Friday 24th Nov 2017

Roma - La salute è a portata di clic grazie a «Clicca il Neo», la app per identificare i nei sospetti direttamente dal proprio smartphone. Il metodo è sicuro, veloce, efficace. Tramite l'applicazione, basta fare una foto alle macchie o alle lesioni a rischio, e inviare l’immagine all’esperto che, nel più breve tempo possibile, invierà la risposta.

La app è stata messa alla prova dallo studio sperimentale svolto dal 10 ottobre 2016 al 3 febbraio scorso, in Ats Bergamo dal Centro Studi Gised e sostenuto da LILT grazie a Fondazione Credito Bergamasco. 211 dipendenti di Ats Bergamo hanno usato «Clicca il Neo», mentre 213 hanno fatto ricorso agli strumenti di monitoraggio tradizionale. Il livello di accuratezza è risultato equivalente. Con un punto in più per la app: chi l'ha utilizzata, ha risparmiato tempo vitale e denaro.

«Tra le malattie cutanee, il melanoma è una delle cause principali di mortalità - spiega la dott.ssa Mara Azzi, Direttore Generale Ats Bergamo -, ma educazione e screening sono un mezzo importante di prevenzione e diagnosi precoce. Per questo credo molto in “Clicca il Neo”, che con la sperimentazione ha dimostrato come le nuove tecnologie permettanno una diagnosi precoce e una rapida valutazione da parte dello specialista, riducendo le liste d’attesa e indirizzando i pazienti più a rischio alla visita specialistica.

“Clicca il Neo” è uno strumento che sfrutta le competenze specialistiche e sviluppa la consapevolezza, la responsabilizzazione verso la propria salute». - (NoveColonne ATG)

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L'artista italiana Valentina Colella inaugura la sua prima mostra in Sudafrica, Paese nel quale sta partecipando a un programma di residenza artistica promosso dal Centro Luigi Di Sarro di Roma. L'esposizione "Footprints" è organizzata dall'Istituto italiano di cultura di Pretoria e ospitata alla Everard Read Gallery di Johannesburg. "L'esibizione è un progetto, un tuffo profondo nel mio panorama. E' stata preparata in Italia per essere esposta qui (in Sudafrica), a margine della mostra principale che si terrà a Cape Town il 16 marzo", ha spiegato l'artista.

Il programma di residenza, ha proseguito, è "la migliore opportunita' per crescere come artista, una grande opportunità per me. Tutto è magnifico a Cape Town, è tutto così veloce, un flusso continuo incontrollato. Penso che mi stia aiutando, ma soprattutto cambiando. Ho acquistato serenità, qualcosa difficile prima di lasciare l'Italia. Penso di aver raggiunto un grande obiettivo: la mia libertà".

La mostra si compone di tre parti: la prima incentrata sull'Abruzzo, terra d'origine di Colella, nella quale viene presentato un video su Campo Imperatore; la seconda con un lavoro multimediale che mostra la strada dal suo paese natale, Introdacqua vicino Sulmona, fino a un rifugio in montagna sopra la Valle Peligna, traslando poi questo percorso su una mappa in cui sono indicati luoghi fondamentali per i residenti. La terza parte è quella pittorica composta da nove opere su carta. Si tratta di un lavoro con il quale "cerco di dire perchè ho deciso di tornare al mio villaggio Introdacqua nell'Appennino abruzzese dopo una lunga parentesi in città". (AGI)

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Lo scorso 2 marzo a Johannesburg la Gauteng Growth Development Agency (GGDA) ha ospitato un’interessante opportunità di networking dedicata agli imprenditori italiani e italo-sudafricani invitati dalla Camera di commercio Italo-sudafricana.

La Camera di Commercio italo-sudafricana, infatti, con l’obiettivo di agire da facilitatore per imprenditori e investitori italiani che vogliono approcciarsi al mercato sudafricano, intende sempre più creare un collegamento non solo tra imprese italiane e operatori privati ma anche tra essi e operatori pubblici del territorio. Sotto questo profilo, il GGDA che offre i suoi servizi gratuitamente, risulta possedere interessanti caratteristiche.

