Saturday 23rd Sep 2017

Pisa - Le due scuole universitarie superiori di Pisa, Sant’Anna e Normale (foto), sono le uniche università italiane presenti tra le 200 migliori al mondo (rispettivamente 155esima e 184esima) secondo il nuovo ranking diffuso dalla rivista inglese “Times Higher Education”, specializzata nell’analisi e nella valutazione dei sistemi universitari. Grazie a questo posizionamento a livello mondiale Sant’Anna e Normale fanno parte della top 100 europea, che include ancora gli atenei del Regno Unito. La nuova classifica comprende oltre mille università distribuite in 77 paesi.

Al vertice si conferma l’Università di Oxford mentre quella di Cambridge sale in seconda posizione, in terza posizione il California Institute of Technology, a pari merito con la Stanford University. L’Europa, Regno Unito incluso, continua a mantenere 100 delle 200 “top universities” mondiali, ma le istituzioni asiatiche, quelle cinesi in particolare, guadagnano posizioni rispetto al precedente ranking e vedono ripagati i significativi investimenti in ricerca dei loro governi.

In ambito europeo, sono da segnalare due nuove prime posizioni ai vertici nazionali di Spagna e Italia, dove si affermano rispettivamente la Pompeu Fabra University di Barcellona e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Per il nostro Paese si tratta di una fluttuazione interna al sistema delle scuole universitarie superiori di Pisa: la seconda posizione della Normale, prossima a federarsi con il Sant’Anna e con lo Iuss di Pavia, ne conferma la competitività a livello globale.

La classifica è stata redatta sulla base di macro indicatori riuniti in cinque categorie: formazione, ricerca, numero di citazioni, internazionalizzazione, trasferimento tecnologico e di conoscenze verso il sistema industriale. Per ogni categoria, gli analisti hanno individuato una serie di ulteriori indicatori; la classifica finale è stata redatta tenendo conto anche del dimensionamento degli atenei e del contesto nazionale di riferimento, per rendere la più omogenea (“normalizzata”) possibile la valutazione, in riferimento alle differenze che intercorrono da un sistema universitario all’altro.

Gli “standard rigorosi”, come li ha definiti l’editor di “Times Higher Education”, Phil Baty, sono stati integrati dai prerequisiti di valutazione per ciascuna delle mille università, come il numero di pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, realizzate dai docenti e dei ricercatori e pari ad almeno mille negli ultimi cinque anni. Sant’Anna e Normale, a fronte di valutazioni generalmente positive nei cinque macro indicatori, hanno trovato uno dei punti di forza nella qualità della ricerca, con particolare attenzione per il numero di citazioni delle pubblicazioni dei loro docenti e ricercatori.

“I risultati – commentano il rettore del Sant’Anna Pierdomenico Perata e il direttore della Normale Vincenzo Barone - ci lusingano e ci invitano a fare ancora di più e meglio, confermando che per le due scuole universitarie di Pisa esistono margini per migliorare ancora le performance. Da un lato, non possiamo che guardare con grande soddisfazione alla crescita costante, anno dopo anno, della Scuola Superiore Sant’Anna, giovane ateneo fondato appena 30 anni fa; dall’altro, il contesto sempre più sfidante di questi ranking ci obbliga ad alzare ancora l’asticella della nostra competitività, ovviamente senza rinunciare ai valori fondanti delle nostre istituzioni, come la capacità di saper riconoscere i talenti e di saper valorizzare il merito.

