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Tuesday, 27th June 2017 

Imprese all'estero fatturano 12 miliardi

ROMA – E’ stato presentato alla Farnesina il Rapporto Ance 2016 sulla presenza delle imprese italiane di costruzione all’estero. Lo studio è realizzato dall’Ance congiuntamente con il Maeci. Dal Rapporto emerge come nel 2015 le imprese italiane di costruzione abbiano aperto all’estero 231 nuovi cantieri per un valore totale di 17,2 miliardi di euro e un fatturato cumulato oltreconfine che raggiunge quota 12 miliardi, con un aumento del 14,5% rispetto all’anno precedente.

Una crescita che si consolida per l’undicesimo anno consecutivo e che vede le aziende italiane del settore attive stabilmente in 89 Paesi con contratti di costruzione per oltre 87 miliardi di Euro. Dall’indagine viene inoltre evidenziata la crescita della forbice fra fatturato nazionale ed estero delle imprese di costruzione italiane. Quest’ultimo passa infatti dal 31% del 2004 al 70% del 2015. 

Sempre nel 2015 le nostre aziende del settore hanno operato in 89 paesi conquistando 11 nuovi mercati.  Da sottolineare inoltre il forte aumento della presenza delle imprese italiane di costruzione sui mercati più sviluppati: 7 miliardi di commesse acquisite in 21 Paesi Ocse che rappresentano circa la metà del totale dei contratti sottoscritti nel 2015. A testimonianza della competitività delle aziende italiane il  50% delle nuove commesse acquisite nel 2105 si colloca inoltre in Europa. Mentre crescono anche le commesse in Medio Oriente, l’area geografica che continua a mantenere la leadership del portafoglio lavori è il Sud America (23,1%). Da segnalare inoltre che le imprese italiane costruisco nel mondo soprattutto strutture ferroviarie (24, 2%), opere stradali (22,3%) e opere idrauliche (15%). In aumento anche l’edilizia con l’8% del portafoglio lavori.

La presentazione, seguita anche il segretario generale della Farnesina Elisabetta Belloni -  è stata introdotta da Vincenzo De Luca,  direttore generale del Maeci per la Promozione del Sistema Paese.   “Sono dieci anni che la Farnesina e la nostra rete diplomatica all’estero – ha ricordato De Luca -. accompagnano le imprese italiane del settore delle costruzioni, che evidenziano capacità tecnologiche, in uno sforzo importante per il Sistema Paese e per la nostra crescita economica all’estero”.

E’ poi intervenuto il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni che ha sottolineato come la collaborazione fra le nostre imprese di costruzione,  il Maeci  e il mondo diplomatico rappresenti una buona pratica da incoraggiare.  “Se non sbaglio – ha proseguito Gentiloni segnalando alcuni dati salienti del rapporto - dal 2004 al 2015 il fatturato delle nostre imprese di costruzione all’estero è passato da circa 3 miliardi a 12 miliardi. Un aumento che ha molto più che compensato la riduzione nello stesso periodo di del fatturato nazionale. Una flessione, quest’ultima, che il Governo sta cercando di compensare con misure tese a promuovere il rilancio delle infrastrutture nel nostro Paese e attraverso l’impegno a livello europeo volto a incoraggiare Bruxelles sulla linea del piano degli investimenti”. 

Gentiloni ha sottolineato di essere particolarmente colpito dalla crescita del fatturato del settore estero delle imprese italiane di costruzione negli ultimi tre o quattro anni. Un risultato positivo che è stato conseguito nonostante la crescente instabilità di alcune aree del mondo e l’andamento del prezzo del petrolio che ha inciso negativamente sul bilancio di vari Paesi dove operano le nostre aziende  “A fronte di queste difficoltà – ha affermato il ministro degli Esteri –  si evidenzia tuttavia dal mio punto di vista la capacità delle nostre imprese di aumentare in modo consistente contratti e attività all’estero. Inoltre la presenza di queste aziende in 89 Paesi assomiglia parecchio alla mappa delle priorità geopolitiche del nostro paese, stiamo parlando prevalentemente di Europa, Medio Oriente  e Africa, non perché manchino investimenti o grandi contratti nelle Americhe e in Asia, ma certamente queste aree sono le grandi priorità italiane”.

Gentiloni, dopo aver ricordato che l’Africa con la sua domanda di infrastrutture offre grandi opportunità per le nostre imprese, ha evidenziato come il successo delle aziende italiane sia dovuto alla nostra capacità sia di costruire grandi opere e vie di comunicazione, sia di riconoscere il valore del lavoro dei propri dipendenti in contesti molto diversi da quello italiano ed europeo. “Noi non siamo un paese che va a fare infrastrutture chiavi in mano, - ha precisato Gentiloni - siamo un paese che lascia traccia col proprio intervento, che ogni tanto fa filiera con altre imprese italiane di settori collegati, e che comunque tende a valorizzare le economie locali e il ‘know-how’ delle  imprese locali,  credo che questo sia uno dei fattori che è più apprezzato nella nostra attività all’estero”.

“La presentazione di questo Rapporto – ha concluso Gentiloni ricordando l’intenso lavoro di diplomazia economica al fianco delle imprese italiane  che vede al centro l’azione della Farnesina del Ministero dello Sviluppo Economico, dell’Agenzia Ice, della Sace, della Simest e del sistema bancario, - mi permette di ringraziare la nostre rappresentanze diplomatiche consolari all’estero per quello che fanno al fine di promuovere nel mondo la presenza economica italiana”.

Giandomenico Ghella, presidente del Comitato Estero e vicepresidente Ance, nell’illustrare i dati del Rapporto ha in primo luogo segnalato il positivo e importante impatto del settore costruzioni all’estero su Pil italiano. “I tassi di crescita del fatturato estero di queste aziende – ha spiegato Ghella – è arrivato a 12 miliardi nel 2015  grazie all’effetto traino svolto dalle grandi imprese… Oggi si sta sviluppando un nuovo modello di sviluppo di filiera, perché queste grandi aziende possono accompagnare all’estero, supportandole sui mercati internazionali, quelle imprese italiane medie e piccole che loro già conoscono nella capacità di lavorare sul mercato interno. … Chi ha investito all’estero – ha aggiunto Ghella - ha giudicato il mercato interno meno interessante e quindi questo non è cresciuto, io credo quindi che in Italia alcune semplificazioni dal punto di vista burocratico per far partire gli investimenti siano assolutamente necessarie”.

Dopo aver ribadito che le imprese di costruzione italiane anche medie e piccole si stanno internazionalizzando e divengono sempre più competitive, Ghella ha sottolineato l’importanza, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, del supporto governativo alla crescita del sistema Italia. Per quanto riguarda la contribuzione  all’aiuto allo sviluppo Ghella ha poi sottolineato la necessità, da parte dell’Europa e dell’Italia, di fare di più in questo settore   “I flussi migratori – ha affermato Ghella - possono essere gestiti  garantendo migliori condizioni di vita e sostenibilità per i figli di chi si trova nei paesi di provenienza in condizioni disagiate. Dobbiamo aiutare questi paesi, è un dovere morale e un interesse economico dell’Europa ,né si possono lasciare i paesi di confine a risolvere il problema dell’immigrazione da soli”. (G.M. - Inform) 
 

 

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