Sunday 25th Jun 2017

Presentato a Roma il Rapporto Immigrazione 2016 - 

ROMA - Caritas Italiana e Fondazione Migrantes hanno presentato presso la Sala Marconi della sede di Radio Vaticana il  XXVI Rapporto Immigrazione 2016 dal titolo “Nuove generazioni a confronto”. Sono intervenuti: il Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e Presidente di Caritas Italiana, Mons. Guerino di Tora, Vescovo ausiliare di Roma e Presidente Fondazione Migrantes e la dottoressa Delfina Licata, Area Ricerca Fondazione Migrantes. Ha coordinato gli interventi Stefano Proietti, dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI.

Dopo i saluti convenzionali è stata data la parola al Cardinale Montenegro che ha segnalato come da diversi decenni si assista ad un flusso ininterrotto di migranti che tentano “ad ogni costo il viaggio della loro vita”. E’ un flusso ha detto che “talvolta appare inarrestabile, sia per frequenza che per intensità”. Per il Cardinale “si tratta di un’umanità in fuga da fame, miseria, guerre che ancora affliggono troppe parti del nostro pianeta. Donne, uomini, bambini che cercano di raggiungere l’Europa attraversando pericolosamente il Mediterraneo”. Gente che giunge in Italia dove si ferma sia per scelta ma anche perché si vede costretta a farlo.

Il Cardinale si è poi soffermato  sulla costrizione dei migranti a restare nel nostro Paese, punto di approdo di primo ingresso perché regolata da “anacronistiche normative che impongono alle autorità di bloccarli in Italia”. Purtroppo ha commentato “un assurdo giuridico col quale i migranti devono misurarsi quotidianamente e a causa del quale alcuni paesi, come il nostro, devono fronteggiare numeri crescenti di persone in cerca di futuro e protezione, senza poter contare sull’aiuto e la solidarietà di altre nazioni”. La formula del ricollocamento nelle altre nazioni ha affermato “è sostanzialmente naufragata insieme ai sogni e alle speranze di tanti migranti in attesa di essere spostati in quei paesi dove, magari, hanno familiari o parenti che li attendono”.

Poi ha ricordato le parole di papa Bergoglio pronunciate al Forum di Migrazioni e Pace nello scorso febbraio “proteggere questi fratelli e sorelle è un imperativo morale da tradurre adottando strumenti giuridici, internazionali e nazionali, chiari e pertinenti; compiendo scelte politiche giuste e lungimiranti; prediligendo processi costruttivi, forse più lenti, ai ritorni di consenso nell’immediato; attuando programmi tempestivi e umanizzanti nella lotta contro i trafficanti di carne umana che lucrano sulle sventure altrui”. “Dunque – ha continuato - puntuali come ogni anno, da 26 anni, oggi siamo qui per presentare e riflettere sui contenuti del nuovo rapporto immigrazione. Uno strumento che nel tempo si è evoluto cercando di seguire i veloci mutamenti che hanno caratterizzato il tema dell’immigrazione”. Poi entrando nel merito di come è stato portato avanti il lavoro ha detto “Anche in questa edizione abbiamo voluto privilegiare una dimensione qualitativa, sempre più necessaria per comprendere la nostra società”.

A seguire l’intervento di Delfina Licata. “La presentazione del XXVI Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes - ha esordito - capita in un momento storico importante e particolarmente significativo caratterizzato da un lato dal dibattito forte e particolarmente sentito sulla modifica della legge sulla cittadinanza legata allo ius culturae e dall’altro dalla giornata mondiale dei rifugiati”. In poche parole ha ribadito “non è importante il quanto ma il chi, perché la presenza ha cambiato le sue caratteristiche ma è anche vero che, a seguito di una serie di elementi sociali, culturali, economici, nazionali, europei e internazionali, è la stessa Italia ad essere cambiata anche grazie a chi ha scelto di fermarsi sul nostro territorio e anche a seguito delle nuove partenze degli italiani”. La ricercatrice ha poi parlato della cultura dell’incontro, rifacendosi allo studio dell’anno precedente ha affermato:  “portando avanti quel ragionamento ci siamo accorti che ogni qualvolta l’incontro avviene ci troviamo di fronte, nella stragrande maggioranza dei casi a un giovane”.

“L’immigrazione ha il volto giovane” ha sottolineato Licata. “Quest’anno, quindi, l’attenzione, in modo naturale, si è rivolta alle “nuove generazioni” – definendo questa fetta di società come “universo semantico ampio e complesso in quanto comprende giovani e giovani adulti, nati in Italia o no, con o senza cittadinanza italiana, occupati o non occupati, che studiano o meno, un ‘mondo nuovo’ da cui deve essere prodotto il nuovo, la nuova Italia, un nuovo presente da cui ripartire e far ripartire il nostro Paese”. Aiutata da slide Licata ha illustrato questa edizione del Rapporto, dividendo il lavoro in otto punti. Si parte con una riflessione: “L’Italia di oggi e di domani o riuscirà ad essere diversa, capace di nuovi incontri e relazioni, o rischierà di non avere futuro. L’incontro è la parola chiave che deve guidare le nostre comunità”. Un’analisi che Delfina Licata ha elaborato partendo dalla parafrasi che si legge nel Rapporto, l’aforisma dello scrittore svizzero Max Frisch  “Volevamo delle braccia e sono arrivate delle persone – a – Volevamo delle braccia e sono arrivate delle famiglie”.

L’insediamento delle famiglie, ha continuato nella sua esposizione “ha effetti demografici e sociali importanti nel luogo in cui avviene l’insediamento - in quanto ha detto – i figli nati nei Paesi di origine vengono chiamati a vivere nel paese che ospita i loro genitori e altri figli nascono nel frattempo nel nuovo contesto sociale”. E sul tema delle famiglie che ha continuato mettendo in risalto come le “nuove famiglie di nuovi italiani” sono importantissime per il nostro Paese, “linfa vitale – ha detto - per un Paese che ha seri problemi, allarmanti fragilità dovute a sbilanciamenti demografici che vanno corretti con urgenza”. “Lo diciamo nel volume - ha precisato  -  il divario negativo crescente tra nascite e decessi, la progressiva riduzione del numero delle potenziali madri, l’aumento della longevità e l’inesorabile invecchiamento della popolazione. Ma gli squilibri italiani – ha aggiunto -  cominciano a farsi vedere anche all’interno della presenza immigrata come le stesse nascite tra gli stranieri “sono oggi molto più contenute (oggi sono 69 mila, erano 72 nel 2015  e 80 mila nel 2012) per cui il calo demografico generale (-86 mila unità) non riesce più ad essere compensato dalla sola componente straniera”.

