Wednesday 24th May 2017

Nicola Casarini - 

Ci sono conferenze che fanno la storia. È sufficiente evocare, per esempio, nomi quali Bretton Woods, oppure i Trattati di Roma, e immediatamente il pensiero corre a quei consessi che hanno fondato l’ordine monetario internazionale nel primo caso, oppure gettato le basi della costruzione europea nel secondo.

Anche il Belt and Road Forum for International Cooperation che si è tenuto a Pechino il 14 e 15 maggio resterà negli annali. La Cina è stata capace di far convergere nella capitale 29 capi di Stato e di governo - tra cui il premier italiano Paolo Gentiloni - e i capi delle più importanti organizzazioni internazionali (inclusi il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, il managing director del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, e il direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio, Roberto Azevêdo) per quello che è probabilmente il più importante evento diplomatico dell’anno, organizzato a poca distanza dal G7 di Taormina e dal G20 di Amburgo.

Il piano Marshall di Pechino
L’obiettivo dell’incontro è stata la promozione della Belt and Road Initiative (Bri) ideata dal Presidente cinese Xi Jinping per stimolare la connettività tra la Cina e (per ora) 65 Paesi del territorio euroasiatico e africano - ma anche oltre, visto che alcuni Stati sudamericani ne vogliono far parte - attraverso la promozione degli scambi commerciali e culturali, gli investimenti in vari settori, la costruzione di reti infrastrutturali e piattaforme di cooperazione. Il tutto inquadrato nella componente terrestre attraverso la Silk Road Economic Belt e marittima con la Maritime Silk Road.

La rilevanza del Forum sta nel fatto che attraverso di esso la Cina si propone di costruire un’alternativa multilaterale agli attuali consessi internazionali creati all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale e tradizionalmente dominati dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Non per niente John L. Thornton, co-chairman della Brookings Institution, durante il suo intervento al Belt and Road Forum ha associato l’iniziativa del presidente cinese Xi Jinping al Piano Marshall che ha ricostruito l’Europa, con la differenza, però, che - calcolato ai dollari attuali - l’impegno finanziario di Pechino è 12 volte superiore alle somme stanziate dagli americani all’indomani della seconda Guerra mondiale.

L’importanza del Forum
Non è un caso che proprio sabato 13 maggio, il giorno prima che si aprisse il Forum, la Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib, la banca infrastrutturale per gli investimenti asiatici con sede a Pechino è stata creata appositamente per promuovere la Bri e che è alternativa alla Banca mondiale con sede a Washington) abbia ammesso 7 nuovi Paesi, portando il totale dei suoi membri a 77. Tra questi anche l’Italia, che è uno dei paesi fondatori dal marzo 2015.

Anche i tempi (alquanto lunghi) assomigliano a quelli del Piano Marshall. Il Forum della Belt and Road dovrebbe tenersi ogni due anni (il prossimo è previsto per il 2019), per fare il punto dell’avanzamento dei progetti e delle iniziative legate alla costruzione della Nuova Via della Seta, e dovrebbe durare - nelle intenzioni di Xi, ispiratore di questo progetto - almeno per i prossimi tre decenni, concludendosi nel 2049, in occasione del centenario della fondazione della Repubblica popolare cinese. Per quella data, la Cina spera di aver creato, attraverso la realizzazione della Belt and Road, un sistema di partenariati e alleanze che farebbero di Pechino quello che Washington è stato in questi ultimi 70 anni: il perno dell’ordine mondiale.

Riuscirà la dirigenza cinese in questo tentativo cosi grandioso e audace al tempo stesso? Difficile dirlo ora. Molte sono le voci critiche che si sono levate negli ultimi tempi, sia fuori che dentro la Cina. È certo, però, che Pechino è intenzionata ad inondare di investimenti quanti accetteranno di far parte di questo progetto.

La potenza finanziaria che si sta mettendo in moto potrebbe raggiungere i 4-6 trilioni di dollari nell’arco dei prossimi tre decenni. Una somma enorme, che nessun altro paese al mondo riuscirebbe, in questo momento, anche solo a immaginare di poter stanziare. E parte di questi fondi potrebbe essere intercettati anche dall’Italia, visto che il Mediterraneo è considerato il punto terminale della Via della Seta marittima.

