Friday 20th Oct 2017


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Due vite per la musica e per il canto, due destini che si incontrano e confluiscono in un solo percorso esistenziale destinato a sfidare il tempo e lo spazio. Sembra la materia di cui sono fatte le favole, dove il bello e il buono trionfano sempre sul brutto e sul cattivo. E invece in questo caso è la storia vera e vissuta di due grandi e modesti protagonisti della scena musicale di Città del Capo, tanto grandi da potersi permettere di non attribuire alcuna importanza alle esteriorità così care a personaggi di gran lunga minori. Sono Marisa Farella e Uliano Marchio. Chi non li ricorda, lui seduto con la sua inseparabile chitarra, lei in piedi accanto a lui, in tutte le occasioni importanti della comunità italiana del Capo? Non hanno mai detto di no a nessuno. Nel 2015 hanno festeggiato le nozze d'oro. In questi giorni festeggiano il 52.mo anniversario e questo è il nostro regalo. Insieme o separatamente hanno calcato le tavole dei palcoscenici dei teatri del Sud Africa e di tanti altri paesi. La loro è la storia che oggi vorremmo raccontarvi. E siccome nella vita si entra separatamente e si cammina da soli anche quando ci si unisce in matrimonio, le storie da raccontare sono in effetti due, quella di lui e quella di lei. Cominceremo da quella di lei.

Marisa Farella nasce nel 1944 a Giovinazzo, bellissimo e antico insediamento romano a pochi chilometri da Bari. La guerra sta per finire e presto la sorella maggiore, Santina, sposa un militare del corpo di spedizione sudafricano aggregato alle truppe alleate e diventa la signora Harrison. Il tempo di fare i documenti e la coppia parte per Città del Capo, da dove Santina poi richiama tutta la famiglia lasciata a Giovinazzo: papà, mamma, due fratelli e la sorella Marisa. E' il 1951 e Marisa ha appena raggiunto l'età scolastica. Nelle scuole sudafricane si distingue soprattutto per la bella voce ereditata dalla mamma e per il senso musicale trasmessole dal papà che suonava la tromba nella banda del paese.

Dopo qualche anno gli italiani del Capo, ma specialmente la signora Zaina e il figlio Virgilio, destinato a diventare nel tempo direttore dell'Olivetti Africa, la convincono a entrare a far parte di un gruppo di dilettanti. Il passaggio obbligato è una trasferta a Camps Bay per provare la parte della protagonista in un musical che sta per andare in scena. Le chiedono di fare un "do acuto" e le fanno i complimenti, ma poi le dicono che la parte è andata a un'altra. Marisa prova così la prima delusione, ma subito dopo si prende la rivincita perché i selezionatori ammettono di aver sbagliato e le chiedono se se la senta di subentrare nel ruolo a pochi giorni dall'andata in scena. Accetta e così fa il suo debutto e riscuote un grande successo cantando in pubblico per la prima volta nel ruolo di "Naughty Marietta".

Sembra fino a quel punto il fatto più importante della sua vita, ma in realtà nel frattempo è anche successa un'altra cosa che avrà un peso molto, ma molto più grande nel suo destino: ha incontrato un ragazzo che si chiama Uliano Marchio e che con quasi tutta la sua famiglia e alcuni altri ragazzi compone la Venetian Mandolin Band. E' nato a Cape Town e tutti gli anni partecipa con la sua orchestrina al Community Carnival nel De Waal Park. Quell'incontro ha fatto scoccare in Uliano una scintilla che non si spegnerà mai più, ma di questo riparleremo più avanti.

Gli italiani che chiedevano di cantare al Carnival erano diversi e fra loro anche Angelo Gobbato, agli inizi di una carriera che lo avrebbe portato ai vertici del mondo musicale di Cape Town. E un giorno arrivò anche il signor Angelo Farella con la figlia ormai sedicenne. Le bastò la prima canzone, "Ciribiribin", per mettere in risalto le sue grandi qualità: oltre ad avere una bellissima voce, era intonatissima e aveva un infallibile senso del ritmo. Le chiesero seduta stante di partecipare a un altro concerto e così, per forza di cose, dovette incontrare Uliano almeno due o tre volte l'anno. Nel 1962 è la protagonista di uno spettacolo che il gruppo di Camps Bay mette in scena al Teatro Labia e con il quale entra per la prima volta in uno dei templi della grande musica.

