Saturday 21st Apr 2018

Osservatore romano - 

ROMA - “Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Nello scorso mese di dicembre e nella prima parte di gennaio abbiamo celebrato il tempo di Avvento e poi quello di Natale: un periodo dell’anno liturgico che risveglia nel popolo di Dio la speranza”. Così Papa Francesco che, nell’udienza generale di ieri mattina, ha proseguito il ciclo di catechesi sulla Speranza Cristiana soffermandosi in particolare sul Salmo 115 “Le false speranze negli idoli”.

“Sperare è un bisogno primario dell’uomo: sperare nel futuro, credere nella vita, il cosiddetto “pensare positivo”. Ma – ha sottolineato il Papa – è importante che tale speranza sia riposta in ciò che veramente può aiutare a vivere e a dare senso alla nostra esistenza. È per questo che la Sacra Scrittura ci mette in guardia contro le false speranze che il mondo ci presenta, smascherando la loro inutilità e mostrandone l’insensatezza. E lo fa in vari modi, ma soprattutto denunciando la falsità degli idoli in cui l’uomo è continuamente tentato di riporre la sua fiducia, facendone l’oggetto della sua speranza”.

In particolare, ha ricordato Papa Francesco, “i profeti e sapienti insistono su questo, toccando un punto nevralgico del cammino di fede del credente. Perché fede è fidarsi di Dio – chi ha fede, si fida di Dio –, ma viene il momento in cui, scontrandosi con le difficoltà della vita, l’uomo sperimenta la fragilità di quella fiducia e sente il bisogno di certezze diverse, di sicurezze tangibili, concrete. Io mi affido a Dio, ma la situazione è un po’ brutta e io ho bisogno di una certezza un po’ più concreta. E lì è il pericolo!”.

“E allora siamo tentati di cercare consolazioni anche effimere, che sembrano riempire il vuoto della solitudine e lenire la fatica del credere. E pensiamo di poterle trovare nella sicurezza che può dare il denaro, nelle alleanze con i potenti, nella mondanità, nelle false ideologie. A volte – ha aggiunto – le cerchiamo in un dio che possa piegarsi alle nostre richieste e magicamente intervenire per cambiare la realtà e renderla come noi la vogliamo; un idolo, appunto, che in quanto tale non può fare nulla, impotente e menzognero. Ma a noi piacciono gli idoli, ci piacciono tanto! Una volta, a Buenos Aires, dovevo andare da una chiesa ad un’altra, mille metri, più o meno. E l’ho fatto, camminando. E c’è un parco in mezzo, e nel parco c’erano piccoli tavolini, ma tanti, tanti, dove erano seduti i veggenti. Era pieno di gente, che faceva anche la coda. Tu, gli davi la mano e lui incominciava, ma, il discorso era sempre lo stesso: c’è una donna nella tua vita, c’è un’ombra che viene, ma tutto andrà bene … E poi, pagavi. E questo ti dà sicurezza? E’ la sicurezza di una – permettetemi la parola – di una stupidaggine. Andare dal veggente o dalla veggente che leggono le carte: questo è un idolo! Questo è l’idolo, e quando noi vi siamo tanto attaccati: compriamo false speranze. Mentre di quella che è la speranza della gratuità, che ci ha portato Gesù Cristo, gratuitamente dando la vita per noi, di quella a volte non ci fidiamo tanto”.

Il Salmo 115 “pieno di sapienza, dipinge in modo molto suggestivo la falsità di questi idoli che il mondo offre alla nostra speranza e a cui gli uomini di ogni tempo sono tentati di affidarsi. Il salmista – ha spiegato Papa Francesco – ci presenta, in modo anche un po’ ironico, la realtà assolutamente effimera di questi idoli. E dobbiamo capire che non si tratta solo di raffigurazioni fatte di metallo o di altro materiale, ma anche di quelle costruite con la nostra mente, quando ci fidiamo di realtà limitate che trasformiamo in assolute, o quando riduciamo Dio ai nostri schemi e alle nostre idee di divinità; un dio che ci assomiglia, comprensibile, prevedibile, proprio come gli idoli di cui parla il Salmo”.

