e l'operatore Fabio Chiucconi, oggi anche lui inviato speciale soprattutto nelle zone di guerra. In Etiopia la nostra guida fu Maurizio Melloni, in Eritrea ci spostammo quasi sempre insieme ai carabinieri che l'Italia aveva inviato a far parte del contingente delle Nazioni Unite che doveva far rispettare la tregua fra  le due nazioni. A fine incarico, accompagnati i colleghi all'aeroporto, entrai al Bar Impero. Era domenica mattina e il locale era pieno, ma proprio vicino alla porta, ad un tavolino per quattro, sedevano tre anziani eritrei, vestiti di tutto punto come gli italiani degli anni sessanta la domenica mattina per andare alla messa in cattedrale. Da uno di loro arrivò l'invito in perfetto italiano: "Vuole accomodarsi?". Accettai con piacere. Appena seduto arrivò a bruciapelo la domanda: "In quale anno gli italiani arrivarono ad Asmara?". Trasecolato, diedi la risposta giusta. Fortunatamente avevo ripassato la storia della città perché le informazioni sarebbero servite nel compilare il Dossier per la Rai. Ma siccome non tutti gli italiani e neanche tutti gli asmarini potrebbero rispondere a una domanda così su due piedi, ecco un po' di storia sulla nostra adorata città natale (C.M.):

da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Asmara (tradizionalmente L'Asmara, in passato anche Asmera, è la capitale, la città più popolosa (579.000 abitanti) e il principale centro industriale, economico e culturale dell'Eritrea. È anche capoluogo della Regione Centrale.
 
Sorge su un altopiano a oltre 2.300 m s.l.m. e gode di un clima particolarmente mite e salubre (la temperatura media annua è di circa 17°C). Sede universitaria, ospita industrie tessili, dell'abbigliamento e della lavorazione della carne.
 
Nella città è ancora abbastanza diffuso l'utilizzo dell'italiano (molto più che nel resto del paese), che ha, peraltro, influenzato significativamente anche il Tigrigna localmente parlato. Anche la maggior parte degli italo-eritrei risiede in questa città.
 
Asmara nacque nel XII secolo, dall'unione di quattro villaggi. Originariamente vi erano infatti quattro clan che occupavano l'area dove sorge oggi la città: i Gheza Gurtom, i Gheza Shelele, i Gheza Serenser e i Gheza Asmae. Incoraggiati dalle famiglie, i leader dei quattro clan decisero di unirsi per fronteggiare i banditi che imperversavano nell'area. Dopo la vittoria, la zona fu chiamata Arbaete Asmara, che in lingua tigrina significa: "I quattro sono uniti". Nonostante quella fusione, Asmara (il suffisso Arbaete cadde ben presto in disuso) continuò a essere un villaggio di etnia tigrina, e tale rimase ancora a lungo: fu infatti solo a partire dagli anni Ottanta del XIX secolo che la popolazione della località iniziò ad incrementarsi in maniera significativa, anche grazie all'attribuzione del ruolo di capoluogo della regione e alla fondazione di un mercato locale per ordine di Ras Alula (colui che in seguito guidò l'attacco del 1887 ai soldati italiani a Dogali).
 
Un'altra leggenda narra che in queste zone la Regina di Saba avesse dato alla luce il figlio di Re Salomone, Menelik I.
 
La città fu occupata dall'Italia nel 1889 e divenne capitale della colonia nel 1897. Nel 1887 gli italiani, sotto la direzione dell'ingegnere E. Olivieri, costruirono la prima tratta della ferrovia che partendo da Massaua raggiungeva il forte militare di Saati, a poche decine di chilometri da Asmara. Successivamente, durante l'amministrazione del Governatore Ferdinando Martini, la linea fu prolungata, sotto la direzione dell'ingegnere F. Shupfer, fino ad Asmara, raggiunta nel dicembre del 1911, passando attraverso la città di Ghinda. Fin dagli anni venti, grazie al governatore trevigiano Jacopo Gasparini, ma ancor più nel decennio successivo, il profilo architettonico della città mutò radicalmente, con la costruzione di nuove strutture ed edifici in stile razionalista, che portarono la città ad essere soprannominata "Piccola Roma". L'edilizia degli anni venti e anni trenta e la presenza coloniale italiana sono ancora oggi ben rintracciabili, sia nei principali edifici della città, sia nel nome di numerosi locali pubblici ed esercizi commerciali ("Bar Vittoria", "Pasticceria moderna", "Casa del formaggio", "Ferramenta", "Casa degli Italiani").

Tra gli edifici più notevoli del periodo coloniale fascista da segnalare il Cinema Impero, costruito nel 1937 e considerato uno degli esempi più emblematici in stile Art Déco, e la stazione di servizio Fiat Tagliero, un impressionante edificio in stile futurista costruito nel 1938 a forma di aeroplano e dotato di due incredibili "ali" autoportanti che destano viva impressione ancora oggi.