Intanto però Uliano ha deciso di andare a Londra a studiare chitarra classica. Un venerdì si presenta alla scuola di lei per dirle che parte e che vuole salutarla. L'accompagna a casa con la sua macchina. Lei si fa lasciare all'angolo e gli dice che la settimana dopo avrebbe interpretato Marietta. Lui le fa avere un mazzo di fiori. Poi si imbarca per Londra, pensando "chissà se torno". E' il 1962 e lui ha 25 anni, lei 18. Le manda una cartolina da Madeira. Poi sbarca a Londra e vi rimane per qualche tempo, ma alla fine di quell'anno si sposta a Barcellona, dove per la prima volta negli ultimi 80 anni cadde la neve. Quel Natale, all'uscita della Messa di mezzanotte, nevica. Tutti attoniti per lo stupore e la meraviglia. Qualche giorno dopo scrive a Marisa, sua "penfriend", "Mi aspetteresti?". Marisa apre la lettera e la passa alla sorella perché la legga e ne faccia la traduzione alla mamma. La reazione è un "visto che te lo dicevo?". "Scrivo sì?". "No, non devi sembrare troppo disponibile". Due settimane di commedia all'italiana, fra sì, no e forse, e poi la risposta: "Sono troppo giovane, dammi un po' di tempo".

Uliano a Barcellona fa progressi, suona anche per la radio spagnola, poi decide di fare un giro in Europa. Autostoppista. Qualche volta si riduce a dormire sotto i ponti o nelle stazioni. Mangia poco e dopo lunghi intervalli. Arriva in Norvegia e riesce a suonare in un programma radiofonico di chitarra classica. Gli fanno l'audizione e poi lo "registrano". Gira per le strade di Oslo quando si sente chiamare per nome. E' la signora della stazione radio. Gli dice: "La tua musica è piaciuta, puoi passare a prendere il compenso". Soldi che gli basteranno per un bel po' e che gli permettono di raggiungere anche la Germania.

Intanto Marisa (nella foto sopra in una scena con Angelo Gobbato) ha preso lavoro alla BP e incontra regolarmente la signora Agnes Marchio, vedova da quando Uliano aveva 13 anni. Insieme aspettano il ritorno del figlio, che avviene alla fine del 1963. Nel gennaio del 1964 si fidanzano, nel febbraio del 65 si sposano. Nel febbraio del 2015 festeggiano le nozze d'oro.

Dopo il ritorno di Uliano, Marisa si rimette a studiare canto, ma la svolta importante arriva nel 1972, quando la coppia si trasferisce in Europa e Marisa va a studiare alla Royal Academy di Londra. Al ritorno a Cape Town cambia insegnante e presto viene scelta per il ruolo di Mimì in una Boheme della quale il regista è Angelo Gobbato (con lei nelle vesti di cantantenella prima immagine del fotomontaggio in fondo all'articolo), mentre il tenore che veste i panni di Rodolfo arriva dal Covent Garden, è canadese, si chiama Andrè Turp, ha studiato a Milano e il suo italiano è perfetto. Diventano amici e lui prende l'abitudine, quando è a Cape Town, di andare ad assistere alle sue lezioni di canto. Qualcosa non lo convince e Turp si offre di continuare a insegnarle lui. Lezioni nel bagno della piccola casa dei Farella. Poi una parentesi londinese con almeno due ore e mezza di lezione al giorno e infine il rientro a Cape Town per una "Traviata" in inglese che fa andare Turp fuori dai gangheri perché a suo parere la lingua inglese non ha nulla a che vedere con l'opera. Alla fine della rappresentazione l'insegnante abbandonato va a congratularsi con lei e le dice: "Se tu fossi rimasta con me non avresti mai potuto cantare così". Quella Traviata va in tournèe in tutta la provincia del Capo, che all'epoca includeva anche l'Eastern Cape.

Uliano, dal canto suo, costruisce una brillante carriera da musicista e insegnante di musica. Dalle sue lezioni nasce la cattedra di chitarra classica al College of Music dell'Università di Cape Town. Racconta: "Non ero un pesce grande in un piccolo mare, ero l'unico pesce". Due concerti al mese alla radio, concerti da solista con la Cape Town Simphony Orchestra nella City Hall.

Intanto a Pretoria la cantante che doveva fare la parte di Annina deve rinunciare per un lutto in famiglia e chiede a Marisa di sostituirla. Il critico musicale dell'epoca, abitualmente molto esigente e severo, scrive di quella prestazione: "Una voce di lusso per questo ruolo secondario".

