Wednesday 24th May 2017

Stefano Cabras - 

La salute fragile e la carta di identità di Salman, 81 anni, sovrano dell’Arabia Saudita, rendono la successione al trono saudita un tema caldo per i futuri sviluppi geopolitici del quadrante mediorientale: le immagini della visita a Riad di Donald Trump, appena conclusasi, hanno mostrato un re anziano e fragile.

La delicata transizione, questo è certo, dovrà seguire uno schema diverso rispetto a quello della successione orizzontale sinora vigente all’interno della casa dei Salman, che ha sempre visto il sovrano sostituito dal più anziano dei figli ancora viventi di Abdulaziz, il primo re saudita. Il 29 aprile 2015, Re Salman ha infatti sostituito, su sua richiesta, il fratellastro Muqrin con Muhammad bin Nayef, primo dei nipoti di Abdulaziz, come principe della Corona, determinando così uno storico salto generazionale.

Re Abdallah e il Consiglio di fedeltà
Nel 2006, Re Abdallah, tramite la creazione del ‘Consiglio di fedeltà’, incaricato di selezionare un principe ereditario tra una rosa di candidati proposta dal sovrano, ha di fatto istituzionalizzato il processo di negoziato informale che già avveniva tra i membri della casa Saud per determinare la successione al trono.

Alla morte dell’attuale sovrano, la scelta dei 28 membri che compongono l’attuale Consiglio ruoterà probabilmente attorno a due figure: il principe ereditario Muhammad bin Nayif, cugino di Salman, e Muhammad bin Salman, 32 anni, figlio del monarca in carica e vice-principe ereditario. La distanza, non solo anagrafica (Nayif è del ’59), tra i due candidati rende la scelta della Consiglio ancora più importante, nella misura in cui essa contribuirà a determinare le future traiettorie geopolitiche dell’Arabia Saudita.

Il nipote di Saud, specialista di repressione e anti-terrorismo
Bin Nayef, ministro dell’Interno dal 2012, è una figura già da anni al centro delle dinamiche politiche interne al regno saudita. Sin dalla metà degli Anni 2000, quando si occupava di contrastare l’attività di al Qaeda nel regno in qualità di vice-ministro dell'Interno, il suo impegno politico si è focalizzato sulla sicurezza del Paese, promossa attraverso una attenta e talvolta feroce repressione del dissenso.

Nayef può inoltre vantare legami diretti con Washington, costruiti nell’ambito della cooperazione tra Arabia Saudita ed Usa nelle attività di controterrorismo e condivisione di informazioni di intelligence, soprattutto nel periodo post Primavere arabe. È stato proprio quando anche il regno saudita, nella provincia orientale a maggioranza shiita, è stato lambito dalle proteste che infiammavano il mondo arabo che l’operato di Nayef come ministro dell’Interno si è distinto per la sua attenzione a soffocare qualsiasi forma di protesta e di fermento nel Paese.

Facendo leva sulla reputazione che si si è costruito nel sedare le rivolte nella provincia orientale ed in Barhein, Nayef si propone all’establishment saudita come garanzia di stabilità e sicurezza per il Paese. Nella sua visione, le priorità strategiche per l’Arabia Saudita sono soprattutto di natura interna.

L'impegno saudita al di fuori dei confini dovrebbe limitarsi a contrastare al Qaeda e il sedicente Stato islamico nello Yemen, ora che questi gruppi hanno tratto vantaggio del caos che regna nel Paese e che l'intervento saudita, a cui Nayef si è opposto fin dall'inizio, ha contribuito a produrre.

Il figlio di Salman e ‘Vision 2030’, ambizioni economiche
Contrariamente alla candidatura di Nayef, piuttosto coerente con la tradizione politica saudita, quella di bin Salman, entrato in politica solo nel 2009, rappresenta una rottura significativa con il passato. Il principe Mohammad, nonostante la giovane età e la totale assenza di esperienze all’estero, detiene già un potere piuttosto significativo. Oltre ad essere il vice principe ereditario, il giovane rampollo è infatti ministro della Difesa, capo del Consiglio per gli Affari economici e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nonché capo della corte reale.