Il GGDA é una agenzia pubblica che ha per obiettivo principale quello di guidare gli investimenti, la crescita e l’innovazione in Sudafrica, con particolare riguardo alle zone nord-orientali.

Due sono gli obiettivi che essa si pone. Il primo è aiutare gli investitori esteri ad entrare nel mercato africano, e, più nello specifico, sudafricano. Il secondo intento, invece, è promuovere le aziende sudafricane o straniere operanti nella provincia del Gauteng, sia localmente che nel resto dell’Africa.

In quest’ottica, il GGDA supporta le società già presenti nel mercato sudafricano a trovare un posizionamento adeguato sui mercati dei restanti Stati africani, oppure si impegna a scoprire nuove opportunità di investimento in tutta l’Africa.

Il programma dell’evento é stato quindi disegnato in modo che i presenti potessero comprendere nel quadro degli indicatori dell’economia sudafricana, i servizi più efficaci offerti dall’Agenzia, e cioé: i settori economici strategici per i prossimi 15 anni nel Gauteng; lo “spinoso” problema dei permessi di lavoro e dei visti; gli incentivi e le concessioni per gli investitori stranieri; i benefici sul business derivanti dalle relazioni tra governi locali e imprese italiane.

Dopo il saluto dei due direttori del GGDA, il Sig. Thokozani Thwala e il Sig. Jameel Chand, e del Segretario Generale della Camera di commercio, Mariagrazia Biancospino, i singoli argomenti di cui al programma sono stati presentati da due esponenti del Dipartimento degli Affari Interni, Phindiwe Mbele e Ben Makhalemele. E’ stato concesso poi un tempo alle domande dei presenti e a seguire il Sig. Koketso Tamale, manager del Gauteng Investment Center, ha salutato e concluso.

All’evento era presente la Rai International alla ricerca di storie di imprenditori italiani in Sudafrica. Sono stati intervistati due manager rappresentativi della comunità italiana: Virgilio Da Molo, membro del Consiglio di Amministrazione della Camera di Commercio italo-sudafricana e Direttore della società Impact Strategies Consulting, e Guido Ghiselli, CEO di Hartrodt South Africa.

La buona riuscita dell’evento che ha visto la partecipazione di oltre 60 imprenditori, italiani e italo-sudafricani, testimonia come la Camera di commercio abbia ben interpretato l’esigenza degli imprenditori italiani di avere maggiori opportunità di collaborazione e di scambio con il settore pubblico, fondamentali per la propria attività di internazionalizzazione.

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SOMMARIO: CONTROLLORI INCONTROLLATI – IMPUNITA’ E COMPLICI – IPOCRISIA PER L’8 MARZO – VERBANIA: TRA IL DIRE E IL FARE
 
E’ in atto un tentativo per sedare lo scandalo legato al mondo che ruota intorno ai Renzi e al “giglio magico” che oscura la trasparenza e ripropone le troppe contiguità tra politica e Magistratura. Mentre ogni giorno arrivano nuovi clandestini l’Italia non ha il coraggio di affrontare il dramma umano di questi disperati, prime vittime dello sfruttamento nell’assenza spaventosa dello Stato. Meglio far finta di non vedere i pericoli di una realtà che rischia di esplodere...
 
CHI CONTROLLA I CONTROLLORI?

Le squallide vicende legate al padre di Renzi e ai traffici relativi agli appalti del CONSIP non mi hanno sorpreso,  nè avranno sorpreso i lettori che abbiano letto il bel libro di Maurizio Delpietro uscito l’anno scorso sul “Giglio Magico”  che - non smentito - ha sollevato i veli su un giro di malapolitica semplicemente nauseante con Lotti e  Renzi - Boschi senior tra i protagonisti.

