Friday 20th Oct 2017

Kgaugelo Masweneng - SowetanLive - 

The existing Koeberg nuclear plant near Cape Town -

The Department of Environmental Affairs on Friday endorsed Eskom’s plan to build a nuclear power station at Duynefontein on the Western Cape coast‚ near the Koeberg power station.

Although the power utility has welcomed the decision‚ the Southern African Faith Communities’ Environment Institute and Earthlife Africa are opposed to it.

“We welcome the authorisation by the Department of Environmental Affairs on the Final Environmental Impact Report (F-EIR) for the Nuclear-1 Power Station and associated infrastructure‚ and consider this an important milestone in the development process of South Africa’s nuclear programme.

“While we had worked on Thyspunt being the preferred site according to the F-EIR compiled by an independent environmental practitioner GIBB‚ we have always considered both sites equally capable of hosting a nuclear power plant. To this end‚ we had progressed the Nuclear Installation Site Licence (NISL) to the National Nuclear Regulator (NNR) for both sites‚” Dave Nicholls‚ chief nuclear officer at Eskom‚ said in a statement.

The Faith Communities’ institute says the green light for Eskom does not end the energy price hikes that impoverished South Africans face.

The institute’s legal team is considering taking the matter to determine whether there are grounds for an appeal.

Liziwe McDaid‚ the institute’s energy expert‚ said: “It is not prudent to allow Eskom to continue to overestimate its demand and then claw back revenue it does not make.”

She pointed out that Eskom’s proposed tariff increase does not include nuclear energy and so it is likely the power utility will ask consumers to pay even more.

“It is senseless to continue to increase electricity tariffs‚ without any meaningful transformation of Eskom operations‚ especially in the face of ongoing maladministration within the parastatal‚” states McDaid.

“It therefore appears that the authorisation of a nuclear build is out of alignment with the current context. South Africans cannot afford nuclear energy‚” McDaid said.

Earthlife Africa’s Makoma Lekalakala said the organisation is in support of the Faith Communities’ statement and proposals.

Write comment (0 Comments)

Una ricerca ha stabilito che in rete è il giorno con l'umore più nero tra gli utenti - 

Silvia Morosi - corriere.it - 

«Quelli li odio di più, non lo so, ma è così! Odio i lunedì». Parola di Vasco Rossi. E ancora: «Tra tutti i giorni in cui potevi partire perché hai pensato proprio al lunedì», canta Carmen Consoli in «Mandaci una cartolina» di Carmen Consoli. O più semplicemente, come dicono i The Boomtown Rats «I Don’t Like Mondays» («Non amo i lunedì»). Riprendendo la frase che una sedicenne di San Diego, Brenda Ann Spencer, protagonista di una sparatoria nella scuola di fronte a casa sua e responsabile della morte di due persone, disse a chi le chiedeva perché avesse fatto questo gesto. Da sempre il tema dell’inizio della settimana ha trovato spazio nelle parole dei cantanti: al pari di un brano d’amore, in tanti hanno raccontare con la musica il lunedì. Con la stessa tensione con cui Giacomo Leopardi ne Il sabato del villaggio raccontava il piacere dell’attesa della festa che si percepisce il sabato. E che rapidamente si esaurisce quando, con l’arrivo della domenica, sentiamo avvicinarsi l’inizio della settimana e del lavoro. Se ce ne fosse bisogno, e la musica e la lettertura non bastassero, ora lo conferma anche la scienza: il lunedì è il giorno peggiore della settimana.

Al lunedì vengono associate, come prevedibile, immagini e sensazioni negative (fatica, tristezza, stanchezza), mentre al venerdì concetti positivi legati alla vittoria. L’Università del Vermont ha trovato anche il modo di dimostrare questo senso comune, associato al primo giorno dopo il fine settimana. Come spiega Quartz, l’ateneo ha analizzato milioni di tweet e ha scoperto come «il sentimento che tutti associano al lunedì non trova sollievo nemmeno associato alla notizia della morte del responsabile del crollo delle Torri Gemelle, Osama Bin Laden (lunedì 2 maggio 2011, il giorno dopo la morte del terrorista)».

