Thursday 17th Aug 2017

Catanzaro – La Regione Calabria, di concerto con l’Università per Stranieri di Reggio Calabria e l'Università della Calabria di Cosenza, ha indetto una selezione per la partecipazione a diverse attività formative, riservate a giovani discendenti di emigrati calabresi residenti all'estero.

Le attività formative, concordate in sede di Consulta regionale per l'Emigrazione, rientrano nel piano annuale degli interventi e sono mirate alla promozione ed all'accrescimento del legame delle nuove generazioni di discendenti di seconda-terza generazione degli emigrati calabresi residenti all’estero con il territorio di origine. L'intento è quello di mantenere e rafforzare l’identità culturale e la memoria della propria origine e di sviluppare un forte senso di appartenenza che consenta di veicolare presso le rispettive comunità di residenza, l'interesse per la conoscenza della Calabria.

I corsi a cui è possibile accedere sono quelli di ‘Lingua e cultura italiana’ e ‘Cultura e tradizioni della Calabria’ entrambi ospitati sia dall’Università della Calabria a Cosenza, sia dall’Università per Stranieri di Reggio Calabria.

Possono partecipare alla selezione i giovani discendenti di origine calabrese che non abbiano superato i 32 anni di età. La selezione rimarrà aperta fino al 20 agosto. (NoveColonneATG)

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Venezia - La Regione Veneto stanzia 30 mila euro per finanziare la frequenza a master universitari di giovani di origine veneta che siano emigrati all’estero per almeno cinque anni consecutivi. E’ quanto dispone la delibera della Giunta regionale, approvata dall’assessore al Sociale e ai Flussi migratori, che ripristina quest’anno il rapporto di collaborazione con i tre Esu del Veneto dedicato a contribuire alle spese di viaggio, frequenza (tasse), vitto e alloggio degli oriundi veneti under 39 che decidano di frequentare un master di primo o secondo livello in uno degli atenei della regione.

L’iniziativa rientra nel programma annuale della Regione a favore dei veneti nel mondo e – sottolinea l’assessore – potrà dare un valido aiuto alla diffusione del vasto patrimonio culturale veneto tra le nuove generazioni di emigranti. Nonché rinsaldare i legami tra veneti espatriati e terra d’origine, favorendo lo scambio di conoscenze e il rientro di cervelli.

Le domande devono essere presentate alla Regione entro la scadenza del 15 settembre. - (NoveColonneATG)

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Il terzo trimestre è ormai cominciato alla Dante di Città del Capo, che da il benvenuto a tutti i nuovi studenti. Mentre sono alle prese con la conquista di nuovi vocaboli e l'apprendimento della nostra lingua, si offre a tutti l'opportunità di scoprire uno dei tanti aspetti che compongono la variegata cultura dell'Italia di oggi: l'invito all'incontro con Fred Kudjo Kuwornu, regista e produttore di origine ghanese, nato e cresciuto in Italia, a Bologna.

Il suo documentario "18 Ius Soli" propone un tema estremamente attuale: il multiculturalismo nell'Italia contemporanea.
 
Si parlerà del fatto di sentirsi parte di una cultura diversa da quella della propria famiglia di origine, cercando di capire che cosa significa divenire cittadino di un Paese sentito come casa propria.

Vi aspettiamo venerdì 18 agosto alle 18.00, per la visione del documentario e l'incontro con il regista in sala.

Prenotate scrivendo ad This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

August at La Dante   
 
Our third term has commenced with a warm welcome to our new students.

Whilst learning the newly-found language, we would like to present our students with the opportunity to discover one of the many aspects that make up today's Italian culture.
We invite you for an evening with Fred Kudjo Kuwornu, a director and producer of Ghanaian descent, born and raised in Bologna, Italy. His documentary, "18 Ius Soli",  brings to light the reality of multiculturalism in modern-day Italy.

We will explore what it feels like to be a part of  a culture different to that of  your family and what it signifies to become a citizen of a country you call 'home'.

Join us on Friday, 18th August, at 6 pm, for the screening and Q&A with the director.

