Friday 24th Nov 2017

ROMA- A seguito del caso-Caruso, lanciato dalla trasmissione Le Iene – nonostante le smentite dell’interessato e le precisazioni del senatore Di Biagio circa l'attenibilità dell' "incappucciato" –, la deputata 5 Stelle Federica Dieni ha presentato una interpellanza urgente sul voto all’estero, cui ha risposto il vice ministro Mario Giro.

“La trasmissione Le Iene di domenica 29 ottobre 2017 ha mandato in onda un servizio di estrema gravità. In questo, l'inviato Filippo Roma intervistava un soggetto che si qualificava come collaboratore del deputato Mario Caruso. La registrazione tutela, ovviamente, l'anonimato della persona, per cui non è possibile comprendere di chi si tratti effettivamente. Ciò che è certo è che il soggetto parlava di fatti ben circostanziati, facendo accuse precise che demoliscono l'attendibilità del voto all'estero. La cosa, va detto, non ci sorprende minimamente, dato che più volte il MoVimento 5 Stelle – ha ricordato Dieni – ha avanzato i propri dubbi sulla regolarità delle operazioni e ha messo in evidenza la facilità estrema con cui è possibile manovrare i voti e persino le schede, viste le palesi falle dell'attuale sistema elettorale definito dalla legge 27 dicembre 2001, n. 459. Questo è talmente vero che abbiamo presentato diverse proposte per cercare di correggere gli errori più evidenti e rafforzare le garanzie di voto attraverso diversi emendamenti e proposte”.

“Ma cosa si denuncia, in sostanza, nel servizio citato? Si descrive una serie di condotte inquietanti, in cui risulterebbe che migliaia di voti potrebbero essere stati espressi attraverso un'unica organizzazione, che avrebbe dapprima raccolto le schede di voto, sottraendole al servizio postale o comprandole per pochi euro dai cittadini italiani residenti all'estero, e quindi le avrebbe votate, ovviamente allo stesso modo, rimandandole, quindi, alle rappresentanze consolari italiane. Con questo sistema, organizzato dal deputato Mario Caruso, - ha proseguito la parlamentare – si sarebbe smantellata in un solo colpo la prescrizione contenuta nell'articolo 48 della Costituzione sull'uguaglianza, personalità, libertà e segretezza del voto, e si sarebbero falsate le regole del gioco democratico. Il fatto che vorrei sottolineare è che tutto questo si sarebbe prodotto in Germania, uno Stato europeo in cui, meno che in altri, si riterrebbe possibile che potessero succedere fatti del genere. Viene da chiedersi, allora, come sia possibile garantire la correttezza del voto in Paesi dell'Africa, dell'Asia o dell'America Latina, nel momento in cui nella stessa Unione europea, in uno Stato che gode di fama di organizzazione e precisione, è possibile infangare in questo modo il sistema di votazione delle elezioni politiche”.

“A fronte di questa situazione”, secondo Dieni “è lecito avanzare dubbi sul complesso del voto degli italiani all'estero: se in Germania bastano 5 euro per comprare un plico o un migliaio di euro per corrompere un postino e farsi consegnare il materiale elettorale inviato dai consolati, quanti ne servirebbero nei Paesi dove il prezzo della vita è decisamente inferiore? Ciò non toglie che, anche se si trattasse del solo caso tedesco, sarebbe gravissimo; ma non possiamo essere così ingenui da pensare che, poiché è così facile scardinare le garanzie predisposte, questo fenomeno non sia largamente diffuso. D'altra parte, basta guardare il servizio per avere comunque la prova che, se non geograficamente, almeno a livello temporale, i brogli sono stati ricorrenti e ripetuti durante tutte le tornate elettorali. Rosario Cambiano, candidato alle elezioni del 2006, intervistato dalla trasmissione a viso scoperto, ha denunciato, addirittura, che, nel percorso dalla tipografia alle poste, parte delle schede verrebbero distratte dalla loro destinazione. Se questo fatto fosse vero, esso dovrebbe anche sollevare dei dubbi sulla stessa vigilanza messa in atto dai consolati”.