Il primo aprile 1941, durante la II Guerra Mondiale, Asmara fu occupata, insieme al resto dell'Eritrea, dalle truppe britanniche del generale William Platt.
 
La permanenza delle truppe inglesi e del Commonwealth britannico ad Asmara si protrasse fino al 1952, anno dell'associazione dell'Eritrea, come unità federata dotata di ampia autonomia, all'Impero d'Etiopia. In quello stesso anno la città tornò a essere capitale dell'Eritrea, e vi restò fino al 1960, allorquando l'Etiopia, in forma del tutto unilaterale e contro la volontà del popolo eritreo, iniziò a smantellare le strutture federali che univano i due paesi (per dare vita, nel 1962, ad uno stato fortemente centralizzato), declassando Asmara al rango di semplice capoluogo di provincia. Il 31 gennaio 1975 iniziò la guerra di liberazione dal dominio etiopico con l'attacco alla città da parte del F.P.L.E. Il 24 maggio 1991 la città venne liberata definitivamente dalla dominazione etiopica dal F.P.L.E., la massima organizzazione patriottica eritrea, da tempo in lotta contro l'esercito di occupazione abissino presente sul posto. Il trionfale esito del plebiscito popolare per la definitiva separazione del Paese dall'Etiopia (con oltre il 98% di consensi a livello nazionale) permise ad Asmara, due anni più tardi, di divenire capitale di un'Eritrea repubblicana e indipendente (1993).
 
Personalità italiane legate ad Asmara:

 Bruno Lauzi (Asmara, 8 agosto 1937 – Peschiera Borromeo, 24 ottobre 2006), cantautore, compositore e poeta italiano.
 Lara Saint Paul (Asmara, 30 aprile 1946), cantante italiana.
 Remo Girone (Asmara, 1 dicembre 1948), attore italiano.
 Nando Cicero (Asmara, 22 gennaio 1931 – Roma, 30 luglio 1995), è stato un regista e attore italiano.
 Calogero Antonio Mannino (Asmara, 20 agosto 1939) - politico italiano, più volte Ministro della Repubblica Italiana.
 Giovanni Boselli Sforza (Asmara 1924 - Roma, 24 giugno 2007), è stato un fumettista italiano.
 Vittoria Febbi (Asmara, 13 febbraio 1939), è una doppiatrice e attrice italiana.
 Fiorello Toppo (Asmara, 12 Luglio 1980), è un cestista italiano.

L’Asmara italiana, patrimonio dell’umanità

Salvate l'Asmara italiana: il centro storico della città eritrea, costruito tra 1935 e 1941 dai coloni di Benito Mussolini, è stato incluso nella lista dei cento siti storici più a rischio compilata ogni due anni dal World Monument Fund (Wmf). Il Fondo, una istituzione privata americana che in collaborazione con American Express ogni anno punta i riflettori su monumenti in pericolo, ieri a New York ha presentato la sua «top 100», che include anche siti in Italia, tra cui i trulli, e in altre parti del mondo, ad esempio la casa di Hemingway a Cuba, il Cyclorama di Gettysburg, in Pennsylvania, costruito tra 1958 e 1961 per ospitare un dipinto panoramico sulla omonima battaglia della guerra civile. È stato incluso in blocco tutto l'Irak (è la prima volta che nell'elenco viene messo un intero Paese).

«L'Asmara - dice il Wmf - ha una delle più alte concentrazioni del mondo di architettura modernista. Il suo centro urbano rappresentò un ardito tentativo di creare una città ideale basata sugli ideali della pianificazione architettonica», si legge nella motivazione della campagna lanciata ieri per salvare dalle minacce dello sviluppo gli oltre 400 edifici rimasti del periodo della colonizzazione italiana, tra cui lo straordinario teatro disegnato in uno stile eclettico e affreschi Art Nouveau da Oduardo Cavagnari.

La capitale eritrea, descritta talora come la Miami o la Latina dell'Africa, è il frutto di un esperimento architettonico radicale voluto dal fascismo determinato a costruire in fretta: un progetto urbanistico che non avrebbe probabilmente trovato favore nel più conservatore ambiente culturale europeo.

L'Asmara fu costruita quasi tutta in sei anni, a partire dal 1935, quando un massiccio influsso di coloni nella capitale della regione (la popolazione salì in quel periodo da quattromila a 45mila) rese necessario un drastico intervento urbanistico. «I coloni italiani in Eritrea usarono la città come una tela bianca per progettare e costruire la loro utopia in Africa», ha sostenuto in un libro recente Naigzy Gebremedhin, architetto della Mit e autore di «Asmara: Africa's Secret Modernist City».

Dal momento che questa tela bianca era così lontana dalla madrepatria, gli architetti italiani ebbero le mani libere per sperimentare: il risultato è un mix eclettico, un cocktail di edifici futuristi come il garage Fiat Tagliero costruito per sembrare un aeroplano, di villini che potrebbero avere il loro posto sul Gianicolo a Roma, di facciate monumentali e austere in puro stile littorio.