Il peggiore inizio di settimana registrato su Twitter da quando il Centro per i sistemi complessi dell’Università del Vermont ha iniziato, nel 2008, a studiare le sensazioni sul social network è stato lo scorso 2 ottobre, all’indomani della strage di Las Vegas, nella quale hanno perso la vita 58 persone. Nel registro dei peggiori lunedì degli ultimi undici anni compaiono anche l’attacco al Pulse nightclub in Orlando nel 2016, l’assalto di Charlottesville e l’omicidio di un poliziotto a Dallas lo scorso anno, che rendono evidente l’impatto che hanno questi eventi sul nostro umore. Il quinto lunedì più triste registrato finora è il primo dopo l’elezione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Lo strumento creato dai ricercatori dell’Università del Vermont si chiama «edonometro» e ha come scopo quello di «misurare la felicità» su Twitter. Come spiegato da Vox, l’algoritmo dell’edonometro analizza 50 milioni di tutti i tweet scritti in inglese nel mondo, che equivalgono circa al 10 per cento del traffico totale del social network. Un’analisi dei termini contenuti nei tweet, basata sulle 10mila parole inglesi più usate su una «scala di felicità», restituisce come risultato una media di quanto i nostri tweet siano tristi o allegri. «L’idea di creare uno strumento come l’edonometro nasce alla fine del 1800, da un’intuizione dell’economista Francis Edgeworth, che immagina una macchina capace di registrare il livello di piacere di un individuo». L’obiettivo? «Analizzare il benessere della società e conoscerne l’umore in un dato giorno della settimana. Lo strumento infatti si basa su un sottoinsieme di Twitter, che a sua volta è un sottoinsieme della società stessa».

Write comment (0 Comments)

Cristin Cappelletti, Alessandro Miglioli -

Nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, il rendiconto annuale che ogni settembre il presidente della Commissione europea fa di fronte al Parlamento di Strasburgo riunito in seduta plenaria, Jean-Claude Juncker ha affermato che è stata l’Italia, grazie al suo costante sforzo sulla questione migranti, a salvare l’onore di tutta l’Unione europea.

Il riconoscimento da parte della singola figura più rappresentativa dell’Unione del lavoro fatto dall’Italia è certamente un passo importante, ma il tono delle risposte dei commentatori italiani è stato sostanzialmente unanime, riassumibile con: “Molte grazie per le belle parole, ma ora si passi ai fatti.”

L’Unione e la gestione dell’immigrazione
L’Italia ha affrontato questa emergenza permanente dal 2013, senza poter contare per molto tempo su alcun supporto finanziario europeo. Nel 2014, allo scadere dell’operazione interamente italiana Mare Nostrum, è subentrata Triton, strano compromesso al ribasso fra l’Italia ed alcuni stati europei, perché la contrarietà di diverse nazioni a inviare aiuti impedì un accordo con l’intera Unione europea.

Quest’ultima iniziativa finì per dimostrarsi fin da subito inadeguata: una coalizione di 15 Stati europei era riuscita a mettere insieme un budget pari solo al 30% di quello di Mare Nostrum, finanziato dalla sola Italia. In un contesto politico reso sempre più incerto dalle montanti ondate populiste, Juncker decise di correre ai ripari durante un altro discorso sullo stato dell’Unione, quello del 2015, annunciando la creazione dello EU Emergency Trust Fund for Africa (eutf).

Lo Eutf, limiti e vincoli del nuovo strumento
Questo fondo ha da allora operato come un fondo allo sviluppo, ma d’emergenza, e quindi ricercando risultati di più breve periodo. Molti analisti si sono fin da subito interrogati sulla consistenza logica di un fondo allo “sviluppo di emergenza”, come può dopotutto il sottosviluppo essere considerato un problema di breve periodo, come si può pensare di risollevare organicamente l’economia di un Paese con azioni di corto respiro?

