Sunday 25th Jun 2017

Roma - Un piatto dal quale attingere esclusivamente granelli di sabbia. Una bottiglia, con l’etichetta, riempita di sola ghiaia. La Croce Rossa Italiana, nella Giornata Mondiale per la lotta alla siccità, lancia #cosedellaltromondo, la nuova campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi per l’Africa sub-sahariana che sta morendo di fame e di sete. È in corso, infatti, una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi decenni che ha ridotto alla disperazione milioni di persone nell’intera zona. Nel marzo scorso le Nazioni Unite hanno fatto sapere che la carestia ha colpito oltre 20 milioni di persone tra Somalia, Yemen, Sud Sudan e Nord-Est Nigeria. A questi si vanno ad aggiungere 2,7 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria in Kenya, con un aumento del 46% in appena 6 mesi. Per non parlare delle cifre fornite dalle autorità dell’Etiopia che indicano in 5,6 milioni le persone che avranno bisogno di cibo e in 9,2 quelle che necessiteranno di acqua potabile. Oggi i dati potrebbero essere ancora più catastrofici.

“Non si possono chiudere gli occhi davanti a un disastro umanitario come quello che i nostri operatori testimoniano quotidianamente in molte nazioni africane. Abbiamo deciso di lanciare questa nuova campagna per fare qualcosa di concreto in favore di milioni di persone che ora, proprio in questo momento, rischiano la vita. Oltre alla raccolta fondi, con questa campagna vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni: c’è bisogno di un intervento concreto e coeso urgente per evitare un disastro annunciato. C’è chi in Italia continua a ripetere slogan come ‘aiutiamoli a casa loro’, riferendosi alle popolazioni migranti che in tantissimi casi non hanno neanche una casa in cui tornare. Ribaltando in positivo uno slogan che non ci piace, con questa raccolta fondi potremo aiutare milioni di persone in serio pericolo di vita, evitando così che siano costretti a lasciare la propria terra”, ha dichiarato il Presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca.

La CRI, per sostenere gli appelli per l’emergenza Africa della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, ha già messo a disposizione un fondo di trecentomila euro per contribuire alle attività di accesso all’acqua potabile, alla distribuzione degli aiuti alimentari e dei beni di prima necessità e ai programmi sanitari per migliorare lo stato nutrizionale dei bambini al di sotto dei 5 anni, potenziando anche i sistemi di screening dei casi di malnutrizione acuta e l’invio presso strutture mediche. Grazie al contributo della Croce Rossa, in molte zone è stato possibile installare impianti di trattamento delle acque, sostenere i servizi ospedalieri e di riabilitazione fisica e garantire cibo e beni di prima necessità a milioni di persone. La campagna #cosedellatromondo proseguirà nei prossimi mesi con una serie di iniziative che coinvolgeranno tutti i comitati locali della Croce Rossa Italiana. È possibile donare direttamente sul sito cri.it oppure facendo acquisti attraverso la app Donapp. - (NoveColonneATG)

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Londra - Sono state quarantotto ore di terrore quelle che hanno sconvolto l’Europa, con due azioni solitarie di segno opposto che hanno fatto ripiombare Londra e Parigi nella paura, pur non causando le stragi premeditate.

Nella capitale britannica, poco dopo la mezzanotte del 19 giugno (l’una ora italiana), un furgone si è lanciato contro un gruppo di fedeli musulmani all’uscita di una moschea nei pressi Finsbury Park, nella zona nord della città. A guidarlo Darren Osborne, quarantasettenne originario di Cardif e padre di quattro figli, arrestato con l’accusa di terrorismo, istigazione al terrorismo, omicidio e tentato omicidio. L’uomo, che prima dell’intervento delle forze dell’ordine aveva rischiato il linciaggio ad opera della folla inferocita, secondo alcuni testimoni avrebbe gridato frasi di odio contro i musulmani mentre cercava di compiere il folle gesto. Il bilancio finale è stato di una vittima (morta probabilmente per un malore causato dallo spavento) e dieci feriti. Sarebbero tutti musulmani che si erano ritrovati nei pressi del luogo di culto al termine del 'taraweeh', le preghiere che si fanno a tarda notte durante il Ramadam.

"L'attacco contro i fedeli musulmani della notte scorsa è ripugnante esattamente come gli altri atti di terrorismo che hanno colpito il Regno Unito, dalla strage di Manchester del 22 maggio all'attentato di London Bridge e Borough Market del 3 giugno. Londra non si arrende all'odio e nemmeno tutto il Regno Unito”, così la premier inglese Theresa May, commentando l’accaduto. "Si cerca di spargere il terrore per le strade, l'unica risposta è che le comunità siano più forti e stiano unite” ha invece dichiarato il leader laburista Jeremy Corbyn. "Il terrorismo è terrorismo a prescindere che si sia ispirati dall'Islam o da altre motivazioni di odio. L'intenzione è la stessa, dividere la comunità evitando di farci vivere la nostra vita” ha invece sottolineato il sindaco di Londra, Sadiq Khan, giunto di fronte alla moschea di Finsbury Park.