Molto più nascosti restano per ora i veri nodi dell’inchiesta perché  se è il potere politico che nomina (senza gara né concorsi!!) i dirigenti di quegli organismi di controllo – come il CONSIP - che dovrebbero controllare gare, appalti e forniture pubbliche è ovvio che i nominati rispondano attenti a chi li ha infeudati del ben remunerato loro incarico.

Diventa inutile truccare eventuali singoli appalti “a valle” se nel fare le gare i vertici fissano già “clausolette” che di fatto le indirizzano: è tutto qui il succo concreto del discorso.
Non è un caso che Renzi si sia circondato di uomini fidati e li voglia mantenere  nei punti strategici. Lotti è un ministro che controllava la Rai e i contributi all’editoria, se il ministro Lupi si dimise per un orologio regalato al figlio, la ministro Lanzetta solo perchè sfiorata dalle polemiche sul voto di scambio, la ministro Guidi per una telefonata di avviso al fidanzato su un imminente decreto-legge, il ministro Lotti è allora ben più inguaiato, eppure viene difeso a oltranza.
 
Ma altri sarebbero da cacciare: leggere che il responsabile del CONSIP ammettere di "non essere un lama tibetano” e che quindi nel suo studio era normale passassero amici ed amichetti che poi avrebbero partecipato alle gare non dà serenità, così come è logico chiedersi che autonomia e trasparenza  possa mai avere  una Autorità di vigilanza sull’ Anticorruzione che è nominata per  via politica.

All’ ”Anticorruzione” sul CONSIP non hanno mai sentito puzza di bruciato?

Allora sono pigri o distratti, oppure sono semplicemente di parte, visto che anche questi “controllori” sono stati nominati da Renzi & C. e che molte inchieste sembrano essere più o meno spinte a seconda del colore politico dei protagonisti, chi scrive ne ha conoscenze dirette.

Altri dubbi vengono leggendo i particolari di una inchiesta dove generali dei Carabinieri si infrattano nei boschetti con il papà dell’ex premier (bell ’esempio di indipendenza dei vertici dell’Arma!) per parlare più tranquilli, ma dove vengono intercettati  dai loro colleghi del NOE pure nascosti nel bosco, inquirenti che però poi vengono sollevati dalle indagini per le presunte fughe di notizie.

Metà degli italiani  dubitano se siano stati proprio quelli del NOE le “gole profonde” o semplicemente che in qualche modo bisognava stoppare l’inchiesta.

Intanto nessuno sembra chiedersi come possa un ministro della giustizia candidarsi alla guida del PD senza dimettersi dall’incarico e continuando così a dirigere i Magistrati, compresi quelli che indagano sull’entourage di Renzi, mentre chi si ricorda più che anche lo stesso Emiliano è ancora oggi pure un Magistrato? Altre commistioni tra politica e mondo della giustizia che non dovrebbero esistere.
 
IMPUNITA’ O COMPLICITA’?
 
Dopo la morte di due clandestini bruciati vivi nel rogo del “Ghetto di Rignano” la Procura di Foggia ha finalmente aperto un’inchiesta che dopo tre giorni è già sparita dalle cronache.

Mi chiedo come sia possibile che la Magistratura, le Forze dell’Ordine, gli Enti che dovrebbero essere preposti ai controlli sul lavoro con le ASL, l’ARPA  ecc. abbiano potuto far  finta di nulla  per mesi e per anni senza accorgersi che in quel campo stazionavano fino a 5.000 (cinquemila!) persone quasi tutte non in regola, oggetto di sfruttamento indegno da parte dei “caporali” che ogni giorno li assoldano a prezzi da fame per farli lavorare nei campi di mezza Puglia.

Ma come, circolano migliaia di automezzi quotidianamente carichi di disperati e nessuno se ne accorge? Mai un controllo visto il  grande viavai dei mezzi?

Quante ispezioni e controlli dei documenti sono avvenute o da parte dell’ispettorato del lavoro?

Nessuno si è accorto della prostituzione che girava intorno al campo, dell’arrivo diurno e notturno di disperati di ogni tipo?

