Monday 18th Dec 2017

Ninni Radicini - 

Il 31 ottobre 1517, a Wittenberg, Martin Lutero pubblicava 95 Tesi attraverso le quali realizzava una opera di valutazione e critica della condizione vigente del Cattolicesimo, nella sua applicazione quotidiana e nelle interpretazioni teologiche. Di particolare rilevanza era la contestazione alla vendita delle indulgenze, per cui ogni credente poteva ottenere la remissione dei peccati con un compenso monetario al clero. "Non appena la moneta nel cofanetto risuona, l'anima dal purgatorio sorge": era la cantilena usata dal monaco Johan Tetzel (1465-1519) per la vendita delle indulgenze in Germania. Le Tesi furono preparate per un dibattito chiesto da Lutero ad Albrecht von Brandenburg, Arcivescovo di Mainz, ed incentrate sulla presa di coscienza da parte del Cristiano dei valori essenziali della dottrina. La pubblicazione delle Tesi (e dei successivi testi luterani) e la loro divulgazione fu amplificata dalla tecnologia di stampa a caratteri mobili, inventata da Johannes Gutenberg nel 1450.

Martin Lutero (Eisleben - nell'attuale Land della Sassonia nella Repubblica Federale Tedesca, 1483-1546) - professore di teologia morale alla Università di Wittenberg (Sassonia - Anhalt) - nel giugno 1518 vide avviato nei suoi confronti un procedimento per eresia. Qualche mese dopo dovette presentarsi ad Augusta (Augsburg, in Baviera) davanti all'inviato pontifico Cardinale Thomas Cajetan. Lutero non rinnegò le proprie Tesi e nel 1520 scrisse tre testi che ne sviluppavano i temi, tra i quali il più rilevante è considerato Sulla Libertà di un Cristiano, nel quale teorizza che il Cristiano è libero, non soggetto ad alcuno e al contempo è servitore della collettività. Ne derivava l'applicazione del principio della libertà nella quotidianità, nel rapporto con l'autorità ecclesiastica e con quella imperiale. Ne derivarono anche effetti sociali, sebbene la libertà di coscienza individuale fosse intesa da Lutero nell'ambito ecclesiastico e la Riforma della dottrina avrebbe dovuto essere realizzata con le autorità ecclesiastiche.
 
Nel gennaio del 1521 Lutero fu scomunicato da Papa Leone X. Convocato dall'imperatore Carlo V d'Asburgo (1500-1558) - contrario alle sue Tesi -, durante la Dieta di Worms, assemblea dei Principi del Sacro Romano Impero della Nazione Tedesca (Heiliges Römisches Reich Deutscher Nation), Martin Lutero difese quanto divulgato con i suoi testi e i suoi discorsi, che, il 18 aprile, confermò di considerare, secondo al propria coscienza, coerenti con quanto è nella Bibbia. Lutero però non riuscì a convincere l'Imperatore. Con l'Editto di Worms fu condannato e i suoi testi vietati. Ma, nei quattro anni trascorsi dalla pubblicazione delle Tesi, la Riforma di Lutero era stata recepita in modo ampio, sia dalla base popolare sia dalla nobiltà locale.

Avvenne allora che, durante il viaggio di ritorno da Worms (Renania - Palatinato), Lutero fu prelevato da inviati del Principe di Sassonia Federico III e portato nel Castello di Wartburg (Turingia), dove, protetto dal sovrano, elaborò e scrisse ulteriori testi di approfondimento della Riforma. Le Tesi di Lutero infatti diventarono presto un riferimento anche nei rapporti di forza sociali e in quelli tra autorità locali e imperiali. In un dipinto al Deutsches Historisches Museum, realizzato tra il 1625 e il 1650, Martin Lutero è al centro di un circolo in cui si svolge un confronto tra teologi, con i sovrani sullo sfondo che osservano quanto avviene.

L'opera di divulgazione da parte di Lutero si caratterizzò, oltre alla elaborazione di testi sulle questioni dottrinarie, anche per la scrittura di una serie di canti liturgici. La musica ebbe una rilevanza significativa già nella sua formazione scolastica, quando frequentava la scuola di Latino a Eisenach (Turingia) e cantava nel coro studentesco e in quello della chiesa, e poi alla Università di Erfurt. Oltre alla composizione musicale, Lutero imparò a suonare il liuto e il flauto tedesco. Il primo canto lo compose nel 1523, dopo che alcuni suoi seguaci furono condannati al rogo a Bruxelles. Il testo fu pubblicato e si dimostrò di notevole effetto per la promozione della Riforma, tanto da decidere di comporre altri canti: 24 nell'arco dei dodici mesi seguenti.