Book now via email: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

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SOMMARIO: SUPERPROFITTI DI “INTESA” - NORMALIZZAZIONE GIUDIZIARIA – ORA E SEMPRE RESISTENZA – SEMPLIFICAZIONI MANCATE – COREA - Approfondimento: A PROPOSITO DI CLIMA
 
Il ministro MINNITI ha dovuto minacciare le dimissioni  per costringere il “suo” governo ad appoggiarlo nella richiesta di maggior trasparenza con le ONG e dietro le quinte Matteo Renzi è furioso perché vede crescere un futuro concorrente. Intanto  in quest’Italia distratta dalle vacanze, si approfitta di agosto per sistemare le pendenze (vedi archiviazioni di banca Etruria), posizionare gli amici fidati (vedi nomina alla Procura di Napoli), completare i regali alle banche (caso Banca Intesa), tutti argomenti trattati più oltre.

Anche l’8 agosto, giornata di ricordo dell’emigrazione italiana nel mondo, tutta l’attenzione è ovviamente stata destinata non ai migranti italiani ma a chi arriva dall’Africa, dimenticandoci che i nostri nonni il passaporto lo avevano sempre ben stretto e non erano quindi dei clandestini.

Non una parola ufficiale, comunque, neppure per gli italiani in VENEZUELA abbandonati a loro stessi, mentre l’Italia non ha ancora avuto neppure il coraggio di prendere una decisione di condanna ufficiale e di non riconoscimento del referendum-farsa che ha giustificato la dittatura di Maduro: lo hanno fatto Papa FRANCESCO e tutti gli stati americani, ma Unione Europea e Italia si sono limitati alle solite parole di circostanza.
 
 
BANCA INTESA E SUPERPROFITTI
Banca Intesa, principale azionista della Banca d’Italia che per UN EURO ha avuto in regalo la “polpa” di VENETO BANCA e POPOLARE DI VICENZA (lasciando le ossa spolpate e i debiti al “pubblico”) ha chiuso il bilancio del semestre con un utile di 1.738.000.000 (leggesi un miliardo e 738 milioni di utile netto). Decine di migliaia di piccoli azionisti bidonati e ridotti sul lastrico ma questo governo “di sinistra” si è prestato a questa maxi-speculazione. Una cosa vergognosa, ma possibile che la gente pensi solo alle vacanze e non si accorga di questa truffa gigantesca?! Su questi temi (e proponendo anche un dibattito con l'onorevole locale del PD Enrico Borghi che la legge ha votato e lodato) ho scritto una "lettera aperta" a LA STAMPA di Novara/VCO ma - ad oggi NON è stata pubblicata - né Borghi ha risposto...
 
NAPOLI: NOMINE “POLITICHE”
Il dott. Giovanni Melillo è il nuovo Procuratore generale della Repubblica a Napoli, città da cui sono partite le indagini su CONSIP e i legami con il padre di Renzi. Molte inchieste sono poi passate a Roma, noto “porto delle nebbie”, ma la nomina del nuovo Procuratore era comunque un passo delicato. Il fatto che sia stato scelto proprio il capo di gabinetto del Ministro PD della giustizia Andrea Orlando la dice lunga sulle pressioni politiche collegate alla scelta. Con quale serenità si può giudicare questo passaggio di Melillo dal Ministero direttamente alla Procura se non leggendolo anche in una possibile, auspicata “normalizzazione” degli uffici che avevano osato avviare indagini sui vertici del PD?
 
SEMPLIFICAZIONI: UNA BUFFONATA?
Dopo 30 mesi è stato partorito il “decreto semplificazioni” che oltre a rimandare i problemi veri (come il dissidio taxi-Uber o il monopolio dell’ “ultimo miglio” di TIM) anziché semplificare spesso burocratizzerà ancora di più la vita di tutti.

Pensate che un dottore commercialista come me (iscritto all’Albo da 37 anni) sarà tenuto a mandare ad ogni cliente una comunicazione scritta preventiva con tutti i dati personali, una valutazione sulla complessità della pratica o della tenuta contabile, il compenso previsto, gli estremi della polizza di assicurazione dello studio ecc. ecc. ecc.