Era cambiato qualcosa dopo che due anni fa le TV avevano mostrato a tutti quella realtà da incubo? No, anzi, il “Grande Ghetto” di Rignano è solo uno dei tanti esistenti in Italia, cresciuti da Borgo Mezzanone - sempre vicino a Foggia - a San Ferdinando di Reggio Calabria, a Cassibile (Siracusa), a Torino, Roma, Milano. Peraltro, cosa è cambiato della realtà e sfruttamento cinese a Prato dopo l’incendio di qualche anno fa? Secondo “La Stampa” ci sono oggi circa 400.000 (quattrocentomila!) immigrati non in regola che lavorano al 100% in “nero” senza alcuna copertura infortunistica o assicurativa.

INPS, INAIL, sindacati: che dicono, che fanno, dove sono? Solo questa cifra rappresenta più del 2% di tutti gli occupati in Italia!

Ma in un paese normale  che fa finta di essere europeo, come è mai possibile che in questi ghetti lo Stato non esista più, non veda, non sappia e soprattutto non si faccia nulla per affrontare il problema, rinforzato dalla presenza di un migliaio di nuovi migranti clandestini che arrivano ogni giorno.

Nella mia piccola attività turistica ogni anno arrivano almeno cinque controlli da parte di tutto il variegato mondo burocratico preposto e che appioppa multe da mille euro l’una se all’esterno di un frigorifero non è indicata la temperatura registrata il giorno prima o  non si trova il certificato di prevenzione infortuni dell’apparecchio che deve disinfettare i coltelli da cucina “che devono essere lavati e trattati separatamente dalle altre stoviglie a temperatura e con liquidi controllati e conservati in appositi contenitori speciali” … E nessuno si sogna di mettere minimamente in ordine aree intere d’Italia dove il degrado umano, morale, economico è lampante?

Come non ribellarsi davanti a questo schifo e pensando che la sola normativa prevenzionistica raccolta dal decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 (già integrato, cambiato e interpretato cento volte) consta di 13 titoli, 306 articoli (diconsi 306 articoli di legge!!) e 51 (cinquantuno!) allegati?

E’ evidente che se ti vogliono fregare ti fregano sempre, ma è umano che cresca la rabbia tra chi cerca di essere in regola e non resisto più davanti all’evidenza di questa ipocrisia rispetto della sfacciata alla  evidente e assoluta omissione di obblighi di ufficio in troppi altri casi  che evidentemente fa comodo a tutti. E poi qualcuno si lamenta se Veneto o Lombardia vogliano andare per conto proprio??!!
 
IPOCRISIE DELL’8 MARZO
 
Sostengo da sempre che le donne si rispettano e si onorano dal 9 marzo e per tutto l’anno, non solo alle feste rituali.

Ma quest’anno l’8 marzo è riuscito a trasformarsi in qualcosa perfino di odioso: a cosa è servito uno sciopero generale che ha bloccato economia e trasporti in tutta Italia? Capisco poi se a scioperare fossero state le donne per protestare contro il femminicidio, ma  volenti o nolenti hanno scioperato anche gli uomini, un vero controsenso. Oltretutto si è trattato di demagogia stupida perché milioni di persone non hanno così potuto neppure andare al lavoro (pensate ai pendolari…) con milioni di euro tolti al sistema economico e quindi anche agli aiuti per le donne. Forse era più logico lavorare ed offrire l’equivalente di un’ora di lavoro per realizzare qualcosa di concreto in favore dele donne e della famiglia, ma questo bisognerebbe spiegarlo a femministe & sindacati.
 
VERBANIA: TRA IL DIRE E IL FARE

LA STAMPA compie 150 anni e grande festa al teatro di Verbania alla presenza del direttore Molinari con convegno sul futuro del VCO. Escono le solite cose: “Bisogna credere maggiormente in sè stessi", oppure "Vanno rilanciate le bellezze del turismo e del territorio". Mi chiedo perchè - passando al pratico - quando qualcuno queste stesse idee però cerca (cercava) di applicarle sia (stato) sempre bloccato.

