Monday 22nd May 2017


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Concluso il raduno dei Pordenonesi nel Mondo -
 
PORDENONE – Un ricordo commosso delle montagne pordenonesi, che come delle braccia si stringono attorno ai loro emigranti ogni volta che tornano a casa. E il rientro in Friuli Venezia Giulia, per la prima volta dopo 64 anni di lavoro all’estero, di un corregionale residente in Argentina.

Questi alcuni degli episodi che hanno caratterizzato il convegno svoltosi nell’ambito della 37ma edizione del raduno dei pordenonesi nel mondo che si è svolto nel fine settimana a Travesio organizzato dall’Ente friulano per l’assistenza sociale e culturale degli emigranti (Efasce) presieduto da Michele Bernardon. Tema di quest’anno – si legge nella nota diffusa dall’Efasce in proposito - è stata “L’emigrazione friulana prima e dopo la Grande Guerra”, argomento trattato per la componente storica dal professor Gianni Colledani e dallo studioso Giuliano Cescutti. Lo spaccato che ne è emerso dai loro racconti è stato quello di una regione che nel 1914 ha visto rientrare in Italia – per poi trasferirsi sul fronte - circa 80 mila lavoratori stagionali, ai quali si sono aggiunti coloro che ormai si erano trasferiti in pianta stabile all’estero. Un’ondata di rientri che rappresentò allora un problema, in quanto la guerra non era ancora iniziata e a queste persone era necessario dare un lavoro.

Terrazzieri, maestranze specializzate, carpentieri, imprenditori; ognuno con la propria storia e con il proprio bagaglio di affetti lasciati alle spalle per tornare nella madrepatria, dove abbracciare il fucile per andare alla guerra. Le vicende di alcuni di loro sono state scritte da corregionali che vivono in diverse parti del mondo e ora raccolte in un opuscolo distribuito nel corso del convegno. Tutto ciò faceva parte del concorso letterario indetto dall’Efasce lo scorso febbraio, al quale hanno partecipato numerosi emigranti.

Sono racconti semplici, di chi forse non ha scritto una pagina di storia, ma ha sicuramente combattuto per quei valori che sentiva propri. Come quelli di Luigi e Pietro Cartelli di Maniago, rientrati dalla Germania, arruolati nell’8. Alpini e nel 2. Reggimento di artiglieria, il primo morto sul fronte, il secondo sopravvissuto e poi di nuovo espatriato a New York. Una storia, la loro, narrata da Alessandra Cartelli ora residente negli Stati Uniti, così come quella del segretario Efasce di Philadelphia Robert Roman che invece ha messo nero su bianco le vicende dei suoi avi Pietro Maieron e Rino Roman.

Scavare nei ricordi per portare alla luce i racconti dei nonni è stata per alcuni di loro anche un sorta di ricerca della verità. Come nel caso di Nelida Mattiussi, ora residente in Argentina: mentre raccoglieva i documenti del nonno Gregorio, ha scoperto che nel suo rientro dall’America latina per arruolarsi nell’esercito, non arrivò mai in Italia in quanto morì sul treno a pochi passi dalla madre patria. Toccanti poi i racconti di Mario Treppo e Wilma Lovisa. Il primo, partito a sei anni da casa per andare in Canada con i propri genitori, ha fatto rientro in Italia per la prima volta proprio per partecipare al raduno dei Pordenonesi e raccontare la storia del nonno Angelo Giacomini che ha combattuto a Caporetto. Infine Wilma Lovisa, che prendendo spunto dalla storia nel nonno Osvaldo arruolato negli Alpini, ha ricordato come sia per lei una grande gioia tornare ogni volta nella Destra Tagliamento. “Quando arrivo a Cavasso – ha detto dal palco accompagnata dalla mamma novantaquattrenne – le montagne sembrano stringerci in un abbraccio materno e darci il benvenuto a casa”.