Addentrandosi poi nella classificazione di questi migranti fa notare come la presenza femminile sia sempre in aumento e delocalizzata sul territorio con picchi maggiori in alcune regioni. Inoltre vi sono comunità etniche più numerose di altre per una serie di elementi storici, economici, di prossimità geografica, linguistica e culturale. Ma è al punto cinque della sua presentazione che Delfina Licata affronta la domanda ‘perché si viene in Italia?’. La ricercatrice ha spiegato come dopo 40 anni di storia di immigrazione non ci siamo ancora abituati a parlare di presenza non italiana e continuiamo a guardare a questa realtà come fenomeno di immigrazione, e invece secondo Delfina Licata oggi la questione “ha cambiato pelle” diventando richiesta di protezione e asilo. Infatti su circa 4 permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro e familiari, al terzo posto c’è la motivazione per richiesta di asilo. Su questo tema ha riferito che in Italia manca un decreto flussi lavoro e gli occupati stranieri sono oggi 2,4 milioni. “Il lavoro è un tema portante – ha proseguito - lo è sempre stato e ci permettere di descrivere il contributo che viene dato all’Italia in termini di mera ricchezza prodotta, oltre 350 mila imprese di cittadini non–UE, forte presenza degli stranieri nel settore industriale e in quello dei servizi alla persona, nelle imprese di pulizia e nell’edilizia”. Però, per la Licata,  è proprio in questo ambito che “la presenza straniera fa corto circuito”, dove si presentano più problemi “noi le abbiamo chiamato pietre di inciampo” . Nel lavoro, ha spiegato, queste pietre sono: la segregazione occupazionale, la dequalificazione e la retribuzione differente tra italiani e stranieri. Passando ai fenomeni positivi, ha proseguito, da riscontrare, “una Italia che non ti aspetti, da riconoscere nelle sue positività” . Infatti sono stati individuati tre di questi aspetti: le domande presentate da stranieri aventi requisiti per partecipare al Servizio Civile, dal 2014 al 2016 sono aumentate del +532% (soprattutto nei settori ambiente e protezione civile; assistenza; educazione-istruzione) quindi legati fortemente e strettamente alle realtà territoriali; poi c’è il tasso di overeducation, cioè l’impiego in occupazioni di livello inferiore rispetto alla preparazione e formazione; e in ultimo ‘il vicino di casa’. L’uso dell’innovazione per generare socialità di prossimità inclusiva e gratuita.  E con il tema che tiene banco in questi giorni in Parlamento la legge sullo ius soli, il riconoscimento della cittadinanza a persone straniere nate in Italia Delfina Licata ha terminato il suo intervento. Facendo rifermento alla campagna di promozione “L’Italia sono anche io” ha detto “Aderire non solo come gesto di civiltà, ma perché crediamo in un futuro diverso, dove nessuno deve essere escluso per il semplice motivo che ne è già parte integrante, protagonista di diritto, cittadino senza cittadinanza appunto. Purtroppo questo non sta avvenendo per quanto riguarda la legge sulla cittadinanza, da troppo tempo attesa”.

E’ infine intervenuto Mons Guerino di Tora che, dopo aver salutato e ringraziato i presenti, facendo riferimento ad un convegno internazionale tenutosi ad Agrigento, a cui ha partecipato, dal titolo “La sfida migratoria. Politiche e modelli di accoglienza a confronto” ha detto “Anche oggi è emerso che ci troviamo davanti a un tempo straordinario, un tempo di sfida di fronte alla quale dobbiamo reagire e agire, come Chiesa certamente, ma prima come singole persone, cittadini, capaci di pensare e pensarsi parti di un progetto comune, di una casa comune, di una nazione in difficoltà da tempo”. Per Mons di Tora da questo Rapporto bisogna trarre gli elementi da cui ripartire. Quali sono questi elementi?, si è chiesto. In primis ha evidenziato che il fenomeno migratorio ha il “volto del giovane”, e i giovani ha detto “ne continuano ad essere i protagonisti indiscussi”. Ha continuato ricordando che coloro che vivono stabilmente in Italia “Sono prevalentemente giovani che vogliono impegnarsi a ri-costruire la casa comune, a partecipare alla costruzione del bene comune”. Passando poi al punto ‘focale’ del momento, ovvero lo Ius Soli ha detto: “Qui non si tratta di aprire a realtà nuove, ma di riconoscere una situazione che già esiste. Si tratta di riconoscere la cittadinanza a coloro che di fatto sono già italiani: figli di genitori da tempo in regola nel nostro Paese o giovani che studiano qui e, anche se non nati in Italia, sono integrati”. Proseguendo ha posto l’accento sul fatto che oggi i migranti non sono considerate persone ma popoli, non si parla di individui ma di numeri. “E così l’essere umano, creato ad immagine di Dio, passa in secondo piano”. “Dobbiamo impegnarci – ha affermato - ciascuno di noi presenti qui oggi, nel proprio campo di lavoro e di impegno, a non mettere in secondo piano l’individuo, a dare un volto a colui di chi parliamo”. Avviandosi alla conclusione ha fatto riferimento ai ragazzi di ogni nazione, che si scelgono la mobilità: “Migrano i giovani, italiani e di ogni nazionalità, e continueranno a farlo, spinti dalla sete di futuro, dal desiderio di sentirsi vivi. Lo raccontano nelle nostre ricerche sulla immigrazione e sull’emigrazione. Lo raccontano nei nostri incontri. Lo testimoniano nei nostri progetti diocesani. Migrano con maggiori conoscenze e capacità, spinti dalla difficoltà di accedere a un lavoro stabile e dignitoso, in un tempo in cui tutto si muove con maggiore facilità, ma spetta a noi raccogliere anche la naturale nostalgia umana che il migrante avverte lontano da ‘casa’ accompagnandolo nella scelta, ponderata ed entusiasta, non per forza di cose limitata al nostro paese, di un nuovo luogo in cui sentirsi non accolto, ma nuovamente a casa”.(Nicoletta Di Benedetto - Inform)

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Opera di importante valore sociale e culturale al servizio delle comunità - 

Antonio Bini - 

L'AQUILA - Alla presenza di un ampio e qualificato pubblico è stato presentato nell’Aula magna del Gran Sasso Science Institute dell’Aquila il nuovo libro di Goffredo Palmerini “L’Italia nel cuore - Sensazioni, emozioni, racconti di viaggio”, pubblicato da One Group Edizioni (351 pagine, accompagnate da un rilevante corredo fotografico). Dopo il saluto del rettore, prof. Eugenio Coccia, sono intervenuti Luisa Prayer, docente del Conservatorio “A. Casella” e direttore artistico dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese; Carlo Fonzi, presidente dell’Istituto Abruzzese di Storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea; Carla Rosati, già docente all'Università per Stranieri di Perugia; Francesca Pompa, presidente della casa editrice One Group. L’incontro è stato moderato dal giornalista Angelo De Nicola. Franco Ricci, docente di Arte e Letterature moderne all’Università di Ottawa (Canada), impossibilitato ad intervenire per motivi di salute, ha inviato un interessante contributo scritto in cui ha spiegato la condizione di italo-americano.
 