La prima raccolta di canzoni della Riforma - Achtlieder Buch (Libro con otto canzoni) - fu pubblicata nel 1523, con otto brani, di cui quattro composti da Martin Lutero, che nel 1524 pubblicò tutti i 24 canti fino ad allora realizzati (i canti conosciuti scritti da Lutero sono 37), con una struttura semplice di versi intervallati saltuariamente da ritornello. Per sviluppare in pieno la funzione di divulgazione popolare delle idee riformatrici era necessario che i canti fossero presenti nelle funzioni religiose e che la funzione religiosa fosse partecipata dai credenti. Ma per ciò era necessario che fosse utilizzata la lingua propria del popolo, quindi, in tale contesto, il Tedesco. Nel 1526 Lutero realizzò una funzione religiosa in Tedesco.

Nel 1525 sposò la ex suora Katharina von Bora (1499-1552), da cui nasceranno sei figli. Insieme fondarono la prima canonica Protestante. Nel 1526 durante la Dieta Imperiale di Spira (Speyer, in Renania Palatinato) avvenne la protesta dei Principi tedeschi ormai aderenti alle idee della Riforma, i quali contestarono l'Editto di Worms. Fu allora stabilito che i Principi tedeschi e i rispettivi Stati avrebbero potuto scegliere se continuare ad essere Cattolici o convertirsi alla dottrina di Lutero. La loro protesta fu il motivo della definizione del termine "Protestantesimo", da allora diventato indicativo del movimento avviato da Lutero, il quale lo aveva in origine definito "Evangelico".

Nel suo confronto con il popolo, Martin Lutero aveva notato che vi era una conoscenza approssimativa della dottrina cristiana. Ne trasse motivo per realizzare nel 1529 due testi di catechismo, uno per il popolo, l'altro per i sacerdoti. La Riforma avviò una fase di ampliamento della consapevolezza individuale in ambito teologico e anche in ambito sociale. Ma durante la Rivolta dei Contadini dal 1524 al 1526 Lutero si distanziò dalla radicalità del movimento, che traduceva in richieste sociali le riforme dottrinali e chiamò le autorità imperiali ad agire per fermarla.

Alla fine di luglio del 1530 Carlo V convocò una Dieta imperiale ad Augusta. Dato che su Lutero continuava ad applicarsi quanto stabilito con l'Editto di Worms, non potendo partecipare all'Assemblea, a rappresentarlo fu Philipp Schwarzerdt (Filippo Melantone, 1497-1560). Sebbene le tesi riformatrici continuassero a non trovare ricezione presso la Chiesa Cattolica, Carlo V non volle arrivare a una contrapposizione frontale che avrebbe potuto avere conseguenze negative per la tenuta del Sacro Romano Impero, in una fase in cui i turchi ottomani cercavano di invadere l'Occidente. L’imperatore allora accordò libertà di espressione ai Protestanti al fine di avere una unità sovranazionale, al di sopra delle articolazioni dottrinarie cristiane, per affrontare le guerre dell'Impero degli Asburgo contro gli ottomani.

Nel 1534 Martin Lutero realizzò la traduzione della Bibbia in Tedesco. L'utilizzo della lingua tedesca da parte del popolo, a differenza del Latino e del Greco conosciute soltanto dalla elitè, permise la lettura dell'Antico Testamento alla parte più ampia della popolazione, prima esclusa dalla conoscenza diretta del testo. La decisione di utilizzare la lingua tedesca determinò un incremento della alfabetizzazione e rappresentò un elemento di unità nazionale. Per la traduzione, Lutero utilizzò la versione in lingua Greca. Oltre la particolarità linguistica, la Bibbia tradotta da Lutero è caratterizzata da una fluidità narrativa tale da renderla comprensibile a tutti i lettori, al punto da essere distribuita in oltre centomila copie, rendendo Lutero l'autore più letto del XVI secolo.