Poche ore dopo, intorno alle 15:45, nel cuore di Parigi, un uomo a bordo di un’auto contenente una bombola di gas, un kalashnikov e delle munizioni, si è schiantato contro una camionetta della gendarmeria sugli Champs Elysées. L’intento - secondo le autorità francesi - era quello di provocare una violenta esplosione. L’auto ha preso fuoco subito dopo l’impatto e Il conducente, un uomo di 31 anni, nato ad Argenteuil in Val-d’Oise e già schedato dai servizi segreti d’oltralpe tra i soggetti che rappresentato un pericolo per la sicurezza nazionale, è stato estratto dall’auto già morto. Addosso aveva una pistola. La pista al momento più accreditata è quella del terrorismo di matrice islamica. L’azione si è svolta a poche centinaia di metri dall'Eliseo.

“L'accaduto dimostra che il livello della minaccia terroristica in Francia è ancora estremamente elevato”, ha dichiarato il ministro dell'Interno francese Gérard Collom, che ha annunciato di voler prolungare lo stato di emergenza che sarebbe dovuto scadere il prossimo 7 luglio.

L’Inghilterra e la Francia tornano palcoscenico del terrore, probabilmente ad opera di due lupi solitari mossi dal medesimo intento, pur tradotto in due diversi deliri. / (NoveColonneATG)

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Avevamo chiesto chiarimenti sull’applicabilità o meno dell’Ape sociale – anticipo pensionistico per determinate categorie di lavoratori - ai lavoratori italiani emigrati e residenti all’estero. Ora i chiarimenti sono arrivati dall’Inps nella Circolare n. 100 del 16 giugno 2017 e non lasciano spazio ad alcun dubbio. L’Ape sociale si applica solo ai residenti in Italia.

Come è noto l'indennità c.d. APE sociale consente di anticipare di oltre tre anni l’età pensionabile e spetta ai lavoratori iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, nonché alla Gestione separata, i quali (semplifichiamo) o siano disoccupati o assistano i familiari o siano invalidi civili o svolgano lavori usuranti. Requisiti questi difficilmente documentabili e verificabili se si vive all’estero, e in ogni caso l’Inps ha deciso di considerare l’Ape sociale una prestazione assistenziale subordinata alla residenza in Italia (non costituisce insomma una vero e proprio trattamento pensionistico).

La concessione dell’indennità infatti – ci spiega l’Inps nella sua Circolare – è subordinata alla residenza in Italia ed alla condizione che il soggetto abbia cessato l’attività lavorativa. Per attività lavorativa deve intendersi attività di lavoro dipendente, autonomo e parasubordinato svolta in Italia o all’estero. Inoltre, altro particolare non trascurabile, ai fini del perfezionamento dell’anzianità contributiva minima (dei 30/36 anni) richiesta per l’accesso al beneficio si tiene conto di tutta la contribuzione versata o accreditata, a qualsiasi titolo, nella o nelle gestioni rientranti nell’ambito di applicazione della norma ma il suddetto requisito contributivo non può essere perfezionato totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia. Infine non possono conseguire l’APE sociale i titolari, ancorché residenti in Italia, di un trattamento pensionistico diretto conseguito in Italia o all’estero.

Marco Fedi e Fabio Porta, deputati PD eletti all'estero

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COMMUNITY – L’ALTRA ITALIA (Quotidiano)

Conducono Benedetta Rinaldi e Alessio Aversa.

Il programma dedicato alle comunità italiane all’estero: attività, eventi, storie individuali e familiari. I progetti, le ambizioni, i successi, le storie di chi vive fuori dall’Italia e tiene vivo il legame con il Paese di origine. Ogni settimana in studio ospiti di eccellenza dello spettacolo, della cultura, dell’industria italiana nel mondo. E poi lo spazio di servizio dedicato agli italiani all’estero, per rispondere a quesiti su pensioni, tasse, sanità, burocrazia... e lo spazio dedicato alla lingua italiana in collaborazione con la Società Dante Alighieri.

  • Martedì 20 Giugno

Ospiti: l’artista Pino Ammendola, regista, attore di cinema e teatro, doppiatore, autore, una figura a tutto tondo con oltre 40 anni di carriera; la ballerina Lidia Carew, una bravissima artista racconta la sua storia famigliare particolare.

Storie dal mondo.