“Se, infatti, non è possibile richiedere che le rappresentanze italiane inseguano ogni postino tedesco, si spera almeno che comunque mettano in atto qualche forma di controllo sulle garanzie che offre una tipografia nel lavoro che esercita e nell'assenza di violazioni nel trasporto delle schede al servizio di spedizione, perché ricordiamo che, a differenza di quanto accade in Italia, dove appunto le schede non sono stampate dalla tipografia, all'estero accade questo. Vi sarebbe poi – ha proseguito – un terzo livello di controllo previsto dalla legge, che eviterebbe perlomeno di tener conto del voto di coloro che lo esercitano due volte, chiedendo nuovamente il plico al consolato oppure, non ricevendolo, magari perché intercettato attraverso queste operazioni truffaldine, se lo fanno rispedire e si trovano quindi, senza loro colpa, a votare una seconda volta. La legge prevede, infatti, che all'interno di ogni busta che arriva ai seggi elettorali della circoscrizione estero sia presente un codice identificativo univoco, che permette di verificare l'esercizio del diritto di voto da parte dell'elettore e controllare eventuali doppioni. Purtroppo, però, a quanto risulta dalle dichiarazioni raccolte al centro di Castelnuovo di Porto, dove appunto avviene lo spoglio, gli scrutatori procederebbero all'esame delle schede non individualmente, come prevede il regolamento, ma cumulativamente, senza procedere al controllo della corrispondenza di ogni singolo votante presente negli elenchi e relativi codici. Tra l'altro, risulterebbe che ai seggi si sarebbe introdotto personale esterno ed estraneo al seggio per dare una mano agli scrutatori. Nel video si parla perfino di una persona che ha portato con sé la famiglia e la donna delle pulizie per dividere il lavoro.

Da ciò emerge, dunque, che è tutto il sistema elettorale, dal voto allo spoglio, a essere fallato e totalmente inattendibile”.

Per la deputata “è sorprendente che si siano potute produrre tali crepe nel sistema democratico, senza che il Governo abbia anche soltanto ravvisato in questi anni l'esigenza non dico di correggere, ma anche soltanto di mettere una pezza alle violazioni più vistose. Un fatto del genere, all'approssimarsi delle elezioni, non può essere fatto passare in cavalleria, dato che stiamo parlando dell'elezione di dodici deputati e sei senatori, che possono essere determinanti per la tenuta di una maggioranza, come sono stati per esempio nella XV legislatura. Per questo motivo mi auguro che lei, sottosegretario, mi conforti ora sul fatto che è prevista un'immediata iniziativa del Governo per porre fine a questi abusi del metodo democratico, tanto in fase di voto quanto in fase di spoglio, perché avrebbe più legittimità un'estrazione a sorte di un sistema che premia con seggi in Parlamento chi corrompe, ruba e falsifica, certificando il fatto che, anziché i migliori, ad arrivare qua dentro sono qualche volta i peggiori tra i cittadini italiani residenti all'estero”.

Il Vice Ministro Giro ha illustrato alla deputata la legge 459 del 2001, dando rassicurazioni su quanto la Farnesina fa per garantire la regolarità del voto: “La rete delle ambasciate e dei consolati italiani organizza le operazioni che consentono l'esercizio del diritto di voto per corrispondenza da parte dei connazionali residenti all'estero, il cui numero complessivo si attesta, al 31 dicembre scorso, a 4.973.942 aventi diritto in base ai dati forniti dal Ministero dell'interno. A seguito delle modifiche introdotte alla legge n. 52 del 2015, possono votare per corrispondenza anche i cittadini italiani che, per motivi di lavoro, studio o cure mediche, si trovano in un Paese estero nel quale non sono residenti per un periodo di almeno tre mesi, nel quale ricade la data di svolgimento della consultazione elettorale - la questione riguardante gli Erasmus per esempio -. Lo stesso beneficio si applica agli appartenenti alle Forze armate e di polizia che si trovano temporaneamente all'estero per svolgere missioni internazionali”.