Così “l’uomo, immagine di Dio, si fabbrica un dio a sua propria immagine, ed è anche un’immagine mal riuscita: non sente, non agisce, e soprattutto non può parlare. Ma, noi siamo più contenti di andare dagli idoli che andare dal Signore. Siamo tante volte più contenti dell’effimera speranza che ti dà questo falso idolo, che la grande speranza sicura che ci dà il Signore. Alla speranza in un Signore della vita che con la sua Parola ha creato il mondo e conduce le nostre esistenze, si contrappone la fiducia in simulacri muti. Le ideologie con la loro pretesa di assoluto, le ricchezze – e questo è un grande idolo – , il potere e il successo, la vanità, con la loro illusione di eternità e di onnipotenza, valori come la bellezza fisica e la salute, quando diventano idoli a cui sacrificare ogni cosa, sono tutte realtà che confondono la mente e il cuore, e invece di favorire la vita conducono alla morte. Il messaggio del Salmo è molto chiaro: se si ripone la speranza negli idoli, si diventa come loro: immagini vuote con mani che non toccano, piedi che non camminano, bocche che non possono parlare. Non si ha più nulla da dire, si diventa incapaci di aiutare, cambiare le cose, incapaci di sorridere, di donarsi, incapaci di amare. E anche noi, uomini di Chiesa, corriamo questo rischio quando ci “mondanizziamo”. Bisogna rimanere nel mondo – ha sottolineato con forza il Papa – ma difendersi dalle illusioni del mondo, che sono questi idoli che ho menzionato”.

Il Signore “si ricorda sempre di noi. Anche nei momenti brutti lui si ricorda di noi. E questa è la nostra speranza. E la speranza non delude. Mai. Mai. Gli idoli deludono sempre: sono fantasie, non sono realtà. Ecco la stupenda realtà della speranza: confidando nel Signore si diventa come Lui, la sua benedizione ci trasforma in suoi figli, che condividono la sua vita. La speranza in Dio ci fa entrare, per così dire, nel raggio d’azione del suo ricordo, della sua memoria che ci benedice e ci salva. E allora può sgorgare l’alleluia, la lode al Dio vivo e vero, che per noi è nato da Maria, è morto sulla croce ed è risorto nella gloria. E – ha concluso – in questo Dio noi abbiamo speranza, e questo Dio – che non è un idolo – non delude mai”. (aise)

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Midrand - Fiat Chrysler Automobiles announces the appointment of Robin van Rensburg as new CEO and MD of Fiat Group Automobiles South Africa (Pty) Ltd, importer of Fiat, Fiat Professional, Abarth and Alfa Romeo brands and Chrysler South Africa (Pty) Ltd, importer of Chrysler, Jeep and Dodge brands.

Robin van Rensburg joined the company from 1 January 2017 and succeeds Marco Melani as CEO and MD.  Robin brings with him over 20 years of automotive expertise and experience, having worked with numerous premium automotive brands.

FCA South Africa's new CEO commented, "I am really excited to join the FCA Group and work with such exciting brands, especially during such an interesting product cycle.  2017 is set to be monumental for our brands with product introductions like the Alfa Romeo Giulia, Abarth 124 Spider and 595, Fiat Tipo and the extension of the Fiat Professional Fullback range.  I look forward to adding a South African touch to the proudly Italian and American brands."

Outgoing CEO and MD, Marco Melani returns to FCA Head Office in Turin, Italy resuming his current responsibility for Marketing for Africa.
 
About FCA Group
Fiat Chrysler Automobiles (FCA), the seventh-largest automaker in the world, designs, engineers, manufactures and sells passenger cars, light commercial vehicles, components and production systems worldwide.

The Group's automotive brands are: Fiat, Alfa Romeo, Abarth, Fiat Professional, Chrysler, Jeep, Dodge and Mopar, the parts and service brand. In addition, the Group provides retail and dealer finance, leasing and rental services in support of the car business through subsidiaries, joint ventures and commercial agreements with specialised financing services providers.
FCA South Africa has a dealer network in South Africa responsible for the sales and service of all FCA brands, whilst also having representation in 7 countries within the East African territory.