Nel 1982, anno dei mondiali di calcio, a Marisa viene offerto il ruolo di protagonista nel "Suor Angelica" di Puccini per due rappresentazioni al Teatro Romano di Benevento. La notizia arriva all'ambasciata del Sud Africa a Roma, dove i Marchio sono ben conosciuti, e Uliano riceve a sua volta l'invito a portarsi la chitarra per tenere con la moglie un concerto nella sede della rappresentanza diplomatica. Rientrati in Sud Africa, si guardano e si dicono: "Andiamo in Italia?". Così decidono di andare per un paio d'anni a Roma. Ma le cose vanno così bene che si fermano in Italia per i successivi vent'anni. Abitano in un monolocale a Borgo Pio, poi traslocano a Prato Falcone e infine a San Lorenzo, vicino alla stazione Termini, dove finalmente hanno anche il telefono. Lavorano in Italia e anche all'estero nei programmi del Ministero degli Esteri, grazie ai quali visitano Turchia, Grecia, Polonia, Inghilterra, Spagna e Bagdad. Nel 2004 il rientro, dopo essersi di nuovo guardati e aver deciso insieme di voler tornare. Uliano riprende l'insegnamento alla Westerford High School e alle Lambrechts School, dove ancora oggi entrambi insegnano, Marisa alla scuola di musica.

Il ritorno a Roma era stato causato da una telefonata che li invitava all'Hilton perché a Marisa era stato assegnato il Premio Mario Del Monaco, che le fu consegnato dalla moglie e dal fratello del grande tenore. Fu una intensa stagione, che la vide cantare anche nella chiesa di San Clemente, poi a Trieste nella "Coscienza di Ulisse" al fianco di Fernando Pannullo e Giulio Pizzirani e poi al Festival di Todi dove fu premiata con la Maschera con lauro d'oro che aprì le porte del Maurizio Costanzo Show. Scaparro la volle conoscere e le offrì il ruolo della cantante in cerca di lavoro nel Teatro Comico di Goldoni con Pino Micol e Valeria Moriconi al Teatro di Vicenza - tutto di legno, costruito nel 1585. Infine un mese di repliche a Roma.

Ecco. Questa, frammentaria e lacunosa, è la storia di due grandi persone, una grande donna e un grande uomo, che per grazia di Dio sono ancora fra noi, nella nostra comunità, modesti e sempre disponibili, pronti a suonare e cantare ogniqualvolta si chiede loro di farlo per una ricorrenza o una festività. Dobbiamo tutti esserne veramente orgogliosi.

Ciro Migliore

Perché Uliano?

Al termine di una lunga chiacchierata per poter stendere l'articolo qui sopra, non siamo riusciti a sopprimere la curiosità e abbiamo fatto la domanda che da tempo chiedeva insistentemente di essere formulata: "Perché Uliano?". E la risposta ha reso necessario ancora un periodo di attesa: "Ve lo dirò la prossima volta che ci vedremo".

La prossima volta Uliano Marchio è arrivato con un libretto  di poco più di un centinaio di pagine.Intestazione: "Diario Italiano". Titolo: "Disertore a Vladivostok". Autore: Francesco Marchio. E in fondo alla copertina, a destra, una striscia nera diagonale con sopra scritto: "Premio Pieve - Banca Toscana 1994". Così il mistero invece di sciogliersi si infittiva. Poi la spiegazione.

Il libro contiene i ricordi di guerra del padre di Uliano, Francesco. Fu il figlio a trovare il manoscritto e a farne dono all'Archivio dei memoriali, diari ed epistolari di Pieve Santo Stefano, unico nel suo genere in Italia. Nel 1991 fu pubblicato e tre anni dopo anche premiato. Nelle sue pagine la spiegazione di quel nome insolito.

Per farla breve, dovete sapere che Francesco Marchio, nato a Fiume nel 1887 e quindi cittadino suo malgrado dell'Impero Austro-Ungarico, fu arruolato, ancora suo malgrado, nel 1914 e spedito con le truppe austro-ungariche a fronteggiare i russi in Galizia e poi altrove. A Vladivostok disertò, assieme agli altri italiani in divisa austriaca, arrivò fino in Cina e poi rifece tutta la strada a ritroso per tornare nel 1920 a Fiume, diventata italiana.

Una guerra che non avrebbe mai voluto fare, prima di tutto perché si sentiva italiano e poi perché era fra i giovani proletari che in quegli anni si erano perdutamente innamorati degli ideali comunisti. Innamorato al punto da dare al figlio come nome il cognome del massimo esponente di quella nuova e affascinante proposta politica, noto in tutto il mondo e a tutte le generazioni con il nome di Lenin, ma in effetti titolare dei nomi Vladimir Ilyich Ulyanov. Uliano, appunto. Mistero svelato.