La sua figura è legata a ‘Vision 2030’, l’ambizioso piano economico che mira a rivoluzionare l’economia saudita, diversificandola e diminuendone la dipendenza dalle esportazioni di petrolio, e a risanare le casse dello Stato. Contrariamente all’approccio piuttosto “conservativo” di Nayef, che punta alla preservazione piuttosto che al rilancio del potere saudita, il progetto di bin Salman si caratterizza per livelli più alti di ambizione ed inevitabile incertezza.

Per dare nuovo vigore al peso politico dell’Arabia Saudita nella regione, Bin Salman intende innanzitutto rafforzare la proiezione verso l’esterno della sua dottrina strategica. Un focus meno esclusivo sulla stabilità interna e un approccio più attento ad individuare i teatri strategici, vedi Yemen, dove siano in gioco interessi nazionali è inoltre giudicato funzionale al contenimento dell’area di influenza iraniana, a rischio di espansione ora che la Repubblica Islamica, libera dal fardello delle sanzioni internazionali, rivendica un ruolo di primo piano nello scacchiere mediorientale.

Cugini rivali, tra conservazione e rinnovamento
Nonostante la personalità esuberante del giovane Salman, l’influenza che esso esercita nei confronti del padre a la popolarità che gode tra le fasce più giovani della popolazione, Nayef, che è già principe ereditario e dispone di legami più solidi con molti degli alleati storici di Riad, rimane il favorito nella corsa al trono saudita. Tuttavia, l’attenzione mediatica e la concentrazione di potere che il giovane Salman si è guadagnato negli ultimi anni hanno dato vita ad una rivalità tra i due cugini per certi versi inaspettata e costringono a seguire i futuri sviluppi interni alla casa Saud con particolare attenzione.

Quello che è certo, è che gran parte della partita si giocherà sul tema della sicurezza. Il regno saudita deve fare i conti con i numerosi fallimenti della sua politica estera, a partire dal tentativo mal riuscito di contenere l’influenza iraniana in Siria e Yemen, mentre sul fronte interno si registrano i diversi attentati alle moschee sciite rivendicati dal sedicente Stato islamico, che destabilizzano il Paese, e il numero crescente di giovani foreign fighters sauditi.

Rimane da vedere se, di fronte a tali minacce, l’establishment del Paese preferirà affidarsi all’esperienza di Nayef, oppure intravedrà nel giovane Salman una possibilità di rilancio per arginare il declino saudita.

Stefano Cabras, Laureato in Scienze Economiche presso l'Università di Roma Tor Vergata, concluderà in ottobre il Master in European and International Studies all'Università di Trento. Attualmente stagiare presso La Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Ue.
 

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Luanda - L'ICE organizza fino al 27 maggio, in Angola, una missione di operatori italiani dedicata alla filiera della pesca e della nautica, diretta a presentare il mercato angolano agli operatori italiani allo scopo di finalizzare accordi commerciali e produttivi. L’iniziativa si svolge nella capitale Luanda e nelle Regioni di Zaire, Kwanza Sul, Benguela e Namibe, dove sono previste visite alle installazioni operative e incontri istituzionali. L’evento è rivolto a imprese, cooperative, associazioni di imprese, professionisti, società di consulenza, enti, istituzioni.

L’Angola è un Paese di quasi 26 milioni di abitanti in un territorio grande 4 volte l’Italia. Rimane una delle realtà più interessanti dell’intero continente africano, con un elevato potenziale interno e un ancor più grande potenziale regionale, in quanto cerniera tra Africa centrale, australe e occidentale. I consumi alimentari sono fortemente improntati alle tradizioni mediterranee portoghesi e derivano dalla grande abbondanza di pesce, in particolare aragoste, gamberi, cernie, polpi, seppie, calamari, tonni.

Gli imprenditori angolani, che hanno accumulato ricchezze con il petrolio e l’edilizia, stanno ora comprando macchinari e attrezzature per la pesca e cominciano a installare fabbriche di trasformazione. Sono tuttavia consapevoli della mancanza di esperienza tecnica e manageriale e hanno difficoltà ad adeguarsi agli standard internazionali. La ricerca di un partner è soprattutto dettata dal bisogno di assistenza tecnica e manageriale.