Recentemente una Ong paneuropea, la Global Health Advocates (GHA), grazie a 45 interviste rivolte a diverse Ong e attori della società civile locali, ha stilato un rapporto nel quale vengono indagate in profondità le attività e i successi dell’Emergency Trust Fund for Africa, in cui la creazione di Juncker e della Commissione europea da lui presieduta viene esposta in tutti i suoi limiti.

In primo luogo vi è la questione budget: quasi tre miliardi di euro. Una cifra certo importante, specialmente se comparata con i circa tre milioni di euro al mese (alzati poi a nove a seguito dei disastrosi naufragi dell’aprile 2015) dell’operazione Triton. Quasi l’80% dei fondi provengono dallo European development fund, il fondo principale per gli aiuti allo sviluppo europei, il quale ha visto conseguentemente ridotte le sue capacità d’azione e di sviluppo nel lungo periodo.

Ma il vero problema risiede nel fatto che questi fondi, che per legge europea dovrebbero essere deputati allo sviluppo sostenibile e di lungo periodo dei Paesi africani, sono stati usati per un intento sostanzialmente politico, quello di porre un freno al fenomeno migratorio nel breve periodo, spesso con poco interesse per come gli Stati riceventi utilizzavano questi fondi.

Mancanza di collaborazione con agenzie e Paesi partner
In particolare, oltre alla totale mancanza di un quadro di collaborazione con agenzie che già portano avanti complementari progetti di sviluppo, come la Banca Mondiale, gli Stati Uniti, il Canada, e gli altri progetti bilaterali appartenenti ai singoli Stati membri, il rapporto evidenzia l’ulteriore assenza di una cooperazione tra l’Ue ed i Paesi africani partner.

I progetti finanziati dall’Eutf sono supervisionati da un comitato operazionale, di cui i Paesi africani fanno parte solo come membri osservatori e non hanno voce in capitolo nella pianificazione, commentando i progetti solo una volta approvati.

Questa politica unilaterale, che non tiene conto delle reali necessità di sviluppo risulta evidente in Senegal. Una delle Ong intervistate ha affermato che il loro progetto era stato bocciato perché comprendeva obiettivi di lungo termine, raggiungibili in quattro anni. Inoltre, i progetti “di aiuto” venivano attivati solo in quelle aree geografiche di maggior transito per i migranti, a discapito di zone umanitariamente più bisognose.

Effetti distorsivi e conseguenze negative
In tal senso, la totale mancanza di una strategia per l’allocazione delle risorse in maniera analitica ha portato drastici cambiamenti nei bilanci dei Paesi coinvolti, denotando come l’Unione europea stia dettando le regole piuttosto che stabilire un rapporto di aiuto reciproco. In Niger, parte del budget destinato a settori come l’educazione e la sanità è stato riallocato in spese per la sicurezza, con l’intento di bloccare la partenza illegale di migranti.

In poche parole, l’Eutf ha assunto i contorni di una pedina di scambio per garantire ai Paesi africani “fondi allo sviluppo” in cambio della loro accondiscendenza agli interessi degli Stati dell’Unione. Questo significa che l’allineamento, da parte dei Paesi africani, alle richieste dettate dalla politica interna dei Paesi Ue è diventato un criterio decisivo per lo stanziamento delle risorse sulla base non di necessità di sviluppo, come povertà o accesso a risorse naturali, ma sulla volontà di seguire i dettami europei.

La verità, è che l’Eutf è nato come strumento di comunicazione per calmare gli animi di un’opinione pubblica scossa dagli incontrollabili flussi di migratori. L’Ue avvertiva la necessità di offrire ai suoi cittadini la parvenza di un’azione politica efficace e pianificata per mettere un freno a decine di migliaia di sbarchi.

Un buco nell’acqua che vanifica il Premio Nobel 2012
L’impatto del fondo non è stato certo tra i più proficui in materia di sviluppo. La mancanza di una strategia unificata e del coinvolgimento della società civile ha fatto più danni che altro. In Niger, la popolazione giovanile è significativamente coinvolta nelle attività legate al trasporto di migranti, un’attività che costituisce una delle maggiori fonti di reddito per i giovani nigerini. L’improvvisato giro di vite sui trafficanti ha portato molti giovani non solo a perdere il lavoro, ma a tornare più sfiduciati di prima nel mercato del trasporto di migranti, in cerca di una forma di sostentamento economico.