Ruolo (e mancanze) dell’Italia
Gli investimenti cinesi sul territorio italiano sono aumentati considerevolmente negli ultimi anni, in concomitanza con il lancio della nuova Via della Seta. Basti pensare che l’acquisizione di Pirelli da parte di Chem China fu fatta, per circa il 25%, attraverso il Silk Road Fund, un fondo cinese creato per promuovere gli investimenti legati alla Belt and Road Initiative. Ed anche le acquisizioni cinesi delle squadre di calcio del Milan e dell’Inter sono considerate, a Pechino, tasselli della costruzione della connettività euro-asiatica.

Il ruolo dell’Italia nella costruzione della Via della Seta è stato uno dei punti del colloquio bilaterale tra Gentiloni e Xi, il 15 maggio. Peccato, però, che il premier italiano non sia potuto essere presente alla cerimonia di apertura del Belt and Road Forum, essendo arrivato a Pechino solo nel pomeriggio di domenica. È mancata pertanto la voce dell’Italia, mentre gli altri grandi Paesi europei, tra cui Germania, Francia e Gran Bretagna, avevano mandato propri rappresentanti a parlare la mattina, consci dell’importanza di essere presenti in quel momento storico.

Alcuni di loro, come il ministro tedesco degli Affari economici Brigitte Zypries, hanno sottolineato le criticità del progetto cinese, facendo capire in tal modo che Berlino è sì pronta ad approfittare delle innumerevoli opportunità della Belt and Road, senza tuttavia rinunciare ai propri valori. Sarebbe stato bello ascoltare anche la voce dell’Italia in proposito. Speriamo nel 2019.

Nicola Casarini è coordinatore dell’area di ricerca Asia dello IAI e ha partecipato come delegato al Belt and Road Forum di Pechino.

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Grandi novità alla Modena Cento Ore 2017, che si svolgerà dal 6 all'11 giugno: il team della Scuderia Tricolore e di Canossa Events ha preparato un programma ancora una volta unico, che vedrà gli equipaggi sfidarsi per quattro giorni sulle più belle strade di EmiliaRomagna e Toscana, da Rimini a Firenze, a Forte dei Marmi e a Modena. Tre gare in pista nei circuiti di Misano, Magione e Mugello e 12 gare in salita su strade chiuse al traffico: un mix vincente tra rally e velocità in circuito, reso ancor più avvincente dalla partenza in griglia.
 
Le iscrizioni hanno confermato il grande entusiasmo per l’evento, che ha registrato il tutto esaurito molti mesi prima della partenza, con domande di partecipazione giunte da tutto il mondo.  
 
La Modena Cento Ore è l’unica gara in Italia, e una delle poche nel mondo, in cui i piloti devono sfidarsi sia in pista che in prove speciali su strada: un mix vincente tra rally e velocità in circuito, reso ancor più avvincente dalla partenza in griglia. La classifica viene formata sommando i tempi delle gare in pista ai tempi delle prove speciali. Al seguito della gara di velocità è inoltre prevista una sezione ‘regolarità’ che offre lo stesso programma con un approccio meno agonistico, con giri cronometrati in pista e prove di media sempre su strada chiusa al traffico, per chi preferisce godersi il piacere del viaggio.
 
Delle cento macchine confermate dall’organizzazione, 65 prenderanno parte alla gara di velocità e 35 seguiranno nella sezione regolarità. 18 le case automobilistiche rappresentate, con una maggioranza di Ferrari, accuratamente scelte per celebrare il 70° anniversario della Casa di Maranello.
 
La Modena Cento Ore è l’unico evento italiano del 2016 ad aver ricevuto la nomination come Rally of the Year agli International Historic Motoring Awards, gli "oscar" riservati ai migliori eventi di motorismo storico nel mondo! Per il secondo anno consecutivo infatti la Cento Ore è entrata nella short list degli eventi più belli al mondo.    Il percorso 2017 attraverserà l’Italia da est a ovest in un susseguirsi di tappe spettacolari, che potranno essere anche ammirate dal pubblico. Le meravigliose auto partiranno infatti il 7 giugno da Rimini, per sfidarsi in pista al Misano World Circuit Marco Simoncelli e percorre le strade di San Marino, del Parco del sasso Simone e Simoncello, di Pennabilli, del Passo dello Spino, di Chiusi della Verna, di Bibbiena, del Passo di Croce ai Mori, del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e del Passo della Consuma. La seconda tappa, l’8 giugno, partirà da Firenze e attraverserà Impruneta per raggiungere l’Autodromo di Magione. Passerà poi da Lisciano Niccone, Cortona, Arezzo e si concluderà sempre a Firenze.
 