“Il successo di Sant’Anna e Normale, uniche due istituzioni italiane nelle 200 ‘top universities’ mondiali – continuano Pierdomenico Perata e Vincenzo Barone - deriva essenzialmente dalla qualità dei docenti e dei ricercatori, dalle capacità degli allievi, come dagli elevati standard offerti da servizi e infrastrutture. Questi aspetti sono comuni a Sant’Anna e Normale dove, nonostante le acclarate criticità che derivano da un sistema di concorsi inadeguato, sono stati selezionati professori eccellenti attraverso percorsi di selezione rigorosi. I nostri atenei vogliono continuare ad attrarre i migliori studenti, scelti attraverso sistemi di selezione molto severi, che premiano unicamente il talento e il merito, come avviene nelle migliori università al mondo. E’ fondamentale selezionare i migliori allievi perché Sant’Anna e Normale sono gratuite e ai loro allievi ordinari (che devono ancora conseguire una laurea di primo livello) offrono la sistemazione nei nostri collegi, a condizione che mantengano performance didattiche assai elevate. A fronte di risultati così importanti per il sistema Paese, come quelli certificati dal ranking di ‘Times Higher Education’ - concludono - resta da chiedersi quanto Sant’Anna e Normale ricevano in termini di finanziamenti statali. La risposta è: molto poco. I nostri atenei ricevono in totale meno dell’1 per cento di quanto l’Italia investe in totale nel suo sistema universitario pubblico. Vale dunque la pena chiedersi quali risultati potrebbero raggiungere le nostre istituzioni con un finanziamento più adeguato, come quello che ci auguriamo possa essere concesso a Sant’Anna e Normale quando, con lo Iuss di Pavia, avranno formalizzato la loro federazione”. - (NoveColonneATG)

Alzheimer, ex allievo Scuola Medica Pisana protagonista di recenti scoperte

Pisa - “La Scuola medica dell’Università di Pisa? Una delle più prestigiose d’Italia”. Con queste parole il professore Bernardino Ghetti ricorda gli anni della sua formazione pisana. Una vita spesa al servizio della ricerca la sua, con riconoscimenti e scoperte che hanno avuto risonanza a livello internazionale. Ultimo, in ordine di tempo, uno studio appena pubblicato su “Nature” sul ruolo della proteina Tau che apre la strada allo sviluppo di nuovi farmaci per la cura dell’Alzhameir. Nato a Pisa, classe 1941, Bernardino Ghetti vive adesso negli stati Uniti dove è professore all’Indiana University e ha fondato l’Indiana Alzheimer Disease Center. Del periodo di formazione pisana rammenta prima il diploma al liceo classico Galileo Galilei poi nel 1966 la laurea alla Facoltà di Medicina e Chirurgia come allievo del professor Pietro Sarteschi, primo cattedratico italiano di Psichiatria e padre della Scuola pisana di Psichiatria, e quindi nel 1969, sempre all’Università di Pisa, il conseguimento della specializzazione in Malattie nervose e mentali. “Gli anni di studio a Pisa hanno plasmato le fondamenta della mia cultura medica e mi hanno dato l’ispirazione allo studio delle malattie neuropsichiatriche – ricorda Ghetti - Le lezioni di neuroanatomia di Lorenzo Pera, di neurofisiologia di Giuseppe Moruzzi, di neuropsichiatria di Pietro Sarteschi sono scolpite nella memoria e hanno lasciato un’impronta indelebile nella mia formazione. La preparazione della tesi in neurofarmacologia sperimentale con la guida di Giovanni Cassano mi fece capire il significato interiore della mia vocazione per la ricerca”. “Con rammarico penso ai maestri e amici che ho lasciato, quando ancora speravo che sarei potuto tornare – continua il professore - Il peso della separazione dalla famiglia dell’Ateneo pisano e dalla mia famiglia sono state ripagate dalla effimera gioia data dallo scoprire malattie sconosciute del cervello umano”. “Durante i 47 anni dalla mia partenza da Pisa, sono spesso tornato, rimanendo in contatto con i miei maestri e con colleghi, che, a loro volta, sono divenuti maestri per una nuova generazione – conclude Ghetti - Ho avuto il privilegio di essere accolto per lezioni, seminari, e discussioni scientifiche con colleghi vecchi e nuovi. In questo modo, ho, in parte, potuto appagare il desiderio di esprimere la mia gratitudine all’ Alma Mater, condividendo con studenti e studiosi Pisani ciò che ho appreso, lavorando e studiando al di là dell’oceano”. - (NoveColonneATG)