Infine ha preso la parola l’autore che, non senza emozione, ha raccontato il suo lungo viaggio intorno al mondo, avviato una decina di anni fa. Un viaggio, ha spiegato, che ha “per radice profonda un valore identitario e comunitario che lega l’Abruzzo dentro a quello fuori i confini, l’Italia verso l’altra Italia nel mondo, a quegli 80 milioni di italiani che amano il nostro Paese più di noi che ci abitiamo”.  Si tratta di viaggi reali e rapporti diretti con varie comunità di emigrati italiani che Palmerini ha sviluppato nel corso degli anni fino a costruire una crescente rete di rapporti, divenendo interfaccia e snodo tra numerose comunità, associazioni, gruppi, testate giornalistiche e siti di informazione, nei quali è stato avvertito il comune desiderio di superare, per quanto possibile, le separatezze createsi nel tempo. Un terreno fertile che sembra corrispondere alla visione del grande sociologo Zygmunt Bauman, recentemente scomparso, che in un convegno tenutosi qualche anno fa a Vicenza disse: “Io credo che voi italiani, a differenza di quanto avviene altrove in Europa, non abbiate distrutto le vostre comunità”, riferendosi non solo alle comunità nazionali (cfr. Z. Bauman, Lo spirto e il clic, ed. San Paolo, 2013, p. 29).

Quella portata avanti è da considerare un’opera immensa al servizio delle comunità, iniziata dopo aver acquisito la consapevolezza dello scarso spazio dedicato alle tematiche dell’emigrazione. Oggi è pienamente condivisibile quanto sostenuto dalla prof. Carla Rosati nella Prefazione del libro, quando scrive che sono “ormai tantissime persone che identifica l’Abruzzo proprio con lui (Goffredo Palmerini, ndr). E grazie a lui hanno recuperato memorie, riscoperto luoghi, rincontrato persone”. Un concetto, ribadito anche nel corso della presentazione, che fa riflettere, tenuto conto che al suo gravoso e appassionato impegno fa da parallelo la sostanziale assenza di attività e relazioni sistematiche da parte delle istituzioni regionali, che difficilmente vanno oltre l’episodicità e frammentarietà degli interventi, mentre la conoscenza del fenomeno emigrazione - in costante aggiornamento anche nei flussi in uscita - rimane sempre molto superficiale e incompleta.
 
"Missione" ha definito l'impegno di Palmerini il prof. Ricci nella conclusione del suo contributo scritto. "La missione di Goffredo Palmerini è centrale e maestra. Dando voce a chi non l'aveva, fa capire a chi non ci ha mai pensato o a chi ha facilmente dimenticato, che esiste un fitto arazzo di personaggi e situazioni, di comunità ed eventi che varcano i confini di quell’Italia brava gente che è rimasta a giocare in casa. Questo suo giornalismo ricco di curiosità e desiderio di conoscenza varca frontiere invisibili, creando un mondo virtuale pulsante di chiarezza e nettezza, al di là del solito reportage colonialistico di osservatore colto, per diventare invece un tramite di colloqui vivaci e di reciproco rispetto. E per questo, da italo-americano con l’Italia nel cuore, non posso che ringraziarlo".

Anche per questi motivi il volume, il settimo della serie, rappresenta un’opera di importante valore sociale e culturale al servizio delle comunità. Che il viaggio continui.

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L’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria partecipa alla Sezione Cinema del National Arts Festival di Grahamstown (29 giugno - 9 luglio 2017) con una serie di eventi che ruotano attorno alla figura del grande regista Federico Fellini.

La mostra "Il cibo nei disegni di Federico Fellini" sarà esposta presso la Atherstone Room, 1820 Settlers National Monument, Fort Selwyn Drive, con orari di apertura al pubblico: dal 30 giugno al 2 luglio dalle 10:00 alle 18:00 e dal 3 al 7 luglio dalle 14:00 alle 18:00. L’esposizione si compone di 19 lavori disegnati dal grande regista in diversi momenti della sua carriera, non sempre a scopi esplicativi, per illustrare scene o costumi ai collaboratori. Molti disegni provengono dal famoso "Libro dei sogni", il diario onirico tenuto da Fellini per circa trent’anni.

La mostra è accompagnata da due filmati, con proiezioni lunedì 3 luglio alle 10:00 e mercoledì 5 luglio alle 12:30: "Il cibo nel cinema di Fellini", un montaggio realizzato da Giuseppe Ricci che unisce la maggior parte delle sequenze di film felliniani in cui appare il cibo e "Il lungo viaggio" (1997), cortometraggio di animazione di Andrej Khrzhanovskij basato sui disegni del Maestro, con la sceneggiatura del poeta e scrittore Tonino Guerra.

La mostra, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria in collaborazione con il National Arts Festival di Grahamstown, è resa possibile grazie all’Associazione Fondazione Federico Fellini, Cineteca del Comune di Rimini, Assessorato Cultura Regione Emilia-Romagna. Ingresso libero.

Al Festival l’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria presenta due capolavori del grande Maestro. Entrambi i film sono in italiano con sottotitoli in inglese.

"La Strada", con proiezioni sabato 1 luglio alle 11:30 e martedì 4 luglio alle 10:00 presso la sala Olive Schreiner, 1820 Settlers National Monument Fort Selwyn Drive. Il lungometraggio è una favola antropologica che narra la storia di Gelsomina, una semplice ragazza di campagna che viene venduta a un girovago ed affronta il difficile stile di vita con coraggio e determinazione.

