Saturday 21st Apr 2018

Gian Guido Vecchi - corriere.it -
 
«Mio papà era ateo. È in cielo, papà?». Emanuele si avvicina a piccoli passi, l’aria smarrita, il parroco gli abbassa l’asta perché possa porre la sua domanda al Papa, il bambino stringe forte il microfono e comincia ad ansimare. «Dai, dai!», lo incoraggia Francesco. Sorrisi, applausi. Nessuno può immaginare che quel bimbo così piccolo voglia fare una domanda così grande. Il sacerdote si china su di lui e la voce di Emanuele è un lamento, «non ce la faccio». Si copre la faccia con le mani e in quel momento si capisce che non è solo l’emozione. «Vieni, vieni qui da me e dimmelo all’orecchio», gli dice Francesco, il parroco quasi lo solleva sui tre gradini del palco, il bimbo ha sempre le mani davanti agli occhi ed è scosso da singhiozzi insostenibili, Francesco non sorride più e lo stringe a sé, a lungo.

Aria sabbiosa, nubi basse. La parrocchia di Corviale si trova davanti al «Serpentone», undici piani per un chilometro di palazzone, esempio del peggio che si possa fare in una periferia. Oggi è festa, nel quartiere hanno pure colmato le buche delle strade. Però i singhiozzi di Emanuele spengono gli applausi, cala un silenzio perfetto e gli occhi di Francesco si socchiudono come per un dolore improvviso mentre ascolta il bambino che gli parla all’orecchio, la mano destra posata sui capelli, la sinistra che gli stringe la spalla. Dura poco meno di un minuto ma pare un’ora, Francesco continua ad abbracciarlo e gli risponde anche lui all’orecchio, quando scende i tre gradini il bimbo si asciuga le lacrime e il Papa ha l’aria provata. «Magari tutti noi potessimo piangere come Emanuele, quando avremo un dolore come ha lui nel cuore», sillaba. «Lui piangeva per il papà. E ha avuto il coraggio di farlo davanti a noi, perché nel suo cuore c’è l’amore del papà. Io ho chiesto il permesso a Emanuele di dire in pubblico la sua domanda e lui mi ha detto di sì. Per questo la dirò».

Nulla di più ingiusto del dolore dei bimbi, Bergoglio conosce bene Dostoevskij e la rivolta di Ivan Karamazov: «Se la sofferenza dei bambini servisse a raggiungere la somma delle sofferenze necessaria all’acquisto della verità, allora io dichiaro fin d’ora che tutta la verità non vale un simile prezzo». Il padre di Emanuele è morto da poco, racconta il Papa, ed il bambino gli ha chiesto: «Papà era ateo. Ma ci ha fatto battezzare, noi figli, tutti e quattro. Era un uomo bravo. È in cielo, papà?».

Francesco parla piano: «Che bello che un figlio dica di suo papà: era bravo. È una bella testimonianza che quell’uomo ha dato ai figli. Se è stato capace di fare figli così, è vero, era un uomo bravo. Non aveva il dono della fede ma aveva il cuore buono». Certo, «chi dice chi va in cielo è Dio, ma come è il cuore di Dio davanti a un papà così? Dio ha un cuore di papà. Voi pensate che Dio sarebbe capace di lascialo lontano? Dio abbandona i suoi figli? Li abbandona, quando sono bravi?». E mentre i fedeli rispondono «no», Francesco guarda il bambino: «Emanuele, questa è la risposta: Dio sicuramente era fiero di tuo papà, perché è più facile battezzare i figli essendo credente che non essendolo. E sicuramente a Dio questo è piaciuto tanto. Parla con tuo papà, prega tuo papà».

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