Il 9 giugno da Firenze ci si trasferirà all’Autodromo Internazionale del Mugello per l’adrenalinica gara in pista, poi si raggiungeranno la Garfagnana, Barga, il Ciocco e Pietrasanta. L’arrivo di tappa è previsto a Forte dei Marmi, una delle località più famose della Versilia.
 
Il 10 giugno, la quarta ed ultima tappa partirà da Forte dei Marmi e, attraverso le Alpi Apuane e il Passo dell’Abetone, raggiungerà l’Emilia per concludersi a Modena, cuore della ‘Motor Valley’. Proprio a Modena, le auto sfileranno in parata al Parco Novi Sad e giungeranno in Piazza Grande, dove il pubblico potrà ammirare l’arrivo finale delle splendide vetture al cospetto della Ghirlandina. L’arrivo è previsto a partire dalle 16.30 e la cerimonia del podio si terrà alle 19.00.

Quest’anno per la prima volta verrà organizzato un evento collaterale alla Modena Cento Ore: nella giornata di Sabato 10 Giugno appassionati, collezionisti e gentlemen drivers da tutto il mondo potranno partecipare a Modena Meeting, una grande festa dei motori aperta a tutte le auto sportive della “Motor Valley”.  Ferrari, Maserati, Lamborghini e Pagani di ogni età da tutto il mondo renderanno omaggio al 70° compleanno del “Cavallino Rampante” in una giornata memorabile in cui condividere la grande passione per l’automobilismo.  L’evento sarà inoltre aperto a vetture d’epoca Alfa Romeo, Fiat, Lancia e Abarth fino al 1977. Il percorso accompagnerà gli equipaggi iscritti nella Motor Valley, dove potranno visitare i musei delle più famose case automobilistiche: MEF, Museo Ferrari di Maranello, Museo Lamborghini e Collezione Umberto Panini, per rivivere, attraverso le immagini e modelli reali, la storia delle mitiche automobili italiane.  I partecipanti avranno il privilegio di assistere dalle tribune alla parata della Modena Cento Ore e alle premiazioni in Piazza Grande. Per informazioni: www.modenameeting.it

La Modena Cento Ore non è solo gara, ma è soprattutto una combinazione vincente di auto meravigliose e di gentlemen drivers che arrivano da tutto il mondo per questa opportunità unica di vivere l’Italia in un modo speciale combinando l’adrenalina della competizione con il piacere della buona cucina italiana e della scoperta dei territori attraversati dal percorso.
 
La fatica della guida è infatti interrotta da momenti conviviali che vanno dalla ‘festa di paese’ nel centro di Palazzuolo sul Senio alla profondità spirituale della sosta al Santuario Francescano di Chiusi della Verna, all’atmosfera elegante del Ciocco Resort, ai sapori tipici del rifugio di montagna al Passo delle Radici. Il programma è poi completato da serate curate nei minimi dettagli, ognuna rappresentativa delle eccellenze delle quattro città che ospitano la gara: Rimini, Firenze, Forte dei Marmi e Modena.   

“La Modena Cento Ore si è ormai stabilmente affermata come una delle più importanti gare nel mondo e come un punto di ritrovo dei grandi nomi del settore.” afferma Luigi Orlandini, presidente della Scuderia Tricolore e visionario fondatore di Canossa Events. “Lo testimonia la seconda nomination agli International Historic Motoring Awards, gli ‘Oscar’ del motorismo storico, dove tra i tanti eventi selezionati come finalisti da tutto il mondo, dall’Italia c’è solamente la Cento Ore. Un successo dovuto soprattutto all’entusiasmo sincero dei partecipanti e alla passione dell’affiatato team che ogni anno, per 12 mesi, lavora sodo per costruire un evento sempre più bello.”

L’evento è reso unico anche grazie al coinvolgimento di partner d'eccellenza come RMSotheby’s, casa d’asta leader mondiale nel settore e Cuervo y Sobrinos, che, su mandato dell’organizzazione, ha realizzato un orologio automatico dedicato.
 
Riconfermato l’ormai tradizionale supporto alle attività del Panathlon Club di Modena, con una importante donazione finalizzata al sostegno di progetti sportivi per ragazzi disabili.
 