O tutto si risolverà in una buffonata con un modulo standard che non servirebbe a nulla o davvero è difficile sapere “in anticipo” il destino, il costo, la complessità di una consulenza. Poi - visto che ogni anno vanno depositati all’Ordine gli estremi della polizza di assicurazione (altro mega-business visti i costi assurdi dei premi pagati) se risulti iscritto vuol dire che sei in regola, a che serve allora mandare copia della stessa polizza a tutti i clienti?  Per semplificare, appunto…

OMEGNA & ARONA: LA CALDA ESTATE DELLA RESISTENZA
Le sempre più diradate truppe resistenziali e dell’ANPI riescono a fare notizia in estate solo per le curiosità. Ad ARONA, per esempio, la giunta guidata dal vivace (e capace) sindaco Alberto Gusmeroli (Lega Nord) tra le tante manifestazioni quest'estate ha ricostruito in piazza anche l’Arco di Palmira con una serie di incontri sulle problematiche della Siria.  Tra i diversi relatori anche un fotoreporter di Roma che – sostiene L’ANPI – avrebbe avuto un passato di estrema destra. “Occupazione” quindi del consiglio comunale per protesta, con una ventina (scarsa) di aficionados che - fazzoletti rossi al collo -  hanno poi lasciato l’aula al romantico canto di “Bella Ciao”.

Ad OMEGNA, invece, la nuova giunta di centro-destra di Paolo Marchioni  ha cominciato a ripulire la città cancellando anche  un murale (completamente sbiadito) stile Cuba 1968. Apriti o cielo: “Stanno cancellando la storia antifascista di una città medaglia d’oro della Resistenza…” hanno tuonato a sinistra.

In fondo hanno ragione: i cittadini, oltre ai murales, hanno effettivamente cancellato due mesi fa anche la giunta del PD.
 
MISTERI COREANI
Ma cosa avranno mai da ridere quegli incartapecoriti generali nord coreani che circondano in ogni occasione quel pazzo di Kim con la sua faccia da idiota? Ride lui e ridono tutti, come marionette o scimmie ammaestrate.
 
E’ incredibile che un intero popolo sia sottomesso con la paura e il mondo si faccia condizionare da un pazzo furioso, assassino e criminale, che tiene in scacco la terra con la minaccia nucleare e  con il rischio di scatenare disastri, oltre ad essere obiettivo succulento per altri generali con altre divise che godrebbero -  purtroppo  - solo a premere il grilletto
 
Approfondimento:  CLIMA, POLITICA E L’ “EFFETTO NOTIZIA”
Fin da quando ero ragazzo, se  l’opinione pubblica viene spinta compatta in una direzione,  mi sento spontaneamente portato a valutare se - per caso - non ci sia sotto qualche altra verità.
Questo per sottolineare il mio scetticismo quando - ogni giorno - leggo inchieste o notizie catastrofiche sul CLIMA e mi chiedo se non siano piuttosto messe in atto una serie di scelte POLITICHE con lavaggio del cervello da parte dei media che - più che stare  alla realtà dei fatti - pensano a suscitare sensazionalismo.

Più cerco di documentarmi in argomento più mi rendo conto anche di quanto la politica si intersechi con ciclopici interessi economici legati proprio al clima e al suo controllo, vedi il caso delle pressioni mondiali esercitate su TRUMP che ha deciso di non prendere per oro colato le scelte di certe “Agenzie” scelte dal suo predecessore.

Tornando all’Italia, se per esempio si pubblica per più giorni  in prima pagina foto di siccità e la notizia: “In India 44 persone morte per il caldo” ci si  impressiona pensando al caldo  della nostra estate, dichiarato da record. Se riflettiamo però che in India statisticamente in una settimana muoiono circa  mezzo milione di persone sul miliardo e 350 milioni  di indiani,  allora i 44 morti sono un’inezia rispetto ad altre ben più diffuse forme di decesso e molti  più indiani muoiono d’inverno per il  freddo. Questo per dire che una “non notizia” può arrivare in prima pagina: perché?

Frasi del tipo: “Per la siccità, il Lago di Garda è al 34% del suo invaso”  offendono l’intelligenza di chi lo dice perché al massimo un livello basso delle acque può coinvolgere lo 0,1% del volume delle acque del Benaco, così come  era un giudizio fantozziano sostenere il 26 giugno scorso:  “Sarà l’estate più calda del secolo” con la stagione iniziata da soli 3 (tre) giorni.