"Le Notti di Cabiria", con proiezioni domenica 2 luglio alle 12:30 e giovedì 6 luglio alle 10:00 presso la sala Olive Schreiner, 1820 Settlers National Monument, Fort Selwyn Drive. Il film narra la storia di una giovane prostituta che, nonostante le difficoltà della sua situazione, non perde mai l’ottimismo.

Federico Fellini nasce a Rimini il 20 gennaio 1920 e dopo il trasferimento a Roma inizia la sua fortunata carriera cinematografica, durata 5 decenni, riscuotendo grande successo internazionale. Ha vinto molti premi, tra cui quattro Oscar come miglior film straniero. Tra i suoi capolavori indiscussi vi sono "Amarcord" (1973), "La Strada" (1954), "Lo Sceicco Bianco" (1952), e ovviamente "La Dolce Vita" (1960). I suoi film vertono su una serie di temi tra cui la memoria, i sogni, la fantasia e il desiderio e offrono uno sguardo profondo sulle persone nei loro momenti più intimi. Muore a Roma nell’ottobre 1993.

Il National Arts Festival, fondato nel 1973, è un importante appuntamento annuale nel calendario culturale sudafricano, da non mancare perché viene considerato la più grande manifestazione artistica del continente africano. Ogni anno migliaia di partecipanti si incontrano nella piccola cittadina universitaria di Grahamstown per undici giorni di manifestazioni che spaziano tra vari campi: teatro, danza, opera, musica, arti visive, cinema, conferenze, artigianato, seminari, tour della città e dei luoghi limitrofi, e un festival artistico per bambini e ragazzi.

L’edizione 2017 si svolge dal 29 giugno al 9 luglio.

Per informazioni: https://www.nationalartsfestival.co.za/
https://www.nationalartsfestival.co.za/events/food-in-the-cinema-of-fellini-long-journey/
https://www.nationalartsfestival.co.za/events/la-strada/
https://www.nationalartsfestival.co.za/events/the-nights-of-cabiria/

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COMMUNITY – L’ALTRA ITALIA (Quotidiano)

Conducono Benedetta Rinaldi e Alessio Aversa.

Il programma dedicato alle comunità italiane all’estero: attività, eventi, storie individuali e familiari. I progetti, le ambizioni, i successi, le storie di chi vive fuori dall’Italia e tiene vivo il legame con il Paese di origine. Ogni settimana in studio ospiti di eccellenza dello spettacolo, della cultura, dell’industria italiana nel mondo. E poi lo spazio di servizio dedicato agli italiani all’estero, per rispondere a quesiti su pensioni, tasse, sanità, burocrazia... e lo spazio dedicato alla lingua italiana in collaborazione con la Società Dante Alighieri.

  • Lunedì 26 Giugno

Ospiti: il professore Alberto Melloni, storico, Ordinario di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Modena - Reggio Emilia, oltre che Segretario della Fondazione per le Scienze religiose di Bologna, ricorda la figura di Don Milani, il priore di Barbiana, un grande educatore scomparso esattamente 50 anni fa, il 26 giugno 1967; l’imprenditore Claudio Feltrin, Presidente di Assarredo, l'associazione nazionale delle industrie produttrici di mobili e complementi d'arredo, per parlare di questo settore che da sempre rappresenta un fattore trainante del Made in Italy.

Storie dal mondo.

Da Melbourne, Fabio Biavaschi, nativo di Cantù, una delle tante “città del mobile” della Lombardia, che in Australia disegna e progetta mobili per interni. Infocommunity: la scrittrice Isa Grassano, giornalista esperta di turismo per approfondire il primo obiettivo del Piano Strategico del Turismo 2017-2022, quello di rilanciare il primato italiano sul turismo mondiale e rafforzare l’idea dell’Italia come museo diffuso.

  • Martedì 27 Giugno

Ospiti: la regista Enza Negroni, presenta il documentario “Ero nato per Volare”, per la ricorrenza della Strage di Ustica insieme al giornalista Andrea Purgatori, che più di tutti ha lottato per arrivare alla verità su questa strage; il professore Vittorio Maria de Bonis, critico d’arte, indaga sul perché tanti capolavori della pittura italiana non sono in Italia, ma sono finiti in giro per il mondo.

Storie dal mondo.

A Rio De Janeiro dove Francesca Romana Diana ha fuso l’arte italiana con quella brasiliana. Sono venute fuori delle creazioni davvero originali. Infocommunity: Con Alessandra Bonfanti per raccontare le iniziative di Legambiente, una realtà consolidata in tema di tutela ambientale. 

  • Mercoledì 28 Giugno

Ospiti: il Colonnello Cristiano Dechigi, Capo dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, insieme al Tenente Colonnello Marco Muscio, Capo della Sezione Documentazione dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, per ricordare la Grande Guerra in occasione della ricorrenza dei 100 anni; l’esperto Marco Buemi, scrittore e fotoreporter, che racconta cosa fanno gli italiani in Ungheria e come stano affrontando la questione ‘migranti’.

Storie dal mondo.

A Rio de Janeiro, dove il toscano Alberto Vescòvi si è trasferito nel 1998. Per lavoro fa il medico, per passione dipinge quadri.

Da Budapest, il servizio sugli italiani che hanno scelto di vivere in Ungheria, un Paese considerato la porta d’Oriente e ex provincia dell’Impero Romano.

Infocommunity: con il professor Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Istitute for Cancer Research and Molecular Medicine, Temple University di Philadelphia, per evidenziare l’importanza del cibo nella prevenzione delle malatie.

  • Giovedì 29 Giugno

Ospiti: il fotografo Fabiano Ventura, presidente dell’Associazione no profit Macromicro, presenta il suo progetto fotografico-scientifico dal titolo “Sulle tracce dei ghiacciai” che documenta l’impatto dei cambiamenti climatici su alcuni dei più importanti ghiacciai della Terra; il cantautore Joe Barbieri, autore e compositore si esibisce live in studio con alcuni brani del suo ultimo disco.

Storie dal mondo.

A Buenos Aires, dove è risorto il Teatro Coliseo, dopo 3 anni di lavori. Si tratta dell’unico teatro di proprietà del Governo Italiano all’estero.

A Toronto dove il cinema italiano è stato protagonista di ICFF – Italian Contemporary Film Festival, un festival tutto dedicato alle produzioni cinematografiche italiane.