Da Melbourne, Bernadette Novembre, una cantante di origini calabresi che adora la musica italiana degli anni Cinquanta e Sessanta, e fin da bambina “apriva” i concerti delle grandi star dell’Italia che andavano ad esibirsi in Australia.

A New York, per conoscere Jacopo Rampini che dopo una laurea in Filosofia ha scelto la carriera artistica.

Infocommunity: il professore Flaminio Di Biagi, docente di Storia del Cinema Italiano alla Loyola University Chicago, per parlare delle storie di emigrazione raccontate nel cinema.

  • Mercoledì 21 Giugno – La giornata Europea della Musica

Ospiti: il maestro Paolo Schianchi, musicista che ha inventato due incredibili "macchine da musica" – brevettate - che suona con mani, naso e piedi.

Storie dal mondo.

A Rio de Janeiro, Brasile, dove Benito Guidi, originario di un piccolo paese in provincia di Roma, sta riscuotendo un grande successo con la sua Rock band: i Nocturno.

Infocommunity: Domenico Interdonato, direttore dell’Associazione onlus L’Aquilone che, tra l’altro, ha creato il Progetto Sicilia nel Mondo.

  • Giovedì 22 Giugno

Ospiti: il direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, parla, appunto, della Reggia di Caserta, un gioiello che sta finalmente tornando agli antichi splendori; il giornalista Amedeo Ricucci, pluripremiato inviato Rai, tra i maggiori esperti di Medio Oriente e terrorismo per capire qualcosa di più sui punti di rottura mediorientali

Storie dal mondo.

In Brasile, per conoscere Mario Villone, scrittore e fotografo, che ha avuto l’idea di distribuire macchine fotografiche ai bambini delle Favelas di Rio de Janeiro perché ritraessero direttamente la loro realtà quotidiana.

Infocommunity: Con Pier Felice degli Uberti, Presidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano, alla scoperta delle origini dei cognomi dei telespettatori che scrivono al programma.

  • Venerdì 23 Giugno

Ospiti: Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’Enea, per approfondire il progetto di come è fatto e come funziona un dispositivo capace di trasformare in energia elettrica il moto delle onde; la cantante Silvia Mezzanotte, che per 17 anni è stata la voce dello storico gruppo: i Matia Bazar, presenta il suo nuovo brano, “Lasciami andare”.

Storie dal mondo.

A Cincinnati, dove Danilo Palazzi dirige il dipartimento di Urbanistica dell’università, in un edificio modernissimo con strumenti innovativi.

Dal Brasile, Davide e Luca Bori, due fratelli di origine marchigiana che hanno creato un gruppo musicale e con i loro brani pop-rock stanno scalando la hit parade di Salvador de Bahia.

Infocommunity: Pier Felice degli Uberti, Presidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano, svela le storie delle origini dei cognomi.

Tutti i giorni a Community trova spazio la lingua italiana grazie alla collaborazione con la Società Dante Alighieri. Questa settimana con Lucilla Pizzoli, il dottor Vincenzo D’Angelo e Fabio Poròli.

Per contattare la redazione scrivete a: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Programmazione                                                                                                          

Rai Italia 1 (Americhe)

NEW YORK / TORONTO da Lunedì a Venerdì h17.45

BUENOS AIRES da Lunedì a Venerdì h18.45

SAN PAOLO da Lunedì a Venerdì h18.45

Rai Italia 2 (Australia - Asia)

PECHINO/PERTH da Lunedì a Venerdì h13.30

SYDNEY da Lunedì a Venerdì h15.30

Rai Italia 3 (Africa)

JOHANNESBURG da Lunedì a Venerdì h18.15

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Eleonora Ardemagni - 

La crisi politica tra il ‘fronte saudita’ (con Emirati Arabi ed Egitto) e il Qatar si è riaperta da pochi giorni, ma la disputa ha già un tema di scontro ulteriore: il Bahrein, sede della V Flotta statunitense.

Infatti, Riad sta denunciando i presunti legami tra Doha e sei organizzazioni armate sciite nell’arcipelago degli Al-Khalifa: su tutte, Saraya al-Ashtar (Brigata Ashtar, seguace del movimento religioso Shirazi), che ha rivendicato più di venti attacchi a Manama e dintorni contro forze di sicurezza e civili.

Mentre l’Emiro del Kuwait tenta la mediazione tra sauditi-emiratini e qatarini, gli equilibri mediorientali si stanno già ricalibrando, con la Turchia protagonista al fianco del Qatar.

Perché il Bahrein
Manama è cruciale per tre motivi intrecciati: fra le monarchie del Golfo, è lo Stato più confessionalmente diviso (70% di sciiti) e socialmente instabile, risente della rivalità geopolitica fra Arabia Saudita e Iran e ora è pure coinvolto nella crisi tra Riad e Doha, in cui gli Al-Khalifa sono ovviamente solidali con il protettore saudita.

