Monday 18th Dec 2017

Drought charge to help us avoid Day Zero
 
Due to the current drought, many Capetonians have restricted their water use to help save water. We appreciate your commitment and the huge effort you have made to save water.

We are working hard to make new water available, to help us through the drought.

We:
• have doubled the output from the Atlantis aquifer
• have made water available from the Oranjezicht main springs
• are drilling abstraction boreholes into the Table Mountain Group Aquifer to supply the Steenbras catchment area.

These projects are essential, but expensive. So, we have proposed a drought charge on property rates in 2018, to help pay for these vital emergency water projects and will primarily also be used to ensure the water operations of the City remain available for all. If approved, the charge will be valid from 1 February 2018 until 30 June 2021.

It is not a punitive charge, but is absolutely vital to fund our emergency water programme and water services, due to the steep decline in income.

We cannot hope for the required help from the national government at the moment, and we simply do not have the money for what is required. We need to do this as Team Cape Town.

How is it calculated?

The charge will have an effect on owners of residential properties, valued at more than R400 000, and business properties, valued at more than R50 000. It is based on your property value and will be calculated at between 10% and 11% of the rates portion of your municipal account.

Please note: All current rebates, e.g. pensioner, disability or indigent, will remain intact to ensure we protect more vulnerable people.

For examples of how the proposed drought charge will apply to property values, and to comment on the drought charge, visit www.capetown.gov.za/haveyoursay. You have until 12 January 2018 to comment.

For additional queries about the drought charge, contact the City’s call centre on 0860 103 089.

City of Cape Town

Erratum
 
Earlier today, we sent out a communication explaining the proposed drought charge and included a link where you can comment. However, we have since realised that the link is problematic and our technicians are working on the problem.

In the meantime, you can access more information on the proposed drought charge from the homepage of www.capetown.gov.za or on the Comment on the drought charge page.

We apologise for any inconvenience caused.

City of Cape Town
 
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Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Unicusano - 
    
È una stagione di indipendentismi, questa, per l’Europa. Il referendum per l’indipendenza della Catalogna ha infiammato il dibattito politico di quest’autunno, con opinionisti spagnoli e internazionali schierati al fianco, o contro, la presa di posizione dei cittadini della Comunità autonoma. Pochi giorni dopo, il referendum consultivo lombardo e veneto ha rimesso di nuovo al centro, pur in forma diversa, il tema degli indipendentismi, tra istanze economico-finanziarie e culturali.

Sono solo le manifestazioni più recenti di una frammentarietà che, prima ancora che europea, è innanzitutto interna ai singoli Stati. Solo sei anni fa, nel 2011, il gruppo terroristico e separatista basco Eta deponeva le armi, mettendo fine alla sua guerriglia con la Spagna. Seguito dal Fronte Nazionale per la Liberazione della Corsica, che nel 2016 si è risolto a concludere 40 anni di lotta armata.

In modi diversi, altri movimenti secessionisti hanno occupato, e preoccupato, l’Europa negli ultimi anni: se nel settembre 2014 la Scozia votava al referendum per l’indipendenza dal Regno Unito – vinto dal “No” col 55% -, due mesi dopo era la Catalogna a esprimersi sul suo legame con Madrid, con una consultazione puramente ”informale” per decisione del Tribunale costituzionale spagnolo.

Il 2017 ha risvegliato lo spirito indipendentista nei cittadini di molti Paesi europei. A marzo in Irlanda del Nord, nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento, il partito indipendentista Sinn Féin (letteralmente “noi stessi”) ha sfiorato il pareggio con il Partito Democratico Unionista, ottenendo quasi lo stesso numero di seggi. E solo pochi giorni fa, il 10 dicembre, la coalizione Pè a Corsica, un’alleanza di partiti nazionalisti che chiede una maggiore autonomia della Corsica rispetto alla Francia, si è imposta al secondo turno delle elezioni regionali.
 