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Federica ed Enrico Giuricich – 

Dicembre è il mese in cui gli studenti tirano le somme al termine di un ulteriore anno di lavoro. Qualche volta le somme dipingono un bel quadro, qualche volta sono un po’ deludenti e qualche volta raccontano una realtà sgradevole. Nel caso di Federica ed Enrico Giuricich, figli di Nicolò e Sonia, nipoti di Claudio e Annamaria Riccardi e degli indimenticabili Nicolò e Claudia Giuricich, i risultati ottenuti a fine anno sono stati eccezionalmente buoni e hanno fatto felici loro stessi e tutti i familiari.

Federica, alunna di grado 11 alla scuola di Holy Rosary in Edenvale, ha ricevuto metà colori per la musica assieme al premio per la più promettente pianista. Federica ha raggiunto il livello di grado 6 Unisa per il pianoforte e il grado 5 Unisa per teoria con distinzione.

Enrico, alunno di grado 9° al St Benedict College di Bedfordview, ha partecipato ai campionati di nuoto EGA (Eastern Gauteng Aquatics) e ha vinto le seguenti gare nel gruppo della sua età: medaglia d’oro nei 50 metri farfalla; medaglia d’oro nei 50 metri dorso; medaglia d’argenti nei 100 metri farfalla e medaglia di bronco nei 50 metri stile libero.

A loro e alla famiglia le nostre congratulazioni.

New generations that distinguish themselves

Federica & Enrico Giuricich, the children of Nicolò e Sonia Giuricich, grandchildren of Claudio and Annamaria Riccardi and of the late Nicolò e Claudia giuricich achieved the following awards and medals in december 2016.

Federica , grade 11 pupil @ Holy Rosary School Edenvale was awarded her half colours for music as well as the prize for the most promising pianist . she achieved the level of grade 6 Unisa piano & grade 5 Unisa theory with distinction.

enrico, grade 9 pupil @ St Benedicts College Bedfordview participated in the EGA (Eastern Gauteng Acquatics) swimming championships and won the following events.

GOLD MEDAL - 50 M BUTTERFLY

GOLD MEDAL - 50M BACKSTROKE

SILVER MEDAL - 100 M BUTTERFLY

BRONZE MEDAL - 50 M FREE STYLE

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Pope Francis waves after leading his weekly audience in Paul VI hall at the Vatican. (CNS photo/Tony Gentile, Reuters) - 

In the depths of despair, when no words or gestures will help, then cry with those who suffer, because tears are the seeds of hope, Pope Francis said.

When people are hurting, “it is necessary to share in their desperation. In order to dry the tears from the face of those who suffer, we must join our weeping with theirs. This is the only way our words may truly be able to offer a bit of hope,” he said during his weekly general audience.

“And if I can’t offer words like this, with tears, with sorrow, then silence is better, a caress, a gesture and no words,” he said.

In his first general audience of the new year, the pope continued his series of talks on Christian hope by reflecting on Rachel’s inconsolable sorrow and mourning for her children who “are no more,” as written by the prophet Jeremiah.

Rachel’s refusal to be consoled “expresses the depth of her pain and the bitterness of her weeping,” the pope told those gathered in the Vatican’s Paul VI hall.
“Facing the tragedy of the loss of her children, a mother cannot bear words or gestures of consolation, which are always inadequate, always unable to alleviate the pain of a wound that cannot and doesn’t want to heal,” he said. The amount of pain, he said, is proportional to the amount of love in her heart.

Rachel and her weeping, he said, represent every mother and every person throughout history who cry over an “irreparable loss.” Rachel’s refusal to be consoled also “teaches us how much sensitivity is asked of us” and how delicately one must approach a person in pain, the pope said.

Jeremiah shows how God responded to Rachel in a loving and gentle way, with words that are “genuine, not fake.”