La Riforma si diffuse anche in Inghilterra, dove, dopo che Enrico VIII aveva separato la Chiesa Inglese da Roma, suo figlio Eduardo VI (1537-1553) decise di orientarla in senso Protestante, promulgando il Book of Common Prayer (testo della liturgia della Chiesa Anglicana) e approvando l'abolizione del celibato per i sacerdoti e l'uso della lingua Inglese nelle funzioni religiose. Tale contesto storico ha avuto un riscontro artistico nel dipinto King Edward VI and the Pope - di autore ignoto, realizzato intorno al 1575.

In Germania un momento decisivo per la continuità della Riforma protestante fu la Guerra dei Trenta anni (1618-1648), in particolare la vittoria conseguita dal re svedese Gustavo II Adolfo (1594-1632) nel 1631 a Breitenfeld, vicino Lipsia, quando prevalse sugli Asburgo, come rappresentato nel dipinto Apoteosi del re Gustavo II Adolfo, realizzato intorno al 1650. A sua volta, in Svezia, nel 1686, il Parlamento stabilì che il Luteranesimo diventava la religione di Stato.

La Federazione Mondiale Luterana è composta da 145 chiese e rappresenta 74 milioni di Luterani presenti in 98 stati nel mondo. Il 31 ottobre 2017 la Repubblica Federale Tedesca ha celebrato il 500esimo anniversario della pubblicazione delle 95 Tesi di Lutero. Il 31 ottobre 1517 può considerarsi il momento di passaggio dal Medioevo all'Evo Moderno dell'Europa.

* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

Pope Leo X
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Pope Leo X (11 December 1475 – 1 December 1521), born Giovanni di Lorenzo de' Medici, was Pope from 9 March 1513 to his death in 1521. The second son of Lorenzo the Magnificent, ruler of the Florentine Republic, he was elevated to the cardinalate in 1489.

Following the death of Pope Julius II, Giovanni was elected pope after securing the backing of the younger members of the Sacred College. Early on in his rule he oversaw the closing sessions of the Fifth Council of the Lateran, but failed sufficiently to implement the reforms agreed. In 1517 he led a costly war that succeeded in securing his nephew as duke of Urbino, but which damaged the papal finances. He later only narrowly escaped a plot by some cardinals to poison him.

He is probably best remembered for granting indulgences for those who donated to reconstruct St. Peter's Basilica, which practice was challenged by Martin Luther's 95 Theses. He seems not to have taken seriously the array of demands for church reform that would quickly grow into the Protestant Reformation. His Papal Bull of 1520, Exsurge Domine, simply condemned Luther on a number of areas and made ongoing engagement difficult. He did, however, grant establishment to the Oratory of Divine Love.

He borrowed and spent heavily. A significant patron of the arts, upon election Leo is alleged to have said, "Since God has given us the papacy, let us enjoy it." Under his reign, progress was made on the rebuilding of St. Peter's Basilica and artists such as Raphael decorated the Vatican rooms. Leo also reorganised the Roman University, and promoted the study of literature, poetry and antiquities. He died in 1521 and is buried in Santa Maria sopra Minerva, Rome. He was the last pope not to have been in priestly orders at the time of his election to the papacy.
 
Pope Alexander VI
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Pope Alexander VI, born Rodrigo de Borja (Valencian: Roderic Llançol i de Borja, Spanish: Rodrigo Lanzol y de Borja; 1 January 1431 – 18 August 1503), was Pope from 11 August 1492 until his death. He is one of the most controversial of the Renaissance popes, partly because he acknowledged fathering several children by his mistresses. Therefore his Italianized Valencian surname, Borgia, became a byword for libertinism and nepotism, which are traditionally considered as characterizing his pontificate. Two of Alexander's successors, the controversial pontiffs Sixtus V and Urban VIII, described him as one of the most outstanding popes since Saint Peter.

Rodrigo de Borja was born on 1 January 1431, in the town of Xativa near Valencia, one of the component realms of the Crown of Aragon, in what is now Spain. His parents were Jofré Llançol i Escrivà (died bef. 24 March 1437), and his Aragonese wife and distant cousin Isabel de Borja y Cavanilles (died 19 October 1468). His family name is written Llançol in Valencian and Lanzol in Castillian (Spanish). Rodrigo adopted his mother's family name of Borja in 1455 following the elevation to the papacy of maternal uncle Alonso de Borja (Italianized to Alfonso Borgia) as Calixtus III.

