Saturday 24th Feb 2018

Candidato alla Camera nella circoscrizione Africa, Australia, Asia, Oceania per la lista Liberi e Uguali - 

Dottor Antonio Amatulli, lei é direttore della Dante alighieri di Durban, unico candidato “sudafricano” alla Camera dei Deputati per Liberi e Uguali (centro-sinistra) nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. L’altro, candidato al Senato, é Salvatore Cristaudi per Forza Italia (centro-destra). Se la comunità Italo-sudafricana vota compatta per i candidati locali, questa volta può farcela ad eleggervi entrambi. Sarebbe un risultato storico e l’entusiasmo é palpabile. Che rapporto ha con Cristaudi? Vi siete parlati? Perché non fate squadra per il bene della nostra comunità?

É enorme l’affetto che la gente mi ha dimostrato in questi giorni. Credo sia sacrosanto che questa comunità così numerosa abbia il giusto riconoscimento riuscendo finalmente ad eleggere dei propri candidati locali. Con Salvatore Cristaudi abbiamo lavorato insieme a lungo: lui da Presidente del Comites (di recente autosospesosi per accettare la candidatura) ed io da Direttore della Dante Alighieri di Durban, portando a casa buoni successi. Ci siamo parlati e ci siamo trovati d’accordo sul fatto che  quello che più  conta per la nostra comunità, é andare oltre i partiti e fare squadra, ritrovarsi attorno a un programma che raccolga i bisogni più immediati del territorio. La squadra c’é.

Veniamo al suo programma. Mi ha molto colpito un punto, quello che  prevede la visita medica per il rinnovo della patente vicino a casa. Ma come sarà possibile realizzarlo, abbiamo i fondi necessari?

É assurdo che molti connazionali debbano ancora viaggiare per chilometri e, in alcuni casi, pernottare nella città dove sorge il consolato fino alla riapertura degli sportelli (mi é successo personalmente!). Basterebbe scaricare un modulo dal sito del consolato, già tradotto in più lingue, e con questo andare da qualsiasi oculista, italiano e non, riconosciuto dal sistema sanitario locale. Una volta fatto ciò inviare tutta la documentazione via email e ricevere la patente a casa. Ci faciliterebbe la vita di molto e si risparmierebbero molti soldi.

Per quanto riguarda l’assistenza agli anziani che vivono in stato di bisogno, lei parla di rilancio delle associazioni di Mutuo Soccorso. Non le sembra che però queste appartengano ad altri tempi ormai andati?

Il rapporto di comunanza tra i membri di una collettività pronti a collaborare tra loro e ad assistersi a vicenda é un patrimonio inestimabile che deve essere mantenuto. Ora che i tempi sono cambiati, la loro possibile funzione attuale potrebbe essere quella di completare i servizi di welfare garantiti dallo Stato e l’eccellente lavoro svolto sul territorio dai Patronati. Gli anziani che vivono in condizioni di solitudine hanno diritto ad assistenza e re-inclusione sociale. A questo proposito il nostro Paese dovrà saper reperire i fondi mediante l’ottimizzazione delle risorse, saper intercettare aiuti dai privati, stimolare il senso di solidarietà delle imprese italiane sul territorio. Non é facile, lo so, ma questa é un’urgenza. Quello che dev’essere chiaro é che le soluzioni facili non esistono e che le buone sinergie e i progetti di successo nascono dal lavoro di squadra.

Un altro punto molto discusso é il Museo degli Italiani. Chi li gestisce questi Musei, dove troviamo i fondi sufficienti per istituirli?

Nonostante i quasi 500 anni di emigrazione italiana in Sudafrica, se parliamo di documentazione storica e materiale bibliografico, libro di Sani a aparte, esiste davvero poco. Le conquiste ottenute per il mondo col duro lavoro meritano però di essere raccontate di più. Basterebbe usare i locali delle Dante Alighieri o di altre associazioni italiane disposte ad ospitare raccolte di foto, lettere ed altri documenti relativi alla storia della comunità. Sarebbe già un grande passo avanti.

Se parliamo di imprese possiamo osservare un buon successo del Made in Italy all’estero ma anche una grande difficoltà delle nostre aziende più piccole ad internazionalizzarsi. Che opinioni ha in proposito?

La strategia di allargarsi oltre i confini locali e nazionali é importante per le nostre aziende che in molti casi hanno prodotti di qualità da poter offrire ai mercati esteri. Tuttavia il passo non é facile, per lungaggini burocratiche, per la mancanza di personale con competenze linguistiche e per svariati altri motivi. Il settore pubblico e la rete di associazioni italiane all’estero devono necessariamente fare di più affinché i progetti di impresa validi siano sostenuti a dovere fornendo facilitazioni e assistenza.

Ma non sempre é facile il dialogo tra pubblico e privato. Non crede che molto spesso i privati vogliano far tutto da soli?

Io invece credo il contrario. Li avviciniamo seriamente ad esempio quando chiediamo aiuti per le nostre associazioni, per istituire più borse di studio per italiani all’estero, per aiutare le casse di quelle associazioni di assistenza e mutuo soccorso? La risposta é no. Le imprese sono avvicinate poco e male. Occorre migliorare di molto questo dialogo. Sul modello del il National Endowment for the Arts americano, ad esempio, stanziare alle associazioni finanziate pubblicamente ulteriori fondi a patto che queste ricerchino una o più sponsorizzazioni private di uguale importo.

É vero che le associazioni italiane all’estero sono destinate a scomparire? 

Tutto il contrario. Sono moltissime le associazioni di italiani all’estero, in tutti i continenti, di natura e con obiettivi svariati. Da quelle di più antica fondazione di tutela e assistenza a quelle di stampo culturale e imprenditoriale di più recente fondazione, la realtà associazionistica italiana é tutt’altro che in crisi. Giovani di recente emigrazione, laureati, ricercatori, tecnici, imprenditori, personale qualificato e studenti con interessi svariati (culturali, imprenditoriali, etc) hanno contribuito a rinnovare di molto il panorama.

Si dice che La cultura italiana interessi poco all’estero perché é poco spendibile. Lei cosa ne pensa?

Mi sembra facilmente smentibile. Uno perché i numeri di coloro che studiano italiano nel mondo aumenta costantemente in tutti i continenti, due perché la storia di successo della Dante Alighieri di Durban passata da 2 studenti a 500 in soli 2 anni e mezzo dimostra esattamente il contrario. Sono tante le cose che si possono fare insieme. Sta a noi lavorare per il bene comune.