Thursday 17th Aug 2017

Zimbabwe's first lady Grace Mugabe handed herself over to South African police and was due to appear in court Tuesday after allegedly assaulting a model, South African Police Minister Fikile Mbalula told reporters.

"She's not under arrest because she cooperated and handed herself over to the police," Mbalula said. "From the police side, we have had to act in the interests of the victim, we have opened a case." DM - AFP

L’accusa della modella in Sudafrica: «Aggredita dalla moglie di Mugabe»

corriere.it -

La first lady dello Zimbabwe, Grace Mugabe, si è presentata alla polizia del Sudafrica e sarà incriminata per aggressione dopo che è emerso che avrebbe attaccato una giovane donna a Johannesburg. Lo ha confermato il ministro sudafricano della Polizia, Fikile Mbalula, aggiungendo che la 52enne Grace, possibile successore del marito 93enne Robert Mugabe attuale presidente dello Zimbabwe, ha collaborato «pienamente» con la polizia.La donna era attesa in tribunale, ma non si è presentata e alcuni siti dell’Africa australe sostengono che sia già rientrata a Harare, capitale dello Zimbabwe. Il sito d’informazione sudafricano News24 ha spiegato così la vicenda: la vittima dell’aggressione è una modella di 20 anni, Gabriella Engels; nel fine settimana stava facendo visita ai figli di Mugabe, Robert e Chatunga, in un hotel del quartiere esclusivo di Sandton, quando la signora Mugabe è improvvisamente entrata nella stanza.

Non è stato chiarito cosa i tre stessero facendo. Fatto sta che la signora Mugabe ha improvvisamente aggredito la ragazza con una prolunga elettrica. «Quando Grace Mugabe è entrata non avevo idea di chi fosse. È entrata con una prolunga e ha cominciato a colpirmi ripetutamente», ha raccontato la giovane al sito d’informazione. «Era come impazzita, continuava a colpirmi con la spina. Ancora e ancora. Non avevo idea di cosa stesse succedendo, ero senza fiato, terrorizzata...Sono uscita dalla stanza strisciando per terra prima di riuscire a scappare via», ha proseguito.

News24 pubblica una foto di Gabriella Engels con un taglio profondo sulla fronte: «Sono una modella, con questa cicatrice sulla faccia la mia carriera è rovinata», ha detto la ragazza. Secondo quanto riporta la stampa sudafricana, Grace Mugabe si trovava nel Paese per un esame medico al piede, ma non è chiaro se viaggiasse con un passaporto diplomatico o meno. «Non è agli arresti perché ha collaborato e si è consegnata spontaneamente alla polizia. Ma un caso è stato aperto», ha riferito il ministro della Polizia. Un mese fa i due figli di Mugabe furono cacciati da un complesso di appartamenti di lusso «Regent» a Sandton dopo un incidente avvenuto a notte fonda. Nel 2009 un fotoreporter a Hong Kong denunciò che Grace Mugabe e la sua guardia del corpo lo avevano aggredito; allora a carico della first lady dello Zimbabwe non furono formalizzate le accuse.

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President Zuma congratulates Team South Africa on their performance at the IAAF Championship - 

President Jacob Zuma has congratulated Team South Africa, who won six medals during the IAAF World Championships 2017 held in London, in the United Kingdom for their outstanding performance that earned South Africa a third place in the medals table of the championship.

“We wish to heartily congratulate our Team South Africa for their sterling performances on the tracks and a job well done at the IAAF World Championships 2017 in London,” said President Zuma.

“The country is extremely thrilled and proud of our athletes, in particular those who won the six medals, for this remarkable achievement and excellent performance that earned South Africa a third place in the medals table, trouncing the most advanced countries in the tournament,” the President added.

Team South Africa accomplished three gold medals through Mr Wayde van Niekerk who won in the men’s 400m race; Mr Luvo Manyonga who won in the men’s long jump and Ms Caster Semenya who won in the women’s 800m race.

