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Thursday, 17th August 2017 

Fiori e immondizia

Mario Angeli dal suo balcone italiano -

Chi gli sarà andato incontro?

Caron dimonio, con occhi di bragia” (Inferno, III, v. 109}, che spinge a bastonate i dannati nella sua barcaccia o l’angelo benedicente “che remo non vuol, né altro velo che l'ali sue (Purgatorio, II, vv. 32-33) per traghettare le anime destinate alla salvezza?

Dio solo lo sa e la sua misericordia è senza fine; ma lui è Dio, noi no e la nostra pietà si ritrae e svanisce difronte alle decine di morti ammazzati per volontà o per mano di quell’uomo.

Zi Binnu, Bernardo Provenzano, è morto, finalmente; oppure troppo presto, perché forse un giorno avrebbe potuto svelare i molti segreti della mafia e dei suoi complici romani che si è invece portato nel forno crematorio.

Per lui nemmeno i funerali; bene così, solo una frettolosa benedizione privata da parte di un prete che, essendo alle dipendenze di quel Dio misericordioso, non ha potuto sottrarsi ad un obbligo, se non altro per marcare una differenza, tragica a modo suo: ad un animale che ci muore vanno i nostri pensieri d’affetto e lagrime ma non una benedizione, ad un uomo malvagio toccano maledizioni e vituperio, ma anche una benedizione, perché lui era, anche o purtroppo, un uomo.  

 

 

 

 

Io da solo...

Il silenzio della canicola estiva è assoluto e, per chi lo ha ascoltato nelle nostre terre del sud, paradossalmente assordante, esaltato dal frinìo ossessivo ed inebriante delle cicale: tutto sembra sospeso, le opere e i giorni dell’uomo nella frescura della penombra; d’improvviso quel torpido silenzio è squarciato dalla lama tagliente di un ammasso di ferraglia, di vetri, di urla, pianti, imprecazione, invocazioni, gemiti, sirene, richiami, ordini.

Due treni che correvano veloci nella campagna barese in direzione opposta sull’unico binario si sono scontrati lo scorso 12 luglio: 27 morti maciullati, rete ferroviaria locale messa sotto accusa, responsabilità da accertare, solito duello tra l’autosufficienza efficientista del nord ed il parassita vittimismo del sud, tra chi i soldi se li procura, li stanzia e li spende bene e chi li invoca, li riceve e poi li inghiotte.

La verità forse sarà accertata, ma, al netto dell’assoluto imperativo che le tecnologie capaci di gestire in sicurezza quasi totale anche tutte le attività più complesse dell’uomo devono essere applicate ovunque nel mondo, almeno una certezza rimane integra: uno dei due treni doveva starsene fermo in stazione in attesa dell’arrivo dell’altro, uno dei due capostazione non avrebbe dovuto alzare la paletta verde; e sulla stampa emerge la tragica sofferta ammissione di quello di Andria, che riconosce: “ho alzato la paletta per automatismo; io da solo avevo la responsabilità di tutto lo scalo di Andria”.

La tecnologia esegue le sue operazioni, perfino le più complesse, attraverso una serie di automatismi, ma non sa ragionare; l’uomo, che la domina avendole insegnato a compierli in modo quasi infallibile, talvolta agisce come un’improbabile rete di circuiti elettronici, senza invece utilizzare il suo ineguagliabile privilegio, la ragione. 

Ragazzi di buona famiglia...

In un ristorante di Dacca un gruppo di imprenditori italiani sta finendo in allegria una cena di lavoro; operano nel settore tessile, affidando alla manodopera locale la realizzazione di un’ampia gamma di capi di abbigliamento, alcuni anche dal marchio assai conosciuto.

A seconda della prospettiva ideologica da cui si vuole guardare alla realtà, essi sono degli imprenditori che fanno i loro affari dando lavoro ad una massa di persone che diversamente sarebbero alla fame, oppure sono degli sfruttatori che lucrano sulla povertà della gente, godendo di interessate coperture politiche.

Ma queste sono le categorie mentali della nostra dialettica, non quelle che hanno animato i sette terroristi “ragazzi di buona famiglia, educati presso le scuole migliori del Paese, ricchi e non certo reclutati tra gli ultimi della società”, che la sera del primo luglio hanno assaltato il ristorante, mutilando e sgozzando al grido “Allah akbar” quanti non conoscevano i versetti del Corano, tra cui nove italiani, colpevoli di essere non sfruttatori del popolo ma crociati infedeli.

A quanti delle migliaia di musulmani che ogni giorno in Italia ricevono asilo, vitto, alloggio, sigarette e scheda telefonica viene chiesto di recitare un’Ave Maria, pena il lancio in mare o il più innocuo salto della cena? 

Assalto alla Bastiglia...

Pericle nel V secolo a.C. insegnò la democrazia, che nei secoli andò via via aggiustandosi, fino alla svolta cruciale impressale a partire dal 14 luglio 1789 sulle note della Marseillaise, quando l’assalto alla Bastiglia diede inizio alla Rivoluzione francese e con essa ad una nuova era; quella lontana data in tutto il mondo occidentale ha assunto un alto valore simbolico, che non è sfuggito ad un personaggio ambiguo, franco-tunisino, islamista a modo suo, che lo scorso 14 luglio ha voluto sostituire la memoria della Repubblica con una strage orrenda, stritolando 85 persone sotto le ruote di un camion, a Nizza sulla Promenade des Anglais, non cantando “Allons enfants de la Patrie”, ma urlando uno slogan, che da lode a Dio si è trasformato in un inno alla barbarie.

Più forte del rombo impazzito del motore del camion, degli urli delle carni straziate dalle ruote, degli spari, del frastuono della gente in fuga impazzita, si è levato un grido, tragico e beffardo: “Allah akbar, Dio è grande”

Bella grandezza!

Lungo il viale migliaia di mani pietose hanno deposto lumini, ricordi e fiori: gesti semplici, per lo più anonimi, che hanno cercato di coprire quelle orribili macchie di sangue sull’asfalto, che non si volevano cancellare neppure al passaggio delle spazzatrici meccaniche.

In un altro punto della Promenade altre mani, non meno lodevoli, proprio dove la polizia ha abbattuto il terrorista, hanno sversato dell’immondizia.

Troppo poca. 

Mario Angeli

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