Sunday 25th Jun 2017

Una storia personale scritta da Graham Howes

Il Kgalagadi Trans Frontier Park comprende il vecchio Kalahari Gemsbok National Park del Sud Africa e il Gemsbok National Park nella parte del Nossob in Botswana. Si tratta di un parco enorme, di oltre 80.000 chilometri quadrati, che comprende aree di fauna controllata in Botswana e quello che era conosciuto come il Mabuasehube National Park. Un ambiente selvaggio di tipico Kalahari, considerato deserto e fatto di sabbia, cespugli, erba e alberi di acacia. (Il Kalahari è ufficialmente classificato come ambiente semi-desertico ed è noto come la più grande e ininterrotta distesa di sabbia nel mondo, circa 1.2 milioni di chilometri quadrati).

Le autorità hanno aperto diversi percorsi e quello che io ho coperto per 15 volte è un "wilderness trail" chiamato Polentsa Trail. E' un itinerario di 260 chilometri da fare in tre giorni in campi base, che vuol dire proprio un campo senza alcuna attrezzatura e soltanto qualche albero a fare ombra. Si viaggia su una pista di sabbia e si campeggia in uno spazio senza recinti, alla mercè di qualsiasi animale selvatico che decida di far visita.

Nel mio ultimo viaggio, ai primi di giugno del 2012, nella seconda notte di campeggio, ho avuto un'esperienza stupefacente e impressionante. Il Kalahari rivela i suoi segreti con riluttanza, per cui suppongo che potrei aggiungere "privilegiata" alle precedenti valutazioni.

Dopo aver cenato (G. Howes viaggiava con 3 compagni che figurano in questa storia soltanto per la loro cospicua assenza negli eventi a seguire), eravamo seduti attorno al fuoco a chiacchierare in quella fredda notte - la temperatura sarebbe scesa a 7.5 gradi sotto lo zero, per cui suppongo fossero gli occasionali sorsi di rinfreschi liquidi a riscaldare le parti interne del corpo che non potevano essere raggiunte dal calore delle fiamme) - quando sentii un debole "oomph", la parte finale del "waaugh oomph" di un leone che annunciava la propria presenza. Se quella chiamata rimane a una certa distanza, è il sottofondo ideale a una notte africana a contatto con la natura selvaggia. Questo re invece aveva altre ambizioni e nella mezz'ora successiva i ruggiti si fecero sempre più vicini.

A una certa ora l'altra coppia si ritirò nella sua tenda sul tetto della macchina e il mio amico nel bagagliaio del nostro furgone che fungeva da letto per lui. Io me ne andai nella mia piccola tenda montata sul terreno. (Direi saggia scelta, quella di ritirarsi intendo, mentre sulle dimensioni della tenda ho qualche riserva). Come sempre, avevo montato la tenda alquanto lontano dagli altri per godermi i suoni della notte e come sempre avevo lasciato i teli davanti aperti, così da avere solo le reticelle fra me e il mondo esterno.

Il nostro visitatore ruggì un'ultima volta, più vicino di quanto tutti noi avremmo gradito, e poi fu silenzio. Dopo un po' mi addormentai anch'io.

Mi svegliai al suono di qualche creatura pesante che galoppava attraverso il campo. Sbirciando attraverso le reti nell'oscurità appena attenuata dal chiarore lunare, potei distinguere tre leoni adulti, un maschio e due femmine, che si aggiravano per il campo. Disteso su una brandina da campeggio a livello del suolo, avevo davanti a me tre feroci predatori ed ero armato soltanto di una pesante torcia Maglite. Quando uno dei leoni diede una scossa alla tenda mi misi a sedere, giusto in tempo per vedere la tenda formare una rientranza perché un altro leone si era appoggiato al telo posteriore. La protuberanza si ebbe un colpo con la torcia che le fece fare un balzo e la indusse a spostarsi verso l'entrata della tenda. Conservo scolpita nella memoria l'immagine di un'enorme testa che si gira nella mia direzione e da appena un metro di distanza guarda intentamente verso il punto in cui sono seduto. Non potei far altro che puntargli dritto negli occhi la torcia accesa e ringraziare nel vederlo allontanarsi.

Per più di due ore i tre leoni continuarono a correre intorno al campo, giocando con due teli delle nostre attrezzature da campeggio, una delle quali non ritrovammo più, con il maschio che di tanto in tanto ruggiva con tutta la potenza dei suoi polmoni. Ma alla fine lui se ne andò, i ruggiti divennero sempre più attutiti dalla lontananza, mentre le due signore rimasero un po' più a lungo (probabilmente cercando di stabilire se sarebbero riuscite o no a procurarsi un pasto).

Nonostante tanta attività nel campo, il mio amico, che non sente bene da un orecchio e si era addormentato su quello buono, non sentì nulla, mentre gli altri due erano troppo spaventati per fare qualsiasi cosa (e questo è quello che intendevo prima, riferendomi al fatto che furono cospicui per la loro assenza: tempo di trovare compagni di viaggio con un buon udito, Graham).

Alla fine mi riaddormentai. Al risveglio il campo era coperto di impronte di leone. Mai una tazza di caffé ebbe un aroma così buono.