Confermata anche l’attenzione all’ambiente da parte dell’organizzazione, che anche quest’anno ha adottato volontariamente il protocollo CarbonZero e compenserà completamente le emissioni residue di CO2 mediante piantumazione di nuovi alberi nell’Appennino ToscoEmiliano: la Modena Cento Ore è l’unico evento del settore a ‘emissioni zero’.

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Perugia – Come si legge sul sito dell’Università degli Studi di Perugia, l’Agenzia Regionale per il Diritto allo Studio Universitario (A.Di.S.U.), nell’ambito delle attività di sostegno all’internazionalizzazione del sistema universitario umbro, promuove un concorso per l’attribuzione di borse di studio universitarie rivolte ai giovani discendenti di emigrati umbri nel mondo, utili per facilitare la frequentazione del 1° anno accademico nelle Università o altre istituzioni regionali di grado universitario.

L'iniziativa costituisce un'azione concreta per mantenere e sviluppare quei legami simbolici e reali, di natura culturale, sociale ed economica con gli umbri residenti all’estero, favorendo la partecipazione alla vita della comunità regionale anche attraverso il coinvolgimento dei giovani discendenti di umbri emigrati all’estero, con la finalità di agevolare l’eventuale loro rientro e reinserimento in Umbria, in linea con gli obiettivi dell’art. 8 “Umbri all’estero e immigrazione”, dello Statuto della Regione Umbria.

Nello specifico, le borse di studio sono riservate a studenti discendenti di emigrati umbri residenti all’estero, con diploma di scuola secondaria superiore o con titolo che permetta loro l’accesso ad un corso di laurea universitario presso: Università degli Studi di Perugia; Università per Stranieri di Perugia Accademia di Belle Arti “P. Vannucci” di Perugia; Conservatorio Musicale “F. Morlacchi” di Perugia; Istituto Musicale “G. Briccialdi” di Terni.

Le borse sono istituite per coprire i costi derivanti dall’iscrizione e dalla frequenza di corsi di laurea triennale e magistrale a ciclo unico e comprendono il servizio di alloggio gratuito e il servizio di ristorazione gratuito (entrambi dal 1 ottobre 2017 al 30 settembre 2018), oltre al rimborso della tassa regionale e un contributo in contanti di Euro 2.000,00.

Possono fare richiesta coloro che sono in possesso dei seguenti requisiti: essere di origine umbra per discendenza; essere residenti all’estero alla data di pubblicazione del presente bando; non essere beneficiari, per l'anno accademico di riferimento, di altre borse di studio erogate da A.Di.S.U; non aver compiuto il 26° anno di età alla data di scadenza del presente bando; aver conseguito il diploma di scuola secondaria superiore nel proprio Paese che permetta l’accesso ai corsi di laurea offerti dagli istituti universitari.

La domanda di partecipazione al concorso e la relativa documentazione richiesta deve essere compilata utilizzando l’apposito webform, disponibile all’indirizzo http://www.adisupg.gov.it/webform/application-form-bando-discendenti-umbri-2017-2018 ed inviata entro le ore 24:00 (ora italiana) del giorno 15 giugno. Maggiori informazioni all'indirizzo http://www.adisupg.gov.it/bandoumbri/2017. - (NoveColonneATG)

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Non sappiamo quante siano le donne italiane residenti all’estero potenzialmente interessate al pensionamento anticipato stabilito dalla norma cosiddetta “Opzione donna”, ma fossero anche solo 100 riteniamo utile ed opportuno illustrare le ultime novità.

Innanzitutto giova ricordare che attualmente le donne possono ottenere la pensione di vecchiaia italiana se fanno valere almeno 20 anni di contribuzione (anche con il meccanismo della totalizzazione dei contributi accreditati in un Paese con il quale l’Italia ha stipulato un accordo di sicurezza sociale) e un’età anagrafica di 65 anni e 7 mesi le lavoratrici dipendenti del settore privato e 66 anni ed 1 mese le autonome; possono inoltre ottenere la pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall'età anagrafica ed anche con il meccanismo della totalizzazione.

Tuttavia le donne possono anticipare di molto il diritto a pensione quando soddisfano i requisiti stabiliti dalla cosiddetta norma “Opzione donna”.

Sebbene né l’Inps né i Ministeri competenti abbiano informato adeguatamente le nostre connazionali, il sistema di pensionamento anticipato “Opzione donna” si deve applicare anche alle donne residenti all’estero che facciano valere contributi in Italia.