  • Venerdì 30 Giugno

Ospiti: Leonardo Alfonsi, coordinatore di Famelab Italia, una competizione internazionale promossa dal British Council di cui si è da poco conclusa l’edizione 2017, insieme a Giorgio Boccarella, giovane studente universitario, per parlare proprio dei ricercatori e gli scienziati che vogliono mettere alla prova il loro talento di divulgatori; Daniele De Michele, in arte Don Pasta, chef tornato per far vedere ai telespettatori di Rai Italia il filmato di un suo viaggio personalissimo nella cucina siciliana.

Storie dal mondo.          

A Boston, per parlare della più celebre Università italiana, la Bocconi, che ha ben 54 partners negli Stati Uniti ed è pronta a raccogliere la sua sfida principale: lanciarsi nel futuro.

Da Toronto, dove Enrico Cerea, chef tristellato, ha tenuto una “masterclass” per gli studenti del George Brown College.

Infocommunity: con l’astrologo Simon and The Stars, per sapere cosa dicono le stelle per il mese di luglio.

Tutti i giorni a Community trova spazio la lingua italiana grazie alla collaborazione con la Società Dante Alighieri. Questa settimana con Claudia Ballanti e il professor Stefano Telve.

Per contattare la redazione scrivete a: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Programmazione                                                                                                         

 Rai Italia 1 (Americhe)

NEW YORK / TORONTO da Lunedì a Venerdì h17.45

BUENOS AIRES da Lunedì a Venerdì h18.45

SAN PAOLO da Lunedì a Venerdì h18.45

Rai Italia 2 (Australia - Asia)

PECHINO/PERTH da Lunedì a Venerdì h13.30

SYDNEY da Lunedì a Venerdì h15.30

Rai Italia 3 (Africa)

JOHANNESBURG da Lunedì a Venerdì h18.15

CINEMA ITALIA (Film)

 Cicli, rassegne tematiche, appuntamenti che segnano la memoria e le ricorrenze del cinema italiano, scelti per il suo pubblico e presentati da un nuovo volto di Rai Italia, il giornalista e critico Alberto Farina.
Film di prima visione o grandi classici del cinema italiano, da vedere e rivedere, che permetteranno di ripercorrere la storia dell’Italia, riflettere sul presente, divertirsi, emozionarsi, scoprire grandi storie, bravissimi attori, grandi registi del cinema italiano.
 Ciclo famiglia:
 LA KRYPTONITE NELLA BORSA
Commedia (2011)

 Regia di Ivan Cotroneo 
Con Luigi Catani, Valeria Golino, Cristiana Capotondi, Luca Zingaretti, Libero De Rienzo, Fabrizio Gifuni.

 Trama

Napoli, 1973. Peppino Sansone (Luigi Catani) ha 9 anni, gli ripetono che non è nato proprio una bellezza, ha pure gli occhialoni e alle partite di calcio gli fanno fare il palo, ma ha una famiglia normalmente incasinata. C’è il padre con un negozio di macchine da cucire e un’amante, una madre affettuosa e perennemente malinconica, due giovani zii, Titina (Cristiana Capotondi) e Salvatore (Libero De Rienzo), divertenti e strafatti dalla mattina alla sera, oltre a nonni e affini. E poi, soprattutto, c’è il cugino Gennaro, che va in giro con una calzamaglia blu e una mantellina rosa da parrucchiere perché lui è Superman.

 Programmazione

 Rai Italia 1 (Americhe)

NEW YORK/TORONTO Mercoledì 28 Giugno h19.30

BUENOS AIRES Mercoledì 28 Giugno h20.30

SAN PAOLO Mercoledì 28 Giugno h20.30

Rai Italia 2 (Australia - Asia)

PECHINO/PERTH Giovedì 29 Giugno h18.15

SYDNEY Giovedì 29 Giugno h20.15

 

ITALIAN BEAUTY (Magazine)

 Quotidiano di Rai Italia dedicato alla bellezza italiana declinata in tutte le sue espressioni: un appuntamento quotidiano con Arte, Territorio e Made in Italy per conoscere e approfondire i grandi capolavori artistici, le meraviglie paesaggistiche, i marchi di eccellenza che fanno dell’Italia una delle mete più desiderate del mondo.
Un viaggio tra panorami, cibi, oggetti, storia e architettura unici e irripetibili, per scoprire e riscoprire percorsi e sapori del bel paese.
 ·         Lunedì 26 Giugno

Arte. Con lo storico dell'arte Costantino d'Orazio e le telecamere di Rai News24, Italian Beauty va nel cuore dell’Umbria per svelare le meraviglie della Basilica di San Francesco d'Assisi, chiesa molto più ricca di quanto probabilmente avrebbe desiderato il Santo stesso.

Territorio. Continua il viaggio sui binari della Ferrovia Subappenninica alla scoperta delle Marche: da Recanati ad Urbino, la città dell’Utopia.

Made in Italy. La fotografa Anna di Prospero, un’italiana nel mondo. Giovanissima, partita dalla sua casa di Sermoneta in provincia di Latina, è stata insignita in America del prestigioso premio Discovery of the Year.

  • Martedì 27 Giugno

Arte. La potente casata dei Farnese nel 1500 costruisce un’imponente Fortezza a Caprarola, in provincia di Viterbo, è Palazzo Farnese, successivamente trasformato in lussuosa residenza cardinalizia. Un eccellente esempio di potere aristocratico coniugato a quello religioso.

Territorio. Fuori Binario sale a bordo del trenino verde per scoprire una Sardegna “simile alla Cornovaglia”. Così la descrisse lo scrittore britannico David Herbert Lawrence nel gennaio del 1921, mentre viaggiava a bordo dello storico treno sardo.
Made in Italy. Passato e futuro. Un’antica cartiera del Veneto rimessa in moto dopo secoli di inattività per ridare luce alla pregiatissima produzione di carta, qui risalente al 1300. Alcuni giovani milanesi recuperano macchine tipografiche obsolete per riproporre tecniche di stampa tradizionali da innestare su progetti moderni.

·         Mercoledì 28 Giugno

Arte. Con lo storico dell'arte Costantino d'Orazio si va alla scoperta delle meraviglie di Bari, scrigno di tesori antichi come la Pietra miliare della via Appia, il Castello Normanno-Svevo e la Cattedrale di San Sabino.

Territorio. Continua il viaggio di Fuori Binario a bordo del trenino Verde in una Sardegna in piena fioritura primaverile. Dalle rive del lago Flumendosa sino a grotte popolate da fate vendicative.

