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Thursday, 17th August 2017 

Leo

Mario Angeli dal suo balcone italiano -

Per i latini era semplicemente leo, anche se il nome, nella sua declinazione, subiva alcune variazioni fino a mutarsi in leone, che è passato pari pari nella lingua italiana e, non molto diverso, anche in buona parte delle lingue occidentali.

La concisione di leo contrastava enormemente con la maestosità e l’imponenza che caratterizza l’animale portatore del nome, che in ogni epoca, figuriamoci nell’antichità, è sempre stato considerato il re degli animali o addirittura una divinità a cui affidarsi con deferente riverenza.

Non è solo il superbo felino a sfoggiare il prestigioso nome di leone, perché fin dal V secolo d.C. esso divenne un nome proprio di persona, di cui si fregiarono papi e imperatori, a partire da papa Leone Magno, santo, e Leone il Trace, imperatore bizantino di una qualche rilevanza, tra loro contemporanei; fra i numerosi personaggi della cultura italiana mi limito a ricordare Leon Battista Alberti, grandissimo poliedrico genio del Rinascimento, della cui straordinaria grandezza basta qui ricordare i fiorentini Palazzo Ruccellai e Santa Maria Novella.

Anche oggi Leone è abbastanza diffuso, sebbene i genitori, al momento della scelta del nome da imporre al loro cucciolo per tutta la vita, dovrebbero riflettere sul rischio che il loro Leone non assomigli affatto mai ad un leone, ma piuttosto ad una sua caricatura: infatti non è insolito incontrare qualche ometto di nome Leone, che sembra portare con disagio un nome tanto impegnativo; comunque sempre Leone è, seppure di peluche.

Pure l’abbreviato Leo è abbastanza diffuso, quando non è un Leonardo sforbiciato, che comunque, per via barbarica, deriva anch’esso dal leo latino; come per altri nomi, Leone e Leo sono frequentemente assegnati agli animali domestici, soprattutto ai cani.

Nulla di sconveniente, tanto più che spesso essi li portano con maggior dignità rispetto ai loro fratelli umani; molti cani che affiancano le forze dell’ordine, i servizi della protezione civile, i vigili del fuoco sfoggiano il nome di Leo, Tom, Achille, Biagio, Cesare, Ettore, Dante, perfino lui, distinguendosi spesso in azioni di salvataggio, di prevenzione del crimine, di tutela dell’incolumità delle persone, talora perdendo la loro vita.

Mentre pian piano si va attenuando l’attenzione da prima pagina verso il terremoto d’agosto in Italia centrale e prendono il sopravvento le questioni legate alla ripresa di una vita quasi normale ed alla ricostruzione, mi piace condividere un paio di fotografie, che ritraggono papa Francesco e la cancelliera Merkel mentre stringono la mano, la zampa, a Leo, splendido labrador nero, in organico alla polizia di Pescara, che la sera del 25 agosto aveva fiutato sotto le macerie, salvandola, la piccola Giulia.

Storiella mielosa da libro Cuore, di De Amicis, si potrebbe obiettare, e, a ben vedere, le cronache di ogni dove narrano di simili od ancor più eroiche imprese compiute da un cane al servizio dell’uomo; a me, senza sminuire l’importanza del salvataggio di Giulia, lo stupore maggiore viene dal riconoscimento attribuito a Leo dal papa e da una personalità tanto importante come Frau Merkel: in quelle strette di mano si condensa il riconoscimento ai massimi livelli dell’eroica disponibilità del cane a rinunciare fin dalla notte dei tempi alla sua vita libera, selvaggia ed immensamente felice per assoggettarsi ai voleri dell’uomo, non solo come animale da compagnia, ma soprattutto come una sua preziosa appendice degli arti e dei sensi; purtroppo non sono rare le aberrazioni del cane costretto alla catena o, forse più umiliante, ridotto a stupido giocattolo da borsetta o da taschino.

Quelle importanti strette di mano vorrei anche che fossero una sorta di riparazione per i tanti cani umiliati come quelli sopraccitati o abbandonati ai margini delle strade soprattutto all’arrivo delle ferie agostane: ha fatto scalpore il video che ritrae una coppia, sembra giovane, che una sera d’agosto, alla periferia di un paesetto del milanese, ferma su uno spiazzo erboso la propria automobile, da cui fa scendere uno spinone che prontamente si gode saltellando il gusto dell’erba e dei suoi invitanti odori; subito dopo i due invertono la marcia e se ne vanno veloci abbandonando il cane, che, distolto dai suoi interessi fisiologici, accenna ad inseguire l’automobile e rimane impietrito a guardarla mentre svanisce.

Tutta la scena – di cui vi proponiamo un’immagine, sia pure sfocata - è stata fortunatamente registrata da una camera di videosorveglianza ed il sindaco del paese, Boffalora, ha postato il video su facebook nella speranza, finora delusa, di risalire agli autori dell’abbandono: in poche ore le condivisioni hanno superato i tre milioni ed il cane ha trovato immediatamente una nuova famiglia ed un nome nuovo, Boff, in omaggio al comune dove è stato abbandonato o, meglio, riadottato; non sarà un nome solenne come Leo, ma credo che non gliene importi nulla.

Mario Angeli

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