Friday 25th May 2018

Augusto Orsi da Locarno - 

Il 12 maggio, la foto del giorno più significativa del Festival di Cannes era quella di  una schiera di donne sulle “marches du Palais du Festival” a sottolineare il momento storico in favore delle donne   e la voglia di non mollare nelle richieste in tutti campi a cominciare da quello economico.

L’occasione era la Prima  del film di Eva Husson Les Filles du soleil in competizione per la Palma d’Oro unitamente ad altri due lungometraggi di donne, Capernaum della libanese Nadine Labaki e Lazzaro felice dell’italiana Alice Rohrwacher. Il film della Rohrwacher, applauditissimo nella proiezione ufficiale di Cannes, è coprodotto dall’Amka film Production della ticinese Tiziana Soudani.

Tre film di donne in competizione è una novità in assoluto per Cannes!

Dopo lo scandalo Weinstein e la nascita del movimento #metoo i diversi film che ho visto con protagoniste femmili portano allo schermo donne forti, positive e personaggi anche virtuosi. Da Adriana (Valeria Golino) in Il colore nascosto delle cose, a Ella (Helen Mirren) in Ella&John  passando per Nina (Cristiana Capotondi) in Nome di Donna, a Emma   (Giovanna Mezzogiorno) in Napoli velata,  a Tina  (ancoraValeria Golino) e Angelica (Alba Rohrwacher) in Figlia mia per finire con (Rooney Mara) in Maria Maddalena.

“Figlia mia” della regista romana Laura Bispuri, presentato in concorso all’ultima berlinale e successivamente a Locarno nell’ambito dell’Immagine e la parola, narra in modo veristico e quasi documentaristico la storia di una bambina,  la piccola Vittoria (impersonificata con spiccata naturalezza da Sara Cosu, contesa tra due madri.  Angelica (Alba Rohrwacher)  e  Tina (Valeria Golino) si contendono l’amore di una figlia, nata dalla prima e cresciuta dalla seconda. Le tre protagoniste, le due adulte e la bambina,  sono nel film con intensità e naturalezza, ma Angelica,  per il personaggio che raffigura una donna alquanto instabile ed emarginata  che ha dovuto abdicare alla sua maternità per il bene di sua figlia, convince di più. Tina, Valeria Golino, nel personaggio della madre adottiva, a tratti è un tantino sfuocata e sembra fuori posto.

La drammatica vicenda corale ha un suo supporto ambientale superlativo coinvolgente: la Sardegna ancestrale nei paesaggi, ma anche nei personaggi, in particolare quelli che fanno da coro allo svolgimento dei fatti, conferisce al film un volto antico portando lo spettatore nel cuore di una società che pur esistendo appare molto lontana da noi.

Figlia mia è un’opera coraggiosa in quanto presenta ed esplora in modo coinvolgente aspetti della femminilità d’oggi, ma anche imperfetto nella sua struttura e nell’armonia tra le immagini e le parole. Tina e Angelica fanno parte di quella galleria di personaggi femminili validi e positivi attraverso i quali la cinematografia contemporanea denuncia le differenze esistenziali tra uomini e donne, che malauguratamente  esistono ancora oggi.

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