Mr van Niekerk won South Africa’s only silver medal in the men’s 200m while Mr Ruswahl Samaai won a bronze medal in the men’s long jump and was joined by Ms Semenya who won a bronze medal in the women’s 1500m race.

President Zuma has further extended his sincere gratitude to all South Africans, technical teams and management of Team South Africa for their continued support to all South African athletes.

Issued by: The Presidency
Pretoria

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President Zuma signs SIU Proclamation on the Department of Correctional Services and the Independent Development Trust procurement - 

President Jacob Zuma has in terms of section 2 (2) of the Special Investigating Unit and Special Tribunals Act, 1996, authorised the Special Investigating Unit (SIU) to investigate certain matters in respect of the procurement matters of the Department of Correctional Services (DCS) and the Independent Development Trust (IDT).

The Proclamation authorises the SIU to investigate the following allegations:

. The procurement of fencing and associated security works including the appointment of professional consultants by DCS and IDT and payment made in respect therefore in a manner that was not fair, equitable, transparent, competitive;
. Non-performance by the service providers and professional consultants appointed by DCS and IDT for the fencing and associated security works;
. Serious maladministration in connection with the affairs of the State Institutions;
. Improper or unlawful conduct by officials or employees of the State Institutions;
. Unlawful appropriation or expenditure of public money or property;
. Unlawful, irregular or unapproved acquisitive act, transaction, measure or practice having a bearing upon State property;
. Intentional or negligent loss of public money;
. Unlawful or improper conduct by any person, which has caused or many cause serious harm to the interests of the public or any category thereof.

Issued by: The Presidency
Pretoria

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La mostra itinerante che racconta la storia dell’impresa italiana in oltre 50 oggetti, circuita in Sud Africa e fa tappa a Durban. Un’esposizione iconografica che racconta di design, industria e architettura. Si tratta di ‘50+! Il Grande gioco dell'industria. Oggetti che hanno fatto la storia dell'impresa italiana’, la mostra che si inaugura giovedì 17 agosto 2017 alle 17:30 presso la Art Gallery dell’University of Technology di Durban.

L’esibizione, organizzata in Sud Africa dall’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria, dopo il primo allestimento nel Gauteng nel mese di aprile 2017, è ora presentata a Durban in collaborazione con la Società Dante Alighieri di Durban e la Durban University of Technology, e sarà aperta al pubblico fino all’8 settembre 2017, con orario dalle 8 alle 16 dal lunedì al giovedì e dalle 8 alle 15:30 il venerdì. Entrata libera.

La mostra, ideata da Museimpresa e curata da Francesca Molteni, racconta i 50 e più oggetti che hanno fatto la storia dell’impresa italiana attraverso un allestimento di pannelli che presenta le idee, i progetti e le storie di oggetti divenuti icone dell'immaginario collettivo (come ad esempio la Vespa, la Bottiglia Campari Soda, la scatola di pasta Barilla o la Valentine di Olivetti). Gli oggetti sono stati scelti dalle collezioni degli archivi e dei musei associati a Museimpresa con la collaborazione dei loro curatori. La mostra, costituita da 54 storie su 24 pannelli, un gioco dell'oca e il quiz indovina indovinello, è una macchina del tempo, una storia attraverso gli oggetti ritmata da invenzioni, intuizioni, azzardi nati dall’ingegno di capitani d’industria e poeti delle fabbriche, di visionari delle officine, entusiasmo delle maestranze e del silenzio delle tavole in studio.

Il “Grande gioco dell’industria” racconta il “Made in Italy” che ha cambiato costume, storia, economia e stile di vita della società italiana.

Oggetti di storia industriale dalla valenza simbolica straordinaria: sacri e domestici, museali e casalinghi, realizzati da grandi firme o da piccoli artigiani, hanno plasmato l’immaginario collettivo di una nazione con innovazioni tecnologiche rapide, orgogliose e inattese. Tra turbine e campionari, alambicchi on the road e strumenti musicali, bottiglie, arredi e loghi, stoffe vivaci e gazometri, motori, ceramiche e moviole, macchine per fare i calcoli e packaging farmaceutico, giocattoli e caschetti, sfila la memoria storica lungo una linea immaginaria, scandita da intrecci di storia, comunicazione, progetto e innovazione che hanno reso questi oggetti icone.