Ci è stato spiegato che la terra si riscalda per colpa dell’anidride carbonica, ma approfondendo poi si scopre come tutta l’anidride carbonica prodotta dall’uomo sia oggi meno del 5% di quella esistente in natura e che forse il clima è ben più influenzato da altre cause (macchie solari,  radiazioni, problemi di orbita terreste ecc.).  Così se è assolutamente vero che si sprecano o si intaccano risorse fondamentali  – dall’acqua alla pesca marina, dal territorio cementificato all’inquinamento - pochi sanno che sull’anidride carbonica è partito anni fa un business finanziario con compravendita di certificati finanziari e “crediti” ambientali con scandali ben peggiori dei bond argentini o della bolla speculativa del 2007.

Facile comunque attaccare Trump, dimenticando che la Cina produce in modo più o meno incontrollato la più grande fetta di anidride carbonica al mondo eppure pochi se ne preoccupano.
Parlare più a fondo dell’argomento metterebbe però in gioco la teoria dei patti di Kyoto  che hanno dato origine a queste speculazioni finanziarie sulla spinta emotiva di ecologisti-politici come Al Gore  (premio Nobel!) e quindi si preferisce non sollevare il problema e gli scandali vergognosi che ci stanno dietro.

Alla fine, quotidianamente, siamo sommersi da notizie assurde quasi mai verificate come quella  che stiamo affrontando il periodo più caldo della storia del nostro pianeta (“Da 500 milioni di anni“, scrisse il Corriere della Sera, bufala colossale mai smentita), oppure  che in Italia staremmo vivendo “la siccità maggiore da 200 anni” (sono titoli di questi giorni)  cosa non verificabile e relativa non si sa a quali territori. Se sentiamo caldo siamo portati a credere alla notizia collegata, ma migliaia di ricercatori nel mondo cominciano a notare che NON è così, per esempio circa il ritmo di innalzamento delle temperature del pianeta e che quindi molti modelli  matematici hanno clamorosamente “toppato” come sull’altezza degli oceani che NON stanno salendo come ipotizzato negli anni ’80.

La terra era ben più calda durante l’impero romano e a metà del Medioevo (Groenlandia significa “terra verde” ed era abitata dai Vichinghi) cui sono seguiti secoli più freddi e le teorie del  “clima impazzito”  vanno valutate bene stando attenti – all’opposto – dal non farsi però influenzare da quelle industrie che tendono a minimizzare i rischi dell’inquinamento.

Alla fine il catastrofismo permette soprattutto di fare affari, coinvolge le coscienze, muove interessi spaventosi e si dimenticano tantissime “buone pratiche” che aiuterebbero davvero il nostro pianeta, cominciando da risparmiare l’acqua e il suolo, non cementificare i fiumi e preservare le foreste. Eppure non c’è telegiornale che almeno una volta al giorno  non ripeta che siamo sempre al “record” di qualcosa: dal caldo al freddo, dalla pioggia alla violenza alla siccità, dai tornado alle alluvioni.

Manca l’acqua a Roma? Non se ne parla minimamente per anni poi – da un giorno all’altro – si annunciano razionamenti in 10 regioni con pochi che sottolineano come la ACEA abbia distribuito ogni anno decine di milioni di profitti, ma non ha rifatto le condutture… Mi sembra assurdo darne  colpa oggi alla Raggi.

Un problema di fondo è che siamo 7 miliardi rispetto ai 2,5 di quando sono nato, abbiamo consumato (spesso scioccamente) suolo e foreste, coste e risorse dei mari, ma le fosche previsioni del “Club di Roma” (primi anni ’70) sono state ridicolizzate dai fatti. La responsabilità di ciascuno è di ricercare la realtà e di comportarsi con intelligenza e parsimonia nell’uso delle risorse naturali, ma stando molto attenti alle pressioni psicologiche indotte – una volta di più – da speculazioni internazionali che, come per il commercio dei “diritti” sull’anidride carbonica, hanno dato vita dopo Kyoto  a truffe colossali a vantaggio delle eco-mafie e della grande finanza che purtroppo specula anche su questo.
 
Cose che il pubblico conosce poco – e andrebbero invece spiegate nei dettagli – anche se resta a tutti (e soprattutto all’industria) l’obbligo morale di non distruggere il futuro di tutti e le biodiversità, come però avviene anche da parte di nazioni “civili” (pensate a Norvegia o Giappone per le balene) o per la pesca indiscriminata negli oceani.

BUON FERRAGOSTO A TUTTI.
                            