“In occasione delle consultazioni referendarie nel 2016 – ha ricordato Giro – il voto è stato assicurato in 248 Stati e territori esteri in cui si trovavano elettori italiani; 193 tra ambasciate e consolati operativi nel mondo hanno assicurato lo svolgimento di tutti gli adempimenti necessari per l'esercizio del diritto di voto da parte di circa 4 milioni di aventi diritto residenti all'estero nonché di coloro che beneficiano della legge n. 52 del 2015. In particolare, gli elettori residenti all'estero risultavano in quel momento 4.052.341, pari all'8,6 per cento degli elettori residenti in Italia”.

“Allo stato, non risultano pendenti procedimenti penali sui fatti oggetto di questa interpellanza, così come confermato dal Ministero della giustizia”, ha precisato il vice ministro. “In ogni caso la Farnesina ha sempre preso sul serio le varie discussioni e i dibattiti a riguardo di questa questione del voto all'estero e cercato di migliorare i difetti della distribuzione delle schede. In occasione di ciascuna elezione, le sedi estere dapprima forniscono un'informazione capillare ai connazionali sul voto e le sue modalità anche avvalendosi di siti Internet, posta elettronica e social media, e sempre su questo anche c'è discussione, se è stata fatta abbastanza informazione capillare. In tutti gli Stati dove è possibile, le ambasciate provvedono poi a stampare le schede elettorali e a spedirle all'indirizzo di ciascun connazionale, utilizzando i mezzi che danno maggiori garanzie, o poste locali o in certi casi anche corrieri privati, dove non c'è la posta. I connazionali devono quindi restituire le schede votate, utilizzando buste preaffrancate anonime e prive di segni di identificazione, facendole pervenire alle ambasciate al massimo entro le ore 16 del giovedì precedente la domenica in cui si svolgono le elezioni in Italia”.

“Le sedi estere raccolgono le schede giunte in tempo e le spediscono a Roma. Lo spoglio – ha ricordato – viene effettuato simultaneamente a quello delle schede votate in Italia sotto la responsabilità di un apposito ufficio centrale per la circoscrizione estero formato da sei magistrati della corte d'appello di Roma, che si avvale, a fini organizzativi, del personale amministrativo dalla stessa corte. Le operazioni sono effettuate a Castelnuovo di Porto, come è noto”.

Quanto al Ministero dell'interno, il Viminale “in sede di predisposizione delle consuete pubblicazioni di istruzioni per i componenti dei seggi speciali per lo scrutinio dei voti all'estero, provvede a richiamare l'attenzione sulla necessità che i seggi procedano al puntuale controllo di tutti i codici identificativi associati ad ogni singolo elettore e che le schede, in sede di spoglio, vengano scrutinate tassativamente una alla volta. Quanto alla possibilità che possa ricorrersi, per effettuare lo scrutinio, a personale esterno rispetto a quelli disegnati in via ordinaria dalle autorità competenti - il presidente della corte d'appello per i presidenti, commissione elettorale comunale per gli scrutatori -, si ricorda che anche per le operazioni di scrutinio delle schede votate all'estero valgono le stesse regole dei seggi ordinari, ciò proprio per garantire la regolarità delle consultazioni e la perfetta composizione dei seggi. Il Ministero dell'Interno ricorda, inoltre, che la Questura di Roma, sulla base di specifica richiesta, provvede sia ai servizi di scorta e vigilanza del materiale elettorale proveniente dallo scalo di Fiumicino e diretto a Castelnuovo di Porto, sia alla vigilanza dei luoghi dove il materiale viene custodito. Tutte le amministrazioni coinvolte nel processo elettorale hanno costantemente affinato nel tempo la messa a punto dei meccanismi previsti dalla legge del 2001, ad esempio ambasciate e consolati hanno via via migliorato i metodi di stampa e spedizione, selezionando le aziende più affidabili. Nei Paesi dove non vi sono le condizioni per votare per corrispondenza si sono messi a punto sistemi di rimborso a favore dei connazionali che vi risiedono e desiderano venire a votare in Italia”.