Alternatively, it has been argued that Rodrigo's father was Jofré de Borja y Escrivà, making Rodrigo a Borja from his mother and father's side. However, his children were known to be of Llançol paternal lineage. Some revisionists suggest that the confusion is attributed by attempts to connect Rodrigo as the father of Giovanni (Juan), Cesare, Lucrezia and Gioffre (Jofré in Valencian), who were surnamed Llançol i Borja.

Rodrigo Borgia studied law at Bologna where he graduated, not simply as Doctor of Law, but as "the most eminent and judicious jurisprudent". After the election of his uncle as Pope Callixtus III, he was ordained deacon and created Cardinal-Deacon of San Nicola in Carcere at the age of twenty-five in 1456. The following year, he was appointed vice-chancellor of the Holy Roman Church. Both nepotistic appointments were characteristic of the age. Each pope during this period inevitably found himself surrounded by the servants and retainers of his predecessors who often owed their loyalty to the family of the pontiff who had appointed them. In 1468, he was ordained to the priesthood and, in 1471, he was consecrated bishop and appointed Cardinal-Bishop of Albano. Having served in the Roman Curia under five popes – his uncle Calixtus III, Pius II, Paul II, Sixtus IV and Innocent VIII – Rodrigo Borgia acquired considerable administrative experience, influence and wealth.

Contemporary accounts suggest that Rodrigo was "handsome, with a very cheerful countenance and genial bearing. He was gifted with the quality of being a smooth talker and of choice eloquence. Beautiful women were attracted to him and excited by him in quite a remarkable way, more strongly than how 'iron is drawn to a magnet'." Rodrigo Borgia was also an intelligent man with an appreciation for the arts and sciences and an immense amount of respect for the Church. He was capable and cautious, considered a "political priest" by some. He was a gifted speaker and great at conversation. Additionally, he was "so familiar with Holy Writ, that his speeches were fairly sparkling with well-chosen texts of the Sacred Books".
 
When his uncle Alonso de Borja (bishop of Valencia) was elected Pope Callixtus III, he "inherited" the post of bishop of Valencia. Sixteen days before the death of Pope Innocent VIII, he proposed Valencia as a metropolitan see and became the first archbishop of Valencia. When Rodrigo de Borgia was elected pope as Alexander VI following the death of Innocent VIII, it was the turn of his son Cesare Borgia to "inherit" the post as second archbishop of Valencia. The third and the fourth archbishops of Valencia were Juan de Borja and Pedro Luis de Borja, grand-nephews of Alexander VI.

Of Alexander's many mistresses the one for whom passion lasted longest was Vannozza (Giovanna) dei Cattanei, born in 1442, and wife of three successive husbands. The connection began in 1470, and she had four children whom he openly acknowledged as his own: Cesare (born 1475), Giovanni, afterwards duke of Gandia (commonly known as Juan, born 1476), Lucrezia (born 1480), and Gioffre (Goffredo in Italian, born 1481 or 1482).

For a period of time, before legitimizing his children after becoming Pope, Rodrigo pretended that his four children with Vannozza were his niece and nephews and that they were fathered by Vannozza's husbands.

Before his elevation to the papacy, Cardinal Borgia's passion for Vannozza somewhat diminished, and she subsequently led a very retired life. Her place in his affections was filled, according to some, by the beautiful Giulia Farnese ("Giulia la Bella"), wife of an Orsini. However, he still very dearly loved Vannozza, in a way he considered 'spiritual', and his love for his children by Vannozza remained as strong as ever and proved, indeed, the determining factor of his whole career. He lavished vast sums on them and lauded them with every honor. Vannozza lived in the Palace of a late Cardinal, or in a large, palatial villa. The children lived between their mother's home and the Papal Palace itself. The atmosphere of Alexander's household is typified by the fact that his daughter Lucrezia apparently lived with Giulia at a point.
 