Made in Italy. La meravigliosa Foresta di Paneveggio, in Trentino, custodisce un patrimonio davvero speciale: l’Abete rosso. Una minima percentuale di questi alberi è il cosiddetto “Abete di risonanza”, un legno pregiatissimo, con capacità musicali eccezionali, che i liutai di ogni continente vengono a cercare proprio qui.

  • Giovedì 29 Giugno

Arte. Lo storico dell'arte Costantino d'Orazio svela il lusso settecentesco di Villa Pisani, costruita sul Naviglio del Brenta per volontà del Doge di Venezia, Alvise Pisani. Al suo interno opere di Tiepolo, all’esterno estesi giardini che incantano per la loro geometria organizzata.

Territorio. Fuori Binario va in Umbria: cuore verde e medievale d’Italia, regno della bellezza armonica. Da Città di Castello, luogo di artisti e stampatori sino a Perugia.

Made in Italy. Nel 1500, grazie a Mastro Giorgio Andreoli, la Corporazione dei Ceramisti di Gubbio riesce a risollevarsi dalla profonda indigenza in cui versava. Italian Beauty svela i segreti e le alchimie che hanno donato una lucentezza unica a questo tipo di ceramica.

  • Venerdì 30 Giugno

Arte. Italian Beauty va in Friuli, regione strategica per via della sua posizione geografica che ha condizionato il suo destino. A Udine lo storico dell'arte Costantino d'Orazio esplora Palazzo Antonini, dove un'aristocrazia agiata e influente ha contribuito nei secoli scorsi ad adornare di bellezza la città.

Territorio. Fuori Binario continua il viaggio nella verde Umbria, terra di paesi medievali, di rocche e di monasteri. Dopo Perugia si va a Todi, Orvieto e alle cascate delle Marmore.

Made in Italy. Si parla di restauro delle opere d’arte. Quali sono le sfide dei Restauratori dei nostri tempi? Quali le intuizioni per affrontarle? Dalla sinergia di competenze scientifiche e abilità artigianali rinasce oggi lo splendore del patrimonio artistico italiano.

Per contattare la redazione scrivete a: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Programmazione                                                                                                            

 Rai Italia 1 (Americhe)

NEW YORK / TORONTO da Lunedì a Venerdì h15.15

BUENOS AIRES da Lunedì a Venerdì h16.15

SAN PAOLO da Lunedì a Venerdì h16.15

Rai Italia 2 (Australia - Asia)

PECHINO/PERTH da Lunedì a Venerdì h10.15

SYDNEY da Lunedì a Venerdì h12.15

Rai Italia 3 (Africa)

JOHANNESBURG da Lunedì a Venerdì h15.45

SIPARIO! (Opera)

Nuovo programma di Rai Italia.

Azzurra Di Meco accompagnerà gli spettatori di Rai Italia in un percorso attraverso i più famosi e meravigliosi luoghi della lirica italiana: dal Teatro alla Scala di Milano, all’Opera di Firenze, al Teatro Carlo Felice di Genova, al Teatro Comunale di Bologna.

Una selezione tra le maggiori opere liriche italiane, arricchite da interviste ai direttori d’orchestra, ai registi e agli interpreti e importanti approfondimenti dedicati alla storia del melodramma italiano: un genere che ancora oggi rende famosa l’Italia in tutto il mondo.

LA VOIX HUMAINE di François Poulenc

CAVALLERIA RUSTICANA di Pietro Mascagni

dal Teatro Comunale di Bologna
 “E' un viaggio d'amore che rende pazzi i protagonisti e che ci fa scoprire i confini tra la ragione e le perdita del senno, in un affascinante affresco dell'animo umano”. Così la regista Emma Dante descrive la sua messa in scena dell'inedito dittico composto da “La voix humaine” di Francis Poulenc e “Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni, che Rai Italia propone in prima tv.
Due opere molto distanti. “La voix humaine” è stata composta nel 1958 da François Poulenc, su un testo di Jean Cocteau, entrambi protagonisti delle avanguardie artistiche del ‘900. L’unica interprete di quest’opera è una donna sola, che parla a telefono, nella sua stanza, con l’uomo che l’ha appena lasciata.
“Cavalleria rusticana” invece fu composta da Pietro Mascagni molti anni prima, nel 1890, e segnò l’inizio di una nuova fase della grande, tradizionale, opera italiana. È un racconto corale, una storia di gelosia e sangue nella Sicilia contadina.
Dirige l’orchestra il Maestro Michele Mariotti.

Programmazione

 Rai Italia 1 (Americhe)

NEW YORK/TORONTO Sabato 1 Luglio h19.30

BUENOS AIRES Sabato 1 Luglio h20.30

SAN PAOLO Sabato 1 Luglio h20.30

Rai Italia 3 (Africa)

JOHANNESBURG Mercoledì 28 Giugno h20.30

CRISTIANITA’ (Programma religioso)

Ogni domenica, suor Myriam Castelli – ideatrice, autrice e conduttrice da 19 anni - propone temi di interesse ecclesiale e gli appuntamenti del Papa in Vaticano. Cristianità è uno dei “notiziari vaticani” più attenti e più seguiti all’estero, arricchito dal contributo fondamentale di tanti ospiti in studio: Cardinali e alti Prelati, riconosciuti studiosi della grande diaspora italiana, insieme a una vasta gamma di esperti, artisti, professionisti, laici e missionari che vivono “on the road”. Un parterre di italiani che si confrontano con i contenuti della fede e i commenti culturali della modernità. Interviste, servizi e collegamenti in diretta via skype con i telespettatori dei cinque continenti. 
In ogni puntata, voci, immagini, testimonianze di vita di tutte le generazioni, con le immagini delle feste organizzate dagli italiani in tanti Paesi del mondo dove è presente un’italianità laboriosa, attaccata alla propria terra d’origine e soprattutto alla cultura cristiana. 

L’arte della musica come lingua del cuore, i salmi della Bibbia perenne inno alla fede dei nostri Padri dell’Antico Testamento e dei cristiani nel Nuovo Testamento, come cantare la fede assumendo le note e ritmi della modernità, il messaggio biblico e l’annuncio evangelico compito dei missionari e degli apostoli. E ancora: il prossimo Concistoro dei Cardinali e le scelte di Papa Bergoglio; chi è il primo Cardinale della terra di El Salvador in Centramerica, Mons. Rosa Chavez; lo stile pastorale di Papa Francesco, il primo Papa sudamericano. Infine, i preparativi per la festa degli Santi Pietro e Paolo, colonne della Chiesa, che si celebra il prossimo 29 giugno.