Il Fondo di emergenza si è dimostrato un buco nell’acqua. Parole e progetti al vento che hanno deviato l’impegno di fondi da progetti di sviluppo a lungo termine e sostenibili a politiche per il blocco di migranti. Nessuna correlazione inoltre esiste, né studio, che sostenga le sbrigative affermazioni della Commissione che lo sviluppo locale possa portare a una diminuzione degli sbarchi.

Nel 2012, l’Unione europea era stata gratificata del Premio Nobel per la pace, per il suo impegno nella promozione della stabilità e dei diritti umani. Un impegno che sembra aver perduto, trascurato dalla folla corsa al conseguimento di interessi politici di breve termine.

Cristin Cappelletti - Alessandro Miglioli

Cristin Cappelletti frequenta il Master in Studi del Medio Oriente all’Università di Ankara.

Alessandro Miglioli è laureato all’Università di Bologna in sviluppo e cooperazione internazionale.

Write comment (0 Comments)

Pisa - Risale davvero al 1200 il “Sacco di San Francesco”, una reliquia conservata presso il monastero di Folloni, vicino a Montella in Campania. E il suo contenuto, sempre secondo gli scienziati e come racconta la leggenda, sarebbe stato proprio pane.

Sono questi i risultati di uno studio pubblicato su “Radiocarbon”, una rivista della Cambridge University Press, e condotto dalle professoresse Ilaria Degano e Maria Perla Colombini dell’Università di Pisa insieme ai ricercatori della University of Southern Denmark, e della Leiden University nei Paesi Bassi.

Secondo la leggenda, il sacco di pane sarebbe apparso sulla soglia del monastero di Folloni nell’inverno del 1224, inviato da San Francesco grazie ad un angelo per sfamare i monaci assediati dalla neve e dai lupi.

Mettendo a confronto miracolo e scienza, lo studio ha quindi previsto la datazione al radiocarbonio di un frammento del sacco e l’analisi delle tracce sopravvissute di pane da parte del gruppo di lavoro di Scienze Chimiche applicate ai Beni Culturali dell’Ateneo pisano.

“La datazione al radiocarbonio posiziona il campione con elevata probabilità tra il 1220 e il 1295, confermando quindi l’età della reliquia – spiega Ilaria Degano – le analisi che poi abbiamo effettuato tramite gascromatografia con rivelazione a spettrometria di massa hanno rivelato la presenza di ergosterolo, che è appunto un marcatore molecolare noto negli studi archeometrici come indicatore di lievitazione per la produzione di birra o pane”.

“E’ molto interessante dal punto di vista analitico che un marcatore molecolare riesca a conservarsi in campioni così antichi – conclude Degano – ma per essere sicuri dei risultati ed escludere il rischio di contaminazione abbiamo anche esaminato altri oggetti conservati insieme alla reliquia nei quali infatti non abbiamo trovato alcuna traccia di ergosterolo”. - (NoveColonneATG)

Write comment (0 Comments)

Roma - Chi non ha sognato di essere una principessa almeno nel giorno delle nozze? Largo alla fantasia, la parola d’ordine delle nuove collezioni è stupire: la sposa si veste di incantevole originalità. Tra le tante idee e suggerimenti sulla cerimonia nuziale attesi a RomaSposa 2017 Edizione d’Autunno - a Palazzo dei Congressi dal 5 all’8 ottobre - sono tornati gli abiti bucolici, ad esaltare la scelta di materiali pregiati e la raffinatezza di lavorazioni fatte a mano, per un look romantico e fiabesco che fa sognare.

Una ventata di freschezza per l’abito da sposa: tessuti leggeri e colori pastello fanno da sfondo a decorazioni floreali e delicate farfalle che sembrano fluttuare sul corpo di chi li indossa. La silhouette è disegnata da pizzi intarsiati impreziositi da ricami realizzati a mano, le linee sono semplici arricchite da scolli profondi, spacchi, volant e motivi iper decorati. Tra le nuove soluzioni grande importanza è data alla scelta dei materiali di confezione: ogni tessuto e ogni ricamo parlano della sposa, descrivendone caratteristiche innate quali delicatezza, dolcezza e sensualità, con abiti impalpabili e lievemente strutturati.