Chi si ricorda, quando ero sindaco di Verbania, dei miei sforzi per lanciare l'idea di "Verbania capitale dei laghi"? Tutti invece a boicottare, irridere, criticare...
Lo stesso per voler realizzare,  proprio all’ex Arena, il teatro - ora battezzato con il nome orribile di "Maggiore" - che ha ospitato la serata de LA STAMPA: vero o no che per anni si è cercato solo di ritardare, distruggere e contestarmi tentando di bloccare tutto? E pensare che oggi che questa struttura per puro preconcetto non la si vuole neppure tentare di usare anche per fini turistici e congressuali, a parte verificare come abbiano funzionato o siano stati  assegnati i vari bandi e incarichi per la sua gestione.
 
Ancora oggi, però, nel VCO si va avanti così: perchè LA STAMPA non solleva per esempio il problema della assurda chiusura dei giardini e dei palazzi Borromeo che apriranno solo a fine mese e chiuderanno ad inizio di ottobre, quando invece con le Isole aperte la stagione turistica sul Lago Maggiore potrebbe essere automaticamente ben più lunga  e invece conseguentemente si fermano così anche i battelli della Navigazione e tutte le attività commerciali collaterali?

Cosa mai potevano fare o visitare, domenica scorsa, gli accompagnatori e i famigliari dei 1500 partecipanti alla mezza maratona se sul lago salvo qualche albergo era tutto chiuso?
 
A che servono strumenti e costose strutture turistiche pubbliche se poi non si riescono neppure a coordinare queste cose?
 
Al di là delle belle parole, il provincialismo locale è sinonimo da sempre di immobilismo totale e se qualcuno solleva il problema  è meglio spingerlo ad andarsene, così si può continuare solo a lamentarsi, ma soprattutto si continua a dormire.  
 
Un saluto a tutti e buona settimana.      
           
Marco Zacchera

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Balcone italiano di Mario Angeli - 

Ci sono tanti modi per dimostrare interesse, stima, affetto, amore verso la propria nazione, soprattutto se la si vive con nostalgia come una patria lontana, talora più di cuore che di distanza: innanzitutto rispettandone le leggi, pur quando sono scomode, sostenendo il suo sviluppo anche con il pagamento delle tasse, onorandone ovunque il nome e tappando la bocca a chi, tanto sopra quanto sotto l’equatore, la dileggia con il becero luogo comune di “pizza, mafia e mandolino”, tanto più quando costoro hanno ben poco da insegnarci; a livelli più profondi ed intensi l’amore per la patria si manifesta amandone la cultura, dalle arti al cinema, dalla gastronomia alla scienza, parlandone ovunque e, se possibile, diffondendone la lingua, che è il vero ed unico passaporto, purtroppo senza valore giuridico.

 

Per valorizzare la nostra lingua vi sono molte modalità, a seconda degli interessi e del livello dei soggetti coinvolti: da quella propria degli accademici, la più altisonante ma talora poco efficace, perché indirizzata ad una cerchia ristretta di destinatari, a quella altrettanto raffinata ma più divulgativa dell’insegnamento nelle scuole, a quella che, attraverso iniziative culturali alla portata di un pubblico vasto e non necessariamente acculturato, risulta molto più popolare e più facilmente fruibile: a quest’ultimo riguardo ben vengano perfino le iniziative di natura esclusivamente gastronomica.

 

Questo ho pensato, quando ho letto della “Festa del gnocco”, svoltasi lo scorso 26 febbraio al Club Italiano di Johannesburg, promossa dall’Associazione dei Veronesi e da quella dei Veneti.