Il Governo angolano ha identificato programmi di investimento infrastrutturali e prevede progetti di partenariato produttivo pubblico-privato, anche con incentivi economici e fiscali, in settori considerati prioritari, come la nautica e la pesca.

La diversificazione economica in atto favorisce quindi sia la vendita di macchinari, attrezzature e prodotti ittici alimentari italiani, sia la partecipazione al processo commerciale e produttivo angolano, inglobando l'imprenditoria locale nelle catene di valore internazionali italiane. L’Angola potrebbe infatti consentire agli operatori italiani, di superare le quote imposte dall’Unione Europea per l’approvvigionamento ittico e ampliare la quota mondiale di vendita di prodotti e macchinari. Indipendentemente dalle potenzialità del mercato locale e dalla possibilità di esportare in Europa, il partenariato italo-angolano potrebbe inoltre beneficiare dell'esportazione nei vicini Paesi africani, che dipendono dalle importazioni di pescato e dalla pesca artigianale nei fiumi. - (NoveColonne ATG)

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L’attacco durante lo show della popstar americana alla Manchester Arena, alla fine del concerto. - 

Beatrice Montini e Nino Luca - corriere.it - 

Famiglie con bambini, gruppi di amiche, coppie di fidanzati. Doveva essere una serata di gioia. E invece quella all'Arena di Manchester si è trasformata in una notte di terrore. Erano le 22,35. Il concerto della pop star Ariana Grande si era appena concluso, le luci si erano alzate quando un'esplosione ha creato caos e dolore.

Il bilancio è tragico: 19 morti e 59 feriti. Soprattutto ragazze, fan della cantante americana. Molte vittime presentano ferite all’altezza delle gambe, probabilmente chiodi. Dopo l’enorme boato, la folla, circa 20 mila persone stipate nel secondo palazzetto più grande d'Europa, inizia a fuggire.

È il peggiore attentato nel Regno Unito dal 7 luglio del 2005, quando una serie coordinata di attacchi suicidi, portati a compimento da 4 terroristi islamici britannici, uccise 52 persone lasciando in terra 700 feriti.

Una bomba farcita di chiodi o un attentatore suicida: due sole le ipotesi investigative. Quest’ultima sostenuta dalla Cnn che si spinge ad affermare che il kamikaze sarebbe stato già identificato. Sembra che l’attentatore si sia fatto esplodere alla fine del concerto di Ariana Grande, nell’area del foyer, mentre i giovani stavano lasciando l’enorme auditorium. Nel momento in cui, forse, i controlli erano più deboli. L’indagine è stata affidata alla North West Counter Terrorism Unit. Ma rinforzi dell’antiterrorismo di Scotland Yard sono stati inviati da Londra durante la notte.

Le prime immagini sui social mostrano il panico. Decine di ambulanze fuori dall'Arena e anche persone sanguinanti portate via dalla zona. Per precauzione viene bloccata la stazione Victoria di Manchester. Sul posto mezzi di soccorso a sirene spiegate, elicotteri. Una squadra di artificieri nei giardini della cattedrale di Manchester, ha fatto brillare un pacco sospetto, si trattava solo di vestiti.

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Emanuela Medoro - 

Nero è il cuore del papavero, è il titolo dell’ultima pubblicazione di Patrizia Tocci. Il libro è stato recentemente edito da Tabula Fati con una introduzione di Paolo Rumiz. Patrizia Tocci è nata nel 1959 a Verrecchie, un paese in provincia dell’Aquila, dove è cresciuta e rimasta fino al trasferimento a Roma per l’inizio degli studi superiori. Curiosa di conoscere con precisione il luogo dei ricordi di Patrizia, ho cercato Verrecchie su google, e ho trovato che si tratta di una frazione del comune di Cappadocia, che si raggiunge da Tagliacozzo. Le immagini mostrano un gruppo di case arrampicate lungo le pendici di un monte. Svetta un campanile, sullo sfondo il monte Velino innevato.