Museimpresa – Associazione Italiana Archivi e Musei d’Impresa
Nasce a Milano nel 2001 per iniziativa di Assolombarda e Confindustria con l’obiettivo di individuare, promuovere e mettere in rete le imprese che hanno scelto di privilegiare il patrimonio culturale aziendale all’interno delle proprie strategie di comunicazione. La creazione di un sistema di archivi e musei aziendali, la diffusione di standard qualitativi e la promozione del concetto di responsabilità culturale dell’impresa sono tra gli scopi principali dell’Associazione. www.museimpresa.com.

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Giorgio Rinaldi - faronotizie - 

Molti se ne riempiono la bocca, ma spesso non sanno di cosa parlano. Per altri, è solo il buio nell’oscurità. Altri ancora ne danno una connotazione oggettiva, confondendo la teoria con i seguaci di quella.

Prendiamo ad esempio il capitalismo: una teoria economica alla quale alcuni abbinano l’aggettivo “etico” quando sperano che quel tipo di attività economica può avere delle regole sociali.

La teoria economica in sé non può avere alcuna aggettivazione comportamentale perché è formulata solo per assicurare il maggior profitto e può avere solo delle sottocategorie: liberismo,
anarcocapitalismo, turbocapitalismo, neo liberalismo etc.

Gli adepti, per contro, possono essere dei capitalisti-etici o meno, capitalisti-straccioni (mutuando la famosa frase di Lenin sull’imperialismo straccione dell’Italia) o meno. E, a proposito dell’Italia, possiamo assistere ad una vera e propria fiera dei capitalisti-straccioni, annidati dappertutto e coperti da politici-straccioni loro pari, che di etica non hanno sentito mai parlare, se non, forse, di etica criminale.

Per anni, piccoli e grandi imprenditori hanno avuto sovvenzionistatali a tutti i livelli; la cassa integrazione, pagata da tutti i cittadini, ha coperto i loro errori e ha annullato, di fatto, il “rischio aziendale” (unica ragione di giustificazione del profitto): se gli affari vanno male, non paga l’imprenditore ma i cittadini a mezzo della cassa integrazione, se gli affari vanno bene, l’imprenditore incassa, e trattiene, profitti stratosferici.

Quando anche la cassa integrazione non basta e l’immeritato profitto si è assottigliato, ad onta di qualsiasi etica gli imprenditori sono “emigrati” e hanno “delocalizzato” le aziende,
ovvero hanno lasciato senza lavoro migliaia e migliaia di operai per andare a produrre all’estero, dove hanno lucrato altri contributi da Paesi desiderosi di industrializzarsi; vi hanno
prodotto beni che hanno rivenduto in Italia, facendo così anche concorrenza sleale ai loro colleghi rimasti in Patria, per poi cambiare ancora Paese per luoghi dove venivano loro assicurati
nuovi “incentivi”.

I nostri amministratori sono rimasti a guardare, spesso perché non in grado di guadagnarsi lo stipendio, altre volte per pura corruzione.

Banche, Compagnie di Assicurazioni e della Telefonia: avere a che fare con loro è come dover partire per la guerra. Ti cambiano continuamente le carte in tavola, mutano le regole durante il rapporto contrattuale (ovviamente e sempre a loro favore), cosa che a te è vietato fare, però ti è consentito cambiare partner contrattuale che, immancabilmente, ti applicherà quelle stesse regole che tu avevi prima rifiutato. Devi sempre stare guardingo e, di regola, devi rifiutare ogni offerta commerciale perché, di sicuro, vi si annida l’insidia, il trucco, la truffa.

Le Autorità Garanti (soprattutto dei loro stipendi) che fanno?