The pope said God answers with a promise that her tears are not in vain and her children shall return from exile and there will be new life and hope.

"Tears generated hope. This isn’t easy to understand, but it is true,” he said. “So often in our life, tears sow hope, they are seeds of hope,” he said, emphasising how Mary’s tears at the foot of the cross generated new life and hope for those who, through their faith, became her children in the body of Christ, the church. This innocent “lamb of God” died for all of humanity, which is always important to remember, especially when struggling with the question of why children are allowed to suffer in this world, he said.

The pope said when people ask him why such suffering happens, he said he has no answer. “I just say, ‘Look at the crucifix. God gave us his son, he suffered, and perhaps there you will find an answer.'” No appropriate words or replies will ever come from the head, he said, one can only look at the love God showed by offering his son, who offered his life – this may point the way to some consolation. God’s word is the definitive word of consolation “because it is born of weeping.”

By Carol Glatz Catholic News Service

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CITTÀ DEL VATICANO - “Il problema migratorio è una questione che non può lasciare alcuni Paesi indifferenti, mentre altri sostengono l’onere umanitario, non di rado con notevoli sforzi e pesanti disagi, di far fronte ad un’emergenza che non sembra aver fine”.   A dirlo Papa Francesco incontrando il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno. Per il Pontefice, che ha dedicato il suo intervento al tema della sicurezza e della pace, tutti dovrebbero sentirsi “costruttori” e “concorrenti al bene comune internazionale, anche attraverso gesti concreti di umanità, che costituiscono fattori essenziali di quella pace e di quello sviluppo che intere nazioni e milioni di persone attendono ancora”. Da qui il grazie ai tanti Paesi che con “generosità accolgono quanti sono nel bisogno”. Tra questi diversi Stati europei, specialmente l’Italia, la Germania, la Grecia e la Svezia.

Papa Francesco ha quindi ricordato il viaggio nell’isola di Lesvos, insieme ai “miei fratelli il Patriarca Bartolomeo e l’Arcivescovo Ieronymos”, dove “ho visto e toccato con mano la drammatica situazione dei campi profughi, ma anche l’umanità e lo spirito di servizio delle molte persone impegnate per assisterli”. Per il papa non bisogna dimenticare l’accoglienza offerta da altri Paesi europei e del Medio Oriente, quali il Libano, la Giordania, la Turchia, come pure l’impegno di diversi Paesi dell’Africa e dell’Asia. “Anche nel corso del mio viaggio in Messico, dove ho potuto sperimentare la gioia del popolo messicano – ha spiegato -  mi sono sentito vicino alle migliaia di migranti dell’America Centrale, che patiscono terribili ingiustizie e pericoli nel tentativo di poter avere un futuro migliore, vittime di estorsione e oggetto di quel deprecabile commercio – orribile forma di schiavitù moderna – che è la tratta delle persone”.

Nel suo discorso Papa Francesco si è detto “convinto che per molti il Giubileo straordinario della Misericordia sia stata un’occasione particolarmente propizia anche per scoprire la grande e positiva incidenza della misericordia come valore sociale” sottolineando che “una cultura della misericordia” significa “una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli. Solo così si potranno costruire società aperte e accoglienti verso gli stranieri e, nello stesso tempo, sicure e in pace al loro interno”. “Ciò è tanto più necessario nel tempo presente, in cui proseguono senza sosta in diverse parti del mondo ingenti flussi migratori”, ha aggiunto ricordando i numerosi profughi e rifugiati in alcune zone dell’Africa, nel Sudest asiatico e a quanti fuggono dalle zone di conflitto in Medio Oriente”. “Occorre un impegno comune nei confronti di migranti, profughi e rifugiati, che consenta di dare loro un’accoglienza dignitosa”, ha posi sottolineato:  “ciò implica saper coniugare il diritto di ogni essere umano di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse, e nello stesso tempo garantire la possibilità di un’integrazione dei migranti nei tessuti sociali in cui si inseriscono, senza che questi sentano minacciata la propria sicurezza, la propria identità culturale e i propri equilibri politico-sociali. D’altra parte, gli stessi migranti non devono dimenticare che hanno il dovere di rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti”. (Raffaele Iaria - Migrantes online /Inform)