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Le sequenze sismiche in aree estensionali mediamente hanno una magnitudo più bassa, ma durano di più rispetto a quelle in ambienti compressivi. A dimostrarlo uno studio condotto da Sapienza Università di Roma, Ingv e Cnr che spiega anche l’imponente e persistente corteo di repliche dell’Appennino, 80.000 in 15 mesi. Il lavoro è stato pubblicato su Scientific Reports -
 
Quanto durerà il terremoto? È una delle domande a cui i ricercatori spesso si trovano a dover far fronte all’inizio di ogni sequenza sismica. Una nuova analisi di repliche (aftershock) dei terremoti ha permesso di dimostrare che gli ambienti estensionali hanno periodi più lunghi e numero di repliche maggiori rispetto agli ambienti compressivi. Lo studio, Longer aftershocks duration in extensional tectonic settings, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irea), e Sapienza Università di Roma, è stato pubblicato su Scientific Reports, https://www.nature.com/articles/s41598-017-14550-2.

“La ricerca”, spiega Carlo Doglioni, presidente dell’Ingv e professore della Sapienza Università di Roma, “dimostra che nelle zone dove la terra si dilata le sequenze sismiche, nonostante abbiano magnitudo mediamente più basse rispetto agli ambienti compressivi, durano più a lungo, poiché il volume crostale si muove a favore della forza di gravità. Le sequenze quindi terminano solamente quando il volume collassato trova un suo nuovo equilibrio gravitazionale”. Viceversa, negli ambienti compressivi, il volume si deve muovere contro la forza di gravità e quindi l’energia in grado di continuare a sollevare il tetto delle faglie si esaurisce più rapidamente.
 
“Da un’analisi comparativa di dieci sequenze sismiche”, afferma Pietro Tizzani, ricercatore Cnr-Irea, “di cui cinque inserite in un contesto tettonico estensionale e cinque in uno compressivo, è stato possibile dimostrare che, a prescindere dalla magnitudo dell’evento sismico considerato, i terremoti estensionali durano di più rispetto a quelli che si sviluppano in un ambiente compressivo”.
 
Lo studio spiega perché i terremoti dell’Appennino, che sono in buona parte di tipo estensionale, sono seguiti da un corteo di repliche così imponente e persistente nel tempo. Ad esempio, sono passati 15 mesi dall’inizio della sequenza sismica di Amatrice-Norcia e vi sono state circa 80.000 repliche. Questa chiave di lettura della sismicità può avere significative applicazioni nella gestione dell’emergenza post-evento, poiché in funzione del tipo di ambiente tettonico si può avere già una stima approssimativa della durata degli aftershock. Inoltre, conferma che l’energia accumulata nei secoli che precedono la rottura cosismica è diversa a seconda dell’ambiente tettonico, cioè principalmente gravitazionale per quelli estensionali ed elastica per quelli compressivi.

“La comprensione dei diversi meccanismi e relative fenomenologie associate ai vari ambienti geodinamici”, conclude Doglioni, “può portare a una più approfondita e utile classificazione dei terremoti, passo indispensabile per arrivare a comprenderne natura ed evoluzione temporale”.
 
ABSTRACT
Longer aftershocks duration in extensional tectonic settings
https://www.nature.com/articles/s41598-017-14550-2
E. Valerio, P. Tizzani, E. Carminati e C. Doglioni
 
Aftershocks number decay through time, depending on several parameters peculiar to each seismogenic regions, including mainshock magnitude, crustal rheology, and stress changes along the fault. However, the exact role of these parameters in controlling the duration of the aftershock sequence is still unknown. Here, using two methodologies, we show that the tectonic setting primarily controls the duration of aftershocks. On average and for a given mainshock magnitude aftershock sequences are longer and the number of earthquakes is greater in extensional tectonic settings than in contractional ones. We interpret this difference as related to the different type of energy dissipated during earthquakes. In detail, a joint effect of gravitational forces and pure elastic stress release governs extensional earthquakes, wherea pure elastic stress release controls contractional earthquakes. Accordingly, normal faults operate in favour of gravity, preserving inertia for a longer period and seismicity lasts until gravitational equilibrium is reached. Vice versa, thrusts act against gravity, exhaust their inertia faster and the elastic energy dissipation is buffered by the gravitational force. Hence, for seismic sequences of comparable magnitude and rheological parameters, aftershocks last longer in extensional settings because gravity favours the collapse of the hangingwall volumes.
 