Ogni tanto ammoniscono, mediano, irrogano quale multa, senza mai imporre un vero e proprio cambio di rotta, di costume, di rapporto con gli utenti.

Eppure, ci vorrebbe solo un briciolo di etica da parte dei nostri amministratori per far diventare campioni di etica questi imprenditori di aziende private o in concessione pubblica.

Una categoria di cittadini che ignora quasi totalmente l’etica è quella dei politici di professione e aspiranti tali.

Già concorrere all’amministrazione della cosa pubblica pensando di farlo “a vita” è la negazione stessa di qualunque principio etico.

Poi, entrare in Parlamento, per esempio, con uno schieramento politico e con i voti di quelle persone che a quella parte politica li hanno indirizzati e, successivamente, cambiare casacca a
seconda dei propri interessi, è la dimostrazione che a certe latitudini l’etica non esiste. La scusa, ovviamente, c’è ed è sempre pronta: l’esercizio delle funzioni senza vincolo di mandato, costituzionalmente garantito. Una scusa che dimentica che la Costituzione non assicura la libertà di imbroglio dei propri elettori: se non ti senti più di appartenere a quello schieramento che con i suoi voti ti ha fatto eleggere, ti dimetti e ti ripresenti con il nuovo schieramento dove ora ti rispecchi.

Questa è l’etica politica, a tacer d’altro.

In questa legislatura, non ancora conclusa, i cambi di formazione politica sono stati circa 500, ovvero la metà dei parlamentari ha praticato il gioco dei quattro cantoni. E ancora non è finita.

Quando poi i nostri amministratori devono garantirsi privilegi di maestosa intollerabilità, all’ignoranza dell’etica aggiungono una faccia tosta più spessa e più dura dell’acciaio temperato.
Protestano i costi della democrazia come scusa, ma si guardano bene dall’evidenziare che questi coincidono con quelli personali di chi partecipa alla gestione del potere.

Basta considerare che al vitalizio costituzionalmente previsto (nessuno può svolgere attività gratuitamente), i nostri hanno aggiunto prebende d’ogni tipo. Tutte intollerabili e inescusabili.

Ogni tanto si tenta un taglio, ma si guardano bene tutti di non abolire il cumulo delle pensioni e vitalizi per chi ha avuto incarichi diversi, senza dimenticare la pensione che percepirà,
se risulta dipendente pubblico o privato, al momento della messa in quiescenza, senza aver mai, o quasi, lavorato in quell’ente o azienda.

Alla faccia dell’etica; il grande Totò, come tutti sappiamo, avrebbe detto “del bicarbonato di sodio”, facendoci ridere, ma il tempo delle risate è finito da tempo.

E che dire di chi in coppia (marito e moglie) partecipa alla gestione del potere?

Nel passato capitava, e quasi nessuno lo sapeva, e i pochi intimi tacevano. Oggi tutti lo sanno (Boccia del PD e Di Girolamo del centro destra) e nessuno stigmatizza l’assurdità di vedere una coppia dove uno sta con il partito che governa e l’altra all’opposizione, ambedue con incarichi di tutto rispetto e relativi vitalizi adeguati

A nessuno è venuto in mente che un minimo, ma veramente minimo, di etica suggerirebbe ai nostri un profilo più basso e, magari, evitare di fare lo stesso lavoro, quantomeno non nelle medesime istanze pubbliche?

E ai responsabili dei partiti che li hanno fatti eleggere e gli hanno fatto conseguire responsabilità parlamentari di notevole importanza, l’etica cosa suggerirebbe?

Ci sono categorie professionali che, per le coppie sposate, hanno vietato il domicilio professionale in un dato luogo a uno dei coniugi in caso di esercizio di attività astrattamente
confliggente con l’attività dell’altro.

Per i parlamentari di opposto partito, svolgenti delicate funzioni politiche e pubbliche, la camera da letto gode di immunità?

Ma, diciamoci la verità, se tutto questo succede è perché è l’Italia intera ad essere priva di etica.