Alla vigilia delle elezioni politiche del 2013, “il Ministero degli esteri ha peraltro diramato apposite istruzioni volte ad assicurare la massima vigilanza da parte delle rappresentanze diplomatico-consolari sulla gestione dei plichi e restituite per mancata consegna. Tra l'altro, una di queste istruzioni è finita pure sulla stampa. In tali istruzioni si è raccomandato alle sedi di prendere accordi con il vettore più affidabile, nella maggioranza dei casi il servizio pubblico nazionale, intesi a evitare che plichi non consegnati rimanessero incustoditi e quindi, magari, preda di qualcuno. Le sedi sono state inoltre invitate a concordare modalità di restituzione dei plichi di ritorno solamente nelle mani di personale dell'ufficio consolare e a limitare gli eventuali periodi di giacenza per il ritiro diretto da parte dell'elettore solo ai casi in cui gli uffici postali o altri vettori siano ritenuti affidabili. Si è infine ricordata la necessità di contabilizzare i plichi restituiti per mancata consegna, che vanno custoditi presso la sede con ogni consentita forma di sicurezza, in attesa del successivo incenerimento. Al termine dell'operazione elettorale ciascuna sede ha redatto apposito verbale di incenerimento come stabilito dal DPR n. 104 del 2003. In vista delle prossime tornate elettorali – ha concluso Giro – l'Amministrazione intende ribadire e rafforzare ulteriormente le suddette istruzioni”.

Nella replica, Dieni ha accusato Giro di “non aver risposto a nulla. Lei ha semplicemente illustrato quello che avevo detto precedentemente, ha illustrato quello che dovrebbe avvenire in teoria, in base alla legge, in base a quelle che sono le disposizioni, ma in realtà io ho parlato di altro, io ho fatto riferimento a ciò che avviene in pratica. La puntata di Le Iene ha messo in luce ciò che si sapeva, che era notorio, ma che non è facile, ovviamente, dimostrare; ha messo in luce un sistema, che, se fosse confermato, sarebbe abbastanza grave, di brogli, tutto il contrario di quello che prevede la legge; le falle di questo sistema, il fatto che sia possibile corrompere il postino, che sia possibile avvalersi di patronati per, ovviamente, avere dei voti in cambio è una cosa veramente aberrante, perché falsificare parte delle elezioni vuol dire falsificare completamente le elezioni e, quindi, la composizione dello stesso Parlamento. È qualcosa di gravissimo e lei non ha risposto a nulla! Che cosa vuole fare il Governo? Che cosa vuole fare il poco credibile Ministro Angelino Alfano, che, magari, in questo momento è preoccupato forse della Sicilia, è preoccupato di altre cose, non sicuramente della legge elettorale? Che cosa si vuole fare? Lo stesso Ministro Minniti, che cosa ha intenzione di fare per cercare di trovare una soluzione a questo sistema? Cosa vogliono fare i consolati e le ambasciate? Che cosa vuole fare il Ministro degli esteri, Angelino Alfano, per cercare di ovviare a queste storture del sistema? Perché non è ammissibile, non è ammissibile che con 5 euro si possa comprare il voto di cittadini italiani residenti all'estero; questo non è ammissibile”.

“Mi dispiace che qui io non abbia ricevuto alcun tipo di risposta, perché, appunto, la sua risposta è stata del tutto vuota e priva di qualsiasi tipo di riferimento all'inchiesta che è stata poi portata avanti da Le Iene. Questo è gravissimo; state cercando di fermare, in qualche maniera, il MoVimento 5 Stelle, perché avete anche paura del MoVimento 5 Stelle, anche con la composizione dei collegi”, ha accusato Dieni. “L'altro giorno, i miei colleghi Toninelli e Cecconi hanno, appunto, già interrogato il Ministro Minniti circa la composizione dei collegi che verranno sicuramente pensati e creati ad arte per favorire, sicuramente, il Partito Democratico o anche Forza Italia, ma, certamente, non il MoVimento 5 Stelle. State cercando di bloccarci in tutti i modi; noi vi dimostreremo che, al di là di tutto, lo ripeto, al di là di tutto, la gente, i cittadini hanno bisogno di legalità, hanno bisogno di correttezza e questi esempi, questa vostra inerzia, questa vostra ignavia non vi aiuteranno di certo. Quindi, la ringrazio per le mancate risposte; noi continueremo a pretendere, invece, che si possa fare luce e si possano modificare questi sistemi primitivi di voto all'estero”. (aise)