Tornando alla Catalogna, che ora attende le elezioni del 21 dicembre, si era detto favorevole all’indipendenza il 90% dei votanti, seppure a fronte di un’affluenza del 42% in una giornata di scontri e confusione. Infine, guardando all’Italia, anche i risultati dei due referendum consultivi – per una maggiore autonomia da Roma, e non per l’indipendenza – sono significativi: in Lombardia i Sì hanno vinto con il 90% e un’affluenza del 38%, in Veneto, hanno votato per l’autonomia il 95% di quanti si sono recati alle urne, con un’affluenza del 57%.
Ogni movimento separatista ha una sua storia e proprie motivazioni: spesso identitarie – linguistiche e culturali, spesso economiche con la richiesta di una maggiore autonomia fiscale. Sta di fatto che non solo l’Unione europea fatica a chiamarsi “unita” – per le differenze tra gli Stati che vi appartengono – ma anche gli stessi Paesi membri, per le diverse anime che li abitano.
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I dati della Commissione sulle periferie, geografiche ed economiche. Le proposte: fisco locale per rigenerare le aree e nuove norme contro le occupazioni abusive - 
 
Goffredo Buccini - corriere.it - 

Cos’è la «questione urbana»? È la sfida alla nostra convivenza democratica dei prossimi dieci anni e tocca o ferisce almeno trenta milioni di italiani. Passa, sì, per le periferie, ma non soltanto per i suburbi distanti dai centri storici: avviluppa nella sua crisi quotidiana lontananze sociali, economiche, umane. Perché questa foto del Paese è la prima evidenza prodotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta nella sua relazione conclusiva che dovrà essere votata e approvata dopo un anno di missioni in nove città metropolitane e centinaia di audizioni: «Periferia è una condizione trasversale riscontrabile anche e diffusamente in aree urbane centrali e semicentrali». Periferia è marginalità non soltanto geografica, è piuttosto uno dei frutti avvelenati di quella cultura dello scarto stigmatizzata da papa Francesco.
 
Periferie sono dunque Corviale a Roma o lo Zen di Palermo, falansteri fuori controllo partoriti dall’urbanistica ideologica di qualche decennio fa; ma lo sono anche i mai bonificati Quartieri Spagnoli di Napoli, appena sopra piazza Plebiscito, o la centralissima Bolognina, dove la mafia nigeriana muove la droga subappaltata dalla ‘ndrangheta o, ancora, i Caruggi di Genova, dove diecimila migranti irregolari sono invisibili per l’anagrafe ma visibilissimi per i vari racket. Periferie romane sono le voragini nel nulla appena accanto alla Breccia di Porta Pia dove, sotto i nostri occhi, sopravvivono, agonizzano e talvolta muoiono decine di macchie umane.

Nelle sole 14 città metropolitane, scrive la Commissione, circa 15 milioni di cittadini abitano in aree periferiche. Se ad essi si sommano i «residenti in zone urbane a vario titolo in difficoltà, la popolazione interessata a interventi significativi in questo campo costituisce la maggior parte degli italiani». A questi italiani soprattutto, alla platea dei trenta milioni di nostri connazionali che soffrono o trattengono il fiato per paura del peggio, si rivolge il lavoro dei parlamentari coordinati dal presidente forzista Andrea Causin e dal vicepresidente democratico Roberto Morassut. Eccola, dunque, la bozza di relazione conclusiva, che non mancherà di sollevare polemiche, perché tocca il tema di una fiscalità regionale che serva a bonificare il patrimonio abitativo pubblico; perché affronta con coraggio la necessità di tipizzare una nuova fattispecie di reato per colpire le occupazioni abusive realizzate con i sistemi del racket (in Italia sono 49 mila gli alloggi occupati senza titolo e fioriscono gang di profittatori sotto bandiere di estrema destra o di estrema sinistra); perché, infine, suggerisce una revisione del codice penale in materia di reati urbani, ipotizzando sanzioni alternative che rendano effettiva la deterrenza prevista e non sempre realizzata dai Daspo del ministro Minniti.

Ma soprattutto, dal punto di vista politico, la relazione conclusiva assume nei suoi passaggi chiave la cadenza dell’atto d’accusa: a ritardi decennali, a un Paese che non fa mai sistema, a burocrazie confliggenti, a inerzie decisionali. Auspicando che nella legislatura che verrà, la XVIII, nasca una Bicamerale «per le città e le periferie» per proseguire il loro lavoro, i commissari di oggi dicono chiaro che così non va, che bisogna «individuare una responsabilità univoca a livello governativo», qualcuno che si prenda la briga di indicare la direzione. Potrebbe essere, scrivono, un ministro, un sottosegretario o magari un’Agenzia pubblica (una ANaP, agenzia nazionale periferie, aggiungiamo per ipotesi, sul profilo dell’Anac cantoniana, dotata di strutture e poteri d’intervento).