Dopo la S. Messa dalla Cattedrale di Oristano, l’Angelus del Papa e la benedizione dei fedeli radunati in Piazza San Pietro.

La puntata è arricchita da interviste, servizi e collegamenti con i telespettatori nonché da una carrellata dei momenti più significativi dell’attività del Papa della settimana.

Tra gli ospiti: Mons. Marco Frisina, compositore e direttore di Coro; Padre Miguel De La Lastra, Biblista agostiniano; Manuel Roberto Lopez, Ambasciatore di El Salvador presso la Santa Sede e del Sovrano Ordine di Malta; Andrea Marini, giornalista Rai Tgr.

 

Per contattare la redazione scrivete a: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
 
Programmazione

 

Rai Italia 1 (Americhe)
NEW YORK / TORONTO Domenica 25 Giugno h04.15
BUENOS AIRES Domenica 25 Giugno h05.15

SAN PAOLO Domenica 25 Giugno h05.15

Rai Italia 2 (Asia - Australia)
PECHINO/PERTH Domenica 25 Giugno h16.15
SYDNEY Domenica 25 Giugno h18.15

Rai Italia 3 (Africa)
JOHANNESBURG Domenica 25 Giugno h10.15

 
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Address by Deputy President Ramaphosa on receiving the Regenesys Lifetime Achievement Award in Leadership - 

Chairman of Regenesys Business School, Dr M Saravanja,
Dean of Regenesys, Dr P Law,
Distinguished Guests,
Ladies and Gentlemen,

I am honoured and humbled to receive this Regenesys Lifetime Achievement Award for Leadership. South Africa is a country that has given birth to many great leaders, people who have earned the respect and admiration not only of their fellow country people, but of many others around the world.

We have learnt from the lives of those people that leaders are not born. They are made. They are moulded by circumstance, influenced by their elders, shaped by their peers, formed by the organisations they join and seasoned by the struggles they undertake. No leader stands alone.

They are a product of relationships formed over a lifetime. They are the product of lessons learnt, battles won and battles lost, advice followed and advice ignored, ideas shared, insights gained. An award for leadership is therefore not so much about recognising the innate qualities of an individual, but about recognising the contributions of the many people who helped form them.

It is also about recognising the various organised formations through which they gained purpose, capability, discipline and understanding. The most outstanding leaders our country has known were forged in the crucible of struggle. They were unionists, activists, combatants. They learnt from workers and peasants, from the poor and the displaced. They learnt humility, selflessness, courage and almost all that can be known about the human condition.

Ladies and Gentlemen,

An award for leadership is not only a recognition of past achievement. It is also a statement of intent. In this case, it is a statement by Regenesys of the values it embraces, the society it wants to build and the leaders it seeks to produce.

Two decades ago, I had the honour of chairing the Constitutional Assembly, which was tasked with drafting a new Constitution for our country.
For all involved, this was a challenging undertaking. We bore the responsibility to balance the realities of our society with the ideals of a united, non-racial, non-sexist, just and prosperous future.

This meant that each of us had to reach beyond the limitations of ideology, culture and partisanship to produce a document that would provide all South Africans with a sense of belonging, dignity and respect for their humanity. It was made possible because we had leaders who were able to put aside parochial interests in pursuit of the greater good. It was made possible because we had leaders who, even at moments of great uncertainty and upheaval, held fast to principle. In the face of apparently insurmountable challenges, they were inventive, creative, persistent, undaunted. Those are the kind of leaders we need in business, in politics, in world affairs today.

We live in times when all we have known about world markets, diplomacy, politics and ideology is growing more and more indeterminate. Some of the features of this emerging world order were described two decades ago in an article by George Soros called “The Capitalist Threat”. In this new world, he argues, the pursuit of narrow self-interest has become the overriding feature. In this world people no longer know what they stand for.

People increasingly rely on money as the criterion of value. Soros makes the observation that: “What is more expensive is considered better. People deserve respect and admiration because they are rich. What used to be a medium of exchange has usurped the place of fundamental values…. What used to be professions have turned into businesses. The cult of success has replaced a belief in principles. [And] society has lost its anchor!”

In many societies, in many parts of the world, in many economies, this observation still holds true. As a business school, tasked with producing the next generation of business leaders, this presents a challenge to Regenesys.
In a country and on a continent where poverty, inequality and unemployment is so severe, how does a business school like Regenesys understand its purpose?

Does it consider its mandate to extend only to the production of excellence in finance, management, marketing, operations and the other disciplines that are required to perform in business? Or should it do more?

As a business school, Regenesys not only imparts knowledge and develops skills. It also plays a role in the reproduction of organisational culture, in inculcating social values and in promoting business practices. As an institution of higher learning, you have to recognise your responsibility in shaping the consciousness of the business leaders you produce.

You have to cultivate the type of leader who sees the development of others as a value for shared growth and progress. We need innovative leaders with imagination, fortitude and foresight. These are leaders who can manage change. We need leaders with honesty, integrity and trustworthiness. Leaders who relish the opportunity to seek knowledge, chase ideas and change lives by constantly striving for innovation.

We want you to create leaders who see Africa as the next frontier for human and economic development, people who will take calculated risks to increase productivity, unlock value and share its benefits. We want you to cultivate a new cohort of young business leaders who recognise their fellow Africans as traders, entrepreneurs and industrialists; as people who are able to feed themselves and live with purpose.

We look to you to develop ethical business leaders who are not interested in quick profits and unsustainable returns. We need business leaders who will not undertake projects at the expense of the environment or sustainable livelihoods. We cannot achieve growth for as long as our people, the majority of whom are young, have no opportunities.

It is important that the leaders who emerge from this school are willing and able to work with all social partners to build a state that is responsive, accountable, effective and efficient. They need to have the skills, the aptitude and the attitude to become part of the collective effort to implement the National Development Plan. They should be able to work with government to set clear targets, allocate adequate resources and work together in public private partnerships.

Together we must seek ways to improve good governance and service delivery. Together we must promote solidarity, cooperation and positive relations for good business practice in South Africa. We must take collective responsibility for the promotion of sound ethical values, moral regeneration and socio-economic transformation.

Nelson Mandela said:

“It is the duty of leaders to produce an African reality that reinforces humanity’s belief in justice, strengthens its confidence in the nobility of the human soul and sustains all our hopes for a better life for all.”

That duty rests on all our shoulders. Whether we find ourselves in business, labour, government, academia or civil society, we are all leaders.