Priva di educazione.

Priva di senso dello Stato.

Priva di rispetto per qualunque cosa che non sia la propria tasca.

Da un Paese che da anni elegge politici sovente incapaci, spesso corrotti, quasi sempre senza scrupoli e moralità, cosa ci si può aspettare?

Ci si può aspettare, per esempio, che davanti alla conclamata incapacità di gestire a livello europeo prima, e con una seria e corretta accoglienza poi, l’arrivo di migranti da parti disagiate
del mondo, una buona parte di connazionali, anziché dimostrare la propria indignazione verso gli incapaci governanti, si diverte a rovesciare su questi disperati caterve di insulti e a fomentare la xenofobia, se non il razzismo, più o meno strisciante.

Se queste persone, arrivate in Italia al rischio della vita e sopportando crudeltà indicibili, fossero state incanalate ragionevolmente alla partenza, comunque dopo accolte in modo dignitoso, sbrigate le loro pratiche con rapidità, e tanto altro ancora che una intelligenza media può articolare, non credo che avrebbero scelto per puro diletto di vivere in luoghi dove anche i
topi si rifiutano di andare o lavorare come schiavi (di padroni italiani) o essere manovalanza della criminalità (italiana o in partnership).

L’Italia, paese cattolico per eccellenza, che ospita nell’enclave del Vaticano addirittura il capo della cristianità, il Papa, quale dignità dimostra nell’ignorare volutamente le leggi fondamentali che dovrebbero regolare la vita di ogni buon appartenente a quella Fede e quindi aiutare il prossimo quando è in difficoltà e non quando non ha bisogno di alcuno aiuto?

Anche nella religione l’etica sovrasta ogni conoscenza, seppur labile.

I figli, i nipoti e i pronipoti di quegli italiani emigrati per cent’anni in ogni parte del mondo, si sono mai chiesti come hanno fatto a vivere in luoghi la cui lingua era sconosciuta, il
cibo, le tradizioni, la cultura, la moneta, i rapporti interpersonali, il vestire, le comunicazioni erano totalmente diversi da quelli a loro noti?

Negli Stati Uniti, gli italiani emigrati all’inizio del secolo scorso erano classificati dalle autorità come semi-negri (fino ai primi anni del 1970 gli afroamericani in molti Stati degli USA
vivevano in regime di segregazione: posti differenziati nei bus, bagni divisi, scuole divise, addirittura le fontanelle pubbliche dell’acqua diverse nell’uso a seconda del colore della pelle).

I figli, i nipoti, e i pronipoti si sono mai chiesti cosa avrebbero fatto loro, costretti a fuggire dalla guerra o dalla fame (c’è anche qualcuno che lo fa solo per migliorare la propria esistenza: e, allora?), trovandosi per esempio a Mosca, senza conoscere il russo, senza soldi, senza contatti, braccati dalla polizia, senza potersi vestire, lavare, mangiare, con un freddo al quale non si è abituati e dovendo sopportare pure il disprezzo della gente?

E’ molto più facile e comodo, perché così non si deve fare lo sforzo di pensare, prendersela con le vittime anziché con i carnefici.

In questi giorni abbiamo sentito rilanciare l’abusata e suggestiva parola d’ordine: “Aiutiamoli a casa loro”.

Ottimo proposito.

Peccato, però, che nessuno dica come dovremmo “aiutarli a casa loro”.

Peccato, però, che già lo diceva Willy Brandt (il defunto cancelliere tedesco, premio Nobel per la pace) negli anni 70 e pare che nessuno se ne sia ricordato.

Peccato, però, che sia sfuggito il piccolo particolare che negli ultimi vent’anni con la cooperazione internazionale si siano spesi oltre 50 milioni di euro all’anno in aiuti umanitari ai paesi africani, e l’aiuto “a casa loro” è una novità solo per chi ha vissuto le sue serate al bar dello sport.

Etico, soprattutto, è non raccontare frottole sulla pelle dei disperati.

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