È bene subito sgombrare il campo da facili illusioni: questo pensionamento anticipato ha paletti molto rigidi e spesso non conviene, ma per alcune tipologie di emigrate può essere accessibile e conveniente.

L’Opzione donna permette un anticipo significativo dell’età pensionabile che abbiamo su descritto ed è offerto anche nel 2017 alle lavoratrici che hanno raggiunto 57 anni di età (58 le autonome) unitamente a 35 anni di contributi (che possono essere fatti valere con il meccanismo della totalizzazione con i contributi esteri) ENTRO IL 31 DICEMBRE 2015.

Le donne residenti all’estero che soddisfino tali requisiti potranno chiedere, come le donne in Italia, il pensionamento anticipato a condizione però di optare per la liquidazione della pensione con le regole di calcolo contributivo, maggiormente penalizzanti in termini di importo ma con la tutela per le residenti all’estero dell’importo minimale introdotto dalle legge n. 335/95 che prevede un minimo di circa 13 euro mensili per ogni anno di contribuzione fatto valere in Italia.

Consigliamo tuttavia alle nostre emigrate che possono essere interessate all’Opzione Donna di rivolgersi al patronato di riferimento visto che verifica diritto e procedure della domanda sono complicate dal fatto che ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico in questione, restano fermi la disciplina relativa agli incrementi della speranza di vita, nonché il regime delle decorrenze (c.d. finestre mobili) e il sistema di calcolo contributivo per la misura del trattamento medesimo (anche se vale infine la pena sottolineare che l'applicazione del sistema contributivo è limitata alle sole regole di calcolo; pertanto a tali pensioni si applicano le disposizioni sul trattamento minimo e non è richiesto il requisito dell'importo minimo previsto per coloro che accedono al trattamento pensionistico in base alla disciplina del sistema contributivo).

I deputati PD Estero, Marco Fedi e Fabio Porta

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Soltanto 609 milioni l'interscambio con il Sud Africa - 

Milano - Egitto, Iran, Svizzera, Cina, Sud Africa, Emirati Arabi Uniti: Paesi che scambiano con la Lombardia circa 30 miliardi all’anno.  

Vale 1,2 miliardi l’interscambio tra Lombardia ed Egitto nel 2016 (383 milioni l’import e 865 milioni l’export), in aumento del 8,4% rispetto all’anno precedente. Prima per export Milano con 391 milioni, registrando un +9,1%. Mentre per l’import primeggia Pavia con 134 milioni, stabile per scambi rispetto al 2015.

In crescita in Lombardia anche il mercato con l’Iran che vale un interscambio di 820 milioni quest’anno (252 milioni l’import e 567 milioni l’export), il 31,6% dell’intero interscambio italiano. Tra le provincie bene Milano con l’export di 228 milioni (scambi +28%), seguita da Monza e Brianza con 97 milioni (scambi +63,3%).

In leggero calo, invece, l’interscambio con la Svizzera, che continua però a registrare cifre importanti: 10,3 miliardi l’interscambio totale nel 2016, di cui 4,2 miliardi l’import e 6,1 miliardi l’export. Milano rimane la capolista, imponendosi al 57,5% sull’intero commercio lombardo, con circa 3 miliardi sia di import che di export. Seconde e terze rispettivamente Monza e Brianza con 794 milioni di export e Bergamo con 410 milioni.

Cifre più modeste registra, invece, l’interscambio con il Sud Africa: 609 milioni l’intero valore degli interscambi in Lombardia (20,8% del peso complessivo italiano) di cui 179 l’import e 430 milioni l’export. In forte crescita l’interscambio a Cremona, Mantova e Sondrio.

Si conferma particolarmente positivo il commercio con gli Emirati Arabi Uniti, superando anche nel 2016 quota 1,5 miliardi (1,5 miliardi l’export e 64 milioni l’import). Consistente il peso dell’export di Milano che vale alla Lombardia il 46,9% sul totale dell’interscambio.

Infine, stabile l’interscambio con la Cina che vale alla Lombardia 15 miliardi (11,4 miliardi l’import e 3,6 miliardi l’export), ovvero il 39,2% sul totale italiano. Per l’import bene Milano con 5,6 miliardi e Lodi con 1,4 miliardi. Per l’export si conferma Milano con 1,8 miliardi seguita da Bergamo e Brescia con 404 milioni. - (NoveColonneATG)

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