Dopo la rivolta pacifica e inizialmente non-settaria del 2011, repressa grazie all’intervento di Guardia Nazionale saudita e poliziotti emiratini, le proteste di piazza degli sciitisi sono fortemente indebolite in termini numerici, grazie a un mix di securitizzazione e cooptazione. Una frangia della contestazione si è però radicalizzata: il 2017 ha già registrato un’escalation di attacchi e operazioni di polizia (specie a Diraz).

Effetto Trump
L’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca ha poi rassicurato le autorità bahreinite: sì alla vendita incondizionata di armi (via le restrizioni volute da Obama) e fine della ?retorica? sui diritti umani.

Il Bahrein, che nel 2016 aveva già provveduto a sciogliere Al-Wefaq (la società politica dell’opposizione sciita), è tornato alla linea dura contro ogni dissenso interno: fuorilegge il movimento liberale cross-confessionale Wa’ad, condanna a un anno con pena sospesa per l’ayatollah Issa Qassem (guida spirituale di Al-Wefaq), possibilità per i tribunali militari di processare i civili, decadenza della cittadinanza per gli oppositori, chiusura del quotidiano riformatore Al-Wasat. Per la prima volta, gli Stati Uniti hanno designato come terroristi globali due affiliati alla Brigata Ashtar, sottolineandone i legami con Teheran.

La Turchia con il Qatar
Il ministro degli Esteri del Bahrein Shaykh Khalid bin Ahmad Al-Khalifa si è recato in Turchia per discutere della crisi. E pensare che fino al 1868 alcuni territori dell’odierno Qatar erano governati dai Khalifa bahreiniti. Ankara ha subito preso le difese di Doha: come l’Iran, il presidente Erdo?an ha offerto aiuti al Qatar sotto embargo e ha sferzato, su Twitter, emiratini e sauditi perché, quando nel 2016 si verificò il fallito golpe turco, “sappiamo chi nel Golfo era felice”.

Questa crisi può incrinare il riallineamento della Turchia all’Arabia Saudita, avvelenando ancora di più le relazioni turco-egiziane. C’è dell’altro: Ankara sta costruendo proprio a Doha la sua prima base militare estera. Il Parlamento turco ha appena approvato l’invio di altri duecento soldati in Qatar (ve ne sono già un centinaio), in base all’accordo di difesa siglato nel 2014, focalizzato sull’addestramento delle forze qatarine e sulla cooperazione nel settore dell’industria militare.

Equazione siriana?
Il Qatar sta cercando alleati internazionali per mitigare gli effetti delle sanzioni. Germania (ormai la meta obbligata per chi non condivide le politiche del presidente americano, che qui sta con Riad) e Russia sono state le prime tappe del ministro degli Esteri degli Al-Thani. Dunque, Iran, Turchia e Russia, ovvero l’equazione siriana, sono -seppur con accenti diversi- dalla parte di Doha. Se è vero che il Qatar non può immaginare un futuro sostenibile al di fuori del Consiglio di Cooperazione del Golfo, davvero l’Arabia Saudita può permettersi di ?lasciare? Doha a questi potenziali alleati?

Confusione Usa
Finora, la gestione della crisi da parte di Washington è stata a dir poco confusa (con i sauditi, contro il Qatar, ma per l’unità del CCG, più differenze fra Trump e il segretario di Stato Rex Tillerson), comunque non all’altezza del ruolo di garante esterno della sicurezza dell’area.

La politica mediorientale statunitense e la lotta al sedicente Stato islamico, Daesh, saranno condizionate da questo ?regolamento di conti? tra emiri e aspiranti re. Forse, gli Stati Uniti potrebbero prestare più attenzione all’Oman, alleato fondamentale e facilitatore regionale, fin qui snobbato: sia Trump che Tillerson hanno cancellato, all’ultimo minuto e senza spiegazioni, i bilaterali previsti a Riad durante la visita di maggio.

Infine, la rottura politica fra Arabia-Emirati e Qatar fa emergere una triste verità: come già con l’appartenenza confessionale, l’etichetta di ?terrorista? è diventata uno strumento di lotta (geo)politica in Medio Oriente (sauditi vs iraniani) e tra sunniti (sauditi vs qatarini). Se si facesse luce su tutte le donazioni private ai gruppi estremisti, quali stati del Golfo ne uscirebbero immacolati?

Eleonora Ardemagni, Gulf and EasternMediterranean Analyst, Nato Defense College Foundation, analista per ISPI e Aspenia, commentatrice di politica mediorientale per Avvenire.

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