We therefore all have a responsibility to produce a new African reality in which the purpose of commerce is the achievement of shared prosperity and the progress of humanity.

Address by Deputy President Cyril Ramaphosa at the Witzenberg PALS Annual General Meeting, Witzenberg, Western Cape

CEO of the Witzenberg PALS, Mr Lennox Plaatjies,
Directors of the Board,
Producer Members,
Distinguished guests,
Ladies and gentlemen.
 
It is an honour and a privilege to address the Annual General Meeting of the Witzenberg Partners in Agri Land Solutions.
 
It is a welcome opportunity to exchange views, experiences and insights on the critical matter of transformation through agriculture and land reform.
 
As we seek to transform agriculture, we are painfully aware of the scale of the challenges we must overcome.
 
For generations, agriculture has been a site of inequality, landlessness and exploitation.
 
The wholesale dispossession of the land of black South Africans and the associated destruction of the skills base of African farmers – combined with discriminatory apartheid laws, weak land administration and the lack of labour protection – has led to severe economic and social inequality.
 
It also led to a complex tenure situation, which was amplified by separate coloured reserves and hundreds of thousands of black households residing on white commercial farms without tenure security.
 
Around the Western Cape, slave belts on various farming estates remind us of the cruelty, inhumanity and barbaric practices on which our agricultural sector was founded.
 
Much has changed.
 
But too much remains unchanged.
 
Land reform therefore holds huge political, historical and economic significance in our fledgling democracy.
 
Our Constitution obliges the state to improve tenure security and to pursue restitution for those dispossessed of land in the past.
 
Though we have made important progress in land restitution and redistribution since 1994, we must acknowledge that this process has not lived up to the expectations of historically oppressed South Africans.
 
We have not significantly altered patterns of ownership of agricultural land, nor contributed sufficiently to job creation.
 
We have not deracialised agriculture, nor transformed rural communities.
 
Agriculture is not only affected by political and social turbulence.
 
The impact of the devastating El Ninô weather cycle is still being felt.
 
The hardest hit are the marginalised rural poor here and in many other parts of the African continent.
 
The Western Cape is reeling from the effects of climate change, with dam levels remaining stubbornly low.
 
In doing so, it responds to the call in the National Development Plan for an active citizenry working together to address common challenges.
 
To transform our economy and promote sustainable and inclusive growth, we need to focus on improving our agri-food system.
 
We need to increase agricultural productivity.
 
The National Development Plan says that the agricultural sector has the potential to expand productive land by one million hectares and to create one million jobs by 2030.
 
The Plan envisions the growth of this sector through land reform, expanded irrigated agriculture, more labour-intensive agricultural sub-sectors, more effective use of land within commercial farming areas, more targeted investments in rural spaces, and smallholder development and support.
 
However, the agricultural sector’s contribution to the economy is currently shrinking.
 
We have not been able to fully unlock its growth potential or realise the contribution it could make to rural development, food security and job creation.
 
Deliberate actions must therefore be taken to accelerate agrarian reform and to bring the marginalised poor into the economic mainstream.
 
It is productivity growth in agriculture that provides the food supply to meet the demands of urban growth and transformation, and releases labour to other sectors of the economy such as manufacturing and services.
 
Inclusive rural transformation is, in turn, influenced and shaped by the growth and diversification of the demand for food supply and raw materials from the urban economy.
 
The diversity and scale of our food system remains vulnerable as long as the majority of black farm workers remain on the periphery of commercial farming and the larger economy.
 
If the momentum for inclusive rural transformation is to be sustained, agriculture must evolve and modernise.
 
Smallholder producers and rural SMMEs must be supported to make the transition to greater specialisation and diversification in production and trade.
 
We need to develop agro-processing and facilitate access to markets for emerging farmers.
 
This means that we need to deal with unequal access to productive resources and inadequate access to financial support.
 
The transformation of the economy requires the active participation and empowerment of women.
 
To advance women’s equality, we must do more to support independent black women farmers and women-led cooperatives.
 
Agriculture also has a significant role to play in reducing youth unemployment.
 
We carry the responsibility to promote farming as an attractive, rewarding and viable enterprise for our youth.
 
We need to harness their energy and ignite the imagination of young people to be a seed that will spawn new agricultural industries.
 
Apart from skills transfer and supporting emerging farmers, we must be invested in research and technological innovation.
 
It means taking interest and getting involved in curricula development at our agriculture colleges and universities.
 
It means establishing bursaries and internships to nurture young black talent in farming and enterprise development.
 
We need to build consensus around land reform and transformation.
 
Meaningful change that truly empowers black farmers needs collaboration between established farmers, emerging black farmers, farmworkers, government and labour.
 
To successfully advance transformation, it is important that in their design and implementation, initiatives like PALS take on board the interests, concerns and suggestions of broader community.
 
Initiatives like PALS need to be inclusive, transparent and accountable.
 
We must always bear in mind that we are dealing with a national asset in which all South Africans have a stake.
 
The land ultimately belongs to the people of South Africa, and it is the people of South Africa, collectively, who must determine how it can be best used to advance their common interests.
 
The work of PALS will be successful only if it is located within the broader challenges facing the agricultural sector and the broader challenges affecting the community.
 
We urge the members of PALS to look at measures that can effectively increase the participation of blacks in upstream and downstream activities.
 
How do we work together to meaningfully reduce the concentration of ownership, promote healthy competition and reduce the barriers to entry for small scale black farmers?
 
How do we ensure that emerging independent black farmers are supported and that they are able to be viable businesses?
 
How do we work together to ensure equitable access to water rights consistent with our determination to ensure that development and transformation are prioritised?
 
How do we work together to combat evictions and the abuse and exploitation of farm workers?
 
These are issues which I urge the members of PALS to grapple with.
 
Unless we attend to these broader issues together – in a spirit of mutual trust and collaboration – initiatives like PALS will be seen by many of those affected as amounting to little more than fine words and noble intentions.
 
The reconstruction and development of South African communities is a responsibility we all share.
 
Farm owners have a role to play in the fight against social ills like substance abuse and crimes committed against women and children.
 
Lack of social infrastructure and amenities fuel the spread of disease and affect productivity and quality of life.
Land reform affects everyone.
 
It is about fairness.
 
It is about human solidarity.
 
It is about correcting the injustices of the past and building a future in which all may participate, in which all may have equal opportunities and in which all may prosper.
 
By working together, through dialogue and collaboration, by responding constructively to criticism, we can ensure that it becomes a powerful instrument for meaningful and far-reaching transformation.

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