Marco Zacchera

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Antonio Armellini -
     
Ha avuto tutto sommato poco risalto in Italia la notizia che l’Unesco ha recentemente dichiarato Asmara “patrimonio dell’umanità” con la motivazione: “Un esempio eccezionale di urbanistica modernista”. Eppure la cosa avrebbe dovuto interessarci sotto più di un profilo.

L’Eritrea è stata l’unico Paese in cui il “mal della pietra”, che ha caratterizzato a volte in maniera irrazionale la colonizzazione italiana, ha avuto il tempo di lasciare una traccia strutturata.

La Somalia è sempre stata la retrovia trascurata. In Libia l’instabilità continua e la prevalenza data allo sviluppo agricolo (questo sì, con begli esempi di architettura rurale) hanno ridotto qualità e quantità degli interventi. In Etiopia i progetti “imperiali” non hanno avuto il tempo per essere realizzati: in tutte le principali città del Paese sono rimaste solo le tracce delle grandi costruzioni avviate e rimaste incompiute; e il nostro tentativo di recuperare i piani urbanistici, all’avanguardia per l’epoca, per trasmetterli al governo etiopico non andò a buon fine, nonostante qualche tentativo.

Esempio vivente dell’architettura italiana del Novecento
In Eritrea invece no: tempo e impegno hanno permesso di dare vita, soprattutto ad Asmara, a quello che è diventato un vero e proprio esempio vivente della storia dell’architettura italiana del Novecento: dalle villette finto-tirolesi e pseudo-liberty che segnalavano il raggiunto status dei primi coloni, al grande sviluppo urbanistico del periodo fascista, con la sua mescolanza di exploits razionalisti e di magniloquenza gradassa, sino ai ‘palazzinari’ del secondo dopoguerra, segno ultimo di una presenza italiana che è continuata ininterrotta sino alla definitiva espulsione negli Anni Settanta.

Fin qui la cosa potrebbe sembrare un ennesimo amarcord un po’ slabbrato di storia coloniale. Se non fosse per un fatto: quella architettura e quella dimensione urbanistica sono state non solo e non tanto preservate – cosa forse inevitabile in un Paese che povero era e tale è rimasto – ma introiettate dal Paese che l’occupazione coloniale aveva subito. Non credo vi siano esempi analoghi in altri Paesi, dove i lasciti degli ex colonizzatori sono stati a volte accettati e a volte distrutti, ma sono stati sempre recepiti come estranei.

Architettura da lascito coloniale a modello autoctono
L’analisi più accurata e recente della storia urbanistica del Paese non è italiana, bensì contenuta nel bel volume: ‘Asmara’, opera di un gruppo di architetti eritrei che la hanno analizzata come parte della loro eredità culturale. Facendo di quella architettura modernista e di quello sviluppo urbanistico razionalista altrettanti modelli autoctoni su cui continuare a costruire lo sviluppo del Paese.

Mi è sembrato un dato che valesse la pena sottolineare. Perché credo sia un esempio senza precedenti di come una eredità coloniale figlia di una logica di sfruttamento si sia trasformata in un fattore di arricchimento e di crescita venendo assunta come propria da parte del Paese che quello sfruttamento ha subito. Lasciando trascolorare la dimensione “italiana” per recuperarne in chiave assolutamente “interna” la valenza che ne fa un unicum.

Testimonianze culturali vitali e derive politiche letali
Non ci sono in Italia esempi altrettanto completi – con la parziale eccezione di luoghi come Pontinia o Sabaudia – per cui chi vorrà studiare a fondo il razionalismo italiano e il rapporto con l’architettura dell’intero Novecento, potrà farlo solo analizzando questa testimonianza – ad un tempo preservata e vitale – di architettura eritrea.

E’ una cosa che dovrebbe farci piacere, specie se osserviamo come sul piano dell’identità politica le cose siano andate in maniera diversa. Isaias Afewerki è stato il capo storico della lotta per l’indipendenza nazionale ma, una vota raggiuntala, ha dapprima lanciato l’Eritrea in una delle più assurde e sanguinose guerre territoriali che l’Africa abbia conosciuto, per trasformarsi poi in un satrapo sanguinario. Dimostrando così di avere posto male a frutto gli insegnamenti avuti all’Università di Roma, dove era stato anche uno dei protagonisti del movimento studentesco…

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