Non solo un momento di amarcord, ma anche uno sprone al futuro per le associazioni egli emigranti: questo l’invito rivolto dal console onorario del Canada Primo De Luca ai sodalizi che si occupano di corregionali, sollecitati a pensare ai giovani e stringere accordi con Università, associazioni di categoria e centri di ricerca all’estero. Un messaggio, il suo, colto anche dal vicepresidente della Regione e da quello della Provincia, Sergio Bolzonello ed Eligio Grizzo nonché dal sindaco di Travesio Diego Franz, che ha trovato però concretizzazione negli interventi dei giovani rappresentanti del segretariato virtuale di Londra Silvia Casagrande e Andrea Quattrin. Il loro contributo al convegno ha riguardato la presenza delle truppe inglesi nella Destra Tagliamento durante il primo conflitto bellico.

Nella terza ed ultima giornata del raduno, ieri, la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai Caduti e la celebrazione della Messa nella chiesa di San Pietro, alla presenza del Vescovo mons. Giuseppe Pellegrini. In quell’occasione sono stati consegnati gli attestati per gli anniversari di matrimonio dei corregionali presenti alla manifestazione, seguiti dalla consegna del premio Odorico da Pordenone al casarsese residente a Città del Capo “Lori” Colussi. (Inform)

Lorenzo (Lori) Colussi conseguì la specializzazione di Quantity Surveyor all’Università di Cape Town e ha lavorato per una delle più grandi compagnie del settore in Sud Africa. E’ stato molto coinvolto nel primo periodo di vita del Club Italiano, essendo anche il capitano della prima squadra di calcio italiana nella IFA League locale. La squadra vinse molti trofei e fu una forte calamita nell’attirare gli italiani la domenica pomeriggio in occasione delle partite. Lori sposò Patricia (Paddy) Donn nel 1962 e hanno avuto due figlie, Lisa e Tessa, e tre nipoti.

Al casarsese, residente in Sudafrica, “Lori” Colussi il premio Odorico da Pordenone

Da Pordenone Oggi

TRAVESIO - Uno sprone affinchè il lavoro dei segretariati sparsi all’estero passi nelle mani dei giovani e l’auspicio che le nuove leve mantengano il legame con il Friuli Occidentale attraverso la conoscenza della lingua italiana.

Sono questi i due messaggi che Lorenzo “Lori” Colussi ha lanciato dal palco di Travesio dove si è conclusa oggi la 37. Edizione del raduno dei Pordenonesi nel mondo organizzato dall’Efasce. A lui la Provincia, attraverso l’assessore alla Cultura Nicola Callegari, ha consegnato il premio Odorico da Pordenone, istituito dall’Ente di largo San Giorgio per insignire annualmente un pordenonese o figlio di discendenti del nostro territorio, distintosi all’estero per la sua attività.

Settentasei anni, nato a Città del Capo da genitori originari di Casarsa, dopo aver assolto gli obblighi scolastici, completa gli studi nel 1960 con il conseguimento del diploma di geometra. Nel corso della sua attività professionale acquisisce diverse conoscenze tra cui quella di valutatore dei materiali e manodopera per le costruzioni, specialista in economia di costruzione e proprietà ed anche nei criteri di progettazione finanziaria.

Nel suo curriculum annovera anche la carica di presidente del South African Property Owners' Association nonché membro scelto del Royal Institution of Chartered Surveyors ossia l'istituto superiore dei revisori del Regno Unito. Come membro attivo dei friulani e italiani in Sud Africa, ha indossato la fascia di capitano della squadra di calcio formata da nostri connazionali a Cape Town per diversi anni.

Sua inoltre l'idea e la partecipazione nella costituzione del Club Italiano di Cape Town, mentre in qualità di presidente del Segretariato Efasce di Città del Capo ha ospitato nel 2006 i rappresentanti dell'Ente dei corregionali per favorire e organizzare incontri con la comunità degli emigranti di quella zona del mondo. Tra le autorità presenti anche il sindaco di Travesio Diego Franz, la collega del Comune di Casarsa Lavinia Clarotto e il consigliere regionale Armando Zecchinon. Dal palco dell’auditorium di Travesio, dove ha ricevuto il premio, Colussi ha spronato l’Efasce affinchè dedichi maggiore attenzione ai giovani residenti all’estero. “A loro – ha detto – è giunto il momento di passare il testimone dell’attività svolta dai segretariati, ossia i circoli che radunano i nostri corregionali nei diversi Paesi del mondo”.