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Tuesday, 27th June 2017 

Quasi 4 milioni gli stranieri in Italia

Roma - All'1 gennaio 2016 sono 3.931.133 i cittadini non comunitari con un regolare permesso di soggiorno in Italia. Lo rende noto l'Istat. In generale, la tenuta del numero complessivo dei permessi di soggiorno validi è sostenuta dai soli permessi di lungo periodo mentre i permessi con scadenza diminuiscono di oltre 88mila unità tra il 2015 e il 2016 (-5,6%). La costante crescita del numero dei soggiornanti di lungo periodo è il risultato del processo di stabilizzazione della presenza straniera nel nostro Paese. Nel 2016 i permessi di lungo periodo ammontano a 2.338.435 (il 59,5% della presenza regolare dai 2.248.747 del 2015.

Tra le prime dieci cittadinanze, la quota di soggiornanti di lungo periodo è particolarmente rilevante per gli stranieri provenienti da Albania e Marocco ma risultano in forte crescita anche per le principali collettività dell'Est Europa: sia l'Ucraina che la Moldova arrivano al 63,8% (rispettivamente +5,3% e +8,5% rispetto all'anno precedente). Queste collettività, dunque, si vanno consolidando definitivamente sul nostro territorio. Resta invece relativamente contenuta e ampiamente sotto la metà delle presenze la quota di soggiornanti di lungo periodo cinesi.

Rallentano i flussi in entrata a seguito del rilascio di nuovi permessi e, in contemporanea, crescono le "uscite" dal collettivo degli stranieri non comunitari dovute alle acquisizioni di cittadinanza italiana (cfr. paragrafo sulle acquisizioni di cittadinanza). A seguito di queste dinamiche combinate diminuiscono i cittadini non comunitari di alcune collettività "storiche" presenti in Italia da lunghissimo tempo, come ad esempio quella albanese, che perde in assoluto il numero maggiore di permessi validi (-15.460, pari a -3% in un solo anno), quella marocchina (-7.907, -1,5%) e, in misura minore, quella filippina (-1.870).

Negli ultimi cinque anni è più che triplicato il numero di cittadini non comunitari diventati italiani: sono passati da meno di 50 mila nel 2011 a quasi 159 mila nel 2015. Nel periodo considerato, non solo sono aumentate le acquisizioni ma è anche cambiato notevolmente il profilo dei richiedenti e la tipologia di accesso alla cittadinanza italiana. Se fino al 2008 erano più numerose le acquisizioni per matrimonio rispetto a quelle per residenza, negli anni più recenti queste ultime registrano stabilmente un numero maggiore di concessioni; le acquisizioni per matrimonio rappresentano nel 2015 poco più del 9% del totale, mentre quelle per residenza superano il 49%.

Si conferma la rilevanza delle acquisizioni da parte di giovani immigrati e ragazzi di seconda generazione che diventano italiani. Coloro che acquisiscono la cittadinanza per trasmissione dai genitori e coloro che, nati nel nostro Paese al compimento del diciottesimo anno di età, scelgono la cittadinanza italiana sono passati da circa 10 mila nel 2011 a oltre 66 mila nel 2015, con una crescita costante e molto sostenuta.

Nel corso del 2015 sono stati rilasciati 238.936 nuovi permessi, il 3,9% in meno rispetto all’anno precedente.

Negli anni più recenti sono cambiati i motivi che portano i flussi migratori verso il nostro Paese. Le migrazioni in ingresso per lavoro toccano la quota minima del 9,1% (21.728) dal 23% del 2014, mentre i flussi per motivi di asilo e protezione umanitaria arrivano al loro massimo, superando il 28%, sono ormai la seconda motivazione di ingresso dopo il ricongiungimento familiare (44,8%). Si modifica, dunque, il quadro che per anni ha dominato in Italia, terra di immigrazioni per lavoro e ricongiungimenti familiari. Il nostro Paese si trova a rivestire sempre più spesso il ruolo di terra di confine in cui arrivano persone in fuga da guerre, dittature e situazioni di grave instabilità politica. In linea con la crescita del numero di sbarchi che interessano il Paese, nel 2015 la crescita dei nuovi permessi per asilo e motivi umanitari, in atto dal 2011, appare particolarmente consistente: oltre 19mila unità in più rispetto all’anno precedente (+40,5%). Si contrae, invece, il numero di nuovi permessi concessi per lavoro: circa 35 mila ingressi in meno (-62%). Mentre tra il 2013 e il 2014 la diminuzione degli ingressi per lavoro ha interessato solo le donne, tra il 2014 e il 2015 il calo si rileva per entrambi i generi, anche se le donne mostrano una flessione più rilevante sia in termini assoluti che relativi.- (NoveColonne ATG)

 

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