 

Superato lo stupore per questa strana divisione tra conterranei, quasi che Verona si sia spostata un po’ ad ovest in territorio lombardo, sottraendosi allo sguardo corrucciato del leone di san Marco, di primo impeto mi è suonato male quel “del gnocco”, perché le regole più ferree della grammatica vorrebbero che si dicesse “dello gnocco”, dal momento che le parole maschili che iniziano per sc, gn, ps, pn richiedono gli articoli lo, gli, uno e le preposizioni dello, degli: perciò lo scemo, pur restando sempre scemo, è preferibile a il scemo, come lo gnocco, nulla perdendo della sua appetibilità, è più gradevole al palato linguistico del gnocco; è però vero che, soprattutto in Italia settentrionale, dove comunque lo gnocco è stato inventato, oltre a mangiare con discreta frequenza questo delizioso piatto, è diffusa ed affermata la variante ”il gnocco”, che giustifica quindi anche “del gnocco”.

 

Pure altri vocaboli, come pneumatico, tollerano ormai l’articolo “il” anziché “lo”, mentre per quelli che iniziano con ps ci vorrà ancora del tempo, prima che si possa andare dal psicologo: la batosta economica delle sue parcelle non sarà meno dolorosa, ma almeno si mantenga legato il vocabolo alle leggi grammaticali e quindi alla sua preposizione articolata dallo.

 

Il lettore avrà compreso che anche attraverso la proprietà linguistica si onora la propria nazione, che è comunque bella di per sé, ma rivestendola con i suoi abiti della festa, ossia con una lingua corretta, la si rende ancor più affascinante: è un po’ come per una splendida ragazza, che è bella di suo, ma un abito con scuciture e pillacchere ne ridurrebbe il fascino.

 

Ammetto che conservare una piena padronanza della lingua italiana è impegnativo anche per un italofono di nascita ed immagino quindi che per chi apprende l’italiano come lingua seconda il rischio di incorrere in qualche svarione o tranello linguistico è assai probabile.

 

Il problema non sono le regole grammaticali, ma le tante, complicate ma provvidenziali e meravigliose eccezioni.

 

Ad esempio, tutti sappiamo che in italiano i nomi degli alberi sono quasi tutti maschili, mentre quelli dei frutti sono femminili; sarebbe interessante approfondire il perché della capriola di genere che queste categorie di parole hanno subito giungendo all’italiano dal latino, dove le piante erano femminili ed i frutti neutri, ma non è il caso di farlo qui, tanto più perché dovremmo fare i conti con le eccezioni, ad esempio l’uva che era già femminile anche per i romani.

 

Quindi il melo produce la mela, il ciliegio la ciliegia, il susino la susina, il pesco la pesca e così via: sembra che tutto fili liscio, ma la trappola è in agguato, perché alcuni frutti rimangono maschili come l’albero che li ha prodotti, ad es. il limone, il cedro, l’ananas, altri si prestano sì al cambio di genere, ma provocando equivoci o imbarazzi: è il caso dell’albero del fico, che produce il fico, ma guai ad applicare la regola generale sul genere: provi il lettore a rendere femminile questo gustoso e semplice frutto e ne faccia un uso attento e sobrio, almeno in un contesto elegante!

 

Una mela al giorno ti leva il medico di torno”, recita un popolare adagio: a seconda dei gusti, si potrebbe sostituire la mela con la pesca, l’albicocca, l’arancia e, a prescindere dalla presunta efficacia salutistica del frutto, non si genererebbe alcun equivoco; basta invece scambiare la mela con la sua non meno nobile e gustosa cugina pera per scardinare ogni ambizione terapeutica, generando anzi il sospetto di trovarsi nell’area della tossicodipendenza.

 

Ritornando agli (o ai) gnocchi da cui hanno preso l’avvio queste scorribande, il rispetto del genere del nome è assai importante: infatti l’allegra brigata che si trovò quel 26 febbraio al Club Italiano gustò ricche portate di candidi gnocchi lessati e succolentemente conditi, ma i commensali maschi sarebbero apparsi loro come pesci lessi se gli fossero state servite le varianti femminili degli gnocchi, non commestibili ma non meno appetitose.

 

Mario Angeli

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