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ROMA - “L’incontro domenicale con il Signore ci dà la forza di vivere l’oggi con fiducia e coraggio e di andare avanti con speranza. Per questo noi cristiani andiamo ad incontrare il Signore la domenica, nella celebrazione eucaristica”. Così Papa Francesco nella sua meditazione nell’udienza generale di ieri mattina in Aula Paolo VI. Proseguendo il ciclo di catechesi sulla Santa Messa, il Papa in udienza ha risposto alla domanda “Perché andare a Messa la domenica?”.

“La celebrazione domenicale dell'Eucaristia è al centro della vita della Chiesa”, ha esordito il Papa. “Noi cristiani andiamo a Messa la domenica per incontrare il Signore risorto, o meglio per lasciarci incontrare da Lui, ascoltare la sua parola, nutrirci alla sua mensa, e così diventare Chiesa, ossia suo mistico Corpo vivente nel mondo. Lo hanno compreso, fin dalla prima ora, i discepoli di Gesù, i quali hanno celebrato l’incontro eucaristico con il Signore nel giorno della settimana che gli ebrei chiamavano “il primo della settimana” e i romani “giorno del sole”, perché in quel giorno Gesù era risorto dai morti ed era apparso ai discepoli, parlando con loro, mangiando con loro, donando loro lo Spirito Santo, come abbiamo sentito nella Lettura biblica. Anche la grande effusione dello Spirito a Pentecoste avvenne di domenica, il cinquantesimo giorno dopo la risurrezione di Gesù. Per queste ragioni, la domenica – ha aggiunto – è un giorno santo per noi, santificato dalla celebrazione eucaristica, presenza viva del Signore tra noi e per noi. È la Messa, dunque, che fa la domenica cristiana! La domenica cristiana gira intorno alla Messa”.
 
“Che domenica è, per un cristiano, quella in cui manca l’incontro con il Signore?”, si è chiesto il Papa prima di ricordare che “ci sono comunità cristiane che, purtroppo, non possono godere della Messa ogni domenica; anch’esse tuttavia, in questo santo giorno, sono chiamate a raccogliersi in preghiera nel nome del Signore, ascoltando la Parola di Dio e tenendo vivo il desiderio dell’Eucaristia”.

“Alcune società secolarizzate hanno smarrito il senso cristiano della domenica illuminata dall’Eucaristia”, ha osservato il Papa. “È peccato, questo! In questi contesti è necessario ravvivare questa consapevolezza, per recuperare il significato della festa, il significato della gioia, della comunità parrocchiale, della solidarietà, del riposo che ristora l’anima e il corpo. Di tutti questi valori ci è maestra l’Eucaristia, domenica dopo domenica. Per questo il Concilio Vaticano II ha voluto ribadire che “la domenica è il giorno di festa primordiale che deve essere proposto e inculcato alla pietà dei fedeli, in modo che divenga anche giorno di gioia e di astensione dal lavoro”. L’astensione domenicale dal lavoro non esisteva nei primi secoli”, ha ricordato Francesco. “È un apporto specifico del cristianesimo. Per tradizione biblica gli ebrei riposano il sabato, mentre nella società romana non era previsto un giorno settimanale di astensione dai lavori servili. Fu il senso cristiano del vivere da figli e non da schiavi, animato dall’Eucaristia, a fare della domenica – quasi universalmente – il giorno del riposo. Senza Cristo siamo condannati ad essere dominati dalla stanchezza del quotidiano, con le sue preoccupazioni, e dalla paura del domani. L’incontro domenicale con il Signore ci dà la forza di vivere l’oggi con fiducia e coraggio e di andare avanti con speranza. Per questo noi cristiani andiamo ad incontrare il Signore la domenica, nella celebrazione eucaristica. La Comunione eucaristica con Gesù, Risorto e Vivente in eterno, anticipa la domenica senza tramonto, quando non ci sarà più fatica né dolore né lutto né lacrime, ma solo la gioia di vivere pienamente e per sempre con il Signore. Anche di questo beato riposo ci parla la Messa della domenica, insegnandoci, nel fluire della settimana, ad affidarci alle mani del Padre che è nei cieli”.