Protagonista delle nuove collezioni a RomaSposa 2017 Edizione d’Autunno il volume: gonne ampie e lunghe oltre i 2 metri, giochi di rouches e volan esagerati strizzano l’occhio ai più sexy modelli “a sirena”, con profonde scollature e trasparenze mai volgari. Occhio ai dettagli con fiocchi e nastri che creano movimento decorativo, con soluzioni in tinta o a contrasto, mentre i colori di tendenza del 2018 rimangono classici e delicati come il bianco-avorio e il rosa antico, una tonalità delicata ideale per ogni stile.

Grande ritorno al romanticismo tra linee pulite, organze e mikado. La sposa è eterea, in abiti dai tagli classici ricchi di dettagli preziosi, corsetti aderenti e tulles in seta. Mentre, per le più audaci, non manca l’effetto "tattoo" in cui giochi di trasparenze e ricami si alternano con maestria per dare risalto alla schiena grazie ai ricami realizzati a mano e pizzi pregiati. Gli abiti sono studiati per essere arricchiti di dettagli e accessori personalizzabili, in un equilibrio perfetto che racconta una femminilità matura, sicura di se? e affascinante.

Sempre più presenti sono proposte con le maniche lunghe: se, infatti, una volta le cerimonie erano celebrate per lo più nei mesi caldi, ora è sempre più frequente scegliere di sposarsi durante i mesi più freddi o di sera, così da rendere gli abiti con maniche lunghe in stile boho cich molto apprezzati.

In linea con le tendenze make-up 2018, il bridal look più amato è un trucco naturale, in equilibrio tra colori nude, illuminanti e blush per un risultato davvero curato e glam, che nella sua semplicità non lascia nulla a caso. Per chi ama le pettinature elaborate, intramontabile e? la scelta dei boccoli, purche? con l’aggiunta di fiori, meglio se boccioli. Anche per un raccolto più semplice il decoro floreale è di tendenza, per essere subito femminili e romantiche.

Per rendere le nozze indimenticabili anche la location gioca un ruolo importante. Sempre più coppie scelgono castelli fiabeschi e ricchi di storia per il ricevimento: tra saloni impreziositi da arazzi, angoli romantici, soffitti a cassettoni e meravigliosi giardini si compie l’incantesimo che rende speciale ogni momento della cerimonia.

Allestimenti floreali principeschi e dai toni tenui – dal bianco al cipria in tutte le sue sfumature – vestono gli ambienti di eleganza raffinatezza.

Atmosfera incantevole anche a tavola dove non mancano elementi naturali come foglie e fiori, a decorazione di centritavola e segnaposto, accompagnati da coppe medici, vasi di vetro e candelabri come sempre con l’ausilio di ceri a dismisura. Sempre di tendenza è la scelta di un filo conduttore che crei armonia, sia nei colori che nei materiali, come ad esempio l’utilizzo di boccioli che richiamano il bouquet della sposa.

Tra abiti, location, intrattenimento, foto, bomboniere, viaggi di nozze e le migliori soluzioni dei wedding planner, sono state oltre 200 le aziende presenti nei due piani espositivi di Palazzo dei Congressi, con tante idee e suggerimenti per organizzare al meglio il giorno del “sì”. Senza dimenticare l’appuntamento più atteso in fiera: le sfilate, con più di 1000 abiti in passerella, occasione ideale per prendere appunti e far sì che il look di futuri sposi e invitati sia perfetto per il grande evento. RomaSposa – Salone Nazionale dell’Abito da Sposa - con il patrocinio dell’Assessorato allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale - è stato un viaggio a 360° nel mondo del wedding che ispira sogni e desideri con novità e trend di tutte le categorie merceologiche. (NoveColonneATG)

Write comment (0 Comments)