Dai sei ai dieci anni dovrà durare, secondo i commissari, un «Programma strategico per le città italiane» che superi la logica finora seguita coi Bandi per le periferie: interventi lodevoli ma a pioggia, senza chance di invertire la tendenza al peggio. Serviranno fondi (almeno un miliardo l’anno) dall’Europa ma anche dai privati. E dalle tasse, con la fiscalità locale «strumento di prelievo e redistribuzione sociale della rendita fondiaria» (si ricorda persino il principio costituzionale della funzione sociale della proprietà).
 
L’allarme è giustificato. Le principali metropoli europee si vanno allineando da anni all’Agenda Urbana dettata dall’Unione con il patto di Amsterdam del 30 maggio 2016, che prevede nelle periferie 12 assi di azione tra cui rigenerazione, infrastrutture, digitalizzazione, difesa idrogeologica, mobilità sostenibile. Le nostre grandi città se ne allontanano. Perché dagli anni Novanta si spende troppo poco e perché la forbice della crisi ha fatto il resto. Parte della ricostruzione del Paese, scrivono i commissari, «agli albori della Repubblica fu proprio un grande programma destinato all’edilizia popolare». Sì, serve un pensiero lungo. E neppure basta. Perché oggi la rigenerazione passa anche per il ripristino della legalità, combattendo, per dire, nei campi rom roghi tossici e abbandono scolastico le cui prime vittime sono proprio i bambini rom. Nessuno può più girarsi dall’altra parte. Così la Commissione dedica un’ultima parola grata ai volontari, al terzo settore, all’universo «Re-Take». Nessuno si salva da solo. La questione urbana si risolverà coinvolgendo «l’intera opinione pubblica nazionale». E i trenta milioni di italiani prigionieri dei loro «altrove» se la caveranno solo se avranno accanto gli altri trenta.
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Jason Felix - Cape Argus - 

Cape Town - Mayor Patricia de Lille’s demise all started when she decided to close down the City’s Special Investigative Unit (SIU) which is under control of her safety chief JP Smith - someone she does not see eye-to-eye with. De Lille has clipped the wings of the SIU by ordering that it be shut down, a move which has unearthed shocking claims of councillors being involved in murder. Claims about irregularities relating to building work done at De Lille’s Pinelands home also surfaced. This SIU is a different entity from the national Special Investigating Unit and its mandate is to investigate high-level probes within the City. 

In a submission from Smith, dated August 20 and addressed to among others, DA leader Mmusi Maimane addressed his worries about narrowing the SIU’s functions. In it, Smith said he tried to find out if there was a reason given for wanting to shut down the unit. 

The cracks showed and it was clear that the friction caused an untenable situation in the City’s top leadership. The DA then decided to place both De Lille and Smith on leave and begin an investigation into friction between the two. It has been rumoured that there is a full dossier of complaints against De Lille - complaints that could sink her career. 

Soon after the dust of the SIU drama settled, another bomb was dropped on De Lille in early November. Craig Kesson, executive director in De Lille’s office, claimed that De Lille and City manager Achmat Ebrahim covered up corruption involving Melissa Whitehead, transport commissioner for Cape Town. The corruption included an amount of R43 million, Kesson claimed. The Cape Argus/IOL reported earlier in the week that 22 cashiers were fired for their involvement in the corruption. Whitehead, in her affidavit, also said that she was aware of R36m lost in revenue. De Lille has had to fend the attacks which she believe is because of her plans to integrate the city and tackle apartheid spatial planning. She has until Monday to respond after the DA will take a decision on her future.

De Lille resignation - what opposition parties say

Francesca Villette - Cape Times -

Cape Town – There have been mixed responses to Cape Town mayor Patricia de Lille’s announcement that she is quitting as the DA’s Western Cape leader, effective on Wednesday. She said on Monday that the City was taking a new direction in addressing inequality through better service delivery, and because there was a lot more that needed to be done to redress apartheid’s legacy, she had chosen to step down.

DA councillor Grant Twigg said he hadn’t expected De Lille’s resignation, although he understood. “Usually leaders go from one conference to the other. I was surprised by her resignation. One can understand, running the City is taxing – it is a job that carries a lot of water,” Twigg said.

