Friday 20th Oct 2017

Marco Fedi e Francesca La Marca - 

La legge sul voto all’estero subisce un duro colpo nel rapporto tra eletti ed elettori che è l’essenza della Circoscrizione Estero. L’emendamento Lupi, con il quale abbiamo avuto anche una interlocuzione diretta, prevede che "Gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; gli elettori residenti all'estero possono essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero". Abbiamo compreso la natura politica di questo emendamento che fornisce soluzioni di candidatura a chi non ha un solido rapporto con il territorio. Non siamo assolutamente d’accordo con la disparità che si viene a creare.

Tutto ciò avviene in un momento politico delicato per il Paese, ne siamo consapevoli. Proprio per queste ragioni l’intera partita della riforma della 459 del 2001 andava gestita con forza e coraggio nelle aule parlamentari, con tutti i rischi legati ai tentativi di smontare il meccanismo di voto e di fare ciò che l’emendamento Lupi ha fatto, cioè consentire la candidatura all’estero di residenti in Italia. Oppure avremmo potuto proporre degli emendamenti “tecnici” per migliorare l’esercizio del voto. Ebbene la terza via, che nasce da un accordo per far passare la legge elettorale generale, ci sottrae qualsiasi futura possibilità, credibile, di aggiornare quella normativa.

Ma il danno è politico. E chi ha un autentico radicamento sul territorio pagherà il prezzo più alto. Non nascondemmo la nostra forte contrarietà alla introduzione, nelle primarie del PD, di candidature dall’estero. Con critiche anche aspre. Ma un conto sono le primarie di un partito ed altro è la rappresentanza della “Nazione” che nasce dal voto popolare. Quando si sviluppò, dopo il voto referendario, la nuova polemica sul voto all’estero, dicemmo che chi scriveva di brogli e screditava la rappresentanza all’estero, incluse associazioni di lunga tradizione democratica in emigrazione, avrebbe dato adito a “soluzioni” romano-centriche. Si è tutto concretizzato nel peggiore dei modi e portando tutta la legislazione ordinaria in materia di esercizio in loco del diritto di voto su un piano di profonda difformità di trattamento: i cittadini italiani residenti all’estero non hanno analogo peso, diritti e cittadinanza politica.

Il Gruppo del PD ha dovuto accettare un emendamento di un gruppo di maggioranza che ha posto, in una trattativa serrata su tutto l'impianto della legge elettorale, alcune condizioni e non ha rinunciato ad alcuni emendamenti. Nonostante la limitazione del danno, poiché l’emendamento Lupi nella forma originale consentiva la canditura multipla e su tutte le ripartizioni per i residenti in Italia, nonostante il risultato positivo di aver fatto ritirare un emendamento di Forza Italia che aboliva il voto per corrispondenza, rimane l’amarezza che su questa vicenda si sia giocata una partita molto legata a logiche che nulla hanno a che vedere con la rappresentanza ed il suo legame con l’elettorato.

Marco Fedi e Francesca La Marca

Legge elettorale e italiani all'estero

Senatore Claudio Micheloni

Non è certo cosa semplice approvare una nuova legge elettorale quando la legislatura volge al termine: gli interessi di parte, e di cortissimo respiro, trovano maggiori spazi per imporsi, nonostante la tormentata vicenda degli ultimi anni dovrebbe suggerire, se non imporre, senso di responsabilità e attenzione alla qualità della nostra democrazia.

Per esprimere un giudizio complessivo sulla nuova legge preferisco attendere il suo arrivo al Senato.
C'è tuttavia una novità, intervenuta dopo il passaggio in commissione alla Camera, che riguarda direttamente la circoscrizione estero, dunque i milioni di cittadini italiani residenti fuori dal Paese:
"Gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; gli elettori residenti all'estero possono essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero."
Si tratta indubbiamente di un cambiamento storico: prevedere la possibilità di collocare nella circoscrizione estero candidati residenti in Italia, infatti, significa contraddire radicalmente la logica, le finalità e il significato della legge sul voto degli italiani all'estero.
Nei dieci anni abbondanti che sono trascorsi dalla prima applicazione della legge, in effetti, abbiamo assistito a diversi tentativi di aggirare questa regola fondamentale: tentativi terminati con inchieste penali, quando scoperti, o avvolti nel silenzio compiacente di quanti si curano esclusivamente dei propri interessi di ceto e non dei diritti dei cittadini che pretendono di rappresentare.

A chi può interessare una circoscrizione estero nella quale si possono candidare quei politici della madrepatria che non abbiano trovato collocazioni alternative? A chi, se non a quelle segreterie di partito che, non contente di continuare a sottrarsi a un diretto e limpido giudizio popolare, giungono oggi a sovvertire il senso di una norma approvata con oltre 50 anni di ritardo sul dettato costituzionale?

Mi colpisce il silenzio assordante con cui tale modifica è stata accolta sin qui, con le sole eccezioni del segretario generale del CGIE Schiavone e dell'onorevole Fedi, e prima di loro del senatore Di Biagio.
Mi colpisce, ma non mi stupisce, dato che nessuno aveva trovato nulla da obiettare quando, pochi mesi fa, il Partito Democratico, in occasione delle sue ultime primarie, aveva cancellato la medesima regola. Nonostante le mille assicurazioni secondo le quali si trattava di un'eccezione circoscritta, decisi di rinunciare a partecipare alle liste per le primarie, per un motivo molto semplice: non si gioca con i principi.

Ritengo gravemente sbagliato trattare questa vicenda in termini politicisti, quasi fosse una questione ordinaria, da valutare come un più o un meno all'interno di una trattativa, preoccupandosi della candidabilità degli italiani all'estero in Italia, o vantando lo straordinario risultato di aver evitato una modifica ancora più estesa. Se qualcuno getta immondizia nel giardino di casa mia, cerco di impedirlo o mi consolo pensando che qualcun altro voleva trasformarlo direttamente in una discarica?

L'ottusità è più pericolosa della malafede. Come si può ignorare che con questa modifica si aggiungerebbe, alle diverse delusioni degli ultimi anni, l'amarezza di una umiliazione definitiva delle ragioni storiche, morali, economiche e culturali che hanno portato all'introduzione della circoscrizione estero?
È una domanda aperta, che pongo a me stesso, a chi ha parlato e soprattutto a chi tace.
Spero che ciascuno di noi, rappresentanti degli italiani all'estero, trovi il coraggio e la dignità di esprimersi: il silenzio e l'ipocrisia non salveranno nessuno.