Monday 18th Dec 2017

ROMA – Sono in Italia da alcuni giorni i primi 25 profughi partiti dall'Etiopia e accolti grazie al corridoio umanitario previsto dal protocollo tra Stato (Interno ed Esteri), Conferenza episcopale italiana (Cei) tramite Caritas e Fondazione Migrantes e Comunità di Sant'Egidio, firmato al Viminale il 12 gennaio scorso.


Si tratta del primo gruppo di un contingente complessivo di 500 profughi che giungeranno dall'Etiopia nell'arco di due anni, secondo quello che prevede il protocollo d'intesa, finanziato dalla Cei con fondi dell'8xmille.


Atterati con volo di linea proveniente da Addis Abeba i cittadini stranieri - un terzo dei quali minorenni, arrivati con le loro famiglie - sono stati accolti dal direttore di Caritas Italiana e dal responsabile del relativo ufficio Immigrazione, don Francesco Soddu e Oliviero Forti, insieme alla responsabile della Sant’Egidio per i Servizi agli immigrati, rifugiati e Rom Daniela Pompei.


Completate le procedure successive all'arrivo, tra cui l'identificazione, i profughi - si legge nella nota diffusa dal Ministero dell'Interno in proposito - hanno ricevuto il saluto del segretario generale della Cei monsignor Nunzio Galantino, del presidente della Comunità sant'Egidio Marco Impagliazzo, del capo dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione del ministero dell'Interno Gerarda Pantalone e del prefetto Mario Morcone, presenti in rappresentanza del Viminale, e del direttore generale per gli Italiani all'estero del Ministero Affari esteri e Cooperazione internazionale, Luigi Vignali.


I corridoi umanitari non sono un'esperienza nuova per la Chiesa italiana, ha ricordato Galantino esprimendo la speranza che “possano diventare una prassi consolidata, per dare una nuova vita di dignità a chi fugge dalle difficoltà”. In molti Paesi europei “sono una pratica consolidata dell'aiuto umanitario, basata sul criterio della vulnerabilità, come dimostra il fatto che molte delle persone arrivate sono minorenni - ha aggiunto Impagliazzo.


I gruppi familiari saranno ospitati alcuni da parenti già in Italia, gli altri dalle Caritas diocesane di Ventimiglia e di Ragusa - già 50 quelle che hanno dato la disponibilità - e dalla Comunità Sant'Egidio a Roma, anche in appartamenti privati. Famiglie delle comunità locali, parrocchie e istituti religiosi contribuiranno a realizzare il progetto di accoglienza, che prevede un percorso di integrazione sociale e di inserimento lavorativo con il supporto di famiglie italiane "tutor". Garantiti servizi, corsi di lingua italiana e cure mediche. (Inform)