Commenting, ANC acting provincial chairperson Khaya Magaxa said De Lille’s resignation was “the tipping point of a party in crisis”. “By DA standards, De Lille has been a good mayor and she has increased the DA’s majority in the Cape Metro and province. The provincial leadership of the DA is literally begging her to come and expand her work." ‘‘Again this is the road Zille herself took but De Lille is doing it in a manner that renders Zille’s journey almost amateurish. De Lille is coloured, in a 50 percent plus majority province. The heights she can reach are unimaginable,” Magaxa said.

ACDP caucus leader in the City Grant Haskin said De Lille needed to spend more time as mayor, as several projects required her attention. “But this being given as the reason for her resignation hides the real reason. We believe her unbridled ambition to become premier has caused deepening conflict within DA in the Western Cape, linked with the need to oust Premier Zille in order to achieve this – her goal." ‘‘We interpret this sudden resignation as a victory for the DA old guard against a takeover plan by Mayor De Lille and ex-ID members,” Haskin said.

On Monday De Lille thanked the DA for electing her at the 2015 provincial congress, and said she was determined to give her new task her “absolute dedication”. “The DA is committed to redressing the injustices of the past. For this reason, the City of Cape Town has embarked on the Organisational Development and Transformation Plan (ODTP)." "This initiative will improve service delivery and further the DA’s plan of entrenching the City of Cape Town as being an opportunity city that creates jobs." "It will also ensure that more is done to bring service delivery closer to our most vulnerable. Ensuring that this vision is brought to fruition will require my undivided attention,” De Lille said.
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Roma -  L’agricoltura come ammortizzatore sociale e spazio solidale in cui le fasce più deboli della popolazione, come i migranti, possono costruire nuove relazioni e trovare un posto nel mondo del lavoro. Con questo obiettivo ASeS, Cia-Agricoltori Italiani e Forum Nazionale Agricoltura Sociale hanno presentato, in un’iniziativa congiunta a Roma presso l’Auditorium “Giuseppe Avolio”, i nuovi progetti comuni messi in cantiere: un seminario formativo per dare strumenti pratici e concreti agli addetti del settore per progettare percorsi di inclusione socio-lavorativa dei migranti in ambito agricolo; un Premio Nazionale Agricoltura Sociale per celebrare e dare visibilità ai percorsi di integrazione portati avanti da aziende e cooperative virtuose.

Prima di tutto il Seminario di formazione, dal titolo Agricoltura sociale e inclusione socio-lavorativa dei migranti, programmato per il 25 e 26 gennaio 2018, vuole approfondire il tema con particolare riferimento ai richiedenti asilo e protezione internazionale beneficiari del sistema SPRAR. Aperto ad agricoltori e agronomi, alle Ong e a tutte le realtà del Terzo Settore, agli operatori sociali e ai CARA (Centri accoglienza richiedenti asilo), il corso si avvale dei contributi di esperti del settore, di esperienze sul campo ed esempi di buone pratiche provenienti da diverse regioni italiane, con focus sulle reti territoriali, normativa di riferimento e laboratori di progettazione partecipata.

Quanto al lancio della 1° edizione del Premio Nazionale Agricoltura Sociale Prodotti della terra, storie di persone, si tratta di un’iniziativa promossa da ASeS, Cia e Forum Nazionale Agricoltura Sociale proprio per promuovere storie di agricoltura sociale e di inserimento dei migranti in un settore che si stata dimostrando capace di rispondere in modo innovativo a fenomeni epocali come i flussi migratori, ormai strutturali. Attraverso il Premio, oltre a un riconoscimento economico, si vogliono valorizzare quei percorsi di integrazione, accoglienza e inclusione socio-lavorativa dei migranti che partono dalla terra, dall’agricoltura che si fa sociale e diventa welfare comunitario. 

“L’agricoltura sociale rappresenta una risposta concreta al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento del lavoro dei migranti - spiegano la presidente di Ases Cinzia Pagni, il presidente della Cia Dino Scanavino e la portavoce del Forum Nazionale Agricoltura Sociale Ilaria Signoriello - favorendo percorsi di inclusione socio-lavorativa e di integrazione nelle comunità, sviluppando forme innovative di accoglienza, basate su una solida e fattiva collaborazione che coinvolgono aziende agricole, cooperative sociali, associazioni, servizi territoriali e scuole”. Nell’occasione sono anche stati consegnati gli attestati di merito alle sedi territoriali della Cia che si sono distinte nel 2017 per il sostegno ad ASeS. - (NoveColonneATG)
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