Il titolo della copertina è anche il titolo di uno dei 40 capitoli che formano l’intera opera, un insieme di argomenti di vita familiare degli anni ‘60 e ricordi intimi che incomincia con   Non sprecare, Le cose, Il mare, L’Ape regina…e termina con I sentieri interrotti, Stagioni, Finale. Il filo che lega insieme i capitoli è il dolore per la perdita del padre, avvenuta dopo il sisma del 2009 che distrusse la città dell’Aquila, per cui a tratti il sentimento lacerante del dolore unisce la perdita dell’uno e dell’altra.

Il padre dell’autrice era un contadino, che sapeva tutto del suo paese, natura, flora, fauna, trascorrere delle stagioni, dotato di saggezza e sapienza antiche, ricevute dagli antenati e trasmesse oralmente alle figlie. La madre, accanto a lui, appare di meno nella narrazione dell’autrice, ma si capisce benissimo la sua funzione di vigile e amorosa custode della casa.

Sono memorie d’Abruzzo, paesaggi, fiori, piante, animali, trascorrere delle stagioni, oggetti di casa richiamati in vita dalla memoria. Si tratta di una cultura che, trasmessa oralmente in ambito familiare, si fa scrittura. Una scrittura che rielabora e descrive minutamente con pazienza, amore, tenacia. La lettura di questo testo riaccende nel lettore la memoria di oggetti del vivere quotidiano, atmosfere domestiche, lavori manuali artigianali. L’arte di accendere il fuoco nel caminetto, le sedie impagliate, gli asciugamani ruvidi di lino, il gesto con cui il padre usava la vanga, il passaggio dei vestitini delle bambine dalla grande alla piccola, setacciare la farina con uno strumento rotondo, pulire le lenticchie e i legumi, il pacchetto delle sigarette nazionali, il suono della fisarmonica, l’odore della mentuccia, ecco alcuni dei vivacissimi particolari che popolano le pagine di Patrizia.

L’autrice trova un modo suo personale per esprimere ricordi e dolore per la perdita del padre in un linguaggio lirico, raffinato, colto, assai articolato. Ed è questa prosa ricca e coinvolgente, a tratti intensamente emotiva, che dà ai brani una dimensione più ampia del diario personale. La narrazione diventa una memoria collettiva, una sorta di diario di quelli che hanno vissuto l’esperienza della perdita di una persona cara e ricordano un’epoca della vita, lontana e oggi sparita per sempre.

Per concludere una piccola nota personale. Ho notato che l’autrice si rivolge al padre chiamandolo pa, papà, che io, di parecchio più anziana di lei, chiamavo babbo. Questa parola oggi sembrava del tutto sparita dall’uso dell’italiano, fino a tempi recentissimi, quando è stata resuscitata dalla fluviale parlantina fiorentina di un noto personaggio politico che cita “il mi babbo”.

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L’Assemblea Annuale Generale della nostra Associazione verrà tenuta DOMENICA 4 GIUGNO 2017 alle 15:00 presso l’Italian Club di Johannesburg.

La riunione verrà preceduta da un pranzo alle 12:30 sempre all’Italian Club.

Il costo del pranzo sarà di R 200.00 a testa e confidiamo nella vostra presenza sia al pranzo che alla riunione seguente.

Dopo la breve riunione festeggeremo il “PALIO DI SIENA in JOHANNESBURG” dove si potra`scommettere sui “cavalli” presenti e raddoppiare la scommessa se il vostro “cavallo” preferito dovesse vincere.

E` essenziale prenotare per il pranzo, e coloro che avessero intenzione di far parte del comitato per il nuovo anno, sono pregati di contattare una delle seguenti persone:

PAOLO BELFIORE : 011 616-4838 / 083-6781803
LILIANA BATTAGLIA : 011 440-4740 / 082-5828030
RENATA/GIULIO CECCHI : 011 452-2250 / 082-7780876

Arrivederci al 4 giugno all’Italian Club e grazie per il vostro supporto.

Paolo Belfiore (Presidente)

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