PAPA: L’INDIFFERENZA COLPISCE PIÙ DEL FREDDO

Osservatore romano

ROMA - “Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Oggi, festa del Battesimo di Gesù, il Vangelo ci presenta la scena avvenuta presso il fiume Giordano: in mezzo alla folla penitente che avanza verso Giovanni il Battista per ricevere il battesimo c’è anche Gesù”. Così Papa Francesco ha introdotto l’Angelus della domenica recitato insieme ai fedeli che, sfidando il freddo, si sono recati a Piazza San Pietro.

Gesù, ha proseguito il Papa, “faceva la coda. Giovanni vorrebbe impedirglielo dicendo: “sono io che ho bisogno di essere battezzato da te”. Il Battista infatti è consapevole della grande distanza che c’è tra lui e Gesù. Ma Gesù è venuto proprio per colmare la distanza tra l’uomo e Dio: se Egli è tutto dalla parte di Dio, è anche tutto dalla parte dell’uomo, e riunisce ciò che era diviso. Per questo chiede a Giovanni di battezzarlo, perché si adempia ogni giustizia, cioè si realizzi il disegno del Padre che passa attraverso la via dell’obbedienza e della solidarietà con l’uomo fragile e peccatore, la via dell’umiltà e della piena vicinanza di Dio ai suoi figli. Perché Dio è tanto vicino a noi, tanto!”.

“Nel momento in cui Gesù, battezzato da Giovanni, esce dalle acque del fiume Giordano, - ha ricordato Papa Francesco – la voce di Dio Padre si fa sentire dall’alto: “questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. E nello stesso tempo lo Spirito Santo, in forma di colomba, si posa su Gesù, che dà pubblicamente avvio alla sua missione di salvezza; missione caratterizzata da uno stile, lo stile del servo umile e mite, munito solo della forza della verità, come aveva profetizzato Isaia: “Non griderà, né alzerà il tono, [...] non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità”. Servo umile e mite”.

“Ecco lo stile di Gesù, e anche lo stile missionario dei discepoli di Cristo”, ha sottolineato il Santo Padre”, “annunciare il Vangelo con mitezza e fermezza, senza gridare, senza sgridare qualcuno, ma con mitezza e fermezza, senza arroganza o imposizione. La vera missione non è mai proselitismo ma attrazione a Cristo. Ma come? Come si fa questa attrazione a Cristo? Con la propria testimonianza, a partire dalla forte unione con Lui nella preghiera, nell’adorazione e nella carità concreta, che è servizio a Gesù presente nel più piccolo dei fratelli. Ad imitazione di Gesù, pastore buono e misericordioso, e animati dalla sua grazia, siamo chiamati a fare della nostra vita una testimonianza gioiosa che illumina il cammino, che porta speranza e amore”.

“Questa festa – ha annotato – ci fa riscoprire il dono e la bellezza di essere un popolo di battezzati, cioè di peccatori – tutti lo siamo – di peccatori salvati dalla grazia di Cristo, inseriti realmente, per opera dello Spirito Santo, nella relazione filiale di Gesù con il Padre, accolti nel seno della madre Chiesa, resi capaci di una fraternità che non conosce confini e barriere. La Vergine Maria aiuti tutti noi cristiani a conservare una coscienza sempre viva e riconoscente del nostro Battesimo e a percorrere con fedeltà il cammino inaugurato da questo Sacramento della nostra rinascita. E sempre umiltà, mitezza e fermezza”.

Dopo l'Angelus il Papa ha invitato i fedeli a “pensare a tutte le persone che vivono per la strada, colpite dal freddo e tante volte dall’indifferenza. Purtroppo, alcuni non ce l’hanno fatta. Preghiamo per loro e chiediamo al Signore di scaldarci il cuore per poterli aiutare”.
“Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”. (aise)

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