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Thursday, 17th August 2017 

Due più uno fan due

Mario Angeli dal suo balcone italiano - 

Come in tutti i paesi civili e con una democrazia sufficientemente solida, in Sudafrica si sono svolte poco più di un mese fa le elezioni amministrative, caratterizzate da un’accesa dialettica ma senza disordini e violenze gravi, tranne poche eccezioni.

Anche la stampa italiana ha dato risalto a questo importante passaggio democratico, vera e propria rarità nel panorama di despoti, dittatori, re o capi tribù, comunque li si voglia chiamare, che impongono a molti paesi africani l’arbitrio proprio e del clan che li attornia e sostiene, con il compiacente ed assai interessato benestare dei giganti politici ed economici d’occidente e d’oriente.

Abbiamo non vinto”, ebbe a dire Pierluigi Bersani all’indomani delle elezioni amministrative del 2013, dopo i mediocri risultati del PD, il partito di cui era segretario, prima che Matteo Renzi lo defenestrasse: se mai ce ne fosse stato bisogno, si scoprì che la politica è capace di inventarsi una vasta gamma di sfumature sulla scala dei valori, dell’economia, della lealtà, della coerenza e perfino in quello della linguistica, introducendo un’originale via di mezzo tra i verbi vincere e perdere, anzi, creando il verbo nonvincere.

Capisco che nella politica, dalla quale i vari capi e sottoposti traggono sostentamento economico e prestigio sociale pur senza mai esercitare una professione o un mestiere, perdere il potere, anche solo in parte, adombra il rischio di una sostanziale riduzione della cuccagna, se non addirittura un brusco e traumatico stop, per cui, per cercare di mantenere almeno la testa sul pelo dell’acqua, ogni appiglio è buono, anche uno fragile come quello della lingua.

Ho scoperto qualcosa di peggio.

Nelle recenti elezioni amministrative del Sudafrica il partito detentore di un potere quasi incontrastato da oltre vent’anni ha dovuto registrare una fragorosa battuta di arresto in molte aree del paese, soprattutto in quelle che costituiscono il motore economico ed intellettuale della variopinta nazione; ma assai più bruciante è apparsa la sconfitta dell’ANC, ad opera del DA, in una municipalità di assoluto primato emblematico, quella di Nelson Mandela Bay.

Perdere proprio là il governo della municipalità deve aver creato qualche cortocircuito emotivo nel principale sfidante del partito soccombente, tanto da fargli affermare che la celebrazione della vittoria da parte dell’avversario era “falsa, fuorviante e un atto di disperazione”; poco di che stupirsi, poiché sappiamo bene che ad ogni latitudine i politici, soprattutto quando perdono, dicono un sacco di sciocchezze, non perché essi siano tutti degli sciocchi, ma perché, aprendo gli occhi sulla sconfitta, si fanno travolgere dal panico che prova chi nel proprio personale mitico giardino dell’Eden vede cessare all’improvviso il gratificante scorrere dei ruscelli di latte e miele.

Ma l’insulto all’intelligenza è venuto da un altro importante personaggio accecato dalla batosta, che ha sconvolto le leggi dell’aritmetica, sostenendo, seppur in modo implicito, che due più uno fanno due.

Commentando infatti la composizione della giunta appena insediata, costui, oltre a definire bianco maschilista il sindaco, che avrebbe oltraggiato la Costituzione ed i diritti delle donne per aver nominato “solo due donne” (News24 del 28 agosto), ha volutamente ignorato la presenza in giunta di una terza donna non-donna, essendo costei una bianca.

L’epiteto di white con accezione ingiuriosa è razzista tanto quanto sarebbe il suo contrario; ma, pur nell’evidenza che l’equilibrio tra maschi e femmine in quella amministrazione è sbilanciato, rifiutarsi di riconoscere la terza donna per il solo fatto che è bianca è uno sconfinamento nel razzismo senza attenuanti.

È pur vero che vi sono accreditate teorie secondo le quali la relatività anche in campo numerico è un dato acquisito, ma pure nella vita pratica uno più uno non fa sempre esattamente due: ho letto recentemente da qualche parte lo sfogo di una giovane mamma, che confessava di “non aver ancora ben capito per quale ragione un figlio più un figlio non fanno due figli! Gli sforzi si moltiplicano in maniera esponenziale! Uno+uno= duemila!

Il disorientamento aritmetico di una mamma un po’ scossa fa sorridere, ma l’affermazione del politico sudafricano, venata di disprezzo razzista tanto da non ammettere la presenza in giunta di una terza donna solo perché bianca, fa rabbrividire.

Quanto siamo lontani dall’apertura di mente e di cuore di Mandela o del suo fedele compagno Desmond Tutu!

In ogni caso, piaccia tanto o poco a quel politico trombato di Nelson Mandela Bay o a chi lo voglia imitare, due più uno fanno tre, anche in politica. 

Mario Angeli

Comments (1)

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  • Giusto il rabbrividire di Mario Angeli per il disconoscimento della terza donna bianca ma non bisogna stupirsi poi piu di
    tanto, il razzismo non morira mai (è come il fascismo in Italia, mai morto e lavora ogni giorni nei sotterranei della ns
    società). Il razzismo è la stessa cosa, sia verso il nero che verso il bianco, il razzismo è parte integrante della societa
    e puo essere ad ogni livello, culturale, sociale, economico e di razza. Guardate gli USA, sono coloro che si identificano
    come la migliore democrazia del mondo e invece sono il paese piu razzista del mondo, guardate in Italia , si accettano
    piu facilmente i neri che i meridionali e cosi via. Quindi poco stupore per me su questa vicenda, il razzismo è
    parte integrante della vita sociale in tutto il mondo , non accettarlo è pura illusione perchè si è fuori dalla realtà e lo dico con grande rammarico in segno di sconfitta della ns società moderna.
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