“Cosa possiamo rispondere a chi dice che non serve andare a Messa, nemmeno la domenica, perché l’importante è vivere bene, amare il prossimo? È vero – ha concesso il Papa – che la qualità della vita cristiana si misura dalla capacità di amare, come ha detto Gesù: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”; ma come possiamo praticare il Vangelo senza attingere l’energia necessaria per farlo, una domenica dopo l’altra, alla fonte inesauribile dell’Eucaristia? Non andiamo a Messa per dare qualcosa a Dio, ma per ricevere da Lui ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Lo ricorda la preghiera della Chiesa, che così si rivolge a Dio: “Tu non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie; i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva”. In conclusione, perché andare a Messa la domenica? Non basta rispondere che è un precetto della Chiesa; questo aiuta a custodirne il valore, ma da solo non basta. Noi cristiani abbiamo bisogno di partecipare alla Messa domenicale perché – ha concluso – solo con la grazia di Gesù, con la sua presenza viva in noi e tra di noi, possiamo mettere in pratica il suo comandamento, e così essere suoi testimoni credibili”. (aise)
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ROMA - L’anno prossimo gli italiani in patria e all’estero torneranno a votare per Camera e Senato. Nel 2018, infatti, scadrà la Legislatura in corso: con la data del voto ancora da stabilire – anche se si parla insistentemente dei primi giorni di marzo – per i cittadini residenti all’estero si avvicina la prima scadenza.

I connazionali all’estero, come noto, votano per corrispondenza i candidati che si presentano nella Circoscrizione estero, ma possono anche scegliere di votare in Italia per uno di quelli che si presenta sul territorio nazionale. Per farlo dovranno esercitare l’opzione: cioè inviare al proprio consolato una comunicazione scritta che, si ricorda, vale solo per una consultazione elettorale.

Chi desidera votare in Italia deve comunicarlo al proprio Consolato entro il 31 dicembre 2017: la legge infatti stabilisce che l’opzione va esercitata entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello previsto per la scadenza naturale della legislatura (in questo caso marzo 2018). In caso intervenga invece uno scioglimento anticipato delle Camere, l’opzione può essere inviata o consegnata a mano entro il 10° giorno successivo alla indizione delle votazioni. In ogni caso, l’opzione deve pervenire all’Ufficio consolare non oltre i 10 giorni successivi a quello dell’indizione delle votazioni.

Il modulo per esercitare l’opzione è già disponibile sui siti ufficiali di ambasciate e consolati. La comunicazione può essere scritta su carta semplice e - per essere valida - deve contenere nome, cognome, data, luogo di nascita, luogo di residenza e firma dell’elettore. La dichiarazione può essere consegnata personalmente oppure per posta: in questo ultimo caso dovrà essere accompagnata da copia di un documento di identità del dichiarante.

La Farnesina sottolinea in particolare che, come prescritto dalla normativa vigente, sarà cura degli elettori verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta sia stata ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare.

La scelta di votare in Italia può essere successivamente revocata con una comunicazione scritta da inviare o consegnare all’Ufficio consolare con le stesse modalità ed entro gli stessi termini previsti per l’esercizio dell’opzione.

Infine, si ricorda ai connazionali all’estero che se si sceglie di rientrare in Italia per votare, la Legge non prevede alcun tipo di rimborso per le spese di viaggio sostenute, ma solo agevolazioni tariffarie all’interno del territorio italiano. Solo gli elettori residenti in Paesi dove non vi sono le condizioni per votare per corrispondenza (Legge 459/2001, art. 20, comma 1 bis) hanno diritto al rimborso del 75 per cento del costo del biglietto di viaggio, in classe economica. (aise)
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ROMA - Basteranno pochi click per richiedere il nulla osta al visto d'ingresso per l'Italia.

È Investor Visa for Italy, la piattaforma elettronica che sarà presentata oggi al Ministero dello Sviluppo Economico nel Salone degli Arazzi.
 
Visa for Italy consentirà ai cittadini di Paesi non europei che intendono effettuare un investimento o una donazione di grandi dimensioni in settori strategici per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese di richiedere un nuovo tipo di visto biennale. Interverranno il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, il direttore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del Maeci, Luigi Vignali, la direttrice del Servizio Polizia delle frontiere e degli stranieri per il ministero dell’Interno, Irene Tittoni e il direttore generale per le Politiche industriali del Mise, Stefano Firpo.

Investor Visa for Italy consentirà di richiedere un nuovo tipo di visto biennale attraverso una procedura interamente